Capire senza arruolarsi
Facciamo un esperimento: per una settimana appuntiamoci gli argomenti di cui si parla attorno a noi, al bar, in piazza e in ufficio. Gaza e Tel Aviv, Kiev e Mosca, Teheran e Washington, il generale di turno. Hanno letto tre titoli e hanno già sentenziato. Poi notiamo quante volte si parla della caldaia del condominio, del bilancio del comune, della lista d'attesa per una risonanza. Le guerre lontane contano, certo, ma su quelle non abbiamo né possibilità di verifica diretta né leva — e intanto a casa nostra succede di tutto.
Il meccanismo rende, genera attenzione, clic, ascolti e voti. Politica e media inseguono ciò che paga, e il dibattito sul conflitto lontano — semplificabile, difficilmente verificabile — paga. Io lo chiamo "Disegno sinistro", perché la deviazione funziona e l'effetto è fosco.
Attenzione, non sto dicendo che dobbiamo occuparci solo del pianerottolo di casa. Ci sono problemi strutturali che possiamo verificare personalmente, su cui la politica deve rendere conto. Intelligenza artificiale e robotica, per esempio, le usiamo tutti e siamo già in grado di percepirne l'impatto sulla società. E poi il futuro del mercato del lavoro, delle pensioni e dei salari. Non ci sono fazioni per cui tifare, sono semplicemente questioni da gestire. Se le spazziamo sotto il tappeto perché non sono adatte alla polarizzazione, ci troveremo, più prima che poi, a fronteggiare un'emergenza, con decisioni già prese da altri.
Prima di alzare la voce rispetto a un argomento, facciamoci quindi tre domande.
Stiamo dando credito a una tesi di cui possiamo verificare direttamente la validità, senza ricorrere a fonti di seconda mano? Se la risposta è no, siamo costretti a sospendere il giudizio.
Stiamo cercando di individuare buoni e cattivi all'interno di un groviglio? Le spiegazioni in due righe tranquillizzano più di quanto reggano, mentre accettare il caos è faticoso ma ci evita di cadere vittime di ossessioni, distopie e spin doctor vari.
Questa notizia ci informa o ci altera? Se ci lascia indignati, commossi o pronti a litigare, può servire ad arruolarci invece di aiutarci a capire: è (dis)informazione emotiva. E questo vale per mainstream e anti-mainstream.
Ma poi perché sempre e solo le stesse fazioni? Al mondo ce ne sono molte di più. Che certe crisi ci tocchino più di altre — per ragioni legate a storia, energia, alleanze o confini — può essere vero: la materia ci riguarda. Che questo ci autorizzi a tifare per palestinesi o israeliani, russi o ucraini, iraniani o americani, no. Giustizia e diritti non hanno passaporto. Altre guerre e altre minoranze restano fuori dal derby, e non perché siano un affare di serie B, semplicemente perché fanno meno audience. Questa non è giustizia, né difesa dei diritti: è selezione interessata. Informarsi di più su queste crisi — in quanto materia che ci tocca — ha un senso. Scegliere una fazione, no.
Il consiglio è questo. Se una questione fallisce le tre prove di cui sopra, non abbandoniamoci al cinico disinteresse, ma non abbocchiamo nemmeno alle propagande di parte. Capire la materia è lecito, tifare una fazione no. Il tempo per scegliere e agire, quello, impieghiamolo per ciò che possiamo verificare.
Su questo sto scrivendo una saga, Disegno sinistro. Comincia dalla prima puntata o filtrale tutte tramite l'etichetta, poi fatti un'idea tua: non ti fare influenzare, nemmeno da me.
Il meccanismo rende, genera attenzione, clic, ascolti e voti. Politica e media inseguono ciò che paga, e il dibattito sul conflitto lontano — semplificabile, difficilmente verificabile — paga. Io lo chiamo "Disegno sinistro", perché la deviazione funziona e l'effetto è fosco.
Attenzione, non sto dicendo che dobbiamo occuparci solo del pianerottolo di casa. Ci sono problemi strutturali che possiamo verificare personalmente, su cui la politica deve rendere conto. Intelligenza artificiale e robotica, per esempio, le usiamo tutti e siamo già in grado di percepirne l'impatto sulla società. E poi il futuro del mercato del lavoro, delle pensioni e dei salari. Non ci sono fazioni per cui tifare, sono semplicemente questioni da gestire. Se le spazziamo sotto il tappeto perché non sono adatte alla polarizzazione, ci troveremo, più prima che poi, a fronteggiare un'emergenza, con decisioni già prese da altri.
Prima di alzare la voce rispetto a un argomento, facciamoci quindi tre domande.
Stiamo dando credito a una tesi di cui possiamo verificare direttamente la validità, senza ricorrere a fonti di seconda mano? Se la risposta è no, siamo costretti a sospendere il giudizio.
Stiamo cercando di individuare buoni e cattivi all'interno di un groviglio? Le spiegazioni in due righe tranquillizzano più di quanto reggano, mentre accettare il caos è faticoso ma ci evita di cadere vittime di ossessioni, distopie e spin doctor vari.
Questa notizia ci informa o ci altera? Se ci lascia indignati, commossi o pronti a litigare, può servire ad arruolarci invece di aiutarci a capire: è (dis)informazione emotiva. E questo vale per mainstream e anti-mainstream.
Ma poi perché sempre e solo le stesse fazioni? Al mondo ce ne sono molte di più. Che certe crisi ci tocchino più di altre — per ragioni legate a storia, energia, alleanze o confini — può essere vero: la materia ci riguarda. Che questo ci autorizzi a tifare per palestinesi o israeliani, russi o ucraini, iraniani o americani, no. Giustizia e diritti non hanno passaporto. Altre guerre e altre minoranze restano fuori dal derby, e non perché siano un affare di serie B, semplicemente perché fanno meno audience. Questa non è giustizia, né difesa dei diritti: è selezione interessata. Informarsi di più su queste crisi — in quanto materia che ci tocca — ha un senso. Scegliere una fazione, no.
Il consiglio è questo. Se una questione fallisce le tre prove di cui sopra, non abbandoniamoci al cinico disinteresse, ma non abbocchiamo nemmeno alle propagande di parte. Capire la materia è lecito, tifare una fazione no. Il tempo per scegliere e agire, quello, impieghiamolo per ciò che possiamo verificare.
Su questo sto scrivendo una saga, Disegno sinistro. Comincia dalla prima puntata o filtrale tutte tramite l'etichetta, poi fatti un'idea tua: non ti fare influenzare, nemmeno da me.





