Amen - parte terza: la superstizione


Potete leggere l'intera saga "Amen" seguendo questo link.
Chi per le mie affermazioni su paradiso e inferno non mi accusa di blasfemia o stupidità potrebbe però, anche solo per superstizione, tacciarmi di avventatezza: se l'aldilà esistesse, e l'inferno non fosse la locanda per bagordi a cui aspiri tu, non credi che potrebbero fartici ardere proprio per quello che hai scritto?
La risposta è semplice, anche se non intuitiva. Io il Nuovo Testamento me lo sono letto, in particolare le lettere di Paolo da Tarso alle comunità paleocristiane. Quando Paolone il persecutore si convertì e fu nominato capo delegazione apostolica per l'area dei gentili, perse il pelo ma non il vizio del bacchettone: i requisiti per andare in paradiso da lui fissati sono tanto bizzarri quanto rigorosi. Io mi vedo bene dal soddisfarli e, se tale realtà parallela davvero esistesse, finirei dunque dritto dritto ad arrostire alla "Churrascaria chez Satan".
Quello sarebbe il destino di uno con il mio stile di vita, i miei valori e le mie convinzioni. Lo sarebbe anche se da qui all'ultimo dei miei giorni mi mettessi a scrivere ipocrite leccate di culo all'intero corpo dell'establishment ecclesiastico.
Proprio per questo, visto che comunque mi attenderebbero all'inferno, mi converrebbe farmi amici i gestori di quel locale. Magari mi riserverebbero un angolino meno ardente, dove continuerei a tessere le lodi del padrone di casa.
Chi lo sa? Potrei persino diventare il propagandista ufficiale di corte. Niente male per uno che onde evitare l'uggia paradisiaca è pronto a rischiare di finire impalato ad un girarrosto per l'eternità. No?

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