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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

Il coro dei polli - Kuala Lumpur, Malesia

Mo guarda che bei vestitini...

Alcuni istanti dopo che ho messo piede in un negozio di abbigliamento qualcuno urla qualcosa che non capisco, quindi un altro la ripete, poi è il turno di una donna e in seguito molte altre voci si sovrappongono. Sembra che stiano tutti gridando la stessa frase: "Welcome to Uniqlo!". Sì sì, è proprio questo che dicono, e siccome sono l'unico che è appena entrato si stanno rivolgendo per forza a me. Mamma mia che buffonata. Per togliermi i dubbi residui mi volto verso l'entrata e osservo. Entra un altro cliente, un commesso lo nota e urla: "Welcome to Uniqlooooo!" Lo fa con un tono pseudo-simpatico che risulta però indisponente. E' come se si concentrasse più sulla sua esibizione che sul saluto stesso, rendendo il gesto non solo insincero ma anche ridicolo. I suoi colleghi affacendati ad appendere camicie o piegare magliette lo sentono e ripetono la frase a pappagallo, senza distogliere l'attenzione dalle loro attività, utilizzando virtuosismi vari quali il falsetto, il gorgheggio, il crescendo e il calando. Si stanno servendo di una tecnica di vendita vecchia come il cucco, quella dello stordimento, ma a me sembra di essere tornato all'asilo, o meglio di essere entrato in una voliera tropicale.

Io sto solo cercando delle polo decenti e non troppo costose: sono arrivato a Kuala Lumpur direttamente dalle Filippine con una borsa piena di magliette da spiaggia e mi serve qualcosa di dignitoso da indossare al centro di formazione. Mi aggiro tra gli scaffali e ogni decina di secondi parte una nuova raffica di starnazzate. C'è anche la versione che accompagna i clienti all'uscita. Cambia solo l'espressione: "See you again!" Per il resto è tutto uguale: l'aria distratta, il passaparola e quel tono ridicolo. Più grande è la borsa degli acquisti e più il volume del pollame si alza. Tutto molto irritante, quasi imbarazzante. Come se non bastasse questa filiale è sprovvista di polo a maniche corte. In compenso il negozio è pieno di maglioncini e felpe col cappuccio. Ma come? In un paese tropicale devi vendere magliette e polo, non abbigliamento da mezza stagione...e che cazzo!

Non mi piacciono queste catene di presunta moda giovane. Ho fatto un salto anche nei punti di vendita di Gap, Guess, Esprit e altri marchi di cui non ricordo il nome: vendono tutti robaccia di scarsa qualità in stile talmente pretenzioso da risultare buffo. Non mi spiego come facciano ad avere il successo che hanno, se fosse per me fallirebbero nel giro di due stagioni. Datemi un paio di pantaloni dignitosi, o per lo meno utilizzabili, una maglietta che non sembri un'armatura medievale o un centrino da tavola, niente pizzi, ricami, retine, merletti e per finire un paio di scarpe, possibilmente a forma di piede. Per quanto mi riguarda il resto potete pure riciclarlo.

Riesco a uscire senza farmi notare, accodandomi a un pagliaccio con cresta, occhialoni, catene e tre borse piene di cianfrusaglia fresca di acquisto dietro a cui tutte le galline nell'aia impazziscono. A me non m'hanno cagato di striscio. Li ho fregati! Insomma, per modo di dire...dipende sempre dai punti di vista.

PS se avete bisogno di una polo dignitosa in puro cotone andate da Zara, dove per il resto vendono delle porcherie da far intristire un clown.

Quando il crocifisso diventa trendy - Bangkok, Thailandia

Mentre in Italia e nel resto d'Europa non si placa il dibattito sui simboli religiosi - velo, dove e come? Crocefisso in aula, sì o no? - in Thailandia questi ultimi vengono spesso utilizzati come accessori d'abbigliamento un po' bizzarri, come le lenti colorate o gli apparecchi dentali finti.
Non è raro imbattersi in una ragazza che sopra la magliettina scollata sfoggia una croce appesa a una bella catenina d'argento o a un più hippie cordoncino di cuoio.
"Ma non sei buddhista?" Chiesi una volta a una di loro.
"Certo! Il crocefisso è qui..." disse sfiorando con un dito il pendaglio. Poi, spostando la punta del dito alcuni centimetri più in là, a indicare il cuore, aggiunse: "Buddha invece sta qui..." 
Avete un dibattito mistico da risolvere? Andate in Thailandia...

Foto di nathangibbs (CC)

Da sfigato a figo - Bangkok, Thailandia

I dentisti thailandesi ci hanno visto dentro. Hanno convinto la gente che l'apparecchio è figo. Le ragazze lo sfoggiano come un accessorio alla moda, da abbinare agli orecchini o alle lenti colorate. Se la dentatura è complessa è uno strumento correttivo, altrimenti lo si porta per esaltare il sorriso. C'è pure chi ne ha comprato uno finto al mercato, ma le autorità si sono opposte per motivi di sicurezza. Ad ogni visita di controllo si può cambiare il colore, filo rosa, azzurro, verde, fucsia. Se alle ragazze vanitose aggiungiamo qualche gay, il bacino di clienti è davvero notevole. E i dentisti felici continuano a installare.

Foto di Jason Regan (CC attribution 2.0), da Wikipedia.

Un virus "trendy" - Bangkok, Thailandia

Sebbene il clima ai tropici sia difficile da sopportare, anche il caldo e l'umidità hanno il loro lato positivo. Una parata di spalle, di gambe e di schiene sfila tutto l'anno per il piacere di chi guarda.

Ma un virus trendy, un'influenza della moda, che non ha nulla a che vedere con polli e maiali, è comparso a Bangkok alcuni mesi fa. Non uccide nessuno, solo sogni e fantasia: si allarga a macchia d'olio, con velocità di pandemia, scavalcando ogni barriera geografica o d'età.


Una ragazza cammina in un centro commerciale: la maglietta attillata fascia seno e spalle, le cinghiettine delle scarpe abbracciano le caviglie e più in basso scintilla lo smalto sulle unghie. Il polpaccio è sottile e leggermente bombato, i muscoli slanciati, agili e compatti si infilano nella pelle più liscia del mondo.

Alza un ginocchio per salire uno scalino, la stoffa della gonna scivola sulla coscia e la mia testa ruota per continuare ad osservare. Quando la gamba ha raggiunto il suo picco, da sotto il lembo spunta un intruso. Tremendo anticlimax! Che ci fanno dei pantaloncini nascosti lì sotto? I pantaloni possono essere sexy, casual o eleganti, ma una cosa che una donna non dovrebbe mai fare è mettersene un paio sotto una gonna.

Delusione ed inganno mi annebbiano i pensieri. Mi ritrovo convinto che moda e timidezza non c'entrano per nulla con la diabolica accoppiata: la ragazza indossa gli shorts di sicurezza soltanto per punire la mia impudenza.


Foto "High heels", da Allposters.com