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Disegno sinistro - parte quarta: Matrix


Potete leggere la terza parte seguendo questo link.
L'ho tirata in ballo spesso la Matrix ultimamente. È arrivato il momento di parlarne più diffusamente.
La stupenda trilogia interpretata da Keanu Reeves l'hanno vista un po' tutti. E molti dopo averla guardata si sono esaltati: "È una storia intelligente, io l'ho compresa, quindi sono intelligente anch'io." Pensano.
E in effetti il risultato appare incoraggiante. Poi però li osservi e ti risulta chiaro che non ne hanno colto tutti i lati simbolici, gli aspetti metaforici: ciò che la rende attuale anche senza l'apocalisse tecnologica. Si sono fermati alla trama delle macchine senzienti che succhiano l'energia degli umani facendoli vivere in un sogno simulato, la matrice stessa. Non riescono a fare due più due, ad unire quei benedetti puntini.
Spieghiamo quindi l'allegoria. Nella nostra realtà le macchine possono essere rappresentate dal livello del potere. I sogni - la matrice - sono invece le questioni polarizzate che da quel livello vengono fornite ai cittadini. L'energia succhiata è infine quella degli individui che abboccano al trucchetto e si dedicano anima e corpo a carburare il meccanismo.
Facciamo qualche esempio tratto dalla sequenza di polarizzazioni per volgo diffuse negli ultimi anni. Vi siete schierati, con elmetto e baionetta, prendendo posizione (qualunque posizione) sulle varie diatribe relative alla pandemia? Siete nella Matrix. Vi siete schierati sulla guerra Russia-Ucraina? Siete nella Matrix. Vi siete schierati sulla questione Palestina-Israele? Siete nella Matrix. Vi siete schierati sulla guerra USA-Iran? Siete nella Matrix.
E state sicuri che quando l'interesse sulla crisi del momento scemerà, i controllori della Matrix ve ne forniranno altre. Come già detto il contenuto non è la chiave. L'obiettivo è la distrazione, la spaccatura dell'opinione pubblica. Il divide et impera.
Okay, prendetevi un po' di tempo per rifletterci. Poi, chi non aveva colto il parallelo di cui sopra alla prima visione vada pure a rivedersi il film. Magari stavolta lo capisce davvero.

Trovate le altre puntate della saga "Disegno sinistro" seguendo questo link.

Dinamismo costituzionale


Io al referendum sulla riforma costituzionale non ho votato. Ero all'estero ed ero pure contento di avere una buona scusa per non partecipare all'ennesima pagliacciata scarica barile orchestrata dai nostri disastrosi politic(ant)i. Gentucola che per limiti personali e faziosità di schieramenti non riesce a trovare un accordo su questioni fondamentali, riducendo tutto alla solita zuffa polarizzata e condannando il paese al collasso istituzionale. Con le patate bollenti che questi mediocri incompetenti non riescono a gestire e che passano invece ai cittadini io non mi scotto le mani.
Se avessi votato forse avrei scelto il no. Non per le ragioni fuffa avanzate dall'opposizione, che sul tema è tanto colpevole quanto la maggioranza, bensì per consapevolezza della mia inadeguatezza ad affrontare un quesito inadatto ai non esperti in materia.
Non mi è assolutamente piaciuto invece il ragionamento (ragionamento si fa per dire) di chi ha proposto di votare no perché la nostra costituzione è una creazione perfetta, infallibile ed eterna che non va quindi toccata. Mai. A prescindere. Ma dove vivono costoro, in una campana di vetro?
Innanzitutto i padri costituenti, consapevoli che il loro lavoro era solo l'inizio dell'opera, hanno inserito con lungimiranza il meccanismo di modifica. Quindi chi è aprioristicamente contrario alle riforme costituzionali abbia almeno le palle di prendersela con quelli che fa invece finta di osannare.
In secondo luogo la carta iniziale si inquadra in un preciso momento storico. Il mondo cambia di continuo, e nell'ultimo secolo lo ha fatto in maniera vertiginosa. Pensare che una costituzione stesa alla fine della guerra possa resistere, immutata e monolitica, a sconvolgimenti geopolitici, tecnologici e sociali quali quelli degli ultimi decenni è allucinante.
Prendete come esempio l'apertura: l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro. A parte che non mi è mai stato chiaro perché proprio sul lavoro? Perché non sulla dignità, o l'autorealizzazione o lo sviluppo sociale e culturale degli individui? Ma va beh, mettiamo che a quei tempi, a cavallo tra monarchia e repubblica, col paese da ricostruire, un po' di propaganda motivazionale potesse starci. Vi sembra tuttavia che oggi, quando chiunque rischia di essere rimpiazzato al lavoro dalle nuove tecnologie, possa ancora avere senso un articolo del genere? Cioè l'Italia dovrebbe essere una repubblica fondata sul lavoro svolto da Gemini o C1-P8?
E questo è solo un esempio. Molti degli articoli potrebbero rivelarsi inadeguati al continuo cambiamento. La costituzione non è una fortezza assediata da difendere. È uno strumento che deve essere coerente con l'attualità della congiuntura nazionale e internazionale. Se questa cambia e la carta non è più adeguata, le modifiche si rendono necessarie. Ma certa gente ripete a pappagallo, per giunta urlando, slogan che non hanno alcun significato, senza nemmeno interrogarsi sulla liceità di ciò che dice.
Disarmante, davvero, deludente ed estremamente deprimente.

Disegno sinistro - parte terza


Potete leggere la seconda parte seguendo questo link.
Spieghiamo ora meglio il punto di vista del cittadino.
Quando questi si pone al livello delle polarizzazioni e seleziona una fazione per una o più delle questioni polarizzate, ha già scelto di operare al livello subordinato: è già quindi entrato nella Matrix.
Il cittadino può dunque scegliere se gettarsi nella mischia o no e quale polo preferisce. Non può però decidere il merito della questione polarizzata, in quanto l'ha già scelta e dunque approvata così com'è.
Quindi al livello superiore, quello del potere per capirci, vengono selezionate e poi diffuse tramite media compiacenti le polarizzazioni del momento. Queste vengono offerte alla scelta dei cittadini, un polo o l'altro fa poca differenza, l'obiettivo come ormai sappiamo è la distrazione, non il contenuto.
È come se dicessero: "Questa è la questione calda del momento (il tema polarizzato). Queste sono le fazioni, scegline una e impegnati a supportarla. Cerca fonti, fai propaganda sui social, in piazza, al bar. Insomma impiega delle ore della tua vita al nostro servizio, su argomenti che non puoi davvero capire in profondità e su cui non hai alcun potere di intervento. Ovviamente lo fai gratuitamente. E non ti preoccupare di cosa noi facciamo mentre tu sei distratto a quel modo. Ai tuoi interessi ci pensiamo noi."
E a questo invito al suicidio intellettuale, culturale e morale il cittadino picchia i tacchi e risponde: "Signor sì!"

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Disegno sinistro - parte seconda


Potete leggere la prima parte seguendo questo link
Vorrei spiegare meglio come credo funzioni la manipolazione delle masse tramite la tecnica della polarizzazione su temi "lontani", quelli per cui non esiste possibilità di verifica diretta da parte dei cittadini.
Bisogna astrarre dalle questioni polarizzate stesse e immaginare un livello superiore, dove tali questioni vengono accuratamente selezionate, alimentate e guidate per spaccare l'opinione pubblica in fazioni contrapposte. Fazioni che sprecano tempo ed energie supportando l'uno o l'altro polo, senza come detto poter verificare nulla.
Quelli che scelgono uno degli schieramenti sono già stati risucchiati da questa specie di Matrix, quindi restano all'oscuro del livello superiore. Credono che il piano su cui si sono posizionati sia quello attinente alla realtà, dove avrebbero libera scelta, e si fidano ciecamente delle fonti di informazione a cui si abbeverano. Ovviamente vale per ogni fazione. Tutti sono convinti di avere ragione. In realtà hanno tutti torto, non tanto per quanto riguarda il merito delle questioni, ma proprio per aver abboccato all'amo ed aver preso posizione.
Al livello superiore, nel frattempo, attivata così la modalità "divide et impera", è possibile agire indisturbati sulle problematiche "vicine", quelle su cui i cittadini avrebbero facoltà di verifica e controllo, ma su cui nessuno ha tempo o voglia di ficcare il naso, dato l'impegno a tempo pieno profuso infruttuosamente sulle crisi "lontane".
In sostanza ci vengono tesi dei tranelli. Evitarli sarebbe facilissimo, basterebbe resistere alla tentazione di prendere partito su faccende che comunque non sono verificabili. Ma noi non riusciamo a resistere alla tentazione, mettiamo il piede nella trappola, sprechiamo energie dibattendoci e menandoci come i capponi di Manzoni. Nel frattempo qualcuno ci svaligia indisturbato la casa.
I maligni sono loro, al livello superiore. I fessi però siamo sempre noi quaggiù.

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Il disegno sinistro


Qualcuno ha notato che i cittadini non si misurano quasi più su questioni di condominio, quartiere o comune - che li interessano in prima persona e che possono toccare con mano - e si confrontano invece quasi esclusivamente su crisi lontane, come Israele-Palestina, Russia-Ucraina, USA-Iran - su cui hanno informazioni di terza mano (quando va bene) e possibilità di intervento efficaci come le mosse di una partita di Risiko giocata a Natale?
Se stavate per rispondere che lo fanno per altruismo lasciate perdere, con me non attacca. Il carico egotico e il livello di certezza (per non parlare della cialtroneria) che molti convogliano nelle proprie arringhe non lascia spazio ad interpretazioni benevole del loro atteggiamento.
Ho un sospetto. Lasciate che faccia un po' il complottista. Non vi viene in mente che possa esserci un tacito disegno, strumentale alla politica e implementato con l'ausilio dei media, per tenerci lontani dalle problematiche che ci interessano direttamente e su cui avremmo sia la facoltà di intervento che il diritto di avanzare richieste, dirottando la nostra attenzione e le nostre energie su argomenti che non sono alla nostra portata e su cui non abbiamo possibilità di manovra?
Il motto sembra essere questo: "Occupatevi pure di crisi lontane, che mentre siete distratti vi fottiamo per bene a casa vostra." Sarebbe un piano diabolico, tuttavia molto, molto efficace.
Ma non preoccupatevi, ovviamente sto vaneggiando e la mia è un'idea improponibile. Continuate pure come avete sempre fatto. Di sicuro riuscirete a fermare le guerre negli altri continenti, mentre a casa i nostri governanti si occuperanno al meglio e spassionatamente delle vostre esigenze. Fate benissimo.

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In prestito dall'arte astratta



Questi sono due quadri di arte astratta molto famosi. Non sono un esperto d'arte e non mi metterò certo a parlare della materia. Trovo però che l'arte sia un ottimo strumento per comunicare visivamente delle idee che sarebbero altrimenti contro intuitive, anche idee che non hanno nulla a che fare con i lavori in sé.
Utilizzerò il quadro di Kandinsky - "Composition VII" (il primo) - per rappresentare la realtà. Il quadro di Rothko - "No. 4, two dominants" (il secondo) - può invece essere preso in considerazione per simbolizzare una semplificazione polarizzata della stessa realtà.
Ora provate a immaginare di voler comprendere la complessità inerente alla prima rappresentazione utilizzando la seconda come modello di studio. Ridicolo, no?
Ancora peggio è pensare di voler non solo capire, ma addirittura manipolare la realtà complessa utilizzando il modello polarizzato.
Per quanto assurdo possa sembrare, questo è ciò che molti di noi fanno ogni giorno, in qual si voglia ambito.
Io credo che questo sia uno degli aspetti più tragici dei nostri tempi.

Cortocircuito anacronistico


C'è una domanda che mi assilla da molto tempo. Perché in Italia, a così tanti anni dai fatti salienti, ci sono ancora tante persone che si identificano nello scontro tra fascisti e anti-fascisti? Perché l'anacronismo dei temi del dibattito non ha relegato ai libri di storia anche i dibattenti?
Una risposta potrebbe essere formulata tracciando un parallelo con la genetica.
Quando il trauma collettivo causato da una spaccatura sociale è troppo lesivo, quando i fatti hanno ecceduto il limite della capacità di gestione umana, il meccanismo cicatrizzante che solitamente si occupa di farci voltare pagina e far fermentare la cronaca perché si trasformi in storia fallisce. Semplicemente non entra in funzione. La ferita non si rimargina, il trauma rimane, la spaccatura sociale stessa non viene riparata e i lembi della carne lacerata restano divaricati.
Bene, questo è il risultato, ma come funziona il flusso? Così come il patrimonio genetico dei genitori viene trasmesso ai figli, le polarizzazioni in oggetto - quelle "gravi",  a differenza di quelle che sono state disinnescate - vengono erroneamente trasmesse da una generazione all'altra assieme ai tratti culturali "sani". Ricordiamoci, per restare nell'ambito della genetica, che anche il meccanismo di propagazione del DNA può commettere degli errori.
L'appartenenza ai gruppi contrapposti di una certa epoca, che normalmente perde di valore quando la storia passa al capitolo successivo, viene in questi casi estremi perpetuata. Ciò avviene non soltanto nella direzione genitore->figlio, ma anche in quella insegnante->studente, anziano->giovane, gruppo->individuo, guru->seguace e via dicendo.
Un effetto collaterale del processo in atto, che diventa anche propulsore di un ciclo retroattivo autoalimentante, è il fatto concreto che chi è stato assorbito da uno dei due gruppi dichiara apertamente di appartenervi e quindi si trova davanti degli individui che altrettanto effettivamente appartengono allo schieramento "nemico". E si sente dunque legittimato a continuare a combattere le sue battaglie. È una guerra illusoria, come quella dei militari giapponesi rimasti in agguato nelle foreste filippine decine d'anni dopo Hiroshima e Nagasaki. Illusoria nelle istanze, ma reale nella sua concretezza. In sostanza è una divisione effettiva ma non più supportata dalle fondamenta storiche che l'hanno generata e sostenuta.
Fascismo e antifascismo, pur non avendo da tempo alcuna motivazione storica, sono visti come movimenti necessari proprio perché le persone non hanno smesso di rappresentarli. Cioè non hanno senso e hanno senso allo stesso tempo.
La soluzione all'inghippo, che comunemente si pensa debba essere politica, o peggio ancora militare, dovrebbe invece essere cercata nelle cassette degli attrezzi proprie di altre discipline: sociologia e psicologia. La contrapposizione è una vera e propria patologia di gruppo, che come qualsiasi patologia non va discussa, bensì curata.
Perché sarebbe importante curarla? Innanzitutto perché, come qualsiasi problema fisiologico, è causa di conseguenze disfunzionali. Inoltre, trovandoci evidentemente sull'orlo di un cambiamento epocale su cui dovrebbero essere concentrate tutte le energie a disposizione, sperando bastino, essa rappresenta un pericolosissimo elemento di distrazione dagli obiettivi fondamentali di un sistema paese.
Ovviamente non credo affatto che saremo in grado di prendere coscienza, svegliarci e uscire da questo sogno ambientato nel passato per affrontare le sfide del presente. Temo invece che le legnate inferte da tali sfide ci costringeranno ad un risveglio molto traumatico.

L'inversione


Si è ormai quasi completamente invertito il flusso di informazioni tra elettore e politico.
Quest'ultimo, proprio per il fatto di essere un professionista della politica, dovrebbe, in base alle proprie conoscenze, esperienze e abilità, essersi formato una propria visione da presentare ai cittadini.
Un po' per colpevole incompetenza, un po' per vile convenienza, un po' per subdolo calcolo, molti politici hanno smesso di proporre la loro visione, e hanno deciso invece di assecondare le istanze dell'elettorato, così come le captano in piazza, al bar o in spiaggia. Istanze che spesso alimentano essi stessi, tramite media compiacenti, facendo leva su fobie ancestrali, complessi di inferiorità e istinti tribali.
Non solo abdicano al loro ruolo di guida, ma finiscono per vanificare lo scopo stesso della loro funzione: riconciliare le esigenze collettive con gli interessi individuali.
E proprio a questo, paradossalmente, devono il loro successo.
Tutto ciò io lo trovo vomitevolmente distopico.

La rottura di palle


Una delle più importanti lezioni impartiteci dai grandi del passato è quella del primato del dubbio sulle certezze.
Il culto del dubbio, però, è una rottura di palle. Ti costringe a stare sempre sul pezzo, a romperti il capo per cercare di capire, senza faziosità o superficialità, ogni argomento di discussione. Lo fai se l'attività ti appassiona. Non è un'attitudine adatta ai pigri mentali, agli eternamente indaffarati o ai fanatici monocorde.
Per questi risulta molto più semplice avere certezze granitiche a cui affidarsi, mentre dalla propria trincea sparano raffiche contro dei nemici immaginari. Ed è ancora meglio se tali certezze vengono fornite in pacchetti preconfezionati del minor numero di tipi possibile, preferibilmente due, così che chi vuole utilizzarle sa esattamente quale deve scegliere.
Anzi, non scegliere, raccogliere. La scelta è comodo farla una volta per tutte, abbandonandosi ad una o l'altra estremità di una società sempre più polarizzata. Da quel momento in poi sai sempre a chi ti devi rivolgere ogni qual volta ti serva il pacchetto adatto a te per interpretare ciò che succede.
Vedo gente molto preoccupata per come l'AI rischi di educare le persone a smettere di pensare. Ma come? Chi è appassionatamente curioso e ama il ragionamento, la ricerca e la comprensione, userà l'AI solo per le attività più meccaniche e meno interessanti. I pazienti affetti da sindrome della certezza polarizzata, invece, avevano già smesso di pensare da tempo. L'AI li aiuterà semplicemente a continuare a non ragionare, facendo anche meno fatica.

Buoni e cattivi


Nello scacchiere internazionale non ci sono "buoni e cattivi". Esistono solo rapporti di forza, i quali, abbinati a minacce reali o percepite, ambizioni più o meno legittime ed opportunità latenti o improvvise, determinano relazioni di alleanza od ostilità.
In qualunque momento questo sistema dinamico e instabile può far apparire un soggetto "cattivo" e un altro "buono". Al successivo rimescolamento del mazzo, tuttavia, la situazione può ribaltarsi o essere totalmente stravolta.
Tenete a bada le vostre certezze: sono fortezze fatte di carte da briscola, con le fondamenta di burro. Basta la fiammella di una candela o un raggio di sole primaverile per farle crollare.

Evoluzione della disinformazione


La disinformazione è una tecnica che hanno utilizzato tutti. Chi comanda, chi si ribella, alleati, nemici, religioni, lobby, sette, aziende, mafie, narcotrafficanti.
Da sempre.
Poi è arrivato il primo colpo di scena.
Proprio quando si pensava che uno strumento come il web potesse rendere l'informazione più distribuita e quindi più facile smascherare i soliti noti, è avvenuto il contrario: sfruttando la nuova tecnologia, molti altri soggetti sono entrati nel meccanismo disinformativo. Anche a titolo individuale. Spesso al servizio di un referente, ma a volte addirittura per nient'altro che tornaconto personale.
Siamo arrivati al punto in cui si fa fatica a dare ascolto a chicchessia, e bisognerebbe restare scettici nei confronti di qualsiasi tipo di informazione, ad eccezione di quelle che raccogliamo in prima persona coi nostri sensi.
Ed ecco il secondo "coup de théâtre".

Fazionalismo sistemico


Le fazioni politiche in Italia non si dedicano tanto ad avanzare proposte quanto a criticare sistematicamente l'operato degli avversari.
E i cittadini, a seconda del polo che hanno scelto in maniera arbitraria, trovano fondate le critiche verso gli "altri" e inaccettabili quelle dirette alla propria fazione. È un atteggiamento assurdo, che però viene adottato dalla gente come se fosse un dovere marziale, superiore, insindacabile.
In realtà la maggior parte delle critiche, verso qualunque fazione, hanno un fondo di verità.
Ed è altrettanto vero che, se non accompagnate da proposte ispirate a una visione lungimirante, sono totalmente improduttive.
Tra l'altro una critica al proprio operato è un favore gratuito fatto dall'avversario, e potrebbe essere utilizzata in maniera machiavellica per correggere il tiro e sconfiggerlo.
Purtroppo di geni come Machiavelli in Italia, ahimè, non ne nascono più da tempo.

La raccolta delle ciliegie


Chiunque voglia condurre un'analisi storica, sociale o (geo)politica dovrebbe sempre partire senza preconcetti, raccogliere fonti di diversi orientamenti, valutarle, incrociarle, metterle alla prova e informarsi sull'attendibilità di chi le diffonde, per poi analizzarle, estrapolare i punti salienti e quindi arrivare ad una conclusione. La quale conclusione dovrà però sempre essere trattata "con le molle", tenendo a mente che le fonti consultate sono di seconda o terza mano e non si conoscono le vere motivazioni di chi le ha curate.
Il clima di polarizzazione che caratterizza ormai qualsiasi dibatto ha spazzato via anche le ultime tracce del metodo testé delineato.
Le nuove linee guida, utilizzate sia da profani incialtroniti con cattedra al Bar Centrale sia, purtroppo, da molti addetti ai lavori, si sono ormai consolidate così: 0) se non hai la conclusione già pronta, non inizi nemmeno la ricerca, 1) semplifica la complessità polarizzando 
il problema col più ridicolo manicheismo di cui sei capace, 2) decidi per quale polo fare il tifo in base alla conclusione di partenza, quella del punto 0, 3) cerca le fonti che corroborano la tua posizione totalmente arbitraria fottendotene con brio di approfondirne la veridicità e l'attendibilità, 3) scarta quelle che ti stanno antipatiche, per nessun altro motivo se non appunto il fatto che ti stiano antipatiche, e 4) ribadisci quindi la conclusione a cui eri d'altra parte già arrivato all'inizio, cioè al punto 0.
Potrebbe sembrare paradossale che una conclusione sia confezionata fin dall'inizio (il punto 0) e pure che serva fare tutto quel lavoro per andare dal punto di partenza al punto di partenza (di nuovo il punto 0): tu fidati, nell'ambito del paradigma polarizzato è dimostrabile empiricamente che questa tattica funziona alla grande.
Ci sono poi delle tecniche accessorie che possono tornarti utili: insulti, urla, ricatti morali, cambi di argomento mirati, paragoni tirati per le orecchie. Ce ne sono una marea, prova a chiedere a chatGPT. Anzi, se non hai tempo per il fastidioso iter proposto, puoi chiedere al tuo agente AI preferito di darti proprio la conclusione che cercavi, con tanto di fonti spazzatura allegate.

Scetticismo


È giusto lo scetticismo verso le versioni ufficiali,
a patto che sia rivolto anche alle versioni alternative.
Altrimenti si è soltanto diversamente ovini.

Lavoro e parole


La pedante retorica sul lavoro da "difendere ad ogni costo" ha francamente rotto le balle. Non si capisce se questi matusalemme politici non si rendano conto del mondo in cui vivono o se se ne rendano conto ma facciano finta di continuare a vivere ai tempi della loro gioventù, perché della modernità non ci capiscono nulla. O peggio ne sono atterriti. 
Continuano a voler imporre il "dovere al lavoro" spacciandolo in modo subdolo per un sedicente "diritto al lavoro". "Ognuno ha DIRITTO ad AVERE un lavoro." Ripetono. Non vi fate ingannare, le parole sono importanti, e loro le usano bene, per manipolarci.
In realtà il lavoro non va AVUTO, il lavoro va FATTO. E il diritto è semmai un diritto ad un reddito, o comunque a una vita decorosa, non al lavoro fine a se stesso, a qualunque costo, anche se è un lavoro di merda, alienante, ripetitivo, noioso, macchinoso, degradante o addirittura pericoloso.
Quindi se il lavoro invece dell'uomo lo FANNO gli algoritmi e le macchine (leggi AI e robotica) va bene comunque, anzi va pure meglio, perché elimina degradazione e pericolo per le persone e aumenta la produttività e l'efficienza dei processi. Se insisti a voler far fare alla gente un lavoro che non serve più, non gli stai garantendo un diritto, gli stai imponendo un dovere. È la tua linea politica? Per me è follia, ma se ti prendi la responsabilità di chiamarla con il proprio nome, senza usare espressioni ingannevoli, fai pure.
Chiarito l'inganno del DOVERE al lavoro (quello che va AVUTO piuttosto che FATTO), veniamo al diritto. Quello vero, non il dovere travestito da diritto.

IL DIBATTITO FARLOCCO SUI MOTORI


I partecipanti al dibattito sul futuro del trasporto privato si dividono per la grande maggioranza in due schieramenti: 1) chi vuole che ognuno continui a guidare la propria auto, tassativamente a idrocarburi e 2) chi vuole che ognuno continui a guidare la propria auto, purché sia elettrica. In entrambi i casi continuerebbero a lamentarsi perché non trovano parcheggio, perché ci mettono un'ora per fare pochi kilometri, per il traffico, i lavori in corso, i cantieri, gli incidenti, i pirati della strada, gli incapaci al volante, ecc.
Nessuna delle due alternative tra l'altro offre una soluzione definitiva al problema dell'inquinamento e del riscaldamento globale. La prospettiva di avere circa 10 miliardi di auto in circolazione, qualunque sia il carburante utilizzato, non può essere considerata in linea con una politica ambientale (e non solo ambientale) intelligente.
Alla gente non risulta chiaro - e ciò ha dell'incredibile - che il problema principale non è il tipo di motore, bensì il numero di automobili in circolazione. Partono tutti alla stessa ora, vanno tutti negli stessi posti, ognuno da solo a bordo della propria auto. Li guardo dal terrazzo con vista sulla circonvallazione e sinceramente mi fanno anche tenerezza. Sono tutti lì in colonna, a sbadigliare, ammazzare il tempo col telefono, bestemmiare, solitari nella loro scatola di latta, senza nemmeno qualcuno con cui poter chiacchierare. E si sorprendono se c'è traffico. Eh, ma la "passione per i motori"! Per carità, ognuno ha le proprie passioni, le mie sono indirizzate a obiettivi meno meccanici, se così si può dire. L'importante è imparare a non lamentarsi di un problema quando lo si sta contribuendo ad alimentare.
Ovviamente la colpa principale non è degli automobilisti. Loro sono come al solito pedine in mano a chi fa propaganda per qualche sinistro interesse. Se gli proponi come alternative solo le automobili private (che causano il traffico) o i mezzi pubblici (che vanno bene a molti, ma non a tutti) non puoi accusarli di fare le scelte sbagliate.
Io non sono nemmeno a favore di un controllo espresso sempre e comunque tramite obblighi e divieti. Basterebbe poter usufruire di tutte le soluzioni che la tecnologia ci mette a disposizione. In giro per il mondo funzionano già (e molto bene) sistemi di trasporto condiviso. Avete presente Uber? Beh, non è l'unica, a me è capitato di usare anche altri gestori come Grab, Bolt e Gojek. Il funzionamento è simile a quello delle consegne tramite "rider". Apri l'app, scegli la destinazione, il punto di raccolta, il tipo di mezzo e l'algoritmo ti trova dei veicoli in servizio nelle vicinanze.

I bei tempi inventati


Che ci siano a tutt'oggi problemi di sicurezza nelle città italiane è innegabile.
Ma il paragone con i presunti fiabeschi anni '70, '80 e '90 è un falso storico. Lo si potrebbe anche archiviare come ridicolo, se non fosse utilizzato per biechi fini propagandistici.
Le ultime decadi del secolo scorso sono state segnate da ondate di fenomeni criminali di svariati tipi. Le strade non erano per nulla sicure, le proprietà private men che meno, per non parlare dei veicoli. Piazze centralissime e parchi pubblici in mano alla mala dello spaccio, dove dopo una certa ora era folle incamminarsi.
La situazione era quindi molto tesa, anche tralasciando problemi gravissimi come le organizzazioni mafiose al picco della loro potenza, racket, rapimenti, terrorismo di diversa matrice.
Personalmente ricordo quattro o cinque svaligiamenti a casa, auto rubate, non parliamo di biciclette, portafogli e documenti; mia nonna, così come molti altri anziani, trascinata a terra da due ceffi in motorino che le strapparono la borsa di mano; mia madre terrorizzata con i figli piccoli in una piazza trasformata in campo di battaglia tra celerini e manifestanti.

Polarizzazione come strumento di controllo


Okay, l'abbiamo già detto e ridetto, la società è sempre più polarizzata. Polarizzata su qualsiasi tema: politica, conflitti, sanità, ambiente, alimentazione, istruzione, economia. 
Ma perché succede questo? Io noto il seguente meccanismo. 
Il mondo per sua natura è complesso, molto complesso. Lo dimostra la traiettoria culturale che l'essere umano ha compiuto nel tempo per spiegare la natura stessa: animismo, religioni articolate, sistemi filosofici sofisticati, ricerca scientifica. La globalizzazione su vari livelli ha esacerbato il senso di confusione e impotenza degli individui, la maggior parte dei quali, incapace di gestire il crescente livello di articolazione, attende spiegazioni comprensibili a cui aggrapparsi. 
Qualcuno coglie in questo quadro nuove opportunità di controllo delle masse. Fornisce quindi interpretazioni semplificate, spesso al limite dell'infantilismo, comprensibili per tutti, un po' come le storie di Topolino. 
Bene, ma perché i due poli?

Polarizzazione


Il mondo è un luogo sempre più polarizzato. Polarizzato in svariati ambiti. Chiedersi quale dei due poli, qualunque essi siano, abbia ragione non ha alcun senso. 
La polarizzazione stessa, essendo una semplificazione infantile di un sistema che è invece estremamente complesso, esiste solo in una dimensione parallela, distaccata dalla realtà. I dibattiti dei polarizzati sono pura narrativa, hanno valore su un piano esclusivamente virtuale. In concreto, nel caso più fortunato sono inutili, ma più spesso risultano deleteri, perché causano perdite di tempo o portano all'adozione di misure inadeguate. 

Complessità


È sempre più raro imbattersi in qualcuno che davanti alla complessità del mondo moderno ragioni con la propria testa, o che per lo meno ci provi. 
La gente in generale non ha tempo da perdere con certe analisi: dà un'occhiata veloce alle varie propagande disponibili...e decide semplicemente a quale aderire.