La truffa
Molta gente è convinta che una fresca ondata di scienza arrogante, gretto materialismo e freddo ateismo cerchi da qualche secolo in qua di spazzare via l'edificio nobile di una tradizione filosofico-religiosa che esiste da sempre, che è in un certo senso innata alla cultura europea. Forse addirittura alla natura umana. Mi riferisco ovviamente a tutte le correnti di pensiero ispirate all'idealismo, laiche o religiose che siano.
La vita, la nostra natura, quella che ci circonda, la voglia di realizzarci nel mondo che scopriamo attorno a noi: questo è il vero punto di partenza, l'impianto fisso su cui costruire qualsiasi struttura culturale. E lo stimolo a comprendere tutto ciò è il tipo di curiosità che ha guidato l'attività umana per decine e decine di migliaia di anni, fin da prima che si parlasse di scienza, materialismo o ateismo. Questa, per me, è la tradizione che conta.
Solo poco più di duemila anni fa hanno iniziato a prendere piede in Europa i deliri (anche belli e interessanti, per carità) di idealisti e dei loro vari spin-off mistico-metafisici: non un unico partito, ma una famiglia di idee che, mescolandosi nei secoli, ha finito per spiegare più o meno lo stesso. Ci hanno detto che tutto quel che vediamo e sentiamo non è reale, anzi è materiale immondo da cui tenersi alla larga. I sensi sono fallaci, l'universo va interpretato con la narrativa, o addirittura con la fantascienza. Le idee superiori sono tutto ciò che conta. Il cavallo idealizzato, che non vedrete mai, è più importante di quelli che vi è capitato di osservare dal vero: bellissimi, certo, ma insignificanti. E poi il corpo è pattume, mentre l'anima è sublime. La vita che conduciamo è spregevole, e per questo va vissuta nel disprezzo di sé stessi, nel senso di colpa, nel pentimento e nell'espiazione, possibilmente nei pressi di una caverna, a schernire i coglioni che si godono lo spettacolo delle ombre sul fondo, in attesa di quella, sublime e veritiera, che verrà dopo la morte, la quale non è quindi la fine bensì l'inizio della vera esistenza.
Concezioni spirituali e antropologiche più antiche — animistiche, dionisiache, politeistiche — celebravano almeno natura e vita, con tutti i loro limiti e le loro paure. In Europa sono state scavalcate, o piegate, da idee astratte, demiurghi, entità manichee. Tutta paccottiglia a cui la mia mente (e non solo la mia) oppone i suoi legittimi dubbi. Dubbi che i cattivi maestri non sono mai stati in grado di dissipare con argomentazioni oneste, costretti sempre a rifugiarsi in risposte sleali, assurde e soprattutto non falsificabili — e quindi, per chi misura le idee così, intellettualmente meschine per definizione: la conoscenza superiore, gli spiriti sacri, la fede, i miracoli, le rivelazioni, il regno dei cieli, il giudizio universale.
Prendersela con scienza, ateismo e quant'altro è come notare il dito che punta alla luna. La verità l'abbiamo sempre osservata con i nostri occhi, ascoltata con le orecchie, toccata con le dita e respirata con il naso — molto prima che in Europa prendesse forza quella famiglia di idee che fa capo a Platone e ai suoi eredi. Ed è una realtà bellissima, non qualcosa di cui diffidare.
Chi rigetta gli idealismi e i loro sviluppi, religiosi o filosofici che siano, cerca solo di capire questa realtà. Mettere in discussione sistemi idealistici è una normalissima conseguenza di questa nobile, antica, umana attività.
L'idealismo non ha subito un vile attacco alle spalle. È l'idealismo che ha aggredito la natura dell'uomo. E finalmente, con il passaggio all'era moderna, c'è chi ha ricominciato a vendicarla.
L'inganno era già stato intaccato da Galileo e da altri poveracci emarginati, ingattabuiati o addirittura arsi sul rogo: non perché combattessero "l'idealismo" a tavolino, ma perché osavano guardare e dire quel che vedevano. Più tardi, Darwin con la selezione naturale e Nietzsche con la trasvalutazione dei valori hanno scosso l'edificio alle fondamenta. Popper, dal canto suo, in un mondo sempre più dominato dalla scienza, ha mostrato che ciò che non è falsificabile non è scienza. Nessuno di loro ha chiuso la pratica. Hanno solo reso più difficile fingere che quella paccottiglia sia ancora intoccabile.
È incredibile che sulla poltiglia che ne rimane scivoli ancora tanta gente.

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