Brandelli di un mondo bizzarro
Qui non troverete le pagine di un diario di viaggio, né elogi a luoghi fantastici o cronache di memorabili incontri. Questa è una raccolta di storie, pensieri, immagini. Ma soprattutto di stranezze, che per altri magari sono normalità. Perché per osservarle, queste bizzarrie, sono necessari filtri speciali: stramberia, cinismo, pignoleria, testardaggine, isolamento, impudenza, curiosaggine, nerdismo. Difetti che modestamente, in varia misura, questo individuo seminomade possiede un po' tutti.
venerdì 27 febbraio 2026
La rivincita degli umanisti
Un paio d'anni fa, quando il dibattito sull'AI divampava solo in certi ambienti e non era ancora globale, lessi un'affermazione che mi fece riflettere molto. Non ricordo dove la trovai, ma non voglio comunque proporla come se fosse mia.
Recitava più o meno così: "L'unica professione che resterà inattaccata dall'attuale rivoluzione tecnologica è quella dell'esperto di etica." Sì, avete letto bene, esperto di etica, sto parlando proprio dei filosofi morali.
Infatti l'unica cosa che dovremo continuare a fornire agli agenti AI, senza che se la smazzino da soli, sarà il perimetro morale all'interno del quale dovranno muoversi: le tavole dei comandamenti, un manifesto, il regolamento. Il resto potranno farlo da sé.
Quand'ero ragazzo si diceva: "Ma vai a studiare ingegneria, medicina, economia, giurisprudenza, per lo meno fisica o scienze politiche, che così un lavoro lo trovi. Che cazzo fai filosofia a fare? Vuoi finire disoccupato a fare conferenze per avvinazzati in osteria?"
Ed eccoci qua. Il conferenziere per ubriaconi, quello che per passione scelse la facoltà "perdente", sarà il nuovo super dirigente con buonuscita milionaria. E noi intelligentoni che abbiamo conseguito le lauree "giuste" dovremo sperare che il reddito universale non sia soltanto una mancetta da fame.
giovedì 26 febbraio 2026
Scetticismo
È giusto lo scetticismo verso le versioni ufficiali,
a patto che sia rivolto anche alle versioni alternative.
Altrimenti si è soltanto diversamente ovini.
mercoledì 25 febbraio 2026
Diversi
Seguitemi in questo breve esperimento mentale.
Livello 1: l'evento casuale - Mettete per ipotesi che un individuo nasca con una leggera mutazione o variante genetica che come effetto ne cambi una delle cosiddette abilità "normali": l'udito, la vista, la deambulazione, la digestione, il pensiero, fate voi. Verrebbe etichettato, anche ufficialmente, come "diversamente abile".
Livello 2: la statistica - Assumete ora che di questi individui ve ne siano in media un certo numero, diciamo una frazione di punto percentuale sull'intera popolazione (per esempio: 0,00003%).
Livello 3: il cigno nero - Ora ipotizzate una catastrofe di genesi naturale o antropica: un mega asteroide, gli alieni, una guerra termonucleare globale, un virus sfiatato fuori da un laboratorio. Decidete voi, potete essere banali e mainstream o creativi e complottisti, basta che l'esito dell'esperimento mentale non cambi: la specie umana viene spazzata via, non solo dalla terra ma dall'intero universo.
martedì 24 febbraio 2026
Lavoro e parole
La pedante retorica sul lavoro da "difendere ad ogni costo" ha francamente rotto le balle. Non si capisce se questi matusalemme politici non si rendano conto del mondo in cui vivono o se se ne rendano conto ma facciano finta di continuare a vivere ai tempi della loro gioventù, perché della modernità non ci capiscono nulla. O peggio ne sono atterriti.
Continuano a voler imporre il "dovere al lavoro" spacciandolo in modo subdolo per un sedicente "diritto al lavoro". "Ognuno ha DIRITTO ad AVERE un lavoro." Ripetono. Non vi fate ingannare, le parole sono importanti, e loro le usano bene, per manipolarci.
In realtà il lavoro non va AVUTO, il lavoro va FATTO. E il diritto è semmai un diritto ad un reddito, o comunque a una vita decorosa, non al lavoro fine a se stesso, a qualunque costo, anche se è un lavoro di merda, alienante, ripetitivo, noioso, macchinoso, degradante o addirittura pericoloso.
Quindi se il lavoro invece dell'uomo lo FANNO gli algoritmi e le macchine (leggi AI e robotica) va bene comunque, anzi va pure meglio, perché elimina degradazione e pericolo per le persone e aumenta la produttività e l'efficienza dei processi. Se insisti a voler far fare alla gente un lavoro che non serve più, non gli stai garantendo un diritto, gli stai imponendo un dovere. È la tua linea politica? Per me è follia, ma se ti prendi la responsabilità di chiamarla con il proprio nome, senza usare espressioni ingannevoli, fai pure.
Chiarito l'inganno del DOVERE al lavoro (quello che va AVUTO piuttosto che FATTO), veniamo al diritto. Quello vero, non il dovere travestito da diritto.
lunedì 16 febbraio 2026
IL DIBATTITO FARLOCCO SUI MOTORI
I partecipanti al dibattito sul futuro del trasporto privato si dividono per la grande maggioranza in due schieramenti: 1) chi vuole che ognuno continui a guidare la propria auto, tassativamente a idrocarburi e 2) chi vuole che ognuno continui a guidare la propria auto, purché sia elettrica. In entrambi i casi continuerebbero a lamentarsi perché non trovano parcheggio, perché ci mettono un'ora per fare pochi kilometri, per il traffico, i lavori in corso, i cantieri, gli incidenti, i pirati della strada, gli incapaci al volante, ecc.
Nessuna delle due alternative tra l'altro offre una soluzione definitiva al problema dell'inquinamento e del riscaldamento globale. La prospettiva di avere circa 10 miliardi di auto in circolazione, qualunque sia il carburante utilizzato, non può essere considerata in linea con una politica ambientale (e non solo ambientale) intelligente.
Alla gente non risulta chiaro - e ciò ha dell'incredibile - che il problema principale non è il tipo di motore, bensì il numero di automobili in circolazione. Partono tutti alla stessa ora, vanno tutti negli stessi posti, ognuno da solo a bordo della propria auto. Li guardo dal terrazzo con vista sulla circonvallazione e sinceramente mi fanno anche tenerezza. Sono tutti lì in colonna, a sbadigliare, ammazzare il tempo col telefono, bestemmiare, solitari nella loro scatola di latta, senza nemmeno qualcuno con cui poter chiacchierare. E si sorprendono se c'è traffico. Eh, ma la "passione per i motori"! Per carità, ognuno ha le proprie passioni, le mie sono indirizzate a obiettivi meno meccanici, se così si può dire. L'importante è imparare a non lamentarsi di un problema quando lo si sta contribuendo ad alimentare.
Ovviamente la colpa principale non è degli automobilisti. Loro sono come al solito pedine in mano a chi fa propaganda per qualche sinistro interesse. Se gli proponi come alternative solo le automobili private (che causano il traffico) o i mezzi pubblici (che vanno bene a molti, ma non a tutti) non puoi accusarli di fare le scelte sbagliate.
Io non sono nemmeno a favore di un controllo espresso sempre e comunque tramite obblighi e divieti. Basterebbe poter usufruire di tutte le soluzioni che la tecnologia ci mette a disposizione. In giro per il mondo funzionano già (e molto bene) sistemi di trasporto condiviso. Avete presente Uber? Beh, non è l'unica, a me è capitato di usare anche altri gestori come Grab, Bolt e Gojek. Il funzionamento è simile a quello delle consegne tramite "rider". Apri l'app, scegli la destinazione, il punto di raccolta, il tipo di mezzo e l'algoritmo ti trova dei veicoli in servizio nelle vicinanze.
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venerdì 13 febbraio 2026
Allo stato brado in contesto urbano
Nei cosiddetti paesi in via di sviluppo mi capita spesso di vedere dei tipi di essere umano veramente originali. I più incredibili sono quelli che vivono praticamente allo stato brado, tuttavia in contesto urbano.
Seguono codici comportamentali e sviluppano tattiche di sopravvivenza che per noi irregimentati (qualcuno leggerà "civilizzati") sono totalmente estranei. Si comportano un po' come dei nomadi preagricoli, ma sfruttano tutte le possibilità che la modernità mette loro a disposizione.
giovedì 12 febbraio 2026
Neo-schiavismo
Sul problema dello schiavismo dei rider pensavo di non voler scrivere nulla, perché ha una soluzione talmente banale che non meriterebbe grosse attenzioni. Invece ho deciso di scriverne proprio per affrontare il motivo per cui tale soluzione non viene applicata.
Partiamo con la soluzione. Il costo totale della consegna deve includere una parte per il contributo del rider più alta di quella attuale. Molto più alta. E deve pagarla chi ordina.
Se non vuoi o non puoi farti da mangiare e preferisci il cibo del ristorante, ma al ristorante non ci vuoi andare, né per mangiarci né per ritirare il tuo pasto di persona, e ti aspetti che qualcuno ti effettui la consegna a casa, beh quel servizio devi pagarlo, perché chi lo eroga è lì per servirti, non per farti da schiavo.
L'esercente potrà farti un minimo sconto sul menù perché non occupi spazio in sala e non ti deve servire al tavolo, ma qualcuno deve pur lavorare per il confezionamento e la consegna del tuo pasto.
Il costo del rider lo paghi tu, e attualmente è troppo basso. Lo capisce anche un fesso.
Quindi perché un problema così banale non viene risolto?
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