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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

Sostituzioni


Identità
non nazionalismo,

appartenenza
non campanilismo,

spiritualità
non fervore,

autostima
non orgoglio,

confronto
non conflitto,

ispirazione
non invidia,

curiosità
non timore,

apertura
non ostinazione,

affetto
non ossessione,

impegno
non lamentela,

automiglioramento
non commiserazione,

diversità
non esclusione,

entusiasmo,
non rancore,

cordialità
non freddezza,

umanità
non ostilità,

rispetto
non asservimento,

cautela
non immobilismo,

audacia
non incoscienza.

Gli occhi di David Bowie sono un'installazione di Valter Adam Casotto #valteradamcasotto

Illuso è


Illuso è
chi è convinto che
l'ingiustizia tutta sia
causa di un'oligarchia,
estirpata già la quale
si sarebbe vinto il male,
per poi in un mondo giusto
vivere con sommo gusto.

La realtà è ben più complessa,
una rete interconnessa,
grafo di mutua dipendenza
ineffabile alla scienza,
dove lo sperduto nodo
partecipa a suo modo
ed ogni stolto cittadino
è causa e croce del destino.

Espropriato qua il plutocrate,
destituito lì l'autocrate,
incarcerato l'islamista
ed estradato già il sionista,
il loro posto sarà preso
da chi si professava offeso:
perché in regime d'ingiustizia
ogni uomo se ne sfizia,
genuflettendosi al tiranno
per tornaconto o minor danno.

Sceglier di far il moralista
per ipocrisia o solo per svista
e sul torto altrui puntare il faro
accennando al proprio sol di raro,
è un segnale poco franco
di appartenenza al branco,
di certo non sincero impegno
per un futuro un po' più degno.


Questiggiovani


"Mannaggia a questi giovani."
"Il mondo al giorno d'oggi..."
"Dove andremo mai a finire?"
"Non ci stanno più i valori!"

Lo ripeteva vostro padre,
l'aveva detto già suo zio,
dello zio il nonno pure
e di quel nonno l'antenato.

Sta scritto in geroglifico,
in latino e cuneiforme,
su carta, pergamena,
papiro e tavolette.

Ma se nell'era antica
e poi nel medioevo,
fino all'età moderna
qualcuno s'è lagnato,

la conclusione è ovvia:
il problema non so' i tempi
e li giovani stanno bene,
siete voi che state vecchi!


Per un paio di joullari (in a-a-a-a)

Penose sono quelle caduche
celebrità
che alla rete di cinismo su soprusi
e crudeltà
attaccano la spina della propria
vanità
per una scossa da due joul
di popolarità.


Si azzuffano i pedoni, gli arroccati imperano


"Divide et impera"
è un motto antico,
romana tattica
di plebaglia giogo.

Due millenni avanti
la tecnomassa
- dotata di tutto,
fruitrice di nulla -

si polarizza a comando
su questioni imposte,
inghiottendo slogan
di propaganda ultrà.

Guidato a distanza
dal vero nemico
il mirino dell'arma
è puntato sul pari:

lo stolto spara,
inveisce, schiuma,
si crede illuminato,
valiente, retto.

Nell'opposta trincea
si specchia un clone
che convinto, mai vinto,
risponde al fuoco.

È l'ancestrale zuffa
tra miseri pedoni,
divisi lungo linee
di altrui comodità.

Gli arroccati imperano
e soddisfatti ghignano:
il trucco funzionò,
funziona e funzionerà.


Propagande

Che la nostra opinione pubblica sia stata manipolata per anni dalla propaganda USA è oltremodo evidente. E anche - dopo il caso degli archivi Mitrokhin grazie ai quali si scoprì l’acqua calda - che le opposizioni tradizionali in Europa fossero teleguidate dalla propaganda del Cremlino.
Molto più sorprendente è ciò che sta accadendo oggigiorno, nell’era del web, dei social e dei vari canali d’informazione aperti a tutti.

La società intera - e quindi non solo gli organi di informazione o le organizzazioni politiche - si è ormai spaccata lungo una linea di separazione che in alcuni tratti coincide con la vecchia cortina di ferro, e in altri è invece più fluida. Il grosso della popolazione reagisce in maniera pappagallesca (anzi, forse i pappagalli sono più autonomi) all’una o all’altra propaganda, senza organi fissi di riferimento ma andandosi a cercare personalmente le fonti che confermano le leggi scolpite nelle tavole che la divinità
 prescelta ha consegnato loro.

Ci troviamo quindi con una maggioranza di individui che non mettono in dubbio più nulla, non hanno alcun desiderio di scoprire verità, menzogne, evidenze o falle logiche per il puro gusto di apprendere e comprendere. Hanno il solo scopo di screditare A e confermare B, tramite banali e infantili tecniche di cherry picking (scusate l’inglesismo ma questa espressione è eccezionale, e l’analoga italiana “fallacia dell’evidenza incompleta” è orrenda). E si appoggiano quindi in maniera completamente acritica a canali vari di mainstream e minorstream, o meglio, vista la comparabilità ormai quasi completa dei gruppi, mainstream A e mainstream B, cioè rifiuti mediatici secchi e rifiuti mediatici umidi.

Tutti credono di avere la verità in tasca e deridono quelli della fazione opposta, accusandoli di essere burattini manipolati da un sistema. E ovviamente su quest’ultimo punto hanno tutti ragione.
Ho letto questa citazione da qualche parte, mi sembra che cada a fagiolo: “Non c’è miglior gregge di quello composto da individui a cui hai fatto credere di essere fuori dal gregge”

Le due Matrix

Sì, due Matrix. Quella ufficiale e quella alternativa. Perché col divide et impera le mandrie di buoi si governano meglio.
Chi pensa davvero con la propria testa appartiene ad una esigua minoranza, a volte persino ad intermittenza, perché non è semplice tenere la barra del timone sulla rotta della chiarezza indipendente quando si è schiacciati tra i due magli di una bicefala pressa culturale che ingloba, di qua o di là, la maggioranza della popolazione.

In questa maggioranza spaccata in due lungo una linea di separazione artefatta e illusoria, abbondano cervelli fini, personalità di spicco, che non riescono a liberarsi dall'incantesimo non per mancanza di talento, coraggio o arguzia, bensì di visione. Non riescono ad immaginare una realtà diversa, liberata dai ceppi di questo o quell'altro dominio imperiale.
Ed è un vero peccato, perché avremmo un grande bisogno di gente con le loro qualità, ma senza l'asservimento ai potenti di turno e slacciata dalla sedazione di propagande mainstream e anti mainstream, ovvero spazzatura mediatica di tipo A e tipo B.


Ribellione


La determinazione con cui la maggioranza di “matusa” si scervella per trovare falle logiche nella motivazione con cui questi studenti hanno fatto sapere ai commissari d’esame che l’esame non l’avrebbero sostenuto sa di impotenza, più che di autorevolezza, per non dire autorità.
In realtà tutte le critiche mosse hanno, nell’angolo ammuffito da cui strillano, un senso. “Tutta la vita è competizione.” “Troppo comodo non sedersi a quel tavolo e farla franca.” “Che mancanza di rispetto nei confronti di chi si sbatte per darti un’istruzione.” “Stai voltando le spalle ad una società che gratuitamente sta cercando di darti un futuro.”

Hanno senso, certo, ma dal punto di vista di chi è stato colto di sorpresa, e magari è stato messo ko da un montante inaspettato. È come cercare di trovare la quadra alle promesse di un generale che ha appena portato a termine un colpo di stato, o alle esultanze del boss dei reclusi che si sono ammutinati, per provare poi a smontarle con la logica dei burocrati.

Sarà che non sto molto in Italia, e comincio a reagire alle notizie della madre patria in maniera un po’ atipica, ma io di questa faccenda noto il gesto, più che la spiegazione. È una rivolta. Non è una critica al sistema, con solide e razionali motivazioni socio-politiche. È una ribellione all’autorità, e quindi un atto di forza. Il gesto non ha senso. Il gesto è il senso. Coglie impreparati, e quindi stende al tappeto, proprio il fatto che arrivi da dove non te l’aspetti, da una generazione che credi di aver cresciuto, ma che invece ha già sviluppato una mentalità propria, diversa dalla tua, nuova, imprevedibile, in parte sconosciuta persino a chi la incarna. E che quindi la esplora, la mette alla prova, per vedere fino a che punto può spingersi nell’usarla come ariete.

È il giovane animale, fino a ieri cucciolo, che sfida il capo branco per diventare il nuovo maschio alfa. Solo che qui non si tratta solo di maschi. Ci sono anche ragazze. Con le palle, direbbero alcuni. Ma sarebbe la solita lettura da regime, maschilista in quanto regime, come tutti i regimi tradizionali. Sono ragazze che fanno quello che fanno con quello che hanno, cioè non le palle, ed è questo che le rende forti.

Tra l’altro provengono quasi tutti dal Veneto, una regione rappresentata per anni in maniera caricaturale, serva, bigotta, sgobbona, retrograda. Derisa da regioni che si crogiolano da tempo immemore in altri stereotipi altrettanto ridicoli. Stereotipi che ad ogni generazione, in ogni città di’Italia, perdono fortunatamente qualche pezzo. Non mi sorprenderei se fra non molto li vedessimo alla guida del paese. E provate a dire che sarebbero peggio di quelli che abbiamo ora!

Egocentrici? Erano bambini goffi fino a poco tempo fa. Hanno steso questo copione nelle loro camerette, o in una saletta di un bar di quartiere, mentre noi ci preoccupavamo che non si beccassero l’influenza. Ed ora l’opinione pubblica si interroga. Ministri intervengono per cambiare le regole. Il popolo commenta scandalizzato. C’è dell’egocentrismo? Sorprenderebbe il contrario! Ma vi ricordate di voi stessi a quell’età? Gasati se due coetanei ridevano ad una vostra battuta. Il magone e il sonno perso prima dell’esame?

Uno studente prepara il colpo a sorpresa in silenzio, calcola i rischi, sfrutta i gradi di libertà offerti dalle maglie di un sistema che funziona uguale a se stesso da decenni, si presenta davanti ad adulti investiti dell’autorità di giudicarlo, li saluta, si spiega, si accomiata con una frase ad effetto e lascia tutti esterrefatti. Il piano è riuscito alla perfezione. E ci credo che c’è egocentrismo! Lo stesso egocentrismo del politico o dell’industriale quarantenne che ha messo in scacco la concorrenza con manovre sinistre. E che quando però è messo in scacco da suo figlio reagisce da moralista.

Li state accusando di scansarsi davanti alle sfide? Di rifiutare la competizione? Ma se vi hanno steso con uno sgambetto, quando non sapevate nemmeno di essere in gara con loro?

L'approccio

Giudicare, non capire.
Prendere posizione, non farsi un'idea.
Cercare conferme, non punti di vista.
Selezionare strumentalmente, non investigare criticamente.
Questo è l'approccio dell'italiano qualunque alla storia (sempre che ce l'abbia, un approccio alla storia).
Ed è già assurdo così.
Quando poi quell'approccio lo si applica alla cronaca, priva com'è per sua stessa natura di sedimentazione documentale, l'assurdo diventa solo un bel ricordo, e si passa all'orrore culturale.

La sinergia è un fenomeno molto potente, ma è anche una lama a doppio taglio: persino le più insignificanti e mediocri istanze del genere umano, quando si assembrano in branchi e partono alla carica muggendo all'unisono, possono arrecare all'ambiente danni imprevedibili.
In attesa dell'arrivo di nuove consegne di sedativi potenti quali i campionati sportivi (no, non sono messi meglio quelli che snobbano il calcio e seguono le discipline minori) o il ciarpame televisivo, il consiglio è di darsi alla briscola sotto l'ombrellone. Almeno lì l'oggetto del contendere sarà un'innocua scelta della carta da tirare, e il polverone sollevato sarà costituito da semplici granelli di sabbia.

Il nuovo barbaro

La deriva politica
con al traino la mediatica
si riflette socialmente
nel passaggio dell'umorismo
dall'epoca dell'ironia
a quella buia del sarcasmo.
Con l'ironia si ride,
il sarcasmo deride:
la preposizione "con"
è sostituita dalla "di".
Il divertimento è degradato
a intenzionale umiliazione:
dall'ilare complicità
al perfido sadismo,
da strumento di socialità
ad arma d'aggressione,
da punto d'incontro
a fronte di un conflitto.
La società italiana,
dell'ironia baluardo,
è stata invasa come Roma
dal barbaro sarcasmo.


Geopolitica per noi fessacchiotti - Lezione 1: Divide et impera.

Vi consiglio di leggere l’introduzione motivazionale, prima di addentrarvi tra le righe della prima lezione. La potete trovare cliccando qui. Probabilmente i temi trattati vi risulteranno comunque difficili da elaborare, visto il lavaggio del cervello che abbiamo subito per anni. Almeno però avrete chiaro l’ambito della discussione.

Cominciamo l’analisi con una domanda. È meglio per un soggetto geopolitico controllare mezzo mondo o nulla? Non è difficile dai, neanche per dei fessacchiotti della geopolitica come noi: è meglio controllare mezzo mondo. Sì, certo, avere sotto controllo il mondo intero sarebbe meglio che controllarne mezzo, però se la storia ha piazzato sulla scacchiera due giocatori dalla forza equivalente non ti resta che accontentarti di mezzo mondo. Che non è poi male, comunque.
Abbiamo stabilito così il primo punto fisso della nostra teoria, che a me sembra semplice, ma assicuratevi di averlo compreso a fondo, altrimenti ciò che segue vi risulterà piuttosto oscuro.

Poniamo ora un’altra domanda.

Vale la pena rischiare di perdere la metà del mondo che si controlla, tutta o in parte, per cercare di accaparrarsi anche l’altra? Di nuovo, non occorrono esperti di teoria dei giochi, psicologia o strategia militare per capire che la risposta è no. Meglio tenersi la propria metà, lasciando al presunto nemico la sua. Siate certi di aver digerito anche questa conclusione parziale, prima di procedere. Non vedo come potreste cavare un ragno dal buco, altrimenti.

Visto che quanto detto sopra vale per entrambi i giocatori, da dove possono arrivare quindi i pericoli? Da parti terze, ovviamente. E queste parti terze devono stare necessariamente all’interno delle due aree di controllo, visto che queste coprono praticamente tutto il globo. Come fare dunque per evitare che qualcuno alzi la testa e disturbi lo status quo? La tattica migliore, da millenni a questa parte, risulta essere quella che i romani chiamavano "Divide et impera". Fai in modo che la sudditanza si spacchi in due e impieghi tempo, energie e risorse confrontandosi. Di conseguenza non ne avrà a sufficienza per ribellarsi ai rispettivi sovrani. Ed ecco che i fessacchiotti si dividono in pro o anti USA, pro o anti Russia. Leggono le fonti mainstream o quelle anti-mainstream. In altre parole: spazzatura mediatica di tipo A e spazzatura mediatica di tipo B. Quindi a qualunque fonte ci si abbeveri, sempre acqua intossicata si ingerirà. Tutti strumenti funzionali ai due pseudo imperi, i quali in realtà sono due componenti dello stesso macro impero, chiamiamolo "Macro Villano Impero", che governa col pugno di ferro su tutto il globo. Esempi di ribellioni schiacciate col tallone rinforzato dei tank e dell’aviazione dai due pseudo imperi ne abbiamo a bizzeffe, sia in epoca di guerra fredda sia nel periodo successivo, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Ah, se per caso vi steste chiedendo a chi si rivolga questo post, beh, si rivolge a noi, a voi, a te, a me.
Therefore, send not to know
To whom this post talks,
It talks to thee.


Geopolitica per noi fessacchiotti - Intro motivazionale

Non capisco come possiate ancora dividervi tra simpatizzanti di USA o Russia. Due imperi di merda che dal 1945, ma anche prima, rompono i coglioni a tutta l’Europa e a tre quarti del resto del mondo. Il divide et impera lo formalizzarono i romani, ma esisteva già da un po’, e lo conosciamo da millenni. MILLENNI! Eppure niente da fare: i somari non hanno ancora capito un pene e continuano a scalciarsi sui testicoli.
Sono anni, ANNI!, che ho le bacheche social piene di interventi a favore dell’uno o dell’altro impero del male. Sembra di vivere costantemente un lunedì post-derby reiterato all’infinito. Purtroppo però non si tratta di calcio.
Ma vi pagano la CIA e l’FSB? Quando cazzo vi svegliate e capite quali sono i vostri stessi interessi, porcozzio?


Ricette per la serenità, capitolo 1: l'ambito di controllo diretto.

La ricetta per la serenità è facile, e ha radici antiche. Il concetto è semplice. La logica inattaccabile, in quanto banale. Eppure la applicano in pochi. Gli altri, quasi tutti quindi, passano le giornate al lavoro, al ristorante, al bar, in piazza o a casa, ad azzuffarsi su argomenti di cui in realtà non sanno nulla e che non sono direttamente collegati alle loro vite. E lo fanno con la foga di chi sta difendendo ciò che più gli è caro.

Cerchiamo di spiegarci meglio.
Ti imbatti in una teoria, un’ipotesi, un sospetto di carattere globale. Diciamo in ambito geopolitico, finanziario, sociale. Okay, può essere che tale teoria sia azzeccata. O magari no. Riesci a confermarla o a smentirla senza uscire dal tuo ambito di controllo diretto? Se la risposta è sì, allora confermala o smentiscila. Se invece è no, mi spiace, ma insistendo nel sostenerla stai sprecando tempo ed energia, inoltre ti stai probabilmente coprendo di ridicolo.

Facciamo un esempio.
Qualcuno sostiene che nella città in cui ti trovi non esista via Roma. Che è tutta una montatura. Una storia creata ad arte per illudere la gente. Tu quindi fai la cosa più sensata: cerchi via Roma su una mappa, la trovi, ti ci rechi e ne confermi l’esistenza, smentendo così la teoria. E lo fai restando all’interno del tuo ambito di controllo diretto. Non hai dovuto cercare dichiarazioni altrui, articoli di giornale, programmi televisivi o video su YouTube. L’hai fatto da solo e sei certo della validità della tua conclusione.

Cambiamo scenario. Qualcuno sostiene che ci sono dei poteri forti che hanno ideato una strategia finanziaria per arricchirsi ed esercitare un ferreo controllo sulle masse al tempo stesso. Tu ti preoccupi, non ti va di essere controllato a vantaggio di qualche milionario che con ingordigia vuole aumentare il suo patrimonio e la sua influenza sociale a tue spese. Di solito ti fermi qui, e ti fai guidare dal tuo intuito, che poi altro non è che una tendenza a simpatizzare o meno con certe fazioni socio-politiche. Ma non va bene, non è quello che hai fatto nel caso di via Roma. Non puoi prendere una decisione che potrebbe comportare un enorme dispendio di tempo, energia e reputazione senza aver verificato il tuo sospetto. Devi confermarlo o smentirlo. Tiri quindi fuori il telefono ed esegui una ricerca sull’argomento. Trovi varie fonti, alcune confermano, altre smentiscono. Di nuovo, potresti andare a simpatia, ma avresti solo spostato il problema di un livello. Non stai operando all’interno del tuo ambito di controllo diretto. Non conosci chi ha curato quelle fonti, e anche se credi di conoscerlo non sai nulla delle sue intenzioni, delle sue debolezze, del suo reale grado di indipendenza, dei suoi interessi personali. Devi operare in autonomia, come hai fatto prima. Bisognerebbe sapere dove si riuniscono questi grandi vecchi per tramare alle tue spalle. Tuttavia non è semplice come trovare via Roma su una mappa. Provi vari metodi, ma alla fine ti rendi conto che sbatti sempre contro il muro delle notizie messe in giro da qualcun altro. Non c’è modo di confermare o smentire rimanendo all’interno del tuo ambito di controllo diretto.

E quindi?
E quindi devi fare un po’ come insegnava Gautama Buddha due millenni e mezzo fa. Quel genio ci spiegò per filo e per segno come affrontare alcune delle più infide debolezze della nostra psiche. Lo fece prima che arrivassero greci, romani e arabi, prima del rinascimento, prima della rivoluzione scientifica, più di duemila anni prima della nascita della psichiatria moderna. Che cosa diceva, quindi? Il suo insegnamento è un po’ lungo da spiegare, ma con il dovuto rispetto possiamo riassumerlo così: molla la presa! Lascia stare! Insistere è inutile! Anzi, è persino dannoso!

In maniera leggermente più formale possiamo delineare delle linee guida in tre punti:
- Devi accettare l’impossibilità di arrivare ad una conclusione certa sull’argomento (non riesci né a confermare né a smentire la teoria restando all’interno del tuo ambito di controllo diretto).
- Devi accettare quindi la futilità della ricerca di una conclusione certa sull’argomento (stai sprecando risorse preziose).
- E ovviamente devi accettare l’assurdità di ogni presunta conclusione certa sull’argomento (perché nessuno riesce a confermarla o smentirla restando all’interno del proprio ambito di controllo diretto).

Tale approccio può sembrare insoddisfacente, codardo e menefreghista. Invece è l’unico sensato. Cosa penseresti se vedessi qualcuno che cerca di svuotare il mare con un secchiello? Ti sentiresti forse deluso, vigliacco o cinico per non provare ad imitarlo?
Ecco, anche se le due situazioni ti sembrano totalmente diverse (e ovviamente per molti aspetti lo sono), per quanto concerne l’utilità, la sensatezza e le conseguenze sono a tutti gli effetti equivalenti.

Quindi, ogni volta che cerchi di difendere una posizione riguardo alla quale non puoi arrivare né ad una conferma né ad una smentita restando all’interno del tuo ambito di controllo diretto, immagina un tizio che cerca di svuotare il mare con un secchiello. Ecco, quel tizio sei tu.
E se per caso non credessi a me, segui almeno il consiglio di Gautama Buddha: lascia stare.

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