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Visualizzazione dei post da novembre, 2013

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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

Un giorno di ordinaria follia...sfiorato per pochi spiccioli - Kuala Lumpur, Malesia

Il maledetto pulsante oscurato

Capita a tutti almeno una volta di entrare in conflitto con le procedure automatizzare, la tecnologia, i controlli, le macchine. Anche se sei ingegnere, sai qualcosa di di elettronica, informatica e comunicazioni, non sei immune alla frustrazione indotta dalla modernità. A me è appena successo, e ho rischiato il tracollo.

Quelli dei corsi mi hanno chiesto di fermarmi a insegnare una settimana in più del previsto. Devo quindi cambiare la data del volo di ritorno. Recupero la prenotazione online e clicco il pulsante per modificarla. Trovo la soluzione che fa per me ma sono in classe e ho con me solo la carta di debito. Al momento del pagamento scopro che non può essere accettata. Devo aspettare di essere in stanza per poter usare quella di credito. 

Un'ora dopo arrivo in albergo, accendo il computer e con la carta giusta in mano mi appresto a completare la transazione. In casi come questo fino a quando non ricevo la conferma dell'avvenuto pagamento sono sempre piuttosto teso. Di solito è una sensazione ingiustificata, di cui non riesco a spiegarmi il motivo. L'esperienza che mi è toccata oggi mi chiarirà ogni dubbio.

Quando arrivo alla pagina della prenotazione il pulsante per cambiarla è oscurato, non più selezionabile. Accanto appare una scritta: "L'itinerario non è modificabile, per maggiori informazioni chiamare il..." Ma cazzo, se lo era fino a un'ora fa?

Chiamo quindi il call center. Per la prima di una lunga serie di volte. Procedo lungo il solito percorso tra menù e numeri da selezionare e alla fine vengo messo in attesa. Sono il quinto in coda. Devo attendere quattro minuti. Parte la musichetta, metto il vivavoce. Dopo qualche minuto mi risponde un addetto che capisce al volo di cosa ho bisogno, trova la soluzione che preferisco e quando si appresta a selezionarla...cade la linea. Bestemmie. 

Richiamo, attraverso di nuovo la sequenza del menù, e vengo messo in attesa. Sono il dodicesimo in coda. Devo attendere nove minuti, mi sembra di aver capito. Metto il vivavoce. Nel frattempo ricarico decine di volte la pagina della prenotazione online, sperando vanamente che il pulsante ritorni in chiaro. Dopo un po' una vocina del call center mi invita a inserire il numero per essere richiamato. Lo faccio e metto giù. Alcuni minuti dopo, quando calcolo che avrebbero già dovuto chiamarmi, controllo il telefono. Chiamata persa, messaggio nella casella vocale. Ma come cazzo è potuto succedere? Non mi sono mosso di qui! Mi accorgo che il telefono ha la suoneria disattivata. Eresie. Ascolto il messaggio nella casella sperando mi diano qualche informazione utile. La signorina si presenta e mi ringrazia per averli chiamati, fine. Ma porca puttana! 

Chiamo di nuovo, altra sequenza di numeri, vengo messo in attesa, sono il diciottesimo in coda, devo aspettare quindici minuti. Una vocina mi invita a inserire il mio numero per essere richiamato. Mentre lo sto digitando la vocina cambia idea e mi fa sapere che al momento non sono in grado di richiamarmi. Mi devo sorbire i quindici minuti di attesa in diretta. Metto il vivavoce. Provo a ricaricare la pagina della prenotazione. Lo stato del pulsante non cambia. La musichina e la vocina che ripete a ciclo continuo le promozioni della compagnia sono come grattate d'unghie su una lavagna. Devo trattenermi per non prendere il muro a mazzate col telefono. 

Poi mi passano un'operatrice con la voce simpatica e tranquillizzante. Purtroppo però dev'essere una neoassunta perché a differenza del suo collega non capisce nemmeno le cose più elementari, e la mia è una richiesta con un indice di difficoltà medio alto. Me la vedo brutta. Bestemmio internamente, e si sa che la blasfemia trattenuta ti alza la pressione dell'anima, facendola gonfiare col rischio che esploda. Le chiedo se può appuntarsi il mio numero così almeno in caso di caduta della linea mi può richiamare. Lo fa. E' inesperta ma molto gentile. Visto che non riesce a risolvere il mio problema mi rimette in attesa. Altra razione di musichette e promozioni. Credo che potrei tagliare di netto una sbarra di titanio con gli incisivi. 

Passano vari minuti e mi risponde di nuovo. Ha trovato la tariffa che mi interessa. Mi sembra bassa, la cosa puzza, ma le dico di procedere. Mi chiede i dati della carta e mi dice di attendere. Passano altri minuti, poi mi informa che la tariffa è di 100 ringgit più alta, cioè pari a quella che avevo letto nel sito, le dico che va bene. Mi dice di attendere, passano altri minuti. Poi finalmente mi conferma che il pagamento è avvenuto. La ringrazio, metto giù e mi sgonfio come un sacco di farina forato. 

Sul telefono arriva un messaggio del gestore, la chiamata è durata qualche migliaio di secondi e ho consumato più del 95% del credito. Se la telefonata fosse durata un po' di più la linea sarebbe caduta e io sarei partito per una missione risolutrice, come Michael Douglas in "Un giorno di ordinaria follia".

Per fortuna sono laureato in ingegneria. Cosa mi sarebbe successo se mi fossi diplomato all'accademia dell'arte?

Stereotipi a sproposito. (E se poi per qualcuno il Big Mac rappresentasse la cucina italiana?)


Un riccone indonesiano si è comprato una squadra della Serie A. Non vi preoccupate, non mi metterò certo a parlare di Inter, di Thohir o di calcio qui. E' soltanto una notizia che prendo come spunto per altre osservazioni.

E' il segno dei tempi, l'occidente è in crisi e gli investitori arrivano da zone del pianeta dove un tempo europei e americani andavano a spadroneggiare. Se trovate questa affermazione banale e noiosa, o semplicemente fuori luogo in questo blog, potete pure tranquillizzarvi, nemmeno questo è l'argomento del post.

Vengo allora al dunque.

Ho letto numerosi commenti ironici sulla notizia, commenti nei quali vari italiani facevano gli spiritosi attribuendo a Thohir il più classico degli stereotipi sugli emigranti cinesi: la pronuncia della L al posto della R. "FoLza InteL". "LossoneLi di quà, LossoneLi di là" e altre battutine del genere. Tra questi vi erano persino dei giornalisti, o presunti tali, suppongo.

Uno stereotipo sui cinesi, dicevo. Peccato che il personaggio in questione sia indonesiano. Certo, magari è di lontane origini cinesi, come la maggior parte dei membri dell'élite economico-finanziaria di Giacarta. Tuttavia a differenza di quel che succede negli stati limitrofi, come Malesia e Singapore, i cinesi in Indonesia non parlano le lingue e i dialetti dei loro antenati, bensì la lingua nazionale, cioè l'indonesiano, o giavanese.

Gli indonesiani la R la pronunciano come noi, anzi forse la aRRotolano anche in modo più esagerato di noi. Basta fare attenzione al modo in cui il signor Thohir pronuncia nomi come "MoRatti", "MazzaRRi" e "InteRnazionale". Tutte le R sono al posto giusto e non c'è alcuna L usurpatrice nella sua pronuncia.

Attribuire a uno che parla indonesiano i difetti di pronuncia di un madrelingua cinese è un po' come confondere il greco con l'islandese, solo perché due individui che parlano quelle lingue sono entrambi biondi. 
La vicenda mi ricorda di quando un gruppo di ragazze malesiane (di etnia cinese) mi spiegò che a loro la nostra cucina, cioè quella occidentale, non piaceva molto. Che la consideravano di livello inferiore a quella cantonese o hokkien, tanto per fare qualche esempio.

 - Scusate, ma a quale cucina occidentale vi riferite?
Quasi non capirono la mia domanda. Sfuggiva loro la ragione per cui puntualizzassi.
- La vostra! Il fast food, gli hamburger e le patatine, il ketchup...insomma, Mc Donald's, Burger King, quella roba lì...

McDonald's...Burger King...quella roba lì?! A un italiano! E' vero che non sono certo il tipo di patriota che va in giro per il mondo a sbandierare il proprio orgoglio per la pizza, la Ferrari e Giorgio Armani (soprattutto per la Ferrari e Giorgio Armani, di cui davvero non me ne frega nulla), ma se provavo a pensare ai piatti di mia madre o di mia zia la storia di McDonald's mi sembrava davvero una cagata roboante.

Non sapevo se rispondere ironicamente o spiegare seriamente come stavano le cose. E non mi ricordo esattamente cosa feci. So solo che l'equivoco mi fece riflettere molto su giudizi generalizzati, convinzioni assurde e la fama sbagliata. 

Se utilizzati bene gli stereotipi possono anche risultare divertenti, ma chi li tira fuori a sproposito rischia di fare delle figure di merda piuttosto memorabili. Anni fa magari sarebbe stato anche comprensibile scambiare un qualsiasi asiatico per un cinese, ma al giorno d'oggi certe generalizzazioni più che divertenti suonano ridicole, e infantili. La prossima volta che vi viene in mente di dare a un indonesiano del coreano, o del giapponese a un birmano, o di fare la stessa cosa con due persone qualsiasi che hanno in comune qualche caratteristica somatica, ricordatevi che state autorizzando qualcun altro a scegliere Big Mac, patatine fritte e Coca Cola per rappresentare il pasto tipico della tradizione italiana. 

Concentratevi, pensateci intensamente, cercate di visualizzare l'affronto. Poi, se la cosa non vi irrita, continuate pure a usare gli stereotipi alla cazzo di cane.

I diritti del "business" contro quelli del pubblico - Bangkok, Thailandia

Seduta sui tavolini che sbarrano il passaggio

Per certi versi dalla semplicità, dall'umanità e dalla flessibilità del Sud-est asiatico abbiamo molto da imparare (per un esempio vedi qui o l'ultima foto in basso). O meglio da ri-imparare, dal momento che cinquanta o sessant'anni fa i nostri nonni vivevano come la gente che oggi vive lì, più o meno.

Per altri però è meglio se le nostre lezioncine le andiamo a prendere da qualche altra parte. Me ne sono reso conto mentre mangiavo un boccone e bevevo una birretta sul ciglio di una strada a Bangkok.

Il ristorante utilizzava la sezione del marciapiedi davanti all'entrata per sistemarci i tavoli. Normalmente la gente, soprattutto in quest'area e a quest'ora, cammina in mezzo alla via, trasformandola di fatto in una zona pedonale. La strada era però intasata, come spesso succede da queste parti: un taxi, un tuk-tuk, due bancarelle, gente che ordina. I passanti erano così costretti a spostarsi sul marciapiedi. Da notare che ciò è esattamente il contrario di quel che dovrebbe accadere. Questa è però una situazione normalissima in Asia, e non è su questo che volevo soffermarmi.

I pedoni quindi avanzano sul marciapiedi, zigzagando educatamente tra i tavoli del ristorante. Il proprietario se ne accorge e la cosa non gli piace per niente: l'andirivieni intralcia seriamente i suoi affari. Allora fa un cenno alla cameriera che si guarda attorno nervosa, non sapendo bene cosa fare. Dopo aver osservato con impotenza una decina di persone intrufolarsi tra il primo tavolo e la parete decide di prendere l'iniziativa, ferma il passaggio al passante successivo mettendoglisi davanti e gli chiede gentilmente ma con fermezza e autorità da vigilessa di utilizzare la carreggiata. Usa persino un tono un po' scocciato, come se volesse dire: "Ma dovevo proprio ricordartelo io? Lo potevi anche capire da solo, no?" 

Quando è finalmente riuscita a canalizzare il flusso umano sulla strada decide di sbarrare definitivamente il passaggio posizionando due tavolini di traverso. Per essere sicura di non essere fraintesa ci si siede pure sopra. 

Un atteggiamento arrogante, non v'è dubbio.

In realtà non è che sia soltanto colpa degli esercenti. E' tutto il sistema che funziona male. La polizia si fa pagare per concedere l'autorizzazione a utilizzare il marciapiedi, lucrando su un bene pubblico, riservato all'uso gratuito di tutti. I negozianti e i ristoratori hanno pagato la tariffa (cioè una tangente) e sono convinti di aver diritto all'esclusiva su quello spazio e di essere autorizzati a vietare ai passanti di condividerlo. La gente vede uno sbarramento e dà per scontato che sia giusto così.

In realtà non è giusto così, ma ci vorrebbe una rivoluzione dalla base per chiarire il concetto. E qui non solo le rivoluzioni ma anche le manifestazioni e i ricorsi si fanno per sostenere il politico che difende i tuoi interessi economici, non per quisquilie come il diritto dei pedoni a utilizzare un marciapiedi.

Una manifestazione degli oppositori del governo
Artisti di strada e ubriaconi se la spassano tranquillamente davanti alla stazione della polizia (uno dei tanti lati belli del Sud-est asiatico)

Riempire le piazze - Bangkok, Thailandia


Per riempire la piazza a Bangkok in una sera infrasettimanale bastano un giradischi, qualche birretta, due spiedini e soprattuto...un sindaco con la testa sulle spalle e dei residenti che invece di rompere il cazzo con pretese di silenzio da valle prealpina riescano a vedere in una città che pulsa delle opportunità di crescita e sviluppo.

Un po' come in Piazza dei Signori a Padova insomma...credo che andrò personalmente a proporre il gemellaggio, qualcuno mi spedisca un gagliardetto al seguente indirizzo: Piazza birrette, spiedini e giradischi, quartiere che pulsa, Bangkok, Thailandia