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Intervista "Mordere il mondo" - Radio Radicale

Sono stato intervistato assieme all'amico moscovita Cris Righi da Valeria Manieri, la conduttrice della rubrica "Mordere il Mondo" su Radio Radicale. Si parla di viaggi, di scelte, di libertà, precarietà, insicurezza, italianità, italiani all'estero, italiani in Italia e altro. Se avete una mezzoretta libera potete ascoltarla qui.

Nell'immagine uno dei caratteristici faccioni dipinti da Cris Righi (lo stesso che uso come favicon per il blog), mi sembra sia quello che mi cadde sulla testa una notte mentre dormivo nel suo soggiorno-studio a Mosca. Fortunatamente mi centrò di piatto e non di spigolo!

Seminomade - Bangkok, Thailandia

 Nomade tibetano, di falsalama (CC)
Dopo due anni di affitto ho lasciato il monolocale e sono tornato alla vita seminomadica che avevo intrapreso dieci anni fa. Ho depositato da un amico i pochi elettrodomestici che possiedo, ho impacchettato libri, dischi e qualche oggetto a cui sono affezionato per spedirli in Italia, ho fatto una selezione di vestiti, biancheria e accessori che riempisse due zaini - uno grande e uno piccolo - mi sono sbarazzato del resto e sono tornato al vecchio circuito piuttosto casuale tra stanze di alberghi, guest house, appartamenti di amici, conoscenti, ospiti sconosciuti o quasi e alloggi forniti dai clienti - quando ho un corso di formazione da insegnare, si intende. Gli abiti che uso per il lavoro li tengo in una borsa separata, che lascio in un deposito a pagamento tra un contratto e l’altro.
Sono di nuovo svincolato, elemento labile, uccello in perenne migrazione, rampicante senza appiglio, umanoide preagricolo, vagone sganciato, scialuppa alla deriva.
Dopo aver consegnato le chiavi e ritirato la caparra mi sono sentito come quando, per due volte, anzi due volte e mezza in passato (*), ho dato le dimissioni da un lavoro a tempo indeterminato, con in mano non un contratto con un’altra azienda ma un biglietto per un lungo viaggio. Come se avessi buttato fuori l'aria dopo aver tenuto il respiro a lungo, il petto finalmente rilassato e il cuore che poteva galleggiarvi soave e leggero, in totale libertà. Senza sapere che pensare quando mi si diceva che dovevo essere pazzo e io non provavo nulla.
Certo il fatto di non avere una famiglia a carico conta molto. Se ce l’avessi non potrei permettermi questi colpi di scena, o di scemo. Ma il mondo è pieno di altri single come me, strozzati dal panico di restare senza lavoro, senza stabilità, senza prospettive, atterriti dallo spettro della precarietà, senza neppure una moglie o dei bimbi come pretesto. Sembra che invece io tutto ciò lo cerchi, alquanto inconsapevolmente, senza piani o strategie, non tanto per sfizio quanto per necessità. Da tempo non ho un lavoro stabile, spesso non ho proprio un lavoro, e quello con cui riesco a campare potrebbe sfuggirmi di mano da un momento all’altro. Le prospettive di pensionamento non so cosa siano. Ora per giunta non ho nemmeno un indirizzo.
Questi che ho elencato sono comunque gli unici sintomi, per il resto mi sento bene. Di quale malanno soffro?

(*) La mezza volta si riferisce a quando a Singapore mi offrirono il prolungamento di un contratto che io avevo espressamente voluto fosse a tempo determinato. Cortesemente ringraziai e rifiutai.

Frasi "vere" - Bangkok, Thailandia

Mario, argentino, cresciuto a Barcellona, viaggia con passaporto italiano. Passa senza difficoltà dall'accento di Baires a uno spagnolo “di qualche posto nel nord”. Ma lo sguardo con cui ti ascolta è tutto porteño, tano porteño, con un sorriso integrale di labbra, denti e occhi appeso a quelle sopracciglia folte e tese.
È ingegnere chimico e sta cercando lavoro, per l'ennesima volta. Andrà a Singapore e passerà al setaccio le agenzie di head-hunting per professionisti nei settori tecnologici. È tranquillo, così come lo sono - quasi sempre - anch'io. Non è vittima del panico generalizzato che ci circonda, né lo capisce. Ma forse siamo soltanto due incoscienti.
Poi, con la bottiglia di Leo del 7/11 che gli sgocciola in mano, la spara: “Ti dirò di più, Fabio. Ho un gruppetto di quattro, cinque amici. Grandi amici, amici veri. Uno di loro ha un buon lavoro: rispetto, salario, promozioni, responsabilità. È contento. Tutti gli altri, il lavoro che hanno, dovrebbero averlo già lasciato”

A proposito ricordo una bella volèe di Viridiano, un altro amico, sempre aggrappato tra un contratto e l'altro pure lui: “...di che preoccuparsi Fabio? Siamo una generazione di precari...”

Carla di ritorno da un viaggio a New York mi scrive un'email. La farcisce con una ciliegina deliziosa: “ecco, in poche parole posso dirti che non mi rappresenta molto come città...io sono più da Siviglia...sono una donna tapas...poco e di tutto...lì di poco c'è troppo...mi hai capita?" Ti ho capita sì. E io invece sono uno che quando visiterà New York non riuscirà a non osservarla col filtro del passato, attraverso gli occhi di Fitzgerald e Henry Roth, di Warhol, Scorsese e F. D. Roosevelt. Uno che vive l'oggi con l'entusiasmo (e l'immaturità) di un bambino, ma un bambino dei tempi di suo nonno.