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Visualizzazione dei post con l'etichetta tradizioni

Tradizione


  • La tradizione è il risultato di una lunga sequenza di miglioramenti. Ed è essa stessa passibile di future migliorie.
  • La tradizione è come un segnalibro: serve a ricordarci a che punto siamo arrivati, non segnala la fine della storia.
  • La tradizione che adori come un feticcio immutabile ti è stata tramandata da una serie ininterrotta di generazioni, attraverso vari passaggi. Se ad uno qualunque di questi livelli qualcuno avesse pensato di essere arrivato al traguardo, ti sarebbe stato affidato qualcosa di più primitivo. Hai verso i tuoi discendenti il dovere, nonché la responsabilità, di lasciare aperte le porte al cambiamento, così come le hanno lasciate aperte coloro ai quali devi ciò che ti è stato consegnato in dono dal passato.
  • La tradizione è tanto, certo, ma non è tutto.
  • Le tradizioni di culture diverse non vanno mai messe in competizione: sono tutte complesse, articolate e sofisticate catene di adattamento a realtà circostanziate, fissate col primo anello allo stesso gancio, di cui ogni ulteriore inserto è un pezzo aggiunto ad un mosaico unico.
  • La tradizione può agire da freno sul presente o da acceleratore per il futuro: dipende solo dal pedale che tu hai deciso di premere.

E lasciami bere, cazzo! (con inserti veneti debitamente tradotti in italiano)


- NO! Non lo reggere per il calice: afferralo per lo stelo, così non lo rovini col calore corporeo.
E va ben, sposta chei dei cusì ghea moea de rompare 'e bae (E va bene, sposta quelle dita così la smette di rompere le palle).
- ASPETTA! Non lo bere ancora: fai ruotare il bicchiere, infilaci dentro il naso e riconosci l'aroma.
Uffa, eora, dai, sguarata sto goto, impiraghe dentro 'a napia e daghe na snasada (Allora, dai, scuoti questo bicchiere, infilaci dentro il naso e annusa).
- CHE FAI? Non deglutire! Tienilo sulla lingua piegata a conchetta, aspira un filo d'aria e...
- ...e...e...e...e chiudi quella bocca, porca troia! Lasciami trangugiare questa broda d'uva fermentata in santa pace! Io sono un tipo da birrozza, delle tecniche di degustazione non m'importa un accidente, voglio solo divertirmi
un po' e farmi venire sonno prima di andare a letto.

Tradizionale, un concetto relativo

Incontro vegetariani, vegani e crudisti vari che ironizzano, o addirittura spargono acredine, sulle mie abitudini alimentari, piuttosto tradizionali, onnivore e quindi (anche) carnivore. 
Sbalordito e un po' scosso rifletto, e penso che in effetti non hanno poi tutti i torti. Il concetto di “tradizionale” è infatti relativo. Ai tempi in cui mio nonno era un ragazzino, la gente nei paesini degli Appennini si svegliava quando fuori era ancora buio, partiva con l'asino o le pecore e andava in campagna. A metà giornata, quando la fame stritolava lo stomaco, i nostri avi tiravano fuori il pezzo di pane secco dalla saccoccia, sradicavano una carota da terra, la pulivano col coltello a serramanico e sgranocchiavano lentamente il loro pasto vegano e crudista, seduti con la schiena appoggiata al tronco di un albero bello frondoso. Per dessert masticavano una mela rinsecchita colta strada facendo. Essendo in gran parte frutta e verdura selvatica molto probabilmente si trattava pure di alimenti bio.

Il leggendario vento di Suzhou - Cina

La sua bimba può anche arrostire all'inferno, a patto che la sua pelle da principessina rimanga riparata dai raggi del sole...
Fa caldo a Suzhou, un caldo demotivante. Io per esempio ho sospeso le mie corsette tonificanti. Chi poteva immaginare che l'avrei sofferto a questo modo dopo tutti quegli anni di allenamento ai tropici? Per fortuna spesso tira il proverbiale vento di Suzhou, come ama chiamarlo l'amico L. Oltre a rinfrescarti la pelle però le raffiche ti abbattono anche la bicicletta parcheggiata, ti gettano un pugno di polvere sugli occhi e scoprono la coscia o la tetta di qualche ragazza procace, se va bene a te e male a lei. Ma la soddisfazione più grossa me la tolgo quando vedo le smorfiosette di città con il parasole chiuso, costrette a farsi cuocere la pelle e diventare scure come delle qualsiasi contadine dell'entroterra. In realtà l'abbronzatura alle ragazze orientali dona parecchio, almeno secondo me. Le rende più sensuali, feline, speziate. Gli asiatici, soprattutto quelli benestanti, la considerano però una perdita di status, un'onta da lavare con costosissimi trattamenti estetici e porcate come le "creme sbiancanti", che in realtà sono semplici protezioni solari camuffate.