Sull'orlo del burrone

Alle volte mi sento come se stessi in equilibrio precario sull'orlo di un burrone. Oltre l'orlo c'è il baratro oscuro dell'avvilimento assoluto.
Per anni ho creduto — e mi rendo conto solo ora dell'incredibile ingenuità ottimistica che mi animava — che le persone, pur commettendo degli errori, fossero comunque in grado, tramite analisi personale o guidate da qualcun altro, di correggere la rotta.
Devo rassegnarmi. Una parte enorme della popolazione — italiana di sicuro, ma forse non solo — e forse addirittura una parte preponderante di essa, pur essendo costretta ogni giorno nella vita privata a sguazzare nella palude melmosa di una realtà che è evidentemente, inequivocabilmente e indiscutibilmente complessa, non appena sale di livello - su questioni politiche, sociali o anche scientifiche - atterrita da prospettive che includono necessariamente l'accettazione del caos, dell'incertezza e a volte anche del caso, si tappano le orecchie, chiudono gli occhi, spengono la corteccia prefontale del cervello e si abbandonano alle solite ridicole, infantili, assurde spiegazioni manichee che vengono propinate loro ad arte. Si polarizzano quindi in due schiere contrapposte, prestando il fianco a chi li manipola tramite l'antica tecnica del divide et impera.
Questa dinamica mi si era svelata già da un po' di tempo. Fu una brutta botta, lo ammetto, ma non mi fece perdere la fiducia nei miei simili. Pensavo infatti che tramite opera di divulgazione ed evangelizzazione si potessero riportare le anime smarrite sulla corretta via. Scusate l'apparente delirio messianico, ma le metafore, più sono forti e aderenti alle radici culturali dell'individuo, più risultano efficaci (e magari mi sto illudendo di nuovo).
Si trattava purtroppo di una prospettiva caratterizzata da un ottimismo comparabile a quello del lieto fine di filmetto romantico di serie C.
Non solo l'opera di divulgazione non fa alcuna presa sulle menti dei burattini polarizzati. Attira persino la loro ironia (da osteria ovviamente), la loro indignazione e, in caso di insistenza, persino la loro ira. Quando avanzi dei dubbi sulla posizione di qualcuno schierato da qualunque lato di una qualsivoglia questione polarizzata — un tifoso degli israeliani così come dei palestinesi, della Russia o dell'Ucraina, dell'Iran o degli USA, un complottista o un "ufficialista"— a questi non passa nemmeno per la testa che tu ti stia riferendo ad un fattore della contesa che trova il suo senso solo dando per scontato un certo livello di complessità. No, il tifoso sempliciotto e polarizzato dà per scontato che solo l'imbecillesca interpretazione binaria sia ammessa, e quindi pensa immediatamente che tu stia CONTRO di lui e quindi CON i suoi nemici. Quando dopo un'estenuante nonché lunghissima azione di chiarimento sei riuscito a fargli capire che tu non sei un fanatico tifoso (come lui) ma ti dedichi semplicemente alla comprensione della situazione nella sua complessità, e sei quindi disinteressato all'diozia semplificatrice della stessa polarizzazione, reagisce come se stessi raccontando una barzelletta, quindi con umorismo.
Se insisti, e lui capisce che sul serio non accetti né la sua assurda istanza faziosa, né l'altrettanto assurda istanza opposta, comincia a indignarsi, e ti accusa di comportamento eticamente inaccettabile. La sua visione distorta della realtà non contempla infatti situazioni caotiche e giocoforza ibride, quindi non ammette il disinteresse per una delle due fazioni e l'interesse per la semplice questione in oggetto. Sarebbe paradossalmente più soddisfatto se tu stessi dall'altra parte della barricata. Che tu rifiuti l'erezione stessa della barricata lo trova incomprensibile. Sei un vigliacco, un disertore. Si dimentica però che la guerra da cui diserti l'ha inventata lui.
Se poi ancora non desisti, l'indignazione alle volte si tramuta persino in ira.
Questo tipo di atteggiamento, che io credevo appannaggio di una minoranza di invasati scalmanati, trova invece spazio anche tra le fila della maggioranza pacata e silenziosa.
È un risvolto tragico, scoraggiante e sconvolgente della realtà sociale in cui viviamo oggigiorno.
Proprio quando scienza e tecnologia ci mettono in mano strumenti che potrebbero essere utilizzati per ottenere quel mondo migliore di cui si è favoleggiato per anni, questi decidono di creare spaccature forse insanabili all'interno della stessa struttura sociale in cui vivono e da cui dipendono. Un insensato tentativo di lento (e forse neanche tanto) suicidio collettivo. Follia pura.

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