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Visualizzazione dei post da settembre, 2013

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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

Segnali buffi/9

Spesso mi imbatto in segnali, cartelloni, scritte o etichette divertenti. Quando capita mi assicuro sempre di non andarmene senza una foto. Le propongo a rate anche qui.

159765 persone hanno cliccato mi piace, solo Mark Zuckerberg ha ancora dei dubbi (Boracay, Filippine)
Cupido è passato di qua...(Firenze)
Screanzato! (Bangkok, Thailandia)

Celebriamo la grande impresa nazionale (hahaha) con un bel palindromo


Celebro la recente grande impresa che ha ristabilito l'onore e l'orgoglio nazionale (hahaha) riportando questa perla in tema di Marco Buratti:

"Era gennaio, vedevo il Giglio...il Giglio vede voi annegare"

E' una frase palindroma, ovvero la si legge allo stesso modo anche da destra a sinistra. Lo so, ci sono passato anch'io: non ci credete, non sembra nemmeno esserlo, non è possibile, è talmente bella che potrebbe essere una poesia. E allora fate la prova e poi restate lì con lo sguardo perso nel vuoto e il dito puntato sull'ultima (o prima) lettera, sbalorditi come me ogni volta che la rileggo, a chiedervi...ma come cazzo gli è venuta in mente???

(Marco Buratti, matematico, amico di un mio caro amico, anch'egli matematico, scrive un palindromo alla settimana per il Sole 24 Ore.)

Altro post cinico: i miti sul mondo della prostituzione thailandese


Roccia pene e roccia vagina al tramonto, che quadretto romantico! (Koh Samui)

Ecco il post cinico che avevo promesso qui.

La prossima volta che vedo uno di quei report posticci sul mondo della prostituzione thailandese vomito. La maggior parte dei giornalisti italiani sono ovviamente dei buoni professionisti. Ce ne sono alcuni però a cui bisognerebbe requisire penna, portatile, tablet o qualsiasi sia lo strumento che utilizzano per produrre gli intrugli con cui lavano i cervelli dei propri lettori. Una cozzaglia di mediocri operai della parola che si affidano a triti miti e stereotipi per giustificare lo stipendietto che l'editore passa loro.

Quelli che per anni ci hanno propinato il pistolotto delle povere ragazze thailandesi sfruttate o addirittura schiavizzate da turisti sessuali vecchi e bavosi sono fra i più subdoli. Mi risulta difficile pensare che questi individui siano davvero venuti sul posto, che abbiano raccolto testimonianze, osservato, cercato di capire, per prendere infine certe cantonate. Non può non esserci intenzionalità. Deve trattarsi di gente che ha scritto per sentito dire, affidandosi a qualche leggenda o caso isolato strappa lacrime per fare del sensazionalismo e sfruttare l'imperante ipocrisia occidentale. Leggere Michel Houellebecq può offrire qualche spunto illuminante a riguardo. D'altra parte è anche improbabile che per anni io mi sia imbattuto soltanto in casi anomali e controcorrente. Sono arrivato a una conclusione forse un po' arrogante ma tuttavia inequivocabile: semplicemente ne so più io di loro.

Me ne rendo conto ogni qual volta ascolto un italiano che innaffia con le lacrime degli struggenti casi di povere fiammiferaie siamesi costrette a prostituirsi con porci ciccioni e raggrinziti per mantenere le famiglie poco abbienti al villaggetto di campagna, i padri mutilati, le madri inferme, i bimbi affamati. Sia ben chiaro: di porci ciccioni e raggrinziti in Thailandia ne arrivano a vagonate. E di certo queste ragazze provengono da ambienti rurali, semplici e poveri. Allo stesso modo però arrivano da un retroterra socio-culturale simile anche quelle che approdano in città per fare le parrucchiere, le cuoche e le cameriere, le sarte, le bigliettaie degli autobus, le cassiere ai grandi magazzini, le operaie nei cantieri e qualsiasi altro lavoro scarsamente retribuito che non richieda l'utilizzo di parti intime del corpo. Situazioni normalissime in un paese in via di sviluppo. La differenza tra queste ultime e quelle che decidono invece di abbandonarsi tra le braccia grasse e pelose dei presunti vecchi bavosi sta principalmente nell'avidità, nella propensione al gretto materialismo, negli insaziabili vizi da mantenere col sudore della fronte (beh, fronte, si fa per dire, ovviamente): telefoni costosi, vestitini eleganti, scarpe coi tacchi, scintillanti scooter giapponesi, bottiglie magnum di whisky (ovviamente Black Label), cocaina, metanfetamina e tutte le altre stronzate con cui sperperano i soldi che dei poveri idioti forniscono loro in cambio di sesso scandente e illusioni d'amore.

Il fatto che poi i loro clienti siano spesso uomini spregevoli non è prova di sfruttamento e schiavismo. Nella maggior parte dei casi queste donne sono libere di scegliere con chi prostituirsi e il fatto che lo facciano con individui disgustosi la dice lunga sullo scarso rispetto che hanno per il proprio corpo e sul disinteresse che nutrono per la loro dignità. Se se lo possono permettere sceglieranno ovviamente un bel giovanotto, possibilmente alto, biondo e sciocco, a cui scuciranno un bel gruzzoletto dopo essersi divertite probabilmente più di lui.

Non è infrequente poi incontrare anche casi misti: donne che lavorano in un bar equivoco e ammettono di aver fatto le cassiere al centro commerciale fino alla settimana precedente. E pianificano di tornarci a breve. Come se si fossero semplicemente prese un semestre sabbatico.

In questo squallido gioco di ruoli le differenze tra vittime e aguzzini sono spesso difficili da identificare. La Thailandia accoglie ogni anno frotte di ingenui fessacchiotti che dopo un paio di settimane trascorse con delle furbacchione se ne tornano a casa credendo di avere trovato l'amore e inviano regolarmente somme anche ingenti convinti che così facendo riusciranno a tirare fuori le loro pretty women dal baratro della prostituzione in cui sono scivolate loro malgrado. E quelle Julie Roberts dei poveri intascano e sperperano, scopano, si ubriacano, si sballano, fanno shopping selvaggio, mentre ovviamente continuano a fare marchette e a cercare di accalappiare nuovi idioti da mungere nei periodi di magra. C'è chi ha scritto dei libri sugli scambi di email tra zoccole e boccaloni, cose del tipo "Sure, I love you too...but now send me money!"

Di recente presso un banchetto di minestrine sistemato lungo un marciapiedi mi è capitato tra le mani il telefono di una tizia su cui ho avuto la fortuna di leggere un'esilarante conversazione in whatsapp che recitava più o meno così (traduzione in italiano a seguire):

"Hi honey, I miss you so much..."
"Hi, can you send me 8000 baht?"
"Sure darling, I will do it tomorrow, first thing in the morning...I love you..."
"Have you already sent it?"
"Sorry honey, I couldn't do it in the morning, I'll do it right away...kisses"
"What time?"
"After lunch, you will get it tomorrow...I miss you so much"
"Tomorrow??? Not today???"
"Darling, it takes some hours and there is a time difference between Europe and Thailand. Tomorrow for sure you'll have it. Do you remember last time, when I sent you 10000 baht? Just wait a little. Love you..."
"hmmm...alright, tomorrow I will let you know"

(Traduzione:
"Ciao amore, mi manchi tanto..."
"Ciao, mi puoi mandare 8000 baht?"
"Certo cara, lo farò domani stesso, di prima mattina...ti amo..."
"Li hai mandati?"
"Scusa amore, stamane non ce l'ho fatta, ora vado in banca...baci"
"A che ora?"
"Dopo pranzo, li riceverai domani...mi manchi da impazzire"
"Domani??? Non oggi???"
"Amore, ci vogliono alcune ore, e poi c'è una differenza di fuso orario tra l'Europa e la Thailandia. Domani di sicuro li riceverai. Ti ricordi l'altra volta, quando ti ho mandato 10000 baht? Devi solo aspettare un pochino. Ti amo..."
"hmmm, va bene, domani ti faccio sapere")

E così via. La stessa burattinaia di conversazioni del genere ne aveva altre in parallelo con altrettanti citrulli. E non si faceva alcun problema a farcelo sapere. Anzi, sembrava godesse nello sfoggiare la sua abilità di manipolatrice. Un altro imbecille dall'altro capo del mondo le paga l'affitto di un appartamento in un bel condominio in una delle zone più costose di Bangkok. Nel frattempo essendo piuttosto attraente riesce a pescare un cliente diverso quasi ogni sera.

Dopo che un altro stolto le ha pagato a fondo perduto il conto del ristorante si è alzata e ha provato a invitarci in un altro locale (dove andava a battere) per farsi finanziare il taxi. E che cazzo, nemmeno il prezzo del trasporto per andare al lavoro si vuole pagare! Le abbiamo restituito il telefono ridendole in faccia. Si è incamminata rivolgendoci una smorfia da offesa, poi ci ha ripensato e prima di entrare nel taxi ha sfoggiato il falso sorriso da quattro soldi con cui incanta i suoi serpenti: non si sa mai, meglio non tagliare i ponti con nessuno, chiunque potrebbe risultare utile un domani.

Non va sempre a finire bene però. Quasi come fosse un ciclo buddhista dopo qualche anno di questa vita al massimo il karma ricompensa queste scellerate con corpi che si sfaldano, sguardi persi nel vuoto, notti finite a dormire su un marciapiede in mezzo a pozze di vomito, risse feline, scenate patetiche, umiliazioni, pubblico ludibrio, sesso con mostri deformi per quattro soldi.

Ma, ehi, dai, chi se ne frega? Evviva l'amore!
Anche se lo compri tirando sul prezzo al mercato.

Come sputtanare un bel posto - Koh Samui, Thailandia

Festa in spiaggia

Che prurito ai polpastrelli! Mi scappano un paio di post cinici e il primo ho deciso di farlo sull'isola thailandese di Koh Samui: un ottimo esempio di località paradisiaca sputtanata in pochi anni.

Passo regolarmente per Chaweng beach da una decina d'anni. Ricordo bene l'impressione che ne ebbi la prima volta: una bellissima baia, con la sabbia bianca, l'acqua limpida e la vegetazione tropicale alle spalle. Vivace la sera, con qualche pub in cui si suonava la musica dal vivo e i maxischermi trasmettevano gli eventi sportivi, un paio di discoteche bazzicate da un certo numero di zoccole ma anche da tanti turisti "normali", thailandesi inclusi, e qualche bar. L'atmosfera generale era ancora molto semplice, come da tradizione rurale siamese: un sacco di bancarelle di street-food, mototaxi che ti scarrozzavano da un capo all'altro del paesino per cifre ragionevoli, i songthaew, vie di mezzo tra taxi e autobus, mercatini autentici, personaggi simpatici, qualche buffo svitato, sorrisi, accoglienza. A me come località balneare piaceva molto. Non sono né il tipo da isolette sperdute senza collegamenti elettrici né quello da resort fighetti o di lusso: Samui era il giusto mix.

Poi pian piano l'inevitabile sviluppo, accettabile fino a un certo punto ma sfuggito presto fuori controllo. La spiaggia è ora estremamente affollata, anche in bassa stagione, gli stabilimenti sono stati sequestrati da avidi gestori di baretti tutti uguali, coi cocktail internazionali, i cuscini triangolari e la musica ad alto volume. La sabbia e il mare sono molto più inquinati di un tempo. Le bancarelle e i mercatini sono spariti, così come i negozietti semplici, sostituiti da ristoranti che si scopiazzano il menu e servono cibo pseudo-thailandese a prezzi giapponesi. A breve verrà aperto un enorme centro commerciale. Le discoteche e i pub sono frequentati quasi esclusivamente da prostitute e da turisti sciocchi disposti a pagare i vizi di quelle vuote materialiste (prima di scattare sulla sedia aspettate di leggere il secondo post cinico, sul mito delle povere ragazze thailandesi sfruttate e schiavizzate da vecchi porci bavosi occidentali, che ho già in canna -  aggiornamento: ecco qui il post).

La gente sembra divertirsi e gradisce le novità. Io lo so che cos'è il divertimento, credetemi, è forse l'unica cosa di cui mi intendo. Ho una laurea e un dottorato in scienze del divertimento. Mi diverto sempre, anche nelle situazioni in cui gli altri si annoiano o addirittura soffrono. Ho imparato che il divertimento è una questione di atteggiamento e atmosfera, non di strutture, luccichio e soldi. Anzi, spesso più l'atmosfera è autentica, lo stato d'animo sereno, la mente curiosa e i prezzi sono bassi e più ci si diverte. In modo GENUINO intendo. Tutto quel che ha da offrire la nuova Samui è invece robaccia da sfigati, gente che si affida ai pacchetti preconfezionati per ovviare a delle profonde lacune di creatività e spirito investigativo. Io mi ci diverto anche ora, ovviamente, ma come dicevo prima il divertimento per me è una sorta di marchio genetico.

C'è un ulteriore dettaglio significativo da notare: il numero dei turisti thailandesi è crollato mentre aumentano di anno in anno le presenze degli italiani, quelli in versione mediocre, con i tatuaggi e i piercing, i costumini ridicoli, gli occhiali da fighi, le sopracciglia e il petto depilati, personaggi che sembrano essere innamorati della Samui sofisticata. Chissà, forse ricorda loro sempre più Riccione e Jesolo. Forse alla fine a suo modo aveva ragione il ristoratore romagnolo, anche se con le sue uscite ci aveva fatto sghignazzare.

Samui precipita nel baratro dell'omologazione. A me manca già Bangkok, la località più moderna del paese ma paradossalmente quella in cui riesci ancora a toccare tutte le sfaccettature della thailandesità.