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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

Shutdown Bangkok, restart Thailand

Sono stato a Bangkok durante le manifestazioni di protesta. Sia quando i dimostranti erano accampati nella zona del Monumento alla Democrazia, in attesa, sia quando hanno deciso di marciare verso il centro per bloccare gli incroci principali e paralizzare la città. All'operazione hanno dato un nome hi-tech: shutdown Bangkok. Lo slogan completo in realtà è Shutdown Bangkok, restart Thailand. Niente male come gioco di parole, credo ci sia lo zampino di qualche agenzia di marketing.

Ho scattato varie foto, in zone e momenti diversi.

Quelle scattate prima dello shutdown:

Saltellare sulle facce dei nemici politici (Monumento alla democrazia)
Notte prima della rivoluzione (Monumento alla democrazia) 
Countodown to shutdown (Monumento alla democrazia)

E quelle scattate durante lo shutdown:

Accampati (Pathumwan)
Chiudere lo skytrain? No, preferiscono bivaccarci sotto... (Pathumwan) 
Al centro commerciale (Central World)
Cioccolatini italiani nel mezzo di una rivoluzione thailandese: opportuni come una merda su una torta di compleanno (Central World)
Sembra che qualche kwai (bufalo d'acqua, cioè stupido in gergo thailandese) sia stato invitato a levarsi dalle palle (Chit Lom)
Cl-ASOK-strofobica (Asoke)
Una manifestante (Panfa Lilat) 
Vittoria! O almeno è quello che sperano loro... (Monumento alla Vittoria)

Panico soffuso: coprifuoco a Bangkok - Thailandia

Guardando verso il centro da un ponte pedonale il cielo appare diviso da una curva netta: celeste sopra, grigio scuro sotto. È il fumo che sale dai siti che ardono: centri commerciali, banche, il palazzo della borsa, copertoni agli incroci, stazioni della metropolitana.

I duri della protesta non hanno accettato la resa, o forse, chissà, era già tutto organizzato. Piccoli gruppi di irriducibili si muovono agilmente, compiendo atti di vandalismo e lanciando bombe molotov. A causa degli impedimenti accumulatisi in quasi due mesi i mezzi dei pompieri non possono raggiungere gli incendi. Le fiamme divampano e si mangiano pezzi di città. Centri nevralgici, punti di riferimento, attività commerciali. Il governo era alle strette e ha imposto il coprifuoco: dalle 20:00 alle 6:00 si sta tutti in casa. 

Alle cinque di sera, tre ore prima dell'ora X, esco incuriosito e faccio una passeggiata nei dintorni. Pahonyothin road di solito è piena come il budello di un cotechino, ma stasera il traffico sembra quello di Padova a ferragosto. I supermercati e i centri commerciali stanno già chiudendo. C'è un minimarket al distributore, è stato preso d'assalto: sullo scaffale della carne stanno due salsicce e qualche coscia di pollo: sembrano canotti rosacei nel mezzo di un pallido oceano. La coda alle casse arriva fino all'uscita, scatto due foto e me ne vado confuso. Arrivo a un 7eleven, sbircio, mi ci avventuro. I clienti percorrono le corsie in gran fretta, quando trovano un articolo che stavano cercando gettano spesso nel cesto l'intera scorta in offerta. Se non avessi ascoltato le notizie in inglese la fantasia che mi ronza in testa sarebbe un lecito dubbio: è un coprifuoco di dieci giorni, non di dieci ore! 

Sulla via del ritorno la sensazione persiste. La gente non passeggia, non cerca, non compra: sono insetti che brulicano, strappano, trascinano. È una nevrosi di gruppo, sorta di panico soffuso.

Foto: scaffale della carne al Tesco Lotus Express, Ratchayothin-Bangkok, di Fabio.
Altre foto scattate da Fabio nella stessa area qui.
Foto del Central world in fiamme qui. E un video dell'incendio qui.

Troppo semplice per essere vero - Bangkok, Thailandia

Ding daeng now on TwitpicDa giorni le camicie rosse ripetono: "Ritirate le truppe!"
E il governo risponde: "Prima disperdetevi voi!" 
 
Ma i disordini continuano, nuove barricate vengono erette, copertoni bruciano agli snodi principali, misteriosi cecchini sparano dalle finestre dei grattacieli, i soldati usano cartucce cariche, i manifestanti lanciano pietre, molotov e razzi artigianali, se non peggio. Di conseguenza il numero delle vittime sale, il centro città è bloccato, il trasporto pubblico interrotto, l'apertura delle scuole rinviata, il numero dei turisti in arrivo precipita, l'economia nazionale pure.
 
Dai governi dei paesi esteri e dalle organizzazione e istituzioni non governative arrivano le solite dichiarazioni futili e qualunquistiche.
 
La stampa internazionale fornisce un quadro confuso, incompleto, spesso apocalittico della situazione. E lo fa sempre con un certo ritardo. Come se non bastasse molte testate tendono a prendere posizione, sulla base di quale profonda conoscenza della situazione i loro commenti non lo lasciano intendere.
 
Ma dopo cinque giorni di scontri finalmente arrivano delle proposte sensate. Alcuni leader dei partiti minori della coalizione di governo hanno presentato una lista di azioni da intraprendere per avviare il paese verso una soluzione fattibile della crisi: le camicie rosse interrompano la protesta, il governo ritiri poi le forze armate e loro usciranno quindi dalla coalizione facendo cadere la maggioranza in parlamento. Il che significherebbe nuove elezioni.
 
Quasi contemporaneamente il portavoce del senato fa sapere che l'assemblea si offre per mediare. 
È evidente che in qualche modo bisogna arrivare a una cessazione delle manifestazioni, a un ritiro delle truppe e infine a nuove elezioni, in cui i partiti che appoggiano le camicie rosse si potrebbero giocare le proprie carte per una vittoria politica e non basata sulla forza e sul ricatto. E quelli di governo avrebbero l'occasione di sottoporre la loro gestione dell'emergenza al giudizio dell'elettorato.
 
Ma il governo sembra aver molto da perdere in questa storia. E pure molti dei leader dei manifestanti, finanziati sottobanco dall'ex premier in esilio. 
Riuscirà la ragione a prevalere sull'intransigenza che sembra essersi insinuata nella coscienza di una fetta così grande della popolazione? 
Sembrerebbe troppo semplice per essere vero.

Foto scattata a Din Daeng-Bangkok, di agnesdherbeys, da twitpic 

Altre ottime foto dei disordini qui

Il serbatoio - Bangkok, Thailandia

I detrattori del movimento di protesta hanno fatto notare che mentre la chilometrica parata dei rossi sfilava per le vie di Bangkok, paralizzando il traffico del sabato, gli strateghi della manifestazione avrebbero utilizzato gruppi di motorini e auto facendoli muovere in fretta per apparire a distanza di pochi minuti in punti diversi, dando così l'impressione di avere in mano un gruppo di sostenitori più folto di quanto lo sia realmente. Verosimile, e probabilmente vero. Cose del genere accadono ovunque: in guerra e in amore tutto è lecito. 

Di sicuro però i rossi hanno trovato un serbatoio - probabilmente non insperato - di forze fresche nelle schiere di tassisti e moto-tassisti originari delle province dell'Isan, l'area poco sviluppata e culturalmente affine al Laos situata nel nord-est del paese. Le stesse da cui è arrivata la maggioranza dei manifestanti e le stesse in cui la serie di partiti creati direttamente o per interposta persona da Thaksin Shinawatra hanno raccolto voti a sacchi di riso. Con la differenza che i tassisti, lavorando in città, non hanno dovuto viaggiare per ore prima di arrivare nella capitale e non sono stati costretti ad accamparsi per più di una settimana nelle strade e nelle piazze del centro. 
 
Mi è capitato spesso in questi giorni di stare a bordo di un taxi, con la radio che trasmetteva in diretta i comizi dei leader rossi e una bandierina che sventolava appesa all'antenna: ogni volta che la vettura incrociava un pick-up carico di manifestanti il tassista, di Ubon, Khon Kaeh o Khorat, dava un colpetto di clacson, salutava e se fermo al semaforo apriva il finestrino, scambiava qualche parola, scherzava, incoraggiava. Molti di loro si sono uniti alla parata del sabato o hanno continuato a lavorare indossando magliette rosse ed esponendo i vessilli del movimento.
 
La protesta continua, i manifestanti sono tornati al loro accampamento ma non accennano ad andarsene. Le scorte di papaia verde sembrano non essersi ancora esaurite. Thaksin li incita via satellite dal Montenegro. Il premier Abhisit apre ai dimostranti posto che il loro capo supremo - nonché finanziatore dell'impresa - non venga incluso nei negoziati. Improbabile, a meno di una clamorosa pugnalata alle spalle da parte dei suoi luogotenenti.
La città, curiosa, esasperata, divertita o arrabbiata, attende ora i prossimi sviluppi politici.

Foto Tuk Tuk a Bangkok, di Fabio

Escrementi vs sangue - Bangkok, Thailandia

Dopo aver minacciato di ricoprire di escrementi di tre tipi (uomo, donna e "terzo sesso") alcuni esponenti del governo, i Rossi hanno annunciato che verseranno un milione di cc del loro sangue attorno alla Government House. 

Le critiche che sono state mosse a proposito si possono riassumere in tre categorie:

- si tratta di prelevare sangue da centinaia di persone, in piazza e in poco tempo. Hanno l'attrezzatura e il personale addestrato necessari?
- centinaia di litri di sangue umano al suolo: oltre al carattere macabro della scena, quali sono le possibili conseguenze da un punto di vista igienico-sanitario?
- un milione di cc di sangue che potrebbero essere donati agli ospedali cittadini o alla Croce Rossa thailandese: che spreco...e che gesto imbarazzante! Vogliono davvero fare una figura del genere di fronte all'opinione pubblica?

Alla luce di tutto ciò, anche se disgustoso, meglio tirare la cacca!

Blood vs shit: vote for shit!


Foto "Blood nose" by Steve Kay (CC), da flickr

Sensazione generale di paREDnoia a Bangkok

Alcune delle notizie più curiose della prima giornata di manifestazioni a Bangkok:

Un'allegra gita fuori porta: "Membri della famiglia Shinawatra lasciano la Thailandia mentre migliaia di Camicie Rosse convergono su Bangkok. Il legale dell'ex premier deposto sostiene che la gita era programmata da un pezzo e non ha nulla a che fare con gli eventi della giornata."

Questi scendono in piazza per difendere gli affari suoi e lui che fa? Tutto ad un tratto diventa un tirchione: "Una delle cause per cui solo un numero ridotto di manifestanti ha raggiunto finora la capitale potrebbe essere la scarsità dei fondi arrivati da Dubai. Gli organizzatori delle manifestazioni di protesta avrebbero chiesto a Thaksin di mettere a disposizione 500 milioni di Baht, somma che lui avrebbe però ridotto della metà." Alcuni giorni fa una commissione aveva disposto il sequestro di 46 miliardi di Baht dai conti di Thaksin.

Campanilismo d'emergenza: "A seguito dell'avanzata delle Camicie Rosse su Bangkok e di alcune esplosioni registrate nella provincia di Surat Thani, secondo la Phuket Gazette i turisti stranieri sarebbero stati consigliati di "dirottare" su Phuket."

E l'odorosa (ma politically correct) chicca finale: "Un leader dei Rossi ha affermato che tre tipi di escrementi verranno lanciati contro membri di spicco delle istituzioni. Escrementi di uomo per Abhisit, di donna per Suthep e di transessuale per Prem." Che manifestazione!

Foto Camicie Rosse a Bangkok, dal Bangkok Post