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Pace e guerra


  • Quando scoppiano guerre si può essere preoccupati per la sorte delle povere vittime innocenti e soprattutto, se il teatro delle operazioni belliche è relativamente vicino, per la propria sicurezza. 
    Molti italiani, che sono sempre all'avanguardia, pur essendo relativamente vicini al putiferio hanno deciso di essere in ansia esclusivamente per il prezzo della benzina.
    Se l'acqua - anzi il kerosene - toccasse il culo capirebbero finalmente quali sono i veri disastri causati dai conflitti.
    Speriamo che restino nella loro beata ignoranza, dato che vicino ai loro culi ci sono pure i nostri.
  • Sarebbe già qualcosa se gli "strateghi con le guerre degli altri" la smettessero di nascondersi dietro alla parola "pace" quando stanno semplicemente sperando che vinca il loro beniamino.
    La pace, quella che non contemplando confronti armati non prevede vincitori o vinti, non è un ideale astratto per francescani o buddhisti: è una situazione concreta necessaria per vivere una vita degna di questo nome.
    La pace è l'unico obiettivo sensato della realpolitik.
  • Ma forse il vero valore della pace lo comprendono appieno solo i popoli o le generazioni che hanno vissuto la guerra.
    Ecco perché dopo ottant'anni senza belligeranza agli europei ricominciano a prudere le mani e invece che essere inorriditi dalla prospettiva di un conflitto fanno il tifo per questo o quel guerrafondaio.
    Quando si dà per scontata quella che invece è una preziosa conquista, si schiudono cripte dimenticate in angoli impolverati della nostra psiche, da cui riaffiorano come mostri dei sinistri impulsi ancestrali.
  • Tuttavia questi tragici eventi a qualcosa servono: finalmente si impara un po' di geografia.
    Hormuz e Kharg sono nomi impegnativi, per carità, ma la differenza tra Mar Rosso e Golfo Persico, almeno quella, forse è finalmente chiara.



I puntini


Oh, ma quelli che per spiegare ogni focolaio di conflitto puntano il dito indignati contro il petrolio, gli USA e le sette sorelle (e spesso hanno ragione), e che poi si incazzano come belve se osi mettere in dubbio il folle modello "Un'automobile a idrocarburi per ciascuno, anzi due, o anche tre!", mi chiedo, i puntini si limitano a fissarli inebetiti o li sanno anche unire?


L'approccio

Giudicare, non capire.
Prendere posizione, non farsi un'idea.
Cercare conferme, non punti di vista.
Selezionare strumentalmente, non investigare criticamente.
Questo è l'approccio dell'italiano qualunque alla storia (sempre che ce l'abbia, un approccio alla storia).
Ed è già assurdo così.
Quando poi quell'approccio lo si applica alla cronaca, priva com'è per sua stessa natura di sedimentazione documentale, l'assurdo diventa solo un bel ricordo, e si passa all'orrore culturale.

Geopolitica per noi fessacchiotti - Lezione 1: Divide et impera.

Vi consiglio di leggere l’introduzione motivazionale, prima di addentrarvi tra le righe della prima lezione. La potete trovare cliccando qui. Probabilmente i temi trattati vi risulteranno comunque difficili da elaborare, visto il lavaggio del cervello che abbiamo subito per anni. Almeno però avrete chiaro l’ambito della discussione.
Cominciamo l’analisi con una domanda. È meglio per un soggetto geopolitico controllare mezzo mondo o nulla? Non è difficile dai, neanche per dei fessacchiotti della geopolitica come noi: è meglio controllare mezzo mondo. Sì, certo, avere sotto controllo il mondo intero sarebbe meglio che controllarne mezzo, però se la storia ha piazzato sulla scacchiera due giocatori dalla forza equivalente non ti resta che accontentarti di mezzo mondo. Che non è poi male, comunque.
Abbiamo stabilito così il primo punto fisso della nostra teoria, che a me sembra semplice, ma assicuratevi di averlo compreso a fondo, altrimenti ciò che segue vi risulterà piuttosto oscuro.
Poniamo ora un’altra domanda.

Geopolitica per noi fessacchiotti - Intro motivazionale

Non capisco come possiate ancora dividervi tra simpatizzanti di USA o Russia. Due imperi di merda che dal 1945, ma anche prima, rompono i coglioni a tutta l’Europa e a tre quarti del resto del mondo. Il divide et impera lo formalizzarono i romani, ma esisteva già da un po’, e lo conosciamo da millenni. MILLENNI! Eppure niente da fare: i somari non hanno ancora capito un pene e continuano a scalciarsi sui testicoli.

Esperti di tutto, tranne che se stessi

Da Wikipedia
E' curioso come chi sostiene di sapere perfettamente cosa sia meglio per la nostra costituzione, per l'Italia, per l'Europa e ora anche per la presidenza degli Stati Uniti d'America, spesso poi non sia in grado di risolvere il più piccolo dei suoi problemi esistenziali e non riesca a migliorare di una tacca la sua vita o le sue relazioni con chi lo circonda.
Si tratterà di altruismo responsabile seppur masochistico, di genialità selettiva oppure di semplice qualunquismo?