Il doppio problema del caldo
Il caldo è un problema oggettivo, fisico e praticamente irrisolvibile da parte dei singoli individui. La reazione mentale al caldo però è soggettiva, arbitraria e almeno in parte controllabile.
Quando fa molto caldo, come ora, il nostro sistema lo percepisce e reagisce in maniera biologicamente prevedibile. La nostra reazione mentale però dipende totalmente da noi.
Io in questi giorni percepisco il caldo come tutti. Sudo, mi stanco, cerco sollievo al fresco. Non posso dire però che stia soffrendo. Non come la maggior parte delle persone con cui interagisco, almeno.
Probabilmente sono fortunato, il mio sistema regge il colpo un po' meglio rispetto alla media. Ma credo che questo sia un elemento trascurabile.
Il fatto è che non ci penso, non ne parlo, non mi lamento. Utilizzo un approccio per così dire buddhista o meditativo. Non lo faccio in maniera totalmente intenzionale. Io di natura tengo sempre la mente concentrata su qualche obiettivo: un ragionamento, un ricordo, una fantasia. È un po' come focalizzarsi sulla respirazione quando si medita. Il pensiero del caldo è quindi tenuto lontano. E non mi assilla.
Avere caldo è un problema. Pensarci in maniera ossessiva, negativa, lamentandosi, invece che risolverlo lo aggrava. Aggiunge un secondo problema, se così si può dire. E questo secondo problema non dipende dal clima, ma dalla nostra mente.
È un meccanismo normale, umano, ma non per questo inevitabile. Cadere in una spirale vittimistica crea dipendenza. Ci fa soffrire e ci soddisfa al tempo stesso. Lamentarsene con gli altri poi assolve due funzioni. Innanzitutto, come dice il proverbio: "mal comune mezzo gaudio". In secondo luogo, cerchiamo nell'interlocutore comprensione, simpatia ed empatia.
Purtroppo però questo meccanismo necessita una totale concentrazione della nostra mente su una condizione sgradevole — l'avere caldo appunto — e questo ci fa soffrire.
Può sembrare intuitivo, ma per sopportare meglio il caldo, soffrendolo meno, è necessario lasciare che se lo sobbarchi il corpo, tenendo la mente ancorata a pensieri più piacevoli o comunque più utili.
Come direbbe un saggio delle banalità qualunque: avere un problema è brutto, ma accollarsene due è anche peggio.






