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La fototessera è assolutamente ne-ces-sa-ria! A meno che... - Hong Kong

Una fototessera e una vecchia banconota da 20 HKD
Rituale tappa a Hong Kong per procurarmi il visto cinese. Rituale pernottamento alle mansion di Nathan road, dove i rompiballe stranieri che arrivano per sbarcare il lunario sono sempre più tignosi e gli odori sempre più pungenti. Le stanze a cella d'alveare invece non si sono allargate di un centimetro. Solo i prezzi forse sono cresciuti.
All'agenzia Forever Bright presso il New Mandarin Plaza a Tsim Sha Tsui East c'è molta più gente rispetto all'ultima volta che ci sono stato. Hanno persino piazzato un piantone in giacca e cravatta all'entrata e formato un corridoio mobile per la fila dei richiedenti. Al banco c'è il caos: casino per ottenere i moduli, casino per conoscere i prezzi e casino per consegnare il tutto e richiedere il visto. Avevo intenzione di procurarmi un visto business multiple entry di sei mesi ma in qualche anno il prezzo è schizzato da 600 a 2000 HKD! Viro sul tourist da tre mesi, single entry, 500 HKD.
"Serve una fototessera." mi fa sapere un cinese trafelato.
"Eccola!"
"No, questa ha lo sfondo bianco. Ne serve una con lo sfondo blu."
Merda, lo sfondo blu...

Visa run: quando il giorno precedente deve ancora terminare - Vientiane, Laos

Il giorno in cui mi scade il visto thailandese – proprio quando devo mettermi in viaggio, attraversare il confine ed entrare in Laos per ottenerne uno nuovo – comincia quando quello precedente deve ancora terminare. Ieri sera sono uscito con E per un buffet tradizionale, un paio di birre, un po’ di musica e quattro chiacchiere. Questo era il piano, un po’ bluff e un po’ struttura mentale, che comincia a scricchiolare già nell’ampia sala del ristorante, dove plachiamo con la birra fresca l’effetto esplosivo della combinazione di peperoncino, afa tropicale e ondate di calore emesse dal braciere che arde al centro del tavolo.

Il cedimento continua nei tre disco-pub dove continuiamo a trangugiare birra, mentre ascoltiamo un medley di musica rock, pop e commerciale. L’alba ci sorprende con la forza di volontà, la resistenza alle tentazioni e il senso pratico sfiancati da un lungo bombardamento di alcol e onde acustiche, a bordo di un taxi, con un ragazzo inglese e due sue amiche thailandesi. L’auto si ferma davanti ad una sala karaoke. All’interno gruppetti di clienti seduti su divanetti di finta pelle attendono il loro turno al microfono bevendo piccoli sorsi di whisky da bicchieri ghiacciati.

In questo locale con la porta sbarrata e le finestre schermate per ingannare i sensi in una percezione di notte eterna, alle 7 di mattina, con la disinvoltura di chi ha ordinato cappuccino e brioche per colazione, stappiamo una bottiglia di 100 Pipers Scotch e ne mescoliamo il contenuto melenso con ghiaccio, soda e coca. Dopo aver mandato giù un sorso e barricato la gola contro un conato di vomito utilizzo il bicchiere soltanto come pass-partout da conversazione.