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| Un'altra foto dell'amico IZ |
E' quasi ora di cena. Siamo in Birmania da pochi giorni e non siamo ancora stanchi di esplorare e facci sorprendere, magari anche soltanto da un mucchio di spazzatura sull'argine di un fiume. Vale anche per il cibo. Finora abbiamo messo alla prova le probabilità di beccarci un'intossicazione alimentare provando sempre localini diversi e per questa sera abbiamo già ristretto la scelta a un paio di ristorantini birmano-indiani. Ma abbiamo pranzato tardi e ci siamo pure fatti un dolcetto all'ora del tè: non abbiamo ancora l'appetito necessario a gustarci il pasto come si deve. Ci fermiamo per una aperitivo-birretta in un locale fighetto: nome in giapponese, menù in inglese, cibo internazionale, gente del posto coi soldi e qualche expat.
La birretta è quasi finita e stiamo pensando di andarcene quando il mio amico I e un birmano che ci siede davanti, entrambi muniti di macchina fotografica da professionisti, si guardano, si studiano, si intendono e poi cominciano a chiacchierare. All'inizio si tratta solo di tecnologia fotografica. Sto ad ascoltarli in impotente silenzio. Quando passano ad argomenti da generalisti afferro la fune che penzola dalla loro mongolfiera, mi alzo in volo e li raggiungo. Il birmano è un fotoreporter che lavora per un periodico in inglese del posto.