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Visualizzazione dei post da maggio, 2026

Cognomi buffi

Ho un cognome particolare: Pulito. Fin dai tempi delle elementari ha sempre suscitato l'ilarità dei miei compagni, che bonariamente ci scherzavano su. Le loro battute non erano proprio ricercatissime (Sporco, Onto, bla-bla-bla...). Non mancò qualche eccezione: la più bella fu quella di uno spiritoso liceale di Piove di Sacco che durante la ricreazione mi chiamò "Rotowash" (nome di pulitrici industriali rese famose da un popolare spot che andava in onda nelle tv locali durante gli anni ottanta).
La migliore ironia sul nostro cognome però l'abbiamo sempre fatta noi stessi Pulito.
Una mia compagna di classe mi ricorda che, mentre eravamo in gita in Toscana o in Umbria, facevo il bulletto accanto ad un cartello che recitava: "Pulito è più bello!"
Un'altra volta ero al mare con mio fratello. Ci facemmo immortalare avvinghiati accanto ad un'insegna su cui stava scritto: "Tenere pulito in spiaggia!"
C'è anche una versione internazionale della satira. Quand'ero al liceo chiacchieravo sempre disturbando le lezioni. Una volta stavo rompendo le palle al prof di inglese, confabulando con un mio amico, che di cognome fa Righi. L'insegnante interruppe la spiegazione, attese che sulla classe calasse il silenzio, cominciò a scuotere la testa e ripeté come un mantra una battuta che divenne leggendaria: "Clean and Stripes, Clean and Stripes, Clean and Stripes...". Pulito e Righi, appunto.
Morale della favola: se avete un cognome buffo e ve ne crucciate, non disperate. La creatività, vostra o altrui, è sempre dietro l'angolo.

L'illusione dei gruppi


I gruppi politici, economici o religiosi non esistono nel mondo reale. Sono un prodotto della nostra mente.
Ovviamente, nonostante questi gruppi non esistano in qualità di vere e proprie entità fisiche, sono trattati come tali, e le persone si identificano come membri di uno o più di essi. Questi individui esistono eccome - sono reali - e dal momento che dichiarano la loro affiliazione ad un gruppo, noi siamo indotti a postulare anche la realtà del gruppo stesso.
Questo è il punto in cui inizia l'illusione, ma non quello in cui finisce. I gruppi noi li profiliamo, ottenendo così serie piuttosto precise di caratteristiche a loro associate. Di conseguenza tendiamo ad attribuire un pacchetto di caratteristiche a tutti i membri di un gruppo, come se questi non fossero esseri umani dotati della loro unicità, bensì semplici ripetizioni di un dato modello. Un procedimento che se applicato a noi stessi ci sembrerebbe inaccettabile viene allegramente utilizzato per semplificare il resto del mondo.
Ciò può anche andare bene in certe specifiche circostanze. Tuttavia dobbiamo sempre tenere a mente che quasi nessuno dei membri di quel gruppo è correttamente descritto da quella serie di tratti identificativi. Di fatto, la maggior parte di essi potrebbe non essere associabile ad alcuno di quegli attributi.
Questo distinguo non è solo importante: è fondamentale. Le conseguenze di una tale trappola mentale possono infatti risultare socialmente disastrose.
I gruppi possono essere molto utili come strumenti concettuali. Fate però sempre attenzione a non prenderli troppo seriamente.

Disegno sinistro - parte sesta: la follia collettiva


Trovate le altre puntate della saga "Disegno sinistro" seguendo questo link.

Il disegno sinistro ha però anche un effetto collaterale che, chissà, potrebbe persino giocare a sfavore di chi lo causa.
Gli italiani, ma forse non solo loro, stanno progressivamente e inesorabilmente scivolando in un baratro di follia collettiva. Vivono ormai in un mondo virtuale in cui credono di essere coinvolti e impegnati in lotte sempre più lontane dalla trama delle loro vite, crisi di cui conoscono solo ciò che la propaganda rifila loro, a qualunque fazione si ispirino.
Un tempo litigavano per la recinzione in comune col vicino, per il prezzo delle uova, per la manutenzione della caldaia. Ora si trovano in piazza e si mandano in culo in nome di paesi, popoli ed eventi lontani.
Per non parlare del tempo e dell'energia che impiegano gratuitamente, accettando acriticamente le direttive di parte, quando per richieste più ragionevoli e retribuite non esitano a mostrare il dito medio al proprio datore di lavoro.
Davvero incredibile la potenza della propaganda, la minuziosità del lavaggio del cervello impartita.
Goebbels sembrava uno sfigato che senza l'ascesa del nazismo sarebbe stato destinato all'oblio. Ma è incredibile la quantità di talento, anche maligno, che le vicende storiche possono lasciare sotterrata o portare alla luce in maniera assolutamente arbitraria.
Li hanno sconfitti i nazi, certo, ma alcune loro tecniche se le sono studiate minuziosamente.

Il disturbo patologico


Non capirò mai cosa animi quelle persone che hanno già tanti soldi e continuano a volerne accumulare.
Credo sia un disturbo patologico, perché non ha alcun senso razionale o pratico.
Per me i soldi portano un unico grande vantaggio: il non doversi più preoccupare di farne. Potersi finalmente dedicare a tutto il resto. Cioè la parte bella della vita. 

P.S. Mi riservo di confermare il tutto quando avrò finalmente scavalcato la soglia della povertà.

Accettare il caos


Le persone fanno fatica ad accettare l'elusività di una realtà estremamente complessa, globalizzata e interconnessa, dove un evento apparentemente minore che ha luogo in un oscuro punto del mappamondo possa stravolgere le loro comode vite a migliaia di chilometri di distanza.
Tendono quindi a prediligere spiegazioni che sono al contempo semplici da comprendere e affascinanti da seguire. Un po' come la trama di un blockbuster hollywoodiano, quando invece il modello cinefilo simbolicamente più adatto sarebbe quello dei drammi esistenziali da cinema d'essai.
Le più tipiche tra queste spiegazioni contemplano piani di controllo delle masse monolitici, operati da un piccolo gruppetto di individui super potenti, tutti d'accordo tra loro, per fottere noi miliardi di poveri pedoni.
La realtà ovviamente è più simile ad un groviglio caotico, in cui si intrecciano numerosi schemi di controllo, potentati, mandarinati, eventi casuali, opportunismo, intuizioni, visioni, errori, colpi di culo, rapporti di forza. È un po' la traslazione su un livello globale di ciò che ci accade quotidianamente nelle nostre piccole e insignificanti vite. Siamo noi stessi dei minuti nodi di un grafo estremamente complesso, lo constatiamo di persona ogni singolo giorno: come possiamo pensare che l'intero mondo sia invece semplificabile con una narrativa da cartone animato giapponese?
Più riesci ad accettare, comprendere e gestire il caos, più resti coi piedi ancorati a terra e hai possibilità di rimanere a galla. Seguendo le teorie del piano supremo ti perdi invece in una realtà virtuale-parallela che può facilmente tramutarsi in un vero e proprio manicomio.
Il mio consiglio: stanne fuori. Meglio confusi che impazziti.

Disegno sinistro - parte quinta: la traslazione


Trovate le altre puntate della saga "Disegno sinistro" seguendo questo link.

Ma poi notate: le polarizzazioni che funzionano meglio nel contesto della "matrix" sono proprio quelle "traslate".
Gli esempi sono i soliti. Ci sono due popoli che combattono una guerra vera, a migliaia di chilometri da qui. E parallelamente da noi si sviluppano due fazioni, per l'appunto "traslate", che simulano un conflitto le cui radici, motivazioni e ideali appartengono a ecosistemi totalmente estranei al nostro e per ciò difficilmente comprensibili nei loro più minuti dettagli culturali e anfratti antropologici. Questi sono gli elementi della contesa più reconditi e ancestrali, e proprio per questo i più fondamentali. Tale inafferrabilità è la ragione per cui tutta la questione viene semplificata in maniera banale, patetica e tristemente ridicola.
Lo stesso succede per altre questioni, traslate su dimensioni diverse da quella spaziale: fascismo e antifascismo sulla dimensione temporale, virus e vaccini su quella scientifica, capitalismo e comunismo su quella economica.
Ciò che rende queste polarizzazioni efficaci è proprio l'elusività dei temi, lontanissimi dagli ambiti concreti della vita delle persone che vi abboccano, e quindi persistenti in quanto non direttamente verificabili.
Il motto ormai è noto: "Lascia che i polli si azzuffino su questioni traslate. Sarà poi facile fotterli nel loro contesto più intimo."

Grigia periferia, domenica sera


Grigia periferia
Lampade al neon
Pioggia fine
Gelido vento
Pozzanghere untuose
Vetri appannati
Cartoni bagnati
Suole zuppe
Passi svelti
Cicche ciacche
Alito umido
Naso chiuso
Corvi in posa
Blatta spiaccicata
Poster slavati
Semaforo spento
Zebrate sbiadite
Aiuola scarna
Ombrello divelto
Cigolio di cardini
Zerbino liso
Lume intermittente
Impronte melmose
Scalini concavi
Corrimano lucido
Puzza di muffa
Chiavistello arrugginito
Strattone alla porta
Luce fioca
Piatti sporchi
Pantofole sfondate
Tendina strappata
Gocce sulla finestra
Mezza boccia di rosso
Avanzi di frittata
Pane raffermo
Moka annerita
Doccia che perde
Dentifricio rappreso
Letto sfatto
Libro ingiallito
Falena che sbatte
Occhi pallati
Lucida insonnia
Spunta l'alba
È già lunedì

Cronaca nera


Il vero squallore sta da parte dei media nel dare in pasto al pubblico tragedie come se si trattasse di telenovelas.
E da parte del pubblico nel predarle come se fossero blocchi di carne gettati nella gabbia delle tigri.
Una cosa disgustosa. Sia da parte dei media sciacalli, sia da parte dei cittadini morbosi.
Porco mondo, che schifo.

Sveglia!


Non è che se scrivi "Sveglia!" alla fine della frase trasformi la cazzata che hai testé sparato in una genialità.
Resta una cazzata, seguita da "Sveglia!"
Quindi, facendo bene i conti, fanno due cazzate: 1) quella che hai scritto prima di "Sveglia!" e 2) "Sveglia!
P.S. Sveglia!

La truffa


Molta gente è convinta che una fresca ondata di scienza arrogante, gretto materialismo e freddo ateismo cerchi da qualche secolo in qua di spazzare via l'edificio nobile di una tradizione filosofico-religiosa che esiste da sempre, che è in un certo senso innata alla cultura europea. Forse addirittura alla natura umana. Mi riferisco ovviamente a tutte le correnti di pensiero ispirate all'idealismo, laiche o religiose che siano.
La vita, la nostra natura, quella che ci circonda, la voglia di realizzarci nel mondo che scopriamo attorno a noi: questo è il vero punto di partenza, l'impianto fisso su cui costruire qualsiasi struttura culturale. E lo stimolo a comprendere tutto ciò è il tipo di curiosità che ha guidato l'attività umana per decine e decine di migliaia di anni, fin da prima che si parlasse di scienza, materialismo o ateismo. Questa è la nostra vera tradizione.
Solo poco più di duemila anni fa sono iniziati i deliri (anche belli e interessanti, per carità) degli idealisti e dei loro vari spin-off mistico-metafisici. Ci hanno spiegato che tutto quel che vediamo e sentiamo non è reale, anzi è materiale immondo da cui tenersi alla larga. I sensi sono fallaci, l'universo va interpretato con la narrativa, o addirittura con la fantascienza. Le idee superiori sono tutto ciò che conta. Il cavallo idealizzato, che non vedrete mai, è più importante di quelli che vi è capitato di osservare dal vero: bellissimi, certo, ma insignificanti. E poi il corpo è pattume, mentre l'anima è sublime. La vita che conduciamo è spregevole, e per questo va vissuta nel disprezzo di sé stessi, nel senso di colpa, nel pentimento e nell'espiazione, possibilmente nei pressi di una caverna, a schernire i coglioni che si godono lo spettacolo delle ombre sul fondo, in attesa di quella, sublime e veritiera, che verrà dopo la morte, la quale non è quindi la fine bensì l'inizio della vera esistenza. 
Concezioni spirituali e antropologiche antichissime come quelle animistiche e dionisiache, ma anche politeistiche, che celebravano natura e vita, e che erano pienamente in linea con ciò che sentiamo e intuiamo, sono state sostituite da idee astratte, demiurghi, entità manichee. Tutta paccottiglia a cui la nostra mente fin da subito oppone i suoi legittimi dubbi. Dubbi che i cattivi maestri non sono mai stati in grado di dissipare con argomentazioni oneste, costretti sempre a rifugiarsi in risposte sleali, assurde e soprattutto non falsificabili, quindi intellettualmente meschine per definizione: la conoscenza superiore, gli spiriti sacri, la fede, i miracoli, i miti, il regno dei cieli, il giudizio universale.
Prendersela con scienza, ateismo e quant'altro è come notare il dito che punta alla luna. La verità l'abbiamo sempre osservata con i nostri occhi, ascoltata con le orecchie, toccata con le dita e respirata con il naso, e fino a quando Platone, o chi per esso, introdusse come nuovo paradigma l'idealismo, era stata nota a chiunque. Ed è una realtà bellissima, non qualcosa di cui diffidare.
Chi rigetta gli idealismi e i loro sviluppi, religiosi o filosofici che siano, cerca solo di capire questa realtà. Mettere in discussione sistemi idealistici è una normalissima conseguenza di questa nobile, antica, umana attività.
L'idealismo non ha subito un vile attacco alle spalle. È l'idealismo che ha aggredito la natura dell'uomo. E finalmente, dopo secoli bui, è arrivato qualcuno a vendicarla.
L'inganno era già stato esposto da Galileo Galilei, Giordano Bruno e altri poveracci emarginati, ingattabuiati o addirittura arsi sul rogo nei secoli. È stato infine demolito da Nietzsche con la trasvalutazione dei valori e frantumato da Popper con il principio della falsificazione.
È incredibile che sulla poltiglia che ne rimane scivoli ancora tanta gente.

L'acquario


Per quanto a chi sta sguazzando dentro a un acquario
si cerchi di spiegare che sta sguazzando dentro a un acquario,
questi non capirà che sta sguazzando dentro a un acquario,
proprio perché sta sguazzando dentro a un acquario.

Il vero complotto


Non ho mai capito per quale ragione chi non resiste al fascino delle teorie del complotto, invece di occuparsi di casi non verificabili - lo sbarco sulla luna, l'undici di settembre, la cupola pluto-giudaica e via dicendo - non si concentri invece sulle cospirazioni che sono sotto gli occhi di tutti, da secoli se non addirittura da millenni.
Mi riferisco ai meschini, vili, subdoli e delinquenziali lavaggi del cervello operati su bimbi e ragazzini, per fini religiosi, patriottici, militari o politici.
A chi cazzo verrebbe in mente, in età adulta, di credere a regni dei cieli e giudizi universali, a supremazie su popolazioni che vivono su territori al di là di confini tracciati arbitrariamente, a ragioni supreme per farsi ammazzare, a sistemi di governo fallaci, se tali convinzioni non fossero impiantate nella testa degli individui quando la loro mente è in fase di formazione, ancora vulnerabile e incapace di valutare cosa sia meglio per il proprio benessere?
Credo sia il crimine collettivo più squallido ed efferato che sia stato commesso e si continui a commettere a livello globale. Una schifezza contro cui tutti, avendola subita, dovremmo ribellarci. E da cui dovremmo soprattutto tenere al sicuro i nostri ragazzi.
Paradossalmente sono spesso gli stessi genitori che offrono i loro figli in sacrificio sull'altare della convenienza sociale. Gli stessi genitori che magari si indignano se i loro ragazzi prendono un'insufficienza in matematica. L'onta del voto negativo no, la circonvenzione e la manipolazione mentale sì. Pazzesco. Un obbrobrio per cui riesco a trovare poche giustificazioni accettabili, ma molte bieche motivazioni.
È arrivata l'ora del risveglio: complottisti di tutto il mondo: unitevi! Lasciate perdere le vostre inutili speculazioni su argomenti inverificabili e puntate il dito contro questo evidentissimo scempio. Lottate finalmente per avere un mondo migliore. Salvate i nostri giovani dal plagio organizzato e legalizzato, mistico o secolare che sia.
Le generazioni future ve ne saranno grate. Se vi interessa essere ricordati per aver scelto il lato giusto della storia, questo è il vostro momento.

Diffidenza


Lo scettico e il bastian contrario sono personalità caratterizzate da atteggiamenti profondamente diversi.
Il primo è un virtuoso che coltiva il dubbio, prova a capire, sa sospendere il giudizio. È pronto a mettere tutto in discussione, ma procede con metodo, cerca prove, usa il ragionamento.
Il secondo è un collezionista di certezze ottuse, spesso vittima di ridicole polarizzazioni. Rigetta pregiudizialmente ogni affermazione ufficiale, alle volte anche solo per il gusto di farlo. Mosso dalla smania di apparire più "furbo" finisce per essere un negazionista compulsivo.
Lo scettico è ispirato da curiosità e senso critico. I suoi strumenti sono i fatti, i dati e la logica. Persegue il suo obiettivo con rigore e pazienza.
Il bastian contrario è spinto da fobia e vanità. Speculazione e diffidenza sono gli attrezzi nella sua cassetta. Non ha tempo per l'analisi, conclude in fretta.
Lo scettico studia il sistema, ne individua i vincoli e manovra con cautela i gradi di libertà.
Il bastian contrario strattona, si dibatte, scalcia, e finisce aggrovigliato in una matassa di fibracce alternative.
Lo scettico nuota controcorrente, da solo, verso la fonte. Il bastian contrario, invece, è risucchiato in un torbido gorgo, in fondo al quale non troverà niente.