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Visualizzazione dei post da luglio, 2025

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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

Propagande

Che la nostra opinione pubblica sia stata manipolata per anni dalla propaganda USA è oltremodo evidente. E anche - dopo il caso degli archivi Mitrokhin grazie ai quali si scoprì l’acqua calda - che le opposizioni tradizionali in Europa fossero teleguidate dalla propaganda del Cremlino.
Molto più sorprendente è ciò che sta accadendo oggigiorno, nell’era del web, dei social e dei vari canali d’informazione aperti a tutti.

La società intera - e quindi non solo gli organi di informazione o le organizzazioni politiche - si è ormai spaccata lungo una linea di separazione che in alcuni tratti coincide con la vecchia cortina di ferro, e in altri è invece più fluida. Il grosso della popolazione reagisce in maniera pappagallesca (anzi, forse i pappagalli sono più autonomi) all’una o all’altra propaganda, senza organi fissi di riferimento ma andandosi a cercare personalmente le fonti che confermano le leggi scolpite nelle tavole che la divinità
 prescelta ha consegnato loro.

Ci troviamo quindi con una maggioranza di individui che non mettono in dubbio più nulla, non hanno alcun desiderio di scoprire verità, menzogne, evidenze o falle logiche per il puro gusto di apprendere e comprendere. Hanno il solo scopo di screditare A e confermare B, tramite banali e infantili tecniche di cherry picking (scusate l’inglesismo ma questa espressione è eccezionale, e l’analoga italiana “fallacia dell’evidenza incompleta” è orrenda). E si appoggiano quindi in maniera completamente acritica a canali vari di mainstream e minorstream, o meglio, vista la comparabilità ormai quasi completa dei gruppi, mainstream A e mainstream B, cioè rifiuti mediatici secchi e rifiuti mediatici umidi.

Tutti credono di avere la verità in tasca e deridono quelli della fazione opposta, accusandoli di essere burattini manipolati da un sistema. E ovviamente su quest’ultimo punto hanno tutti ragione.
Ho letto questa citazione da qualche parte, mi sembra che cada a fagiolo: “Non c’è miglior gregge di quello composto da individui a cui hai fatto credere di essere fuori dal gregge”

Le due Matrix

Sì, due Matrix. Quella ufficiale e quella alternativa. Perché col divide et impera le mandrie di buoi si governano meglio.
Chi pensa davvero con la propria testa appartiene ad una esigua minoranza, a volte persino ad intermittenza, perché non è semplice tenere la barra del timone sulla rotta della chiarezza indipendente quando si è schiacciati tra i due magli di una bicefala pressa culturale che ingloba, di qua o di là, la maggioranza della popolazione.

In questa maggioranza spaccata in due lungo una linea di separazione artefatta e illusoria, abbondano cervelli fini, personalità di spicco, che non riescono a liberarsi dall'incantesimo non per mancanza di talento, coraggio o arguzia, bensì di visione. Non riescono ad immaginare una realtà diversa, liberata dai ceppi di questo o quell'altro dominio imperiale.
Ed è un vero peccato, perché avremmo un grande bisogno di gente con le loro qualità, ma senza l'asservimento ai potenti di turno e slacciata dalla sedazione di propagande mainstream e anti mainstream, ovvero spazzatura mediatica di tipo A e tipo B.


Ribellione


La determinazione con cui la maggioranza di “matusa” si scervella per trovare falle logiche nella motivazione con cui questi studenti hanno fatto sapere ai commissari d’esame che l’esame non l’avrebbero sostenuto sa di impotenza, più che di autorevolezza, per non dire autorità.
In realtà tutte le critiche mosse hanno, nell’angolo ammuffito da cui strillano, un senso. “Tutta la vita è competizione.” “Troppo comodo non sedersi a quel tavolo e farla franca.” “Che mancanza di rispetto nei confronti di chi si sbatte per darti un’istruzione.” “Stai voltando le spalle ad una società che gratuitamente sta cercando di darti un futuro.”

Hanno senso, certo, ma dal punto di vista di chi è stato colto di sorpresa, e magari è stato messo ko da un montante inaspettato. È come cercare di trovare la quadra alle promesse di un generale che ha appena portato a termine un colpo di stato, o alle esultanze del boss dei reclusi che si sono ammutinati, per provare poi a smontarle con la logica dei burocrati.

Sarà che non sto molto in Italia, e comincio a reagire alle notizie della madre patria in maniera un po’ atipica, ma io di questa faccenda noto il gesto, più che la spiegazione. È una rivolta. Non è una critica al sistema, con solide e razionali motivazioni socio-politiche. È una ribellione all’autorità, e quindi un atto di forza. Il gesto non ha senso. Il gesto è il senso. Coglie impreparati, e quindi stende al tappeto, proprio il fatto che arrivi da dove non te l’aspetti, da una generazione che credi di aver cresciuto, ma che invece ha già sviluppato una mentalità propria, diversa dalla tua, nuova, imprevedibile, in parte sconosciuta persino a chi la incarna. E che quindi la esplora, la mette alla prova, per vedere fino a che punto può spingersi nell’usarla come ariete.

È il giovane animale, fino a ieri cucciolo, che sfida il capo branco per diventare il nuovo maschio alfa. Solo che qui non si tratta solo di maschi. Ci sono anche ragazze. Con le palle, direbbero alcuni. Ma sarebbe la solita lettura da regime, maschilista in quanto regime, come tutti i regimi tradizionali. Sono ragazze che fanno quello che fanno con quello che hanno, cioè non le palle, ed è questo che le rende forti.

Tra l’altro provengono quasi tutti dal Veneto, una regione rappresentata per anni in maniera caricaturale, serva, bigotta, sgobbona, retrograda. Derisa da regioni che si crogiolano da tempo immemore in altri stereotipi altrettanto ridicoli. Stereotipi che ad ogni generazione, in ogni città di’Italia, perdono fortunatamente qualche pezzo. Non mi sorprenderei se fra non molto li vedessimo alla guida del paese. E provate a dire che sarebbero peggio di quelli che abbiamo ora!

Egocentrici? Erano bambini goffi fino a poco tempo fa. Hanno steso questo copione nelle loro camerette, o in una saletta di un bar di quartiere, mentre noi ci preoccupavamo che non si beccassero l’influenza. Ed ora l’opinione pubblica si interroga. Ministri intervengono per cambiare le regole. Il popolo commenta scandalizzato. C’è dell’egocentrismo? Sorprenderebbe il contrario! Ma vi ricordate di voi stessi a quell’età? Gasati se due coetanei ridevano ad una vostra battuta. Il magone e il sonno perso prima dell’esame?

Uno studente prepara il colpo a sorpresa in silenzio, calcola i rischi, sfrutta i gradi di libertà offerti dalle maglie di un sistema che funziona uguale a se stesso da decenni, si presenta davanti ad adulti investiti dell’autorità di giudicarlo, li saluta, si spiega, si accomiata con una frase ad effetto e lascia tutti esterrefatti. Il piano è riuscito alla perfezione. E ci credo che c’è egocentrismo! Lo stesso egocentrismo del politico o dell’industriale quarantenne che ha messo in scacco la concorrenza con manovre sinistre. E che quando però è messo in scacco da suo figlio reagisce da moralista.

Li state accusando di scansarsi davanti alle sfide? Di rifiutare la competizione? Ma se vi hanno steso con uno sgambetto, quando non sapevate nemmeno di essere in gara con loro?