lunedì 17 novembre 2014

L'eroe che non ti aspetti, con foto - Pristina, Kosovo

Eroe nazionale
Il Kosovo non era attrezzato per diventare uno stato indipendente. Questo è quello che ti spiegano i kosovari quando ti parlano della separazione dalla Serbia. Al massimo poteva ambire all'unificazione con l'Albania. Ma alla fine è andata come è andata e nel giro di una decina d'anni, con l'aiuto (?) delle organizzazioni internazionali, il paese è riuscito a crearsi l'amministrazione, le banche, le relazioni con gli altri paesi, le infrastrutture, i sistemi di sicurezza. E il merito di tutto ciò è attribuito a chi proprio non ti aspetti. Non il capo della resistenza, l'ideologo del movimento di indipendenza o il leader degli alleati albanesi. No, l'eroe della guerra contro i Serbi non è kosovaro, non è albanese, anzi, non è nemmeno europeo. E' un americano: Bill Clinton, quello che quasi si faceva cacciare dalla Casa Bianca per un rapido pompino nello studio ovale e un sigaro aromatizzato al succo di fregna. Il Kosovo è l'unico posto in Europa in cui un presidente americano non solo non è visto con sospetto, ma è addirittura idolatrato. A Clinton qui hanno dedicato un viale importante e una statua in centro città, e la sua foto appare in vari manifesti. Nella scia della gratitudine nei confronti degli USA una via è stata dedicata anche a George Bush. E un'altra persino a Robert Doll, che non so nemmeno chi sia, a meno che non si tratti di Bob Dole, candidato repubblicano alle presidenziali del '96, con clamoroso errore di ortografia. Mi dicono persino che ci sia una Route 66. Non l'ho trovata. Ho invece passeggiato lungo via Garibaldi, che pur non essendo americano era pur sempre un eroe dell'indipendenza.
Segue rassegna fotografica.

giovedì 13 novembre 2014

La città e il suo plastico sono la stessa cosa, con foto - Skopje, Macedonia

Nel 1963 Skopje fu quasi totalmente rasa al suolo da un forte terremoto. Col tempo il centro è stato ricostruito. Dal punto di vista architettonico-urbanistico non ci sono andati molto per il sottile. Il colpo d'occhio, specialmente dall'alto, è piuttosto deprimente. Tra i palazzoni di epoca titina si annidano capannoni, fabbrichette, cantieri e autorimesse, tutta roba che starebbe meglio in periferia, o addirittura in provincia. Ultimamente, con l'intento di abbellire la città, i macedoni stanno riproducendo alcune delle strutture che occupavano gli spazi del centro secoli fa, per lo meno nella loro immaginazione.

martedì 11 novembre 2014

L'etichetta, con foto - Belgrado, Serbia

Il vecchio edificio della TV, distrutto dai bombardamenti 
Scherzavo, a Belgrado poi ci sono andato. E ho fatto bene. Al suo posto ho deciso di escludere il Montenegro, i cui luoghi migliori stanno sulla costa. E quella non è la mia priorità.
La differenza tra Bosnia e Serbia è marcata. Appena passato il confine spariscono le abitazioni malmesse, diminuiscono le fattorie, le strade di raddrizzano e si intensificano le attività industriali e commerciali. Sembra la pianura padana. Magari quella dei primi anni novanta.

venerdì 7 novembre 2014

Entrata in Bosnia col treno/2: la gente

Se ne fuma due al giorno... 
Continua da qui
Anche l'atteggiamento delle persone è diverso. Negli altri paesi la gente si faceva i fatti suoi, in modo dignitoso e un po' freddino. Se venivi presentato o chiedevi un'informazione ti rispondevano cordialmente, in un inglese impeccabile. Qui cercano il contatto umano, ti fanno una domanda e, quando scoprono che non sai la loro lingua, se non parlano l'inglese si zittiscono educatamente, ma continuano a sorriderti se incrociano il tuo sguardo. Se invece conoscono almeno qualche parola si buttano nella conversazione, amichevolmente, senza imbarazzo, parlando del più e del meno.

mercoledì 5 novembre 2014

Entrata in Bosnia col treno/1: l'atmosfera, con foto

Convogli sgangherati
Sono entrato in Bosnia, a bordo di un convoglio sgangherato proveniente da Zagabria, stazione che nel dicembre del 1990 aveva tutta un'altra aria, il paese sull'orlo della guerra civile, sale d'aspetto ricolme di barboni in fuga dai morsi del freddo e guardie spietate che si divertivano a svegliarli a manganellate.
Bosnia, dicevo. Finalmente si vede un po' di lerciume, sgretolamento, trasandatezza. Il disordine tipico dei posti poveri o colpiti da recenti disgrazie. Si è dissipata quell'aria da paesaggio alpino austriaco che aleggiava in Croazia e ancor più in Slovenia. Non è il sud est asiatico ma siamo sulla buona strada. Finalmente non sono io il più pezzente in circolazione.

martedì 4 novembre 2014

Molto più di tre lettere iniziali - Zagabria, Croazia

Via verso la Bosnia - stazione di Zagabria 
Il tempo stringe, la temperatura si abbassa, cresce la voglia di Balcani profondi. Bisogna fare delle scelte: lasciar perdere il resto della Croazia, bella sì, ma troppo Unioneuropeggiante, e Belgrado, dal sapor di capitale di impero smembrato. Si tira dritto verso Bosnia, Montenegro, Kosovo, Macedonia e Albania, posti con il piede ancora in aria, sollevato dalla melma della guerra fredda ma non ancora infilato nella pantofola sintetica della globalizzazione. 
Dimenticare in fretta i comodi convogli stile Deutsche Bahn e i caffè viennesi. Saranno salsicce oleose, catorci cigolanti e mulattiere dissestate. 
Emorroidi ed emozioni hanno in comune molto più di quelle tre semplici lettere iniziali.

martedì 28 ottobre 2014

La cricca degli spacciatori delle piazze è davvero IR-RI-TAN-TE! - Padova

Remember dear cute Heidi? She has broken bad...
Autore anonimo, su un muro di Padova
Non me ne vogliano i membri onesti della comunità nordafricana di Padova, non ho nulla contro di loro, ma gli spacciatori magrebini che scorrazzano indisturbati tra le piazze del centro sono veramente insopportabili. 
Una volta erano pochi, una decina forse. Ora ce ne sono a dozzine. Presidiano varie zone del centro storico e hanno delle staffette che tengono i gruppi in collegamento costante. Qualcuno ha chiesto qualcosa che alla Gran Guardia non hanno: parte un ragazzino in bicicletta e va a ordinare la fornitura in Piazza Capitaniato o al Duomo. C'è qualche problema con un'altra banda o dei clienti piantagrane: un altro sbarbatello va a chiamare i rinforzi. Delle autorità, sempre mansuete nei loro confronti ma prontissime a intervenire se un ubriacone schiamazza davanti a un bar, non devono preoccuparsi troppo. 
Quando passeggiando entri nel loro raggio d'azione captano d'istinto qualche grezzo segnale e lo usano per classificarti: se rientri nella categoria dei potenziali clienti ti fanno seguire da un galoppino in bicicletta, che ti approccia con fare furtivo, se invece hai l'aria ostile, vagamente disgustata o anche un po' troppo innocua, ti squadrano strafottenti, persino minacciosi, come i membri delle bande newyorkesi del film "I guerrieri della notte". 
Sono una presenza ingombrante, imbarazzante e irritante inserita proprio nel cuore della città. Con sguardi intimidatori affrontano i cittadini per proteggere il loro territorio, come dei cani randagi. Un senso del possesso giustificato da una permanenza in città, magari pure clandestina, di qualche mese soltanto. 
Adottando tecniche di marketing aggressive cercano di circuirti se credono di poterti rifilare qualcosa: mormorano: "Va tutto bene?", sottovoce, quando ti si avvicinano da dietro, di soppiatto, in una vietta scarsamente illuminata, o ti chiamano con dei versi odiosi, "mcccc mzzzz", gli stessi che si usano per attirare l'attenzione dei gatti. 
E si danno persino delle arie da mercanti di merce rara, come se spacciassero Coca Cola in Corea del Nord o gran puttanoni in Arabia Saudita. Credono forse di essere originali? Davvero? Per aver importato in Italia...l'illegalità? Ha ha ha ha.
Si tratta di un problema che mette d'accordo praticamente tutti gli schieramenti politici, i quali trovano espedienti diversi per ottenere lo stesso obiettivo: non risolverlo.