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Visualizzazione dei post con l'etichetta italiani all'estero

Non sono snob, mi faccio semplicemente i cazzi miei - Kuala Lumpur, Malesia

Quando sono all'estero non vengo quasi mai riconosciuto come italiano. Nemmeno dagli italiani. Fino a quando non mi sentono parlare ovviamente. Questa relativa invisibilità ha varie cause. Spesso sto da solo, e quando sono con qualcuno non parlo quasi mai l'italiano. Mi faccio spesso i fatti miei, mi vesto e mi comporto in maniera piuttosto "apolide".
E così anche quelle poche volte che vado a mangiarmi una pizza il proprietario o il caposala, durante il suo giro per i tavoli a salutare i connazionali, mi salta sempre. Al massimo mi rivolge una battuta in inglese. A cui io la maggior parte delle volte rispondo con un sorriso e un gesto, continuando a masticare. Anche se so che va a finire così, quando lo vedo sorvolare il mio tavolo per atterrare su quello a fianco tiro sempre un sospiro di sollievo.

Italiani in Thailandia/8: il liquame umano continua a colare verso il basso

Sembra liquame, invece è un rigagnolo

E continua a colare precisamente da qui 

Storia 3) Un terzo puttaniere bighellonava con dei colleghi presso la piazzetta dei delfini con una bella telecamera in mano. Gli si è avvicinata una ragazza carina. Dopo un breve scambio di battute se ne sono andati assieme. I colleghi si sono guardati l'un l'altro in preda allo stupore. Ma come? Una figona del genere se ne va con quello sfigato? (Nota personale: non me l'aspettavo proprio, ma probabilmente anche per andare a puttane bisogna essere dei fighi.) Nessuno di loro l'ha più visto per un giorno. Dopo la seconda notte di assenza si sono ricordati della telecamera, hanno messo assieme i tasselli del puzzle e preoccupati sono andati a cercarlo. Non è stato difficile trovarlo: era stato sedato e ronfava ancora pesantemente in una delle stanze che loro stessi avevano frequentato spesso in passato, con donne della stessa risma. Per alcuni giorni (!) lo hanno accudito. Dal momento che era sempre mezzo addormentato hanno cercato di tenerlo sveglio, trascinandolo regolarmente in spalla a prendere aria. Né la vittima né alcuno di quegli altri disperati aveva (voglia di spendere) soldi per l'ospedale. Oltre alla telecamera questa doppiolavorista (puttana e anestesista, la rima è casuale ma ci sta giusta) gli ha fottuto tutto il denaro che aveva addosso. Senza nemmeno doversi sfilare le scarpe. La possiamo accusare di varie nefandezze ma non certo di essere una che vende il proprio corpo per quattro spicci.

Storia 4) Q stesso una volta (o forse più d'una) è stato narcotizzato da una puttana.

Italiani in Thailandia/7: l'escalation dello squallore

Squallore
Come vi avevo detto tempo fa, pur avendo lasciato Pattaya da un pezzo non vi ho ancora raccontato tutti gli aneddoti raccolti quando ci abitavo.

Eccovi le ultimissime storie di Q (che abbiamo conosciuto qui). Spero siano davvero quelle conclusive perché l'escalation dello squallore non accenna a placarsi.
Le ho buttate giù in fretta poco dopo averle apprese, preoccupandomi innanzitutto di non dimenticare nulla, utilizzando un tono e una terminologia di basso livello, adattandomi semplicemente a quel che avevo appena ascoltato. Pensavo di levigare il tutto in seguito, poi però ho pensato che questa spazzatura merita strumenti espressivi di pari qualità. Le "prostitute" sono quindi chiamate "puttane", i "rapporti sessuali" sono "scopate" e...eccetera eccetera, non c'è bisogno di aprire una sezione dedicata al vocabolario tecnico a questo punto. Se non digerite il pastone (contenuti e stile) mi dispiace, spero troviate altri post nel blog di vostro gradimento. Io questo qui lo dovevo scrivere così. A volte ci vuole l'anima corazzata anche solo per provarci a essere politicamente corretti, e la mia in questo momento è come una bolla di sapone, che ondeggia e si deforma mentre svolazza verso il basso, rischiando di esplodere per una semplice folata d'aria polverosa.

Storia 1)
Il signor Gallina (nome inventato, in realtà si tratta di un altro volatile, comunque è un italiano) si è sposato con una puttana e poi ha costruito una villa per andarci a vivere assieme.

Italiani in Thailandia/6: una storia di prostituzione molto bizzarra - Pattaya, Thailandia

Un dipinto appeso all'entrata di una guest house a Hua Hin
Mi è capitato di recente di ascoltare una storia di prostituzione davvero bizzarra. Proprio quando me ne stavo andando da Pattaya, la più grande fucina di racconti del genere, che nei vari mesi trascorsi lì me ne ha sfornati così tanti, così diversi e variopinti da farmi credere che non sarebbe più stato possibile sorprendermi. Eppure una storia come questa non l'avevo mai sentita.

Il protagonista anonimo, un puttaniere italiano in età avanzata che per l'appunto chiameremo PA, da Puttaniere-Anonimo, un bel giorno scende dalla stanza del suo albergo alla ricerca di ciò che i turisti della categoria a cui appartiene escono spesso a cercare quando sono da queste parti. Non è una missione tranquilla però, come qualcuno di noi potrebbe pensare. Non si tratta di far due passi, imbattersi nella prima delle migliaia di occasioni offerte dalla città e sbrigare la faccenda. No, PA è torturato dai dubbi, si arrovella per farsi venire un'idea che lo soddisfi. Rivolgersi a una delle mama-san che conosce? Procedure noiose, inutili rituali da celebrare, catene di approvvigionamento elaborate, numerosi ingranaggi da oliare, trattative da intessere, tutto molto caro e complesso. Le squillo free-lance del lungomare? Per carità, con le storie che circolano! Troppo rischioso. I massaggi erotici di Soi Honey? Mah, massaggi scadenti in squallidi tuguri che sfociano in rapporti affrettati con donne annoiate. Nemmeno quella soluzione va bene. Ci vuole qualcosa di originale, bisogna improvvisare utilizzando le condizioni al contorno, la fantasia e, perché no, l'audacia. Insomma: una coniglietta da tirar fuori dal cilindro.

Italiani in Thailandia/5: i tipi loschi

Il buon vecchio Q è ritornato a Pattaya, dove resterà per sei mesi. La sua fidanzata aspetta un bimbo e lui vuole starle vicino. Lo incontro al percorso della collina del Big Buddha, dove vado a fare una corsetta ogni sera. Ha in serbo per me un'altra delle sue vecchie, agghiaccianti bombe.
Alcuni mesi fa, sempre a Pattaya, aveva incontrato un italiano, uno di quei disperati che si arrangiano in maniera poco chiara. All'apparenza però era un tipo simpatico, alla mano, onesto. All'apparenza, appunto. Noi, che possiamo usare il senno di poi, non lo chiameremo l'onesto, bensì il losco. Un giorno il losco insiste per accompagnare Q in albergo. Q non ha motivi per dirgli di no. Una volta in stanza il losco si guarda bene attorno, poi si ricorda di non essersi portato dietro del contante e gli chiede un piccolo prestito. Q non ci trova nulla di male, in fondo si tratta di quattro spiccioli. Il losco però lo osserva con insistenza quando va a recuperare la scatoletta in cui nasconde i soldi. Per ogni evenienza, ma con un po' di leggerezza, Q ha deciso di portarsi in Thailandia una somma ingente, alcune migliaia di euro, in contanti. Il losco fa dei commenti del tipo: "Ma perché tanta segretezza?" "Ah madonna, ora capisco, guarda quanti soldi c'hai!"

Lingua franca - Zurigo, Svizzera

Mio fratello vive a Zurigo da anni, il tedesco però non lo ha mai imparato bene. Sa dire qualcosa, fare qualche domanda, abbozzi di conversazioni, poco di più. I motivi sono molti: viaggia spesso all'estero e coi colleghi, anche in Svizzera, usa l'inglese. In Svizzera poi non si parla il tedesco "ufficiale" ma una specie di dialetto "montanaro", non facilmente comprensibile. C'è però anche un'altra ragione per cui non ha mai approfondito la conoscenza della lingua locale, ed è molto più sorprendente: dovunque vada, al ristorante, in un negozio, in un ufficio pubblico o per la strada, la probabilità di incontrare qualcuno che parli italiano è molto elevata. E non stiamo parlando dei ticinesi, gli abitanti del cantone di lingua italiana, svizzeri al 100% da generazioni, orgogliosissimi delle loro origini e a cui in alcuni casi gli italiani non stanno nemmeno troppo simpatici. Qui si tratta di veri e propri abitanti di Zurigo, gente della Svizzera tedesca. Bisogna ricordare che i grandi flussi migratori dall'Italia alla Svizzera risalgono al periodo 1945-75, principalmente dal nord fino al '60 e dal centro-sud nel periodo successivo. Chi a Zurigo oggi vi parla in italiano è quindi il figlio o il nipote di un immigrato, o spesso persino qualcuno nelle cui vene non scorre nemmeno una goccia di sangue italiano, gente che la nostra lingua l'ha imparata a scuola, con gli amici, in vacanza o per passione. 
Quando mio fratello mi raccontava queste cose io non mi rendevo conto dell'entità del fenomeno. Mi è capitato molte volte di incontrare dei discendenti di siciliani, marchigiani o veneti nati in Argentina, Brasile, Stati Uniti o Australia. Hanno il cognome italiano, magari persino il passaporto, ma di italiano sanno dire al massimo dieci parole. Non appena arrivato in Svizzera mi sono accorto che in quel paese la situazione è radicalmente diversa. 

Italiani in Thailandia/4: ancora sulla cricca del lungomare - Pattaya

Continua da qui

Ci sono poi anche le truffe non caratterizzate dall'esca sessuale. 

- "Come dici? Ti scade il visto? Ma non c'è problema, ti organizziamo una gita fino al confine con la Cambogia, andata e ritorno. Ci vorranno non più di due, massimo tre giorni. Tu ci paghi e ci occupiamo noi di tutto...pensa un po'!" E giù con i prezzi gonfiati per il trasporto, l'alloggio, le pratiche doganali, il duty free, il casinò, i pasti, le baldorie, il Viagra di imitazione e, se proprio non se ne può fare a meno neanche per un paio di notti, qualche altra battona, tanto per immergersi un po' anche nella cultura khmer, oltre che in quella siamese, perché in fin dei conti il mondo mica lo si scopre soltanto ascoltando le storie degli altri, osservandolo da dietro un finestrino e leggendo un paio di paginette in una guida: sono necessarie le esperienze di prima mano, avere a che fare con la gente del posto...questo è il segreto!
"Allora di quel Viagra generico dammene pure altre due scatole va..."
Suppongo che in tutto la scampagnata fuori porta verrà a costare non meno di 10000-15000 baht (300-400 euro), cifra che può salire a dismisura a seconda dei vizi a cui il sempliciotto si abbandonerà. E pensare che in città ci sono varie agenzie che organizzano visa run in furgoncino, partenza alle 6 di mattina e ritorno alle 15 del giorno stesso. Costo (visto cambogiano incluso): 2000 baht (50 euro). Sarebbe sufficiente la conoscenza di dieci parole di inglese. O, ovviamente, l'assistenza di un italiano onesto...

Italiani in Thailandia/3: la cricca del lungomare - Pattaya

Se non l'avete già fatto potete leggere questo post propedeutico prima di proseguire.

"Sono dei disperati, vivono di espedienti. Se ne stanno a bighellonare nei pressi della statua dei delfini e spesso litigano per un baht..." (1 baht è pari a 1/40 di euro al cambio attuale, ovvero 2,5 centesimi, N.d.F.)
Comincia così il racconto di Q. Non perché questa sia la prima cosa che mi ha detto ma in quanto è la definizione più precisa e lapidaria che è riuscito a darmi di quei farabutti. Poche parole chiave dalle implicazioni pesanti: disperati, espedienti, bighellonare, litigano, un baht.
Tra il mare in piena di difetti in cui da anni mi dimeno uno dei pochi pregi su cui so di poter contare è quello di riuscire a infondere fiducia in chi ha una storia da raccontare. Sarà che non ho mai sputtanato nessuno e chi mi sta davanti sente che non ho intenzione di utilizzare le sue parole contro di lui: sono vibrazioni che lo raggiungono al cuore, al cervello, all'anima - o qualunque altro elemento ove si annidino i sensori di questo tipo di onde - e lo rassicurano. Perché Q ha un intero sacco di letame da vuotare: se lo porta in groppa da tempo ma non vuole rischiare di scaricarlo davanti a qualcuno che lo utilizzerà per ricoprirlo di escrementi. Io ho solo intenzione di dargli un'occhiatina, magari un'annusatina per potervene poi parlare, ma di maneggiarlo e scagliarglielo in faccia non ne ho proprio voglia. E' per questo che Q per tutta la storia rimarrà solo e semplicemente Q. Che non è l'iniziale del suo nome ma quella di qualunque, uno qualunque. E vedrò bene di non svelare alcuna informazione che potrebbe contribuire a identificarlo, anche se di dettagli su di sé e sul suo passato me ne ha forniti molti, alcuni anche molto scabrosi. Questo post serve soltanto a raccontare una (brutta) serie di storie che in cinque o sei anni sono capitate non solo e non tutte a Q ma anche ad altri italiani che ha conosciuto, e chissà a quanta altra gente. E magari anche a mettere in guardia chi rischierebbe di cadere negli stessi tranelli in cui è caduto lui. Punto. Veniamo alle storie dunque.

Il lungomare abbandonato - Pattaya, Thailandia

Sarebbe anche bello il lungomare di Pattaya. Il suo marciapiedi largo dove poter camminare, correre o sedersi a osservare la baia, le sue file di palme, la colorata baraonda multietnica alle spalle. Persino la scarsa profondità della spiaggia, lunga soltanto pochi metri, da questo punto di vista diventa un elemento azzeccato nella composizione della foto: chi guarda il mare si gode l'ingannevole impressione di un piano orizzontale mono-fase che, seppur venato e striato da increspature e sfumature, nel quadro dei macroelementi (acqua, cielo, promontori, colline) appare comunque omogeneo, con tinte che a seconda dell'ora e delle condizioni meteorologiche vanno dal nevischio sporco alla corazza di rinoceronte, passando per le varie tonalità standard di vetro di fiasca e cielo estivo alpino.
Sarebbe anche bello, appunto. Invece è una delle zone più decadenti (se non degradate) di Pattaya, che dal canto suo è una delle città più decadenti del sud-est asiatico. Chissà perché le autorità hanno deciso di allentare a tal punto la presa, di sbattersene quasi completamente, quando esistono già altre zone a luci rosse, dedicate a vizi di vario tipo, e quest'area potrebbe essere l'habitat naturale della fetta più innocente del turismo in città.

Italiani in Thailandia/2: i ristoratori

Cervelli in fuga, una delle tante piaghe che ha colpito l'Italia negli ultimi anni. A dire il vero credo che abbia colpito soltanto il mondo dei media italiani, perché scienziati, economisti, medici, ingegneri, architetti, artisti e professionisti di ogni settore sono decenni, anzi secoli, che lasciano il paese per andare a cercare fortuna altrove. Non è che lo facciano tutti, ovvio, ma nemmeno pochi.
Io non sono certo uno di loro. Il mio cervello sarà anche fuggito, ma non dall'Italia...dal mio cranio! Per lo meno questo è quello che hanno affettuosamente pensato alcuni miei conoscenti dopo alcuni miei colpi di matto.
Comunque sia queste ondate di materia grigia, a differenza di quelle oceaniche dello tsunami del natale 2004, non si sono di certo abbattute sulle coste della Thailandia. Qui, dal bel paese, più che cervelli superdotati arrivano gambe leste, mani delicate, dita sensibili e palati sopraffini: chef, ristoratori e direttori di sala, sono queste le professioni che aprono sbocchi per gli italiani che si trasferiscono a Bangkok, Pattaya, Koh Samui e Phuket.
Di certo però non si tratta di una schiera omogenea di professionisti del buon cibo. Da profano osservatore io ho identificato quattro macro categorie, probabilmente suddivisibili a loro volta in gruppi più piccoli, a volte sovrapposte, con bordi sfumati e definizioni fluide. Eccole qui di seguito:

Italiani in Asia/2: la Cina va presa con filosofia

Ci sono altri italiani che vivono in Asia. Alcuni, come me, si guardano attorno, osservano attenti, tentano di capire, di estrapolare un senso, che può essere sociologico, culturale o storico, ma se non ci si raccapezzano anche soltanto ironico. I loro resoconti - ognuno col suo stile, carattere e taglio - sono una guida alternativa, una bibbia di momenti, un campionario di angoli e una galleria di volti. Mi ripropongo di segnalarli periodicamente.

Pubblico qui sotto il link ad un post del blog di un italiano che vive in Cina. Uno che secondo me ha capito esattamente come va compreso e poi raccontato quel paese: informandosi, leggendo, imparando la lingua, parlando con la gente e con tanta ironia. Senza di quella uno è spacciato, pronto per un volo diretto ovunque - purché parta dal terminal degli internazionali -, per il reparto psichiatrico o per una serie di guai. La Cina va presa con filosofia, aggiornando ogni sera l'almanacco degli aneddoti.
Altruismo, da "Itariajin"

©  Foto dallo stesso blog

Italiani in Asia: certi momenti si raccontano così - Hong Kong

Ci sono altri italiani che vivono in Asia. Alcuni, come me, si guardano attorno, osservano attenti, tentano di capire, di estrapolare un senso, che può essere sociologico, culturale o storico, ma se non ci si raccapezzano anche soltanto ironico. I loro resoconti - ognuno col suo stile, sensibilità ai temi, carattere e taglio - sono una guida alternativa, una bibbia di momenti, un campionario di angoli e una galleria di volti. Mi ripropongo di segnalarli periodicamente. 

Riporto qui il link ad un post tratto dal blog di un dottorando italiano che vive a Hong Kong. Credo che in questo come in altri suoi pezzi abbia azzeccato la descrizione, il racconto o la trasmissione di alcuni stati d'animo di un occidentale in oriente. Lo leggo, sorrido, rifletto e sento. E in fin dei conti non è cosa da poco.
Esercizio di meditazione con rare beef noodles, da "Cuore, cervello e altre frattaglie"

Foto di tizi che meditano in mezzo al niente (CC) by Gurumustuk Singh

Italiani in Thailandia/1: i vacanzieri - Koh Samui

Il geometra toscano è un uomo di mezza età, dal sorriso cordiale e i capelli argentati. Gli dico che ho una laurea in ingegneria: lui mi diverte con una serie di aneddoti sulla rivalità tra le due categorie a Firenze e dintorni. Vorrebbe conoscere una ragazza thai ma è un po' spaesato e non sa da dove iniziare. È stato sposato per molti anni e si sente un po' imbranato nelle tecniche d'approccio. Nei bar con le working girls non è mai entrato: i locali di quel tipo lo mettono a disagio.

Un paio di giorni dopo ha qualcosa da raccontarmi: la sera precedente è andato a bere una birra ai baretti con i lettini affacciati sul mare, dove servono cocktail sotto la stellata.

Ha finalmente trovato un'occasione per buttarsi: ha scambiato dei sorrisi con una ragazza, poi l'ha salutata e quella gli ha risposto. Nessuno dei due conosce bene l'inglese, ma gli interessi coincidevano...e sono finiti nel suo bungalow.

Italiani in Thailandia/0: un burino all'estero - Koh Samui, Thailandia

Sto seduto al computer in un'agenzia di viaggi quando qualcuno entra cantando “Nel blu dipinto di blu”. Potrebbe anche essere una scena simpatica se non fosse per l'angolazione volgare e strafottente impressa dal soggetto all'esibizione. Lo ascolto mentre cammina tronfio fino al banco e senza salutare né chiedere nulla continua a cantare.

Quando ha finito una strofa dice all'impiegata di voler effettuare una chiamata internazionale. “Che paese?” gli chiede la ragazza. “Italia” risponde lui. E poi aggiunge: “Foggia!”.

Credendo che nessuno capisca l'italiano, o che chiunque lo sappia sorrida divertito, il burino inizia ad imbastire un monologo immondo, utilizzando anche espressioni in dialetto pugliese. Un miscuglio di insulti e riferimenti sessuali, con note razziste nei riguardi della ragazza. Il tutto condito con un tono da spaccone.