Accettare il caos


Le persone fanno fatica ad accettare l'elusività di una realtà estremamente complessa, globalizzata e interconnessa, dove un evento apparentemente minore che ha luogo in un oscuro punto del mappamondo possa stravolgere le loro comode vite a migliaia di chilometri di distanza.
Tendono quindi a prediligere spiegazioni che sono al contempo semplici da comprendere e affascinanti da seguire. Un po' come la trama di un blockbuster hollywoodiano, quando invece il modello cinefilo simbolicamente più adatto sarebbe quello dei drammi esistenziali da cinema d'essai.
Le più tipiche tra queste spiegazioni contemplano piani di controllo delle masse monolitici, operati da un piccolo gruppetto di individui super potenti, tutti d'accordo tra loro, per fottere noi miliardi di poveri pedoni.
La realtà ovviamente è più simile ad un groviglio caotico, in cui si intrecciano numerosi schemi di controllo, potentati, mandarinati, eventi casuali, opportunismo, intuizioni, visioni, errori, colpi di culo, rapporti di forza. È un po' la traslazione su un livello globale di ciò che ci accade quotidianamente nelle nostre piccole e insignificanti vite. Siamo noi stessi dei minuti nodi di un grafo estremamente complesso, lo constatiamo di persona ogni singolo giorno: come possiamo pensare che l'intero mondo sia invece semplificabile con una narrativa da cartone animato giapponese?
Più riesci ad accettare, comprendere e gestire il caos, più resti coi piedi ancorati a terra e hai possibilità di rimanere a galla. Seguendo le teorie del piano supremo ti perdi invece in una realtà virtuale-parallela che può facilmente tramutarsi in un vero e proprio manicomio.
Il mio consiglio: stanne fuori. Meglio confusi che impazziti.

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