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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

Pace e guerra


  • Quando scoppiano guerre si può essere preoccupati per la sorte delle povere vittime innocenti e soprattutto, se il teatro delle operazioni belliche è relativamente vicino, per la propria sicurezza. 
    Molti italiani, che sono sempre all'avanguardia, pur essendo relativamente vicini al putiferio hanno deciso di essere in ansia esclusivamente per il prezzo della benzina.
    Se l'acqua - anzi il kerosene - toccasse il culo capirebbero finalmente quali sono i veri disastri causati dai conflitti.
    Speriamo che restino nella loro beata ignoranza, dato che vicino ai loro culi ci sono pure i nostri.

  • Sarebbe già qualcosa se gli "strateghi con le guerre degli altri" la smettessero di nascondersi dietro alla parola "pace" quando stanno semplicemente sperando che vinca il loro beniamino.
    La pace, quella che non contemplando confronti armati non prevede vincitori o vinti, non è un ideale astratto per francescani o buddhisti: è una situazione concreta necessaria per vivere una vita degna di questo nome.
    La pace è l'unico obiettivo sensato della realpolitik.

  • Ma forse il vero valore della pace lo comprendono appieno solo i popoli o le generazioni che hanno vissuto la guerra.
    Ecco perché dopo ottant'anni senza belligeranza agli europei ricominciano a prudere le mani e invece di essere inorriditi dalla prospettiva di un conflitto fanno il tifo per questo o quel guerrafondaio.
    Quando si dà per scontata quella che invece è una preziosa conquista, si schiudono cripte dimenticate in angoli impolverati della nostra psiche, da cui riaffiorano come mostri dei sinistri impulsi ancestrali.

  • Tuttavia questi tragici eventi a qualcosa servono: finalmente si impara un po' di geografia.
    Hormuz e Kharg sono nomi impegnativi, per carità, ma la differenza tra Mar Rosso e Golfo Persico, almeno quella, forse è finalmente chiara.



Rilassatevi, la colpa del dramma dei migranti non è tutta vostra

Sicuramente bisogna fare qualcosa per risolvere il problema dell'immigrazione clandestina, dei barconi che affondano, dei poveracci che annegano, del traffico brutale di esseri umani. Molto probabilmente si sarebbe già dovuto prendere qualche serio provvedimento in passato. Ed è comprensibile che la dimensione della tragedia tocchi la sensibilità della gente. Chi ha un po' di cuore non può che essere colpito dalle notizie e dalle immagini diffuse di recente. Non sono quindi giuste (non sempre almeno) le accuse di buonismo a chi esprime solidarietà o anche solo dispiacere e sgomento.

L'orda di flagellanti virtuali che ha tramortito il web a colpi di commenti penitenti è però sconcertante. Va bene, è vero: tra i vari motivi che hanno portato alla situazione attuale ci sono ANCHE il colonialismo, l'imperialismo, lo schiavismo e lo sfruttamento delle risorse in Africa e nelle altre aree in via di sviluppo. Non sono però le uniche ragioni, e non è detto nemmeno che siano quelle preponderanti. 

Qualcuno saprebbe dire in che condizioni sarebbe il continente africano se la storia fosse andata in modo diverso? Io no, e non sono assolutamente sicuro che la situazione sarebbe tutta rose e fiori. Di sicuro quando le potenze occidentali hanno spalleggiato dei dittatori compiacenti si sono verificate gravi violazioni dei diritti umani. Ma quando hanno dato assistenza alle forze popolari e rivoluzionarie, o anche (e specialmente) quando si sono tenute in disparte, la situazione è spesso degenerata in conflitti tribali, guerre civili, massacri, perfino genocidi. La tratta degli schiavi c'è stata, è innegabile, perché c'era chi li comprava (in Europa, in Africa e altrove), ma anche, ed è innegabile pure questo, perché in Africa c'era chi li vendeva (così come succede adesso con il contrabbando dei migranti). Da decenni le risorse del territorio vengono sfruttate e vendute al miglior offerente da spietati faccendieri del posto (sottolineato, del posto), spesso con corollari di violenza, sofferenze e stenti. 

Esprimete pure quindi il vostro comprensibilissimo orrore per le continue tragedie, ma quando è l'ora di puntare il dito rilassatevi un po', non siate così severi con voi stessi: USA, UE e Cina non sono gli unici responsabili. In alcuni casi non lo sono per nulla, o quasi. Anzi, spesso l'unico aiuto concreto, anche se non sempre sufficiente, viene proprio da lì. Questo non vuol certo dire che noi non c'entriamo nulla. Serve però per mettere un po' le cose nella giusta prospettiva. Ma soprattutto per tranquillizzare chi dalle nostre parti è troppo incline a dichiararsi colpevole: mettetevelo in testa, non è vero, non è tutta colpa vostra! Ora alzatevi dalla seggiola. Sentite che sulle vostre spalle grava già un peso minore? Bene, andatevi a fare una passeggiata e questa notte dormite sonni più tranquilli.

Se invece continuate a sentirvi schiacciati dal fardello della responsabilità più o meno diretta è meglio che usciate dal coro delle accuse vuote e muoviate piuttosto il culo per fare qualcosa di concreto. Basta poco, non c'è bisogno di partire con una missione umanitaria rischiando il sequestro di persona o peggio. La soluzione si trova probabilmente tra le piccole tappe della vostra routine quotidiana. 

Limitarsi ad agitare le dita sulla tastiera per scrivere dei commenti struggenti e masochisti in Facebook o a spruzzare vernice sui muri per lasciare agli addetti del comune qualche slogan maldestro da cancellare non ha mai aiutato e mai aiuterà nessuno. Risulta anzi presto stucchevole e alla lunga irritante. Se proprio non dovete fare un cazzo per risolvere il problema è meglio che rimaniate in silenzio nel sicuro calduccio del gregge delle pecore che (a vostro giudizio) ne traggono vantaggio. 

Sarà forse un po' più cinico, ma di sicuro anche molto meno ipocrita.