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Amen - parte terza: la superstizione


Potete leggere l'intera saga "Amen" seguendo questo link.
Chi per le mie affermazioni su paradiso e inferno non mi accusa di blasfemia o stupidità potrebbe però, anche solo per superstizione, tacciarmi di avventatezza: se l'aldilà esistesse, e l'inferno non fosse la locanda per bagordi a cui aspiri tu, non credi che potrebbero fartici ardere proprio per quello che hai scritto?
La risposta è semplice, anche se non intuitiva. Io il Nuovo Testamento me lo sono letto, in particolare le lettere di Paolo da Tarso alle comunità paleocristiane. Quando Paolone il persecutore si convertì e fu nominato capo delegazione apostolica per l'area dei gentili, perse il pelo ma non il vizio del bacchettone: i requisiti per andare in paradiso da lui fissati sono tanto bizzarri quanto rigorosi. Io mi vedo bene dal soddisfarli e, se tale realtà parallela davvero esistesse, finirei dunque dritto dritto ad arrostire alla "Churrascaria chez Satan".
Quello sarebbe il destino di uno con il mio stile di vita, i miei valori e le mie convinzioni. Lo sarebbe anche se da qui all'ultimo dei miei giorni mi mettessi a scrivere ipocrite leccate di culo all'intero corpo dell'establishment ecclesiastico.
Proprio per questo, visto che comunque mi attenderebbero all'inferno, mi converrebbe farmi amici i gestori di quel locale. Magari mi riserverebbero un angolino meno ardente, dove continuerei a tessere le lodi del padrone di casa.
Chi lo sa? Potrei persino diventare il propagandista ufficiale di corte. Niente male per uno che onde evitare l'uggia paradisiaca è pronto a rischiare di finire impalato ad un girarrosto per l'eternità. No?

Servire ed essere serviti


Non tutti i lavori sono uguali. Un conto è lavorare, un altro è lavorare e servire.
Attenzione, quando dico "servire" non intendo genericamente "servire i clienti", intendo proprio agire momentaneamente e volontariamente da loro servo, eseguendo per loro azioni che potrebbero altrimenti sbrigarsi da soli: portare il caffè, pulire il tavolo, lucidare le scarpe, lavare i capelli, tagliare le unghie, consegnare una pizza.
Non è una cosa da dare per scontata. È un'enorme gentilezza prestata dalla persona che vi serve, qualcosa che va ben oltre le mansioni ordinarie di un qualsiasi altro tipo di lavoro con salario equivalente. Ci vogliono qualità umane e dedizione per farlo bene, con gentilezza e dignità.
Io a volte me ne dimentico, ma mi sono preso l'impegno di tenerlo sempre in considerazione. Quando il gesto è eseguito con grazia e chi lo riceve ne diviene consapevole - interrompendo per un attimo il flusso dei pensieri, la conversazione con gli amici o il messaggio che stava scrivendo - avviene uno scambio di segnali specifici che entrambe le parti captano. L'intensità dell'interazione sale di livello e perfino il caffè assume un sapore più intenso.
Se non avete mai provato, fatelo. Non ve ne pentirete.

Amen - parte seconda: l'arringa


Qualcuno avrà pensato che le mie riflessioni su paradiso e inferno (le potete trovare seguendo questo link) siano blasfeme, o magari senza senso: dabbenaggini completamente infondate.
Obiezione, Vostro Onore. Per fugare ogni sorta di malinteso chiamo a testimoniare niente popò di meno che la Bibbia, proprio lei, in carta e inchiostro.
Il libro della Genesi si apre, come tutta la grande letteratura, "in media res", con Dio che, tutto solo chissà da quanto tempo, asfissiato dalla noia cade preda di un creazionismo compulsivo, in seguito al quale ha inizio la storia del mondo. 
Anche il mondo però, così inanimato, non lo salva dal tedio. Quindi, con del materiale di riciclo, come fanno tutti i bimbi svegli per ovviare a quel fastidioso stato d'animo, si costruisce un giocattolino: l'uomo. Poi pianta il giardino dell'Eden e ve lo piazza dentro.
L'uomo però è un po' come me, voleva nascere all'inferno, dove se la sarebbe sicuramente spassata. Invece si ritrova in quel bellissimo posto che assomiglia un po' alla Svizzera o a Singapore: resta per qualche momento imbambolato ad ammirarne lo splendore, ma quando l'effetto "wow" svanisce si comincia a rompere seriamente le palle.
Dio, che in quanto ad empatia ha pochi rivali al mondo, anche perche al mondo c'è solo lui, se ne accorge: come ricordate c'era passato anch'egli poco prima. Gli crea quindi gli animali, ma il trucco si rivela un buco nell'acqua: l'uomo ci giochicchia brevemente e poi se ne stanca.
Dio allora ci riprova generando la donna. Anche questo espediente, a suo modo, ha a che fare con un buco, ma non è di certo un buco nell'acqua. E l'uomo stavolta gradisce. La donna stuzzica la sua curiosità e lo tenta a infrangere il divieto di mangiare i frutti dell'albero della conoscenza. I due birichini, prendendo a pretesto il consiglio di un presunto serpente parlante, mangiano la simbolica mela, avviandosi così sul fantastico sentiero epistemologico che da allora non abbiamo mai abbandonato. 
Il permalosone però li scopre, si infuria e li caccia agli inferi.
Dunque, riassumendo: in paradiso tutti tendono a scassarsi il cazzo, padrone di casa incluso. Non appena cercano di intrattenersi un po' - scopando, curiosando, campando dubbi e facendo domande scomode - vengono invitati ad avviarsi all'inferno, evidentemente un luogo più adatto a quel genere di attività.
Ora, prendendo in considerazione tale fonte al di sopra di ogni qualsivoglia sospetto, ditemi voi, Esimi Membri di questa Illustrissima Giuria: quando ho affermato che l'inferno sarebbe un luogo più interessante del paradiso, dove avrei sbagliato?

Vendattori nati


Osservo una tizia che vende fiori in strada. Adocchia una coppietta e le si lancia contro, sventolando il mazzo di rose. Sul viso indossa il sorriso più raggiante, felice e penetrante che tu abbia mai visto.
Non appena capisce che la coppietta non comprerà, quel sorriso sparisce, così, all'improvviso, senza lasciare alcuna traccia su un volto che si è immediatamente riconfigurato in un'espressione arcigna su supporto marmoreo.
Ad ogni nuova coppia di potenziali clienti il rito della sostituzione delle "maschere" si ripete. Un cambiamento così brusco da un assetto estremo all'altro, talmente improvviso e netto che non sapresti dire in quale dei due "stati d'animo" si identifichi la ragazza.
Ma come cazzo fanno?
Vendattori nati.

Amen


Non che ci conti poi molto, ma se davvero ci fosse un aldilà, tra paradiso e inferno io sceglierei il secondo.
Dev'essere un posto pieno di anime che fanno baldoria, chiacchierano, urlano, bevono, fumano, si inebriano, scopano, si infatuano, ballano, cantano, leggono letteratura dissacrante, ascoltano musica tentatrice, pensano, mettono in dubbio, piangono commosse, ridono felici.
Il fuoco non mi fa paura, è solo un simbolo: rappresenta il calore, la gioia, la danza, l'amore.
Il paradiso invece? Due coglioni immani. Quei musi cinerei, i sorrisi spocchiosi, i sottanoni bianco paglierino. Basterebbe lo sguardo mesto da perseguitato politico del portinaio, il sor Pietro, per farmi sprofondare nella più opprimente forma di depressione.
Sinceramente preferisco lo stile carnevalesco, la sfacciataggine e il ghigno beffardo di Satana.
P.S. Quasi dimenticavo: Amen!

Disegno sinistro - parte quarta: Matrix


Potete leggere la terza parte seguendo questo link.
L'ho tirata in ballo spesso la Matrix ultimamente. È arrivato il momento di parlarne più diffusamente.
La stupenda trilogia interpretata da Keanu Reeves l'hanno vista un po' tutti. E molti dopo averla guardata si sono esaltati: "È una storia intelligente, io l'ho compresa, quindi sono intelligente anch'io." Pensano.
E in effetti il risultato appare incoraggiante. Poi però li osservi e ti risulta chiaro che non ne hanno colto tutti i lati simbolici, gli aspetti metaforici: ciò che la rende attuale anche senza l'apocalisse tecnologica. Si sono fermati alla trama delle macchine senzienti che succhiano l'energia degli umani facendoli vivere in un sogno simulato, la matrice stessa. Non riescono a fare due più due, ad unire quei benedetti puntini.
Spieghiamo quindi l'allegoria. Nella nostra realtà le macchine possono essere rappresentate dal livello del potere. I sogni - la matrice - sono invece le questioni polarizzate che da quel livello vengono fornite ai cittadini. L'energia succhiata è infine quella degli individui che abboccano al trucchetto e si dedicano anima e corpo a carburare il meccanismo.
Facciamo qualche esempio tratto dalla sequenza di polarizzazioni per volgo diffuse negli ultimi anni. Vi siete schierati, con elmetto e baionetta, prendendo posizione (qualunque posizione) sulle varie diatribe relative alla pandemia? Siete nella Matrix. Vi siete schierati sulla guerra Russia-Ucraina? Siete nella Matrix. Vi siete schierati sulla questione Palestina-Israele? Siete nella Matrix. Vi siete schierati sulla guerra USA-Iran? Siete nella Matrix.
E state sicuri che quando l'interesse sulla crisi del momento scemerà, i controllori della Matrix ve ne forniranno altre. Come già detto il contenuto non è la chiave. L'obiettivo è la distrazione, la spaccatura dell'opinione pubblica. Il divide et impera.
Okay, prendetevi un po' di tempo per rifletterci. Poi, chi non aveva colto il parallelo di cui sopra alla prima visione vada pure a rivedersi il film. Magari stavolta lo capisce davvero.

Trovate le altre puntate della saga "Disegno sinistro" seguendo questo link.

Dinamismo costituzionale


Io al referendum sulla riforma costituzionale non ho votato. Ero all'estero ed ero pure contento di avere una buona scusa per non partecipare all'ennesima pagliacciata scarica barile orchestrata dai nostri disastrosi politic(ant)i. Gentucola che per limiti personali e faziosità di schieramenti non riesce a trovare un accordo su questioni fondamentali, riducendo tutto alla solita zuffa polarizzata e condannando il paese al collasso istituzionale. Con le patate bollenti che questi mediocri incompetenti non riescono a gestire e che passano invece ai cittadini io non mi scotto le mani.
Se avessi votato forse avrei scelto il no. Non per le ragioni fuffa avanzate dall'opposizione, che sul tema è tanto colpevole quanto la maggioranza, bensì per consapevolezza della mia inadeguatezza ad affrontare un quesito inadatto ai non esperti in materia.
Non mi è assolutamente piaciuto invece il ragionamento (ragionamento si fa per dire) di chi ha proposto di votare no perché la nostra costituzione è una creazione perfetta, infallibile ed eterna che non va quindi toccata. Mai. A prescindere. Ma dove vivono costoro, in una campana di vetro?
Innanzitutto i padri costituenti, consapevoli che il loro lavoro era solo l'inizio dell'opera, hanno inserito con lungimiranza il meccanismo di modifica. Quindi chi è aprioristicamente contrario alle riforme costituzionali abbia almeno le palle di prendersela con quelli che fa invece finta di osannare.
In secondo luogo la carta iniziale si inquadra in un preciso momento storico. Il mondo cambia di continuo, e nell'ultimo secolo lo ha fatto in maniera vertiginosa. Pensare che una costituzione stesa alla fine della guerra possa resistere, immutata e monolitica, a sconvolgimenti geopolitici, tecnologici e sociali quali quelli degli ultimi decenni è allucinante.
Prendete come esempio l'apertura: l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro. A parte che non mi è mai stato chiaro perché proprio sul lavoro? Perché non sulla dignità, o l'autorealizzazione o lo sviluppo sociale e culturale degli individui? Ma va beh, mettiamo che a quei tempi, a cavallo tra monarchia e repubblica, col paese da ricostruire, un po' di propaganda motivazionale potesse starci. Vi sembra tuttavia che oggi, quando chiunque rischia di essere rimpiazzato al lavoro dalle nuove tecnologie, possa ancora avere senso un articolo del genere? Cioè l'Italia dovrebbe essere una repubblica fondata sul lavoro svolto da Gemini o C1-P8?
E questo è solo un esempio. Molti degli articoli potrebbero rivelarsi inadeguati al continuo cambiamento. La costituzione non è una fortezza assediata da difendere. È uno strumento che deve essere coerente con l'attualità della congiuntura nazionale e internazionale. Se questa cambia e la carta non è più adeguata, le modifiche si rendono necessarie. Ma certa gente ripete a pappagallo, per giunta urlando, slogan che non hanno alcun significato, senza nemmeno interrogarsi sulla liceità di ciò che dice.
Disarmante, davvero, deludente ed estremamente deprimente.