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Visualizzazione dei post da aprile, 2026

Amen - parte terza: la superstizione


Chi per le mie affermazioni su paradiso e inferno non mi accusa di blasfemia o stupidità potrebbe però, anche solo per superstizione, tacciarmi di avventatezza: se l'aldilà esistesse, e l'inferno non fosse la locanda per bagordi a cui aspiri tu, non credi che potrebbero fartici ardere proprio per quello che hai scritto?
La risposta è semplice, anche se non intuitiva. Io il Nuovo Testamento me lo sono letto, in particolare le lettere di Paolo da Tarso alle comunità paleocristiane. Quando Paolone il persecutore si convertì e fu nominato capo delegazione apostolica per l'area dei gentili, perse il pelo ma non il vizio del bacchettone: i requisiti per andare in paradiso da lui fissati sono tanto bizzarri quanto rigorosi. Io mi vedo bene dal soddisfarli e, se tale realtà parallela davvero esistesse, finirei dunque dritto dritto ad arrostire alla "Churrascaria chez Satan".
Quello sarebbe il destino di uno con il mio stile di vita, i miei valori e le mie convinzioni. Lo sarebbe anche se da qui all'ultimo dei miei giorni mi mettessi a scrivere ipocrite leccate di culo all'intero corpo dell'establishment ecclesiastico.
Proprio per questo, visto che comunque mi attenderebbero all'inferno, mi converrebbe farmi amici i gestori di quel locale. Magari mi riserverebbero un angolino meno ardente, dove continuerei a tessere le lodi del padrone di casa.
Chi lo sa? Potrei persino diventare il propagandista ufficiale di corte. Niente male per uno che onde evitare l'uggia paradisiaca è pronto a rischiare di finire impalato ad un girarrosto per l'eternità. No?


Potete leggere l'intera saga "Amen" seguendo questo link.

Servire ed essere serviti


Non tutti i lavori sono uguali. Un conto è lavorare, un altro è lavorare e servire.
Attenzione, quando dico "servire" non intendo genericamente "servire i clienti", intendo proprio agire momentaneamente e volontariamente da loro servo, eseguendo per loro azioni che potrebbero altrimenti sbrigarsi da soli: portare il caffè, pulire il tavolo, lucidare le scarpe, lavare i capelli, tagliare le unghie, consegnare una pizza.
Non è una cosa da dare per scontata. È un'enorme gentilezza prestata dalla persona che vi serve, qualcosa che va ben oltre le mansioni ordinarie di un qualsiasi altro tipo di lavoro con salario equivalente. Ci vogliono qualità umane e dedizione per farlo bene, con gentilezza e dignità.
Io a volte me ne dimentico, ma mi sono preso l'impegno di tenerlo sempre in considerazione. Quando il gesto è eseguito con grazia e chi lo riceve ne diviene consapevole - interrompendo per un attimo il flusso dei pensieri, la conversazione con gli amici o il messaggio che stava scrivendo - avviene uno scambio di segnali specifici che entrambe le parti captano. L'intensità dell'interazione sale di livello e perfino il caffè assume un sapore più intenso.
Se non avete mai provato, fatelo. Non ve ne pentirete.

Amen - parte seconda: l'arringa


Qualcuno avrà pensato che le mie riflessioni su paradiso e inferno (le potete trovare seguendo questo link) siano blasfeme, o magari senza senso: dabbenaggini completamente infondate.
Obiezione, Vostro Onore. Per fugare ogni sorta di malinteso chiamo a testimoniare niente popò di meno che la Bibbia, proprio lei, in carta e inchiostro.
Il libro della Genesi si apre, come tutta la grande letteratura, "in media res", con Dio che, tutto solo chissà da quanto tempo, asfissiato dalla noia cade preda di un creazionismo compulsivo, in seguito al quale ha inizio la storia del mondo. 
Anche il mondo però, così inanimato, non lo salva dal tedio. Quindi, con del materiale di riciclo, come fanno tutti i bimbi svegli per ovviare a quel fastidioso stato d'animo, si costruisce un giocattolino: l'uomo. Poi pianta il giardino dell'Eden e ve lo piazza dentro.
L'uomo però è un po' come me, voleva nascere all'inferno, dove se la sarebbe sicuramente spassata. Invece si ritrova in quel bellissimo posto che assomiglia un po' alla Svizzera o a Singapore: resta per qualche momento imbambolato ad ammirarne lo splendore, ma quando l'effetto "wow" svanisce si comincia a rompere seriamente le palle.
Dio, che in quanto ad empatia ha pochi rivali al mondo, anche perche al mondo c'è solo lui, se ne accorge: come ricordate c'era passato anch'egli poco prima. Gli crea quindi gli animali, ma il trucco si rivela un buco nell'acqua: l'uomo ci giochicchia brevemente e poi se ne stanca.
Dio allora ci riprova generando la donna. Anche questo espediente, a suo modo, ha a che fare con un buco, ma non è di certo un buco nell'acqua. E l'uomo stavolta gradisce. La donna stuzzica la sua curiosità e lo tenta a infrangere il divieto di mangiare i frutti dell'albero della conoscenza. I due birichini, prendendo a pretesto il consiglio di un presunto serpente parlante, mangiano la simbolica mela, avviandosi così sul fantastico sentiero epistemologico che da allora non abbiamo mai abbandonato. 
Il permalosone però li scopre, si infuria e li caccia agli inferi.
Dunque, riassumendo: in paradiso tutti tendono a scassarsi il cazzo, padrone di casa incluso. Non appena cercano di intrattenersi un po' - scopando, curiosando, campando dubbi e facendo domande scomode - vengono invitati ad avviarsi all'inferno, evidentemente un luogo più adatto a quel genere di attività.
Ora, prendendo in considerazione tale fonte al di sopra di ogni qualsivoglia sospetto, ditemi voi, Esimi Membri di questa Illustrissima Giuria: quando ho affermato che l'inferno sarebbe un luogo più interessante del paradiso, dove avrei sbagliato?

Potete leggere l'intera saga "Amen" seguendo questo link.

Vendattori nati


Osservo una tizia che vende fiori in strada. Adocchia una coppietta e le si lancia contro, sventolando il mazzo di rose. Sul viso indossa il sorriso più raggiante, felice e penetrante che tu abbia mai visto.
Non appena capisce che la coppietta non comprerà, quel sorriso sparisce, così, all'improvviso, senza lasciare alcuna traccia su un volto che si è immediatamente riconfigurato in un'espressione arcigna su supporto marmoreo.
Ad ogni nuova coppia di potenziali clienti il rito della sostituzione delle "maschere" si ripete. Un cambiamento così brusco da un assetto estremo all'altro, talmente improvviso e netto che non sapresti dire in quale dei due "stati d'animo" si identifichi la ragazza.
Ma come cazzo fanno?
Vendattori nati.

Amen


Non che ci conti poi molto, ma se davvero ci fosse un aldilà, tra paradiso e inferno io sceglierei il secondo.
Dev'essere un posto pieno di anime che fanno baldoria, chiacchierano, urlano, bevono, fumano, si inebriano, scopano, si infatuano, ballano, cantano, leggono letteratura dissacrante, ascoltano musica tentatrice, pensano, mettono in dubbio, piangono commosse, ridono felici.
Il fuoco non mi fa paura, è solo un simbolo: rappresenta il calore, la gioia, la danza, l'amore.
Il paradiso invece? Due coglioni immani. Quei musi cinerei, i sorrisi spocchiosi, i sottanoni bianco paglierino. Basterebbe lo sguardo mesto da perseguitato politico del portinaio, il sor Pietro, per farmi sprofondare nella più opprimente forma di depressione.
Sinceramente preferisco lo stile carnevalesco, la sfacciataggine e il ghigno beffardo di Satana.
P.S. Quasi dimenticavo: Amen!

Potete leggere l'intera saga "Amen" seguendo questo link.

Disegno sinistro - parte quarta: Matrix


Potete leggere la terza parte seguendo questo link.
L'ho tirata in ballo spesso la Matrix ultimamente. È arrivato il momento di parlarne più diffusamente.
La stupenda trilogia interpretata da Keanu Reeves l'hanno vista un po' tutti. E molti dopo averla guardata si sono esaltati: "È una storia intelligente, io l'ho compresa, quindi sono intelligente anch'io." Pensano.
E in effetti il risultato appare incoraggiante. Poi però li osservi e ti risulta chiaro che non ne hanno colto tutti i lati simbolici, gli aspetti metaforici: ciò che la rende attuale anche senza l'apocalisse tecnologica. Si sono fermati alla trama delle macchine senzienti che succhiano l'energia degli umani facendoli vivere in un sogno simulato, la matrice stessa. Non riescono a fare due più due, ad unire quei benedetti puntini.
Spieghiamo quindi l'allegoria. Nella nostra realtà le macchine possono essere rappresentate dal livello del potere. I sogni - la matrice - sono invece le questioni polarizzate che da quel livello vengono fornite ai cittadini. L'energia succhiata è infine quella degli individui che abboccano al trucchetto e si dedicano anima e corpo a carburare il meccanismo.
Facciamo qualche esempio tratto dalla sequenza di polarizzazioni per volgo diffuse negli ultimi anni. Vi siete schierati, con elmetto e baionetta, prendendo posizione (qualunque posizione) sulle varie diatribe relative alla pandemia? Siete nella Matrix. Vi siete schierati sulla guerra Russia-Ucraina? Siete nella Matrix. Vi siete schierati sulla questione Palestina-Israele? Siete nella Matrix. Vi siete schierati sulla guerra USA-Iran? Siete nella Matrix.
E state sicuri che quando l'interesse sulla crisi del momento scemerà, i controllori della Matrix ve ne forniranno altre. Come già detto il contenuto non è la chiave. L'obiettivo è la distrazione, la spaccatura dell'opinione pubblica. Il divide et impera.
Okay, prendetevi un po' di tempo per rifletterci. Poi, chi non aveva colto il parallelo di cui sopra alla prima visione vada pure a rivedersi il film. Magari stavolta lo capisce davvero.

Trovate le altre puntate della saga "Disegno sinistro" seguendo questo link.

Dinamismo costituzionale


Io al referendum sulla riforma costituzionale non ho votato. Ero all'estero ed ero pure contento di avere una buona scusa per non partecipare all'ennesima pagliacciata scarica barile orchestrata dai nostri disastrosi politic(ant)i. Gentucola che per limiti personali e faziosità di schieramenti non riesce a trovare un accordo su questioni fondamentali, riducendo tutto alla solita zuffa polarizzata e condannando il paese al collasso istituzionale. Con le patate bollenti che questi mediocri incompetenti non riescono a gestire e che passano invece ai cittadini io non mi scotto le mani.
Se avessi votato forse avrei scelto il no. Non per le ragioni fuffa avanzate dall'opposizione, che sul tema è tanto colpevole quanto la maggioranza, bensì per consapevolezza della mia inadeguatezza ad affrontare un quesito inadatto ai non esperti in materia.
Non mi è assolutamente piaciuto invece il ragionamento (ragionamento si fa per dire) di chi ha proposto di votare no perché la nostra costituzione è una creazione perfetta, infallibile ed eterna che non va quindi toccata. Mai. A prescindere. Ma dove vivono costoro, in una campana di vetro?
Innanzitutto i padri costituenti, consapevoli che il loro lavoro era solo l'inizio dell'opera, hanno inserito con lungimiranza il meccanismo di modifica. Quindi chi è aprioristicamente contrario alle riforme costituzionali abbia almeno le palle di prendersela con quelli che fa invece finta di osannare.
In secondo luogo la carta iniziale si inquadra in un preciso momento storico. Il mondo cambia di continuo, e nell'ultimo secolo lo ha fatto in maniera vertiginosa. Pensare che una costituzione stesa alla fine della guerra possa resistere, immutata e monolitica, a sconvolgimenti geopolitici, tecnologici e sociali quali quelli degli ultimi decenni è allucinante.
Prendete come esempio l'apertura: l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro. A parte che non mi è mai stato chiaro perché proprio sul lavoro? Perché non sulla dignità, o l'autorealizzazione o lo sviluppo sociale e culturale degli individui? Ma va beh, mettiamo che a quei tempi, a cavallo tra monarchia e repubblica, col paese da ricostruire, un po' di propaganda motivazionale potesse starci. Vi sembra tuttavia che oggi, quando chiunque rischia di essere rimpiazzato al lavoro dalle nuove tecnologie, possa ancora avere senso un articolo del genere? Cioè l'Italia dovrebbe essere una repubblica fondata sul lavoro svolto da Gemini o C1-P8?
E questo è solo un esempio. Molti degli articoli potrebbero rivelarsi inadeguati al continuo cambiamento. La costituzione non è una fortezza assediata da difendere. È uno strumento che deve essere coerente con l'attualità della congiuntura nazionale e internazionale. Se questa cambia e la carta non è più adeguata, le modifiche si rendono necessarie. Ma certa gente ripete a pappagallo, per giunta urlando, slogan che non hanno alcun significato, senza nemmeno interrogarsi sulla liceità di ciò che dice.
Disarmante, davvero, deludente ed estremamente deprimente.

Disegno sinistro - parte terza


Potete leggere la seconda parte seguendo questo link.
Spieghiamo ora meglio il punto di vista del cittadino.
Quando questi si pone al livello delle polarizzazioni e seleziona una fazione per una o più delle questioni polarizzate, ha già scelto di operare al livello subordinato: è già quindi entrato nella Matrix.
Il cittadino può dunque scegliere se gettarsi nella mischia o no e quale polo preferisce. Non può però decidere il merito della questione polarizzata, in quanto l'ha già scelta e dunque approvata così com'è.
Quindi al livello superiore, quello del potere per capirci, vengono selezionate e poi diffuse tramite media compiacenti le polarizzazioni del momento. Queste vengono offerte alla scelta dei cittadini, un polo o l'altro fa poca differenza, l'obiettivo come ormai sappiamo è la distrazione, non il contenuto.
È come se dicessero: "Questa è la questione calda del momento (il tema polarizzato). Queste sono le fazioni, scegline una e impegnati a supportarla. Cerca fonti, fai propaganda sui social, in piazza, al bar. Insomma impiega delle ore della tua vita al nostro servizio, su argomenti che non puoi davvero capire in profondità e su cui non hai alcun potere di intervento. Ovviamente lo fai gratuitamente. E non ti preoccupare di cosa noi facciamo mentre tu sei distratto a quel modo. Ai tuoi interessi ci pensiamo noi."
E a questo invito al suicidio intellettuale, culturale e morale il cittadino picchia i tacchi e risponde: "Signor sì!"

Trovate le altre puntate della saga "Disegno sinistro" seguendo questo link.

Disegno sinistro - parte seconda


Potete leggere la prima parte seguendo questo link
Vorrei spiegare meglio come credo funzioni la manipolazione delle masse tramite la tecnica della polarizzazione su temi "lontani", quelli per cui non esiste possibilità di verifica diretta da parte dei cittadini.
Bisogna astrarre dalle questioni polarizzate stesse e immaginare un livello superiore, dove tali questioni vengono accuratamente selezionate, alimentate e guidate per spaccare l'opinione pubblica in fazioni contrapposte. Fazioni che sprecano tempo ed energie supportando l'uno o l'altro polo, senza come detto poter verificare nulla.
Quelli che scelgono uno degli schieramenti sono già stati risucchiati da questa specie di Matrix, quindi restano all'oscuro del livello superiore. Credono che il piano su cui si sono posizionati sia quello attinente alla realtà, dove avrebbero libera scelta, e si fidano ciecamente delle fonti di informazione a cui si abbeverano. Ovviamente vale per ogni fazione. Tutti sono convinti di avere ragione. In realtà hanno tutti torto, non tanto per quanto riguarda il merito delle questioni, ma proprio per aver abboccato all'amo ed aver preso posizione.
Al livello superiore, nel frattempo, attivata così la modalità "divide et impera", è possibile agire indisturbati sulle problematiche "vicine", quelle su cui i cittadini avrebbero facoltà di verifica e controllo, ma su cui nessuno ha tempo o voglia di ficcare il naso, dato l'impegno a tempo pieno profuso infruttuosamente sulle crisi "lontane".
In sostanza ci vengono tesi dei tranelli. Evitarli sarebbe facilissimo, basterebbe resistere alla tentazione di prendere partito su faccende che comunque non sono verificabili. Ma noi non riusciamo a resistere alla tentazione, mettiamo il piede nella trappola, sprechiamo energie dibattendoci e menandoci come i capponi di Manzoni. Nel frattempo qualcuno ci svaligia indisturbato la casa.
I maligni sono loro, al livello superiore. I fessi però siamo sempre noi quaggiù.

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Il disegno sinistro


Qualcuno ha notato che i cittadini non si misurano quasi più su questioni di condominio, quartiere o comune - che li interessano in prima persona e che possono toccare con mano - e si confrontano invece quasi esclusivamente su crisi lontane, come Israele-Palestina, Russia-Ucraina, USA-Iran - su cui hanno informazioni di terza mano (quando va bene) e possibilità di intervento efficaci come le mosse di una partita di Risiko giocata a Natale?
Se stavate per rispondere che lo fanno per altruismo lasciate perdere, con me non attacca. Il carico egotico e il livello di certezza (per non parlare della cialtroneria) che molti convogliano nelle proprie arringhe non lascia spazio ad interpretazioni benevole del loro atteggiamento.
Ho un sospetto. Lasciate che faccia un po' il complottista. Non vi viene in mente che possa esserci un tacito disegno, strumentale alla politica e implementato con l'ausilio dei media, per tenerci lontani dalle problematiche che ci interessano direttamente e su cui avremmo sia la facoltà di intervento che il diritto di avanzare richieste, dirottando la nostra attenzione e le nostre energie su argomenti che non sono alla nostra portata e su cui non abbiamo possibilità di manovra?
Il motto sembra essere questo: "Occupatevi pure di crisi lontane, che mentre siete distratti vi fottiamo per bene a casa vostra." Sarebbe un piano diabolico, tuttavia molto, molto efficace.
Ma non preoccupatevi, ovviamente sto vaneggiando e la mia è un'idea improponibile. Continuate pure come avete sempre fatto. Di sicuro riuscirete a fermare le guerre negli altri continenti, mentre a casa i nostri governanti si occuperanno al meglio e spassionatamente delle vostre esigenze. Fate benissimo.

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Tra psicologia profana e filosofia pratica


Quando abbiamo avuto un diverbio con qualcuno, di solito tendiamo a liquidare la faccenda sentenziando: "Ma è tutta colpa sua, dai, è evidente!" Senza tenere conto del fatto che, ovviamente, è anche ciò che pensa il nostro interlocutore di noi.
Il problema è che prima o poi il nostro subconscio, dopo aver ruminato la questione dietro le quinte, esce allo scoperto e ci dice: "Sì, però anch'io, in effetti, potevo dare un'altra risposta, o evitare di dire quella cosa, oppure cercare un punto d'incontro." Questa rivelazione arriva all'improvviso, tempo dopo i fatti, quando non ci pensavamo esplicitamente da un pezzo. E ci colpisce in maniera frastornante.
Sono arrivato alla conclusione che sia meglio fare proprio il contrario di ciò che il nostro istinto ci suggerisce. Nel momento stesso in cui abbiamo liquidato tra noi e noi la questione, incolpando l'altro incondizionatamente, è meglio aggiungere: "Sì, okay, le sue colpe sono chiare, non serve ribadirle, ora però cerca anche qualche falla nel TUO comportamento." E in men che non si dica trovi subito due o tre circostanze che non hai gestito al meglio.
A quel punto è possibile cercare una riconciliazione. O per lo meno evitare di beccarsi il montante del subconscio poche settimane più tardi.

In prestito dall'arte astratta



Questi sono due quadri di arte astratta molto famosi. Non sono un esperto d'arte e non mi metterò certo a parlare della materia. Trovo però che l'arte sia un ottimo strumento per comunicare visivamente delle idee che sarebbero altrimenti contro intuitive, anche idee che non hanno nulla a che fare con i lavori in sé.
Utilizzerò il quadro di Kandinsky - "Composition VII" (il primo) - per rappresentare la realtà. Il quadro di Rothko - "No. 4, two dominants" (il secondo) - può invece essere preso in considerazione per simbolizzare una semplificazione polarizzata della stessa realtà.
Ora provate a immaginare di voler comprendere la complessità inerente alla prima rappresentazione utilizzando la seconda come modello di studio. Ridicolo, no?
Ancora peggio è pensare di voler non solo capire, ma addirittura manipolare la realtà complessa utilizzando il modello polarizzato.
Per quanto assurdo possa sembrare, questo è ciò che molti di noi fanno ogni giorno, in qual si voglia ambito.
Io credo che questo sia uno degli aspetti più tragici dei nostri tempi.

Cortocircuito anacronistico


C'è una domanda che mi assilla da molto tempo. Perché in Italia, a così tanti anni dai fatti salienti, ci sono ancora tante persone che si identificano nello scontro tra fascisti e anti-fascisti? Perché l'anacronismo dei temi del dibattito non ha relegato ai libri di storia anche i dibattenti?
Una risposta potrebbe essere formulata tracciando un parallelo con la genetica.
Quando il trauma collettivo causato da una spaccatura sociale è troppo lesivo, quando i fatti hanno ecceduto il limite della capacità di gestione umana, il meccanismo cicatrizzante che solitamente si occupa di farci voltare pagina e far fermentare la cronaca perché si trasformi in storia fallisce. Semplicemente non entra in funzione. La ferita non si rimargina, il trauma rimane, la spaccatura sociale stessa non viene riparata e i lembi della carne lacerata restano divaricati.
Bene, questo è il risultato, ma come funziona il flusso? Così come il patrimonio genetico dei genitori viene trasmesso ai figli, le polarizzazioni in oggetto - quelle "gravi",  a differenza di quelle che sono state disinnescate - vengono erroneamente trasmesse da una generazione all'altra assieme ai tratti culturali "sani". Ricordiamoci, per restare nell'ambito della genetica, che anche il meccanismo di propagazione del DNA può commettere degli errori.
L'appartenenza ai gruppi contrapposti di una certa epoca, che normalmente perde di valore quando la storia passa al capitolo successivo, viene in questi casi estremi perpetuata. Ciò avviene non soltanto nella direzione genitore->figlio, ma anche in quella insegnante->studente, anziano->giovane, gruppo->individuo, guru->seguace e via dicendo.
Un effetto collaterale del processo in atto, che diventa anche propulsore di un ciclo retroattivo autoalimentante, è il fatto concreto che chi è stato assorbito da uno dei due gruppi dichiara apertamente di appartenervi e quindi si trova davanti degli individui che altrettanto effettivamente appartengono allo schieramento "nemico". E si sente dunque legittimato a continuare a combattere le sue battaglie. È una guerra illusoria, come quella dei militari giapponesi rimasti in agguato nelle foreste filippine decine d'anni dopo Hiroshima e Nagasaki. Illusoria nelle istanze, ma reale nella sua concretezza. In sostanza è una divisione effettiva ma non più supportata dalle fondamenta storiche che l'hanno generata e sostenuta.
Fascismo e antifascismo, pur non avendo da tempo alcuna motivazione storica, sono visti come movimenti necessari proprio perché le persone non hanno smesso di rappresentarli. Cioè non hanno senso e hanno senso allo stesso tempo.
La soluzione all'inghippo, che comunemente si pensa debba essere politica, o peggio ancora militare, dovrebbe invece essere cercata nelle cassette degli attrezzi proprie di altre discipline: sociologia e psicologia. La contrapposizione è una vera e propria patologia di gruppo, che come qualsiasi patologia non va discussa, bensì curata.
Perché sarebbe importante curarla? Innanzitutto perché, come qualsiasi problema fisiologico, è causa di conseguenze disfunzionali. Inoltre, trovandoci evidentemente sull'orlo di un cambiamento epocale su cui dovrebbero essere concentrate tutte le energie a disposizione, sperando bastino, essa rappresenta un pericolosissimo elemento di distrazione dagli obiettivi fondamentali di un sistema paese.
Ovviamente non credo affatto che saremo in grado di prendere coscienza, svegliarci e uscire da questo sogno ambientato nel passato per affrontare le sfide del presente. Temo invece che le legnate inferte da tali sfide ci costringeranno ad un risveglio molto traumatico.

Figli


Ogni tanto capita di leggere di genitori che si suicidano e portano con sé, all'aldilà, anche i figli. Si tratta evidentemente di estremizzazioni, allucinazioni, follie.
Queste patologie però camuffano una tendenza che è invece molto diffusa, talmente diffusa da apparire normale, quando invece normale non lo è per nulla: la genitorialità vissuta come senso del possesso. Anzi, della proprietà.
Dal momento in cui nascono, i tuoi figli sono e rimarranno per sempre i tuoi figli. Nel senso che sono figli tuoi piuttosto che di qualcun altro, non nel senso che ti appartengono. "Tuoi" in questo caso è aggettivo, non pronome, per chi fa ancora riferimento alla grammatica.
Nessuno appartiene a nessuno. Questo diritto fondamentale dell'individuo si applica anche al rapporto genitori-figli. I tuoi figli appartengono dunque solo a se stessi, tu sei lì per accompagnarli nella maniera migliore alla maggior età. La maniera migliore per loro, non per te.
Si nota da parte di vari genitori un continuo interferire nella vita istintiva dei figli, quella che dovrebbe portarli a realizzarsi come individui, come umane unicità. Non parlo di interferenze in ambito di sicurezza o educazione civica, dove va anche bene, anzi è auspicabile, bensì su vere e proprie questioni di PREFERENZA. E questa è un'ingerenza inaccettabile. Tra l'altro una volta diventati adulti i figli queste prepotenze le rinfacceranno ai genitori. E ovviamente avranno ragione.
In alcune famiglie funziona addirittura alla rovescia: fai quello che vuoi, vai dove vuoi, torna quando vuoi, usa il web come vuoi, frequenta chi vuoi, non mi rompere i coglioni, ma mi raccomando, fai il classico e giurisprudenza, perché l'artistico e filosofia sono robe da perdigiorno, e io voglio avere il figlio col lavoro "rispettabile", altrimenti che racconto in giro? Rispettati lo saranno anche, magari, ma in contesti un po' diversi da quelli previsti, del tipo "bacio le mani..." o "bro, spacchiamogli le ossa..."
Mio fratello ed io siamo cresciuti in un ambiente umile e sano, origini rurali e artigiane, tradizioni pre-industriali adattate alla modernità. Siamo stati seguiti con regole ragionevoli, presenza, discrezione. Fermezza e flessibilità venivano dosate con un occhio alla sicurezza ed un altro al rispetto. Per le decisioni essenziali non ci sono stati dati ordini tassativi: è bastato passarci del DNA di buona qualità e linee guida essenziali (se vi va chiamatele pure "valori").
I gradi di libertà messimi a disposizione mi hanno a volte offerto l'opportunità di fare qualche cazzata, le linee guida di base mi hanno tuttavia aiutato a comprendere e raddrizzare la rotta.
A qualcuno il mio stile di vita può anche sembrare un pastrocchio, ma è il MIO e mi ci trovo assolutamente a mio agio: me lo sono modellato grazie al rispetto che i miei genitori hanno avuto delle mie scelte, anche quando non erano in linea con le loro visioni o aspettative. Questo proprio perché hanno sempre pensato a me come il loro figlio, non come una loro proprietà.
Sarò sempre loro grato per questo: mi rendo conto che molta gente non ha avuto la stessa fortuna.

Il consiglio - CONTENUTO ESPLICITO!


Una volta - ero un ragazzino e andavo ancora al mare coi miei - stavo seduto nel cortiletto di una pensione romagnola, dove tutti gli ospiti si riunivano con i proprietari, prima e dopo i pasti.
La situazione era sempre dinamica: ad un tratto tutti potevano sparire e succedeva che ti trovavi seduto a fianco di un tizio che non conoscevi.
Quella sera uno di quei tizi mi squadrò e mi disse solennemente: "Non li ascoltare, cercheranno di raccontarti un sacco di cazzate. Tu non dare loro retta. Nella vita, ogni volta che ne hai l'occasione, sco-pa, sco-PA, SCO-PA!"
Tutto in crescendo. Poi di nuovo zitto, un'ombra, per sempre. Sembrava che un oracolo lo avesse posseduto, giusto il tempo di darmi quella direttiva, per poi lasciarlo alla sua tenue vita di ragioniere lombardo in vacanza in Romagna.
Io rimasi sbigottito. Ero un ragazzino spigliato, ma piuttosto impacciato e confuso in quell'ambito. Cominciavo proprio allora ad affrancarmi dal giogo dell'indottrinamento ecclesiastico.
Forse era semplicemente un porco ossessionato dal sesso, cioè, in fondo, una persona qualunque. Io col tempo però ho interpretato la sua iniziativa come il gesto coraggioso di un uomo che ha capito tardi l'inganno di cui era rimasto vittima lui stesso, e che cercava di mettere in guardia un giovane da attacchi coordinati alle sue pulsioni naturali. Parlava di sesso, grande leva di marketing, ma si riferiva in generale alle inibizioni, ai sensi di colpa, alle insicurezze, ai condizionamenti sociali.
Se è così, da allora nessuno mi ha mai dato un consiglio migliore.
Ci ho messo un bel po' per capirlo.
E non l'ho ancora compreso del tutto!