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Visualizzazione dei post con l'etichetta decadenza

L'aveva già scritto Nietzsche più di un secolo fa.


Ciò che i lettori dei militari-antropologi o di altri autori simili amano oggi sentirsi raccontare lo aveva già scritto Nietzsche nel XIX secolo. L'aveva fatto ovviamente meglio, in maniera più informata, organica e completa, in grande anticipo e con più onestà intellettuale. Inoltre, al di là di ogni sospetto, lo scrisse senza riscuotere grosso successo presso i suoi contemporanei (spesso succede a chi su certe tematiche arriva decenni prima degli altri), senza puntare ad un seggio in parlamento, mentre era gravemente malato e buttando nella differenziata della decadenza anche le responsabilità delle religioni dominanti e i particolarismi nazionali, che invece i nostri contemporanei hanno riciclato per puntellare le loro strutture scricchiolanti.

Angeli un par di palle - Angeles, Filippine

Se vi capita di sbarcare nella città di Angeles, provincia di Pampanga, isola di Luzon, Filippine, non vi fate ingannare dal nome. Anche se potreste pensare di essere arrivati in un girone del paradiso, si tratta in realtà di un ricettacolo di puttane. L'ho intuito quando, chiedendo il prezzo delle stanze negli hotel, mi rispondevano sistematicamente: 'Per una o tre ore, Sir?'
Angeli un par di palle...

Italiani in Thailandia/8: il liquame umano continua a colare verso il basso

Sembra liquame, invece è un rigagnolo

E continua a colare precisamente da qui 

Storia 3) Un terzo puttaniere bighellonava con dei colleghi presso la piazzetta dei delfini con una bella telecamera in mano. Gli si è avvicinata una ragazza carina. Dopo un breve scambio di battute se ne sono andati assieme. I colleghi si sono guardati l'un l'altro in preda allo stupore. Ma come? Una figona del genere se ne va con quello sfigato? (Nota personale: non me l'aspettavo proprio, ma probabilmente anche per andare a puttane bisogna essere dei fighi.) Nessuno di loro l'ha più visto per un giorno. Dopo la seconda notte di assenza si sono ricordati della telecamera, hanno messo assieme i tasselli del puzzle e preoccupati sono andati a cercarlo. Non è stato difficile trovarlo: era stato sedato e ronfava ancora pesantemente in una delle stanze che loro stessi avevano frequentato spesso in passato, con donne della stessa risma. Per alcuni giorni (!) lo hanno accudito. Dal momento che era sempre mezzo addormentato hanno cercato di tenerlo sveglio, trascinandolo regolarmente in spalla a prendere aria. Né la vittima né alcuno di quegli altri disperati aveva (voglia di spendere) soldi per l'ospedale. Oltre alla telecamera questa doppiolavorista (puttana e anestesista, la rima è casuale ma ci sta giusta) gli ha fottuto tutto il denaro che aveva addosso. Senza nemmeno doversi sfilare le scarpe. La possiamo accusare di varie nefandezze ma non certo di essere una che vende il proprio corpo per quattro spicci.

Storia 4) Q stesso una volta (o forse più d'una) è stato narcotizzato da una puttana.

Italiani in Thailandia/7: l'escalation dello squallore

Squallore
Come vi avevo detto tempo fa, pur avendo lasciato Pattaya da un pezzo non vi ho ancora raccontato tutti gli aneddoti raccolti quando ci abitavo.

Eccovi le ultimissime storie di Q (che abbiamo conosciuto qui). Spero siano davvero quelle conclusive perché l'escalation dello squallore non accenna a placarsi.
Le ho buttate giù in fretta poco dopo averle apprese, preoccupandomi innanzitutto di non dimenticare nulla, utilizzando un tono e una terminologia di basso livello, adattandomi semplicemente a quel che avevo appena ascoltato. Pensavo di levigare il tutto in seguito, poi però ho pensato che questa spazzatura merita strumenti espressivi di pari qualità. Le "prostitute" sono quindi chiamate "puttane", i "rapporti sessuali" sono "scopate" e...eccetera eccetera, non c'è bisogno di aprire una sezione dedicata al vocabolario tecnico a questo punto. Se non digerite il pastone (contenuti e stile) mi dispiace, spero troviate altri post nel blog di vostro gradimento. Io questo qui lo dovevo scrivere così. A volte ci vuole l'anima corazzata anche solo per provarci a essere politicamente corretti, e la mia in questo momento è come una bolla di sapone, che ondeggia e si deforma mentre svolazza verso il basso, rischiando di esplodere per una semplice folata d'aria polverosa.

Storia 1)
Il signor Gallina (nome inventato, in realtà si tratta di un altro volatile, comunque è un italiano) si è sposato con una puttana e poi ha costruito una villa per andarci a vivere assieme.

Una versione minore (e un po' grottesca) di Pattaya - Angeles, Filippine

Come a Pattaya, peggio che a Pattaya
Gli hotel squallidi in cui i clienti rientrano sbronzi aggrappati alle tette di qualche prostituta, le camere a ore che puzzano di ogni tipo di scarto del corpo, gli spacciatori di viagra e cialis di imitazione, i mendicanti mignon, bambini e nani, con la mano sempre tesa, le mamme o le mogli seminascoste che li sorvegliano e aizzano, i cannibali d'anime alla guida di taxi creativi, la Walking Street annunciata dall'insegna gigante all'ingresso, i bar-beer con le bar-ladies (quasi tutte ragazze madri), i go-go bar dove donnine nude, con le tette piatte, raggrinzite o rifatte, ballano il pole-dancing su banchi di simil-marmo, i locali indefinibili in equilibrio precario sui bordi di mille categorie, i poliziotti che fanno finta di mantenere l'ordine in mezzo al bordello generale, i puttanieri pelati, rigonfi di steroidi, vestiti di cuoio, catenacci e tatuaggi, i vecchi paralitici che utilizzano le puttane emarginate più come badanti che per ragioni di sesso. 
La stessa umanità alla deriva, schiuma d'anime putrescenti attorno al perimetro di una discarica sociale galleggiante, quella sensazione di ultima fermata prima del terminal psico-spirituale. Persino il termine "decadenza", qui, non si può usare come spiegazione ma va spiegato esso stesso.

Italiani in Thailandia/6: una storia di prostituzione molto bizzarra - Pattaya, Thailandia

Un dipinto appeso all'entrata di una guest house a Hua Hin
Mi è capitato di recente di ascoltare una storia di prostituzione davvero bizzarra. Proprio quando me ne stavo andando da Pattaya, la più grande fucina di racconti del genere, che nei vari mesi trascorsi lì me ne ha sfornati così tanti, così diversi e variopinti da farmi credere che non sarebbe più stato possibile sorprendermi. Eppure una storia come questa non l'avevo mai sentita.

Il protagonista anonimo, un puttaniere italiano in età avanzata che per l'appunto chiameremo PA, da Puttaniere-Anonimo, un bel giorno scende dalla stanza del suo albergo alla ricerca di ciò che i turisti della categoria a cui appartiene escono spesso a cercare quando sono da queste parti. Non è una missione tranquilla però, come qualcuno di noi potrebbe pensare. Non si tratta di far due passi, imbattersi nella prima delle migliaia di occasioni offerte dalla città e sbrigare la faccenda. No, PA è torturato dai dubbi, si arrovella per farsi venire un'idea che lo soddisfi. Rivolgersi a una delle mama-san che conosce? Procedure noiose, inutili rituali da celebrare, catene di approvvigionamento elaborate, numerosi ingranaggi da oliare, trattative da intessere, tutto molto caro e complesso. Le squillo free-lance del lungomare? Per carità, con le storie che circolano! Troppo rischioso. I massaggi erotici di Soi Honey? Mah, massaggi scadenti in squallidi tuguri che sfociano in rapporti affrettati con donne annoiate. Nemmeno quella soluzione va bene. Ci vuole qualcosa di originale, bisogna improvvisare utilizzando le condizioni al contorno, la fantasia e, perché no, l'audacia. Insomma: una coniglietta da tirar fuori dal cilindro.

Adieu Pattayà!

L'insegna luminosa sulla collina che sovrasta Walking Street
E' arrivato il momento di lasciare Pattaya. L'amico italiano che lavora qui e che quest'anno mi ha ospitato spesso a casa sua è stato trasferito alla filiale cinese dell'azienda. Le operazioni di trasloco sono quasi finite, rimangono da sbrigare alcune pratiche per lo sdoganamento del cane e poi siamo a posto. Lui volerà a Shanghai, io rientrerò nella mia amata modalità semi-nomadica. Prevedo molti viaggi. Il più possibile via terra, l'unico modo per godersi ciò che c'è tra i luoghi A e B, oltre che gli stessi A e B.
Non mi posso lamentare troppo di questa città. L'ospitalità è stata ottima, la casa è stupenda. I ritmi di vita, le distanze, il traffico e anche il paesaggio sono più a misura d'uomo rispetto a quelli di Bangkok, tanto per fare un esempio. La spiaggia e l'acqua non sono un gran che, anzi, fanno piuttosto schifo, ma il mare è sempre il mare. Il tipo di turismo e di vita notturna, la prostituzione invasiva, la corruzione, il materialismo dilagante e l'atmosfera pesantemente losca lo fanno però diventare ben presto un posto insopportabile.
I'm fuckin' outta here. Come ho sentito dire a certi tizi che badavano più al modello di canottiera e bandana, alla visibilità del tatuaggio e del pettorale, alle treccine e all'inclinazione del berrettino che alla qualità di quel che usciva dalle loro bocche. 
Goodbye Pattaya! Di aneddoti bizzarri e spesso scabrosi me ne hai raccontati parecchi, e un amante di storie quale sono non può che essertene grato. Di sicuro però, almeno per un po', non credo proprio che mi mancherai.

PS Le storie raccapriccianti di Pattaya ho finito di ascoltarle, ma non di raccontarle. Ci saranno quindi altri post-umi sul tema

Bordelli-corridoio a Brickfields - Kuala Lumpur, Malesia

Foto di un bordello-corridoio, scattata in fretta e di nascosto
Brickfields è un quartiere a ridosso della stazione centrale di Kuala Lumpur (KL Sentral, sì Sentral, con la "S"). A differenza di altri distretti del centro è rimasto pressoché intoccato dal passaggio delle ondate di modernità che hanno stravolto la città, anche se le imponenti linee di grattacieli e infrastrutture lo assediano accanite. La zona ospita una pittoresca Little India, alberghi economici, ristorantini multietnici, bancarelle e luoghi di culto, tra cui numerose chiese cristiane. 
I locali più bizzarri sono però dei corridoi lunghi e stretti che si affacciano sui marciapiedi. L'entrata semi coperta da uno straccio che funge da tenda, una tenue luce rosa che fuoriesce dai lati liberi, attraverso i quali è possibile spiare una serie di porte malmesse, ognuna sorvegliata da una donnina in abiti succinti appoggiata a uno stipite o seduta su uno sgabellino di plastica. Un magnaccia con l'atteggiamento tipico del ragno-umano (mi stava per scappare scritto uomo-ragno, ma ho visto cartoni e letto fumetti: so che differenza passa tra il bene e il male) sta seduto o in piedi appena fuori. I clienti entrano ed escono in fretta, forse per assecondare l'imbarazzo. Altre persone, con facce che spaziano dal losco al tagliagole, bighellonano nei dintorni, urlando, ridendo, sbeffeggiandosi o spingendosi. Condensati di squallore sociale metropolitano.
Sono dei piccoli bordelli, a gestione familiare: all'interno di alcuni si intravedono persino la cucina e alle volte, nel fondo, come in una qualsiasi casa cinese che si rispetti, un colorato altarino buddhista. Ce ne sono a decine, sfacciati, miseri, sporchi, indisturbati. I magnaccia invitano i passanti a dare un'occhiata alle offerte di giornata. Io ci cammino spesso davanti e vengo sistematicamente ignorato. Potrei illudermi di essere diverso da quegli altri, di non avere l'aria del puttaniere, ma la so troppo lunga per ingannarmi in quel modo. Le razioni di sexy man! e handsome guy! - tutti genuinamente falsi -, che le bar-lady thailandesi negli anni hanno riservato anche a me, non me lo permetterebbero.

Soi Country Club, il posto giusto per l'adulterio - Pattaya, Thailandia

Il nome è fuorviante: Soi country club. Soi in thailandese significa vicolo, ma questa è una strada, lunga e battuta, che scorre tra negozi, ristoranti, villaggi, un golf e un polo club, un maneggio, lo stadio del Pattaya Utd e un lago - il Mabprachan - meta per scampagnate pomeridiane, ma anche notturne. Proprio così, notturne. Lungo la riva meridionale ci sono infatti file di bar con donnine che se approcciate non oppongono certo una resistenza da fortezza medievale assediata, e poi birra, musica, biliardi, persino i ladyboy, proprio come nelle zone a luci rosse del centro. Appunto, ma chi ci viene fino a qui, dal centro? Chi si fa dieci chilometri per godersi una versione scadente e limitata di ciò che può trovare anche a cento metri da casa? La risposta la sa chi vive qui da anni: sono quegli uomini, fidanzati o sposati, che hanno bisogno di un luogo sicuro dove abbandonarsi senza paranoie ai piaceri dell'adulterio. L'area infatti offre anche motel a ore e centri sauna/massaggi dove le mani - e magari qualcos'altro - di altre donnine compiacenti si concentrano su ogni parte del corpo dei loro clienti.
Altri due chilometri e il ronzio della moto viene parzialmente attutito dagli schiamazzi dei bimbi di una scuola. Qui il mezzo non è il solo a rallentare: anche il progresso scala e avanza a marce ridotte. Non è una questione di tecnologia o di mode, bensì di dettagli e atmosfera: la polvere argillosa, le ciabatte, i tetti di ondulato, i pali sbiechi ricavati dal bambù, il conflitto fra quelle catapecchie e la vegetazione circostante che sembrerebbe quasi essere ancora in bilico. C'è aria di Cambogia, di Laos, forse addirittura di Birmania, proprio qui, nel vecchio Siam!
Poi un camion sbuffa fumo nero e alza un polverone. Tempo di riprendersi ed è già un torrente in piena di moto, auto, semafori, con vortici di clacson, fischietti e calcestruzzo, che sfocia schiumoso nel bacino a sei corsie di Sukhumvit, con i suoi megamall, gli ipermercati, gli svincoli, gli incroci, le aree di servizio.
E’ di nuovo l'inizio...è già la fine.

Italiani in Thailandia/4: ancora sulla cricca del lungomare - Pattaya

Continua da qui

Ci sono poi anche le truffe non caratterizzate dall'esca sessuale. 

- "Come dici? Ti scade il visto? Ma non c'è problema, ti organizziamo una gita fino al confine con la Cambogia, andata e ritorno. Ci vorranno non più di due, massimo tre giorni. Tu ci paghi e ci occupiamo noi di tutto...pensa un po'!" E giù con i prezzi gonfiati per il trasporto, l'alloggio, le pratiche doganali, il duty free, il casinò, i pasti, le baldorie, il Viagra di imitazione e, se proprio non se ne può fare a meno neanche per un paio di notti, qualche altra battona, tanto per immergersi un po' anche nella cultura khmer, oltre che in quella siamese, perché in fin dei conti il mondo mica lo si scopre soltanto ascoltando le storie degli altri, osservandolo da dietro un finestrino e leggendo un paio di paginette in una guida: sono necessarie le esperienze di prima mano, avere a che fare con la gente del posto...questo è il segreto!
"Allora di quel Viagra generico dammene pure altre due scatole va..."
Suppongo che in tutto la scampagnata fuori porta verrà a costare non meno di 10000-15000 baht (300-400 euro), cifra che può salire a dismisura a seconda dei vizi a cui il sempliciotto si abbandonerà. E pensare che in città ci sono varie agenzie che organizzano visa run in furgoncino, partenza alle 6 di mattina e ritorno alle 15 del giorno stesso. Costo (visto cambogiano incluso): 2000 baht (50 euro). Sarebbe sufficiente la conoscenza di dieci parole di inglese. O, ovviamente, l'assistenza di un italiano onesto...

Italiani in Thailandia/3: la cricca del lungomare - Pattaya

Se non l'avete già fatto potete leggere questo post propedeutico prima di proseguire.

"Sono dei disperati, vivono di espedienti. Se ne stanno a bighellonare nei pressi della statua dei delfini e spesso litigano per un baht..." (1 baht è pari a 1/40 di euro al cambio attuale, ovvero 2,5 centesimi, N.d.F.)
Comincia così il racconto di Q. Non perché questa sia la prima cosa che mi ha detto ma in quanto è la definizione più precisa e lapidaria che è riuscito a darmi di quei farabutti. Poche parole chiave dalle implicazioni pesanti: disperati, espedienti, bighellonare, litigano, un baht.
Tra il mare in piena di difetti in cui da anni mi dimeno uno dei pochi pregi su cui so di poter contare è quello di riuscire a infondere fiducia in chi ha una storia da raccontare. Sarà che non ho mai sputtanato nessuno e chi mi sta davanti sente che non ho intenzione di utilizzare le sue parole contro di lui: sono vibrazioni che lo raggiungono al cuore, al cervello, all'anima - o qualunque altro elemento ove si annidino i sensori di questo tipo di onde - e lo rassicurano. Perché Q ha un intero sacco di letame da vuotare: se lo porta in groppa da tempo ma non vuole rischiare di scaricarlo davanti a qualcuno che lo utilizzerà per ricoprirlo di escrementi. Io ho solo intenzione di dargli un'occhiatina, magari un'annusatina per potervene poi parlare, ma di maneggiarlo e scagliarglielo in faccia non ne ho proprio voglia. E' per questo che Q per tutta la storia rimarrà solo e semplicemente Q. Che non è l'iniziale del suo nome ma quella di qualunque, uno qualunque. E vedrò bene di non svelare alcuna informazione che potrebbe contribuire a identificarlo, anche se di dettagli su di sé e sul suo passato me ne ha forniti molti, alcuni anche molto scabrosi. Questo post serve soltanto a raccontare una (brutta) serie di storie che in cinque o sei anni sono capitate non solo e non tutte a Q ma anche ad altri italiani che ha conosciuto, e chissà a quanta altra gente. E magari anche a mettere in guardia chi rischierebbe di cadere negli stessi tranelli in cui è caduto lui. Punto. Veniamo alle storie dunque.

Il lungomare abbandonato - Pattaya, Thailandia

Sarebbe anche bello il lungomare di Pattaya. Il suo marciapiedi largo dove poter camminare, correre o sedersi a osservare la baia, le sue file di palme, la colorata baraonda multietnica alle spalle. Persino la scarsa profondità della spiaggia, lunga soltanto pochi metri, da questo punto di vista diventa un elemento azzeccato nella composizione della foto: chi guarda il mare si gode l'ingannevole impressione di un piano orizzontale mono-fase che, seppur venato e striato da increspature e sfumature, nel quadro dei macroelementi (acqua, cielo, promontori, colline) appare comunque omogeneo, con tinte che a seconda dell'ora e delle condizioni meteorologiche vanno dal nevischio sporco alla corazza di rinoceronte, passando per le varie tonalità standard di vetro di fiasca e cielo estivo alpino.
Sarebbe anche bello, appunto. Invece è una delle zone più decadenti (se non degradate) di Pattaya, che dal canto suo è una delle città più decadenti del sud-est asiatico. Chissà perché le autorità hanno deciso di allentare a tal punto la presa, di sbattersene quasi completamente, quando esistono già altre zone a luci rosse, dedicate a vizi di vario tipo, e quest'area potrebbe essere l'habitat naturale della fetta più innocente del turismo in città.

Locale sciacallo - Bangkok, Thailandia

Foto di adaptorplug (CC)
Si può dire che ogni postaccio è un postaccio a modo suo e se si tratta di postacci la gamma offerta da Bangkok è una delle più ampie al mondo. Il film The Hangover part 2 (in italiano "Una notte da leoni 2"), ambientato proprio qui, anche se farcito di situazioni poco probabili offre un panorama di locali decadenti molto verosimile, spesso reale.
Pur frequentando la città da dieci anni ho bisogno dell'aiuto di M. - un amico turista, un visitatore occasionale - per scovarne uno che ha ancora il potere di stupirmi. Non ci sono quindi solo i bar con le ragazze vestite a tema, i locali del ping-pong show, i cabaret coi ladyboy, i go-go bar, i centri di massaggi erotici, i disco-pub e gli after-hour illegali con le squillo free-lance. Non solo Patpong, Nana Plaza e Soi Cowboy quindi...no, a Bangkok c'è pure questo!
Appena entro provo quel brivido che si prova quando ci si imbatte in qualcosa che ci intriga proprio perché ci rivolta. In un certo senso potrebbe essere inserito nell'ultima delle categorie elencate sopra, dal momento che le ragazze non lavorano per il proprietario del locale, o meglio in un certo senso lo fanno, ma in maniera indiretta, senza percepire uno stipendio né ricevere ordini o istruzioni. Alcune delle caratteristiche peculiari dell'ambiente e le dinamiche delle relazioni sociali suggeriscono però di creare una categoria apposita allo scopo di classificarlo. 
Alcuni dettagli - i tavoli, i movimenti e l'aspetto austero dei camerieri - ricordano certe taverne bavaresi. Il banco del bar potrebbe essere quello di una sagra di paese o di una festa di partito, con la lista delle bevande appesa alla parete e gli addetti affannati e dall'aria vagamente improvvisata. L'uso generoso di legno, mattonelle, luci al neon e foto kitsch di luoghi famosi (la torre di Pisa, il Colosseo, l'Arco di Trionfo) riportano invece alla mente certi bar italiani degli anni '60 e '70. La componente che interrompe questo viaggio della fantasia tra paragoni con posti lontani è ovviamente la presenza di decine di donne. Alcune hanno già vissuto tutti i giorni del loro splendore ma il numero di quelle giovani e carine, a detta di M., dall'ultima volta che è stato qui sembra essere aumentato.
Pesa nell'aria un'atmosfera lievemente squallida, da mercato del bestiame in periodi di magra. "E' un posto alquanto sciacallo" commenta M. e anche se non conosci l'espressione appena metti piede qua dentro ne afferri al volo il significato.
Le donne stanno quasi tutte disposte a semicerchio, spalla contro spalla, addossate alle pareti o al mobilio della metà del salone più lontana dall'entrata. Indossano abiti da ufficio o da sera, portano acconciature ben curate e sono truccate sobriamente, niente di volgare o pornografico. Quelle più hot lo sono in maniera piuttosto discreta. Solo poche siedono ai tavoli sparsi qua e là o all'immenso banco a virgolone che si incurva al centro della sala. Qui sta invece la grande massa dei clienti, molti dei quali visibilmente annoiati, quasi disinteressati, che sorseggiano birra, chiacchierano con gli amici o si guardano attorno, non necessariamente verso le donne.
Che differenza con i locali tradizionali dell'industria del sesso thailandese! La decadenza qui è più un concetto di design che di etica. Manca l'elemento indecente, la libido, scomparsa assieme alla teatralità eccessiva, ai colori volgari, ai giochi di luce contundenti e ai suoni che stordiscono. Ogni tanto un DJ invisibile attacca un pezzo ma per lunghi minuti la colonna sonora di questo film grottesco è quella del brusio, del tintinnio dei bicchieri, dello stridere degli sgabelli, dei rumori di fondo di un locale notturno all'ora di chiusura, quando le luci si accendono e l'ultima canzone sfuma via mentre la gente si trattiene all'interno.
Le donne cercano il contatto visivo e nella maggior parte dei casi i clienti abbozzano un sorriso imbarazzato e poi distolgono lo sguardo. O distolgono lo sguardo senza nemmeno l'effetto lenitivo del sorriso. Ma probabilmente questo è qualcosa che provo solo io per loro: le ragazze sembrano infatti essere assuefatte a questo genere di reazione.
Ogni tanto qualche uomo ne chiama una, lei - e magari pure quella che le sta accanto - risponde stupita: "Chi, io?" E poi percorre i cinque o sei metri che la separano da quello che è ben più di un cliente: è un pompiere in un palazzo in fiamme, un San Bernardo sul luogo di una valanga, un bagnino in mezzo al mare mosso. Insomma, una sorta di salvatore. A questo ritmo però soltanto il 5% di loro verrà salvato, sono troppe e troppo poco sembra essere l'interesse nei loro confronti. Le altre torneranno ad aggrapparsi al misero lavoretto che fanno di giorno, se ne hanno uno. Come verremo a sapere in seguito da un amico di M., infatti, la maggior parte di queste precarie del sesso ha delle occupazioni normalissime e le più giovani sono spesso studentesse.
Tra tutti, i giapponesi sembrano sapere qualcosa che ad altri sfugge, perché quando chiamano una ragazza questa arriva e spesso attacca a parlare la loro lingua. Un approccio molto intraprendente.
Finite le birre, prima di andarcene facciamo un salto in bagno, un tugurio seminterrato in linea con lo stile del locale. Un canaletto di scolo lungo la parete piastrellata funge da orinatoio. A fianco ci sono due di quei disgustosi sgabuzzini asiatici per le signore. Cinque baht per entrata ma se ne paghi venti hai l'accesso illimitato. Chi potrà resistere qua dentro tanto a lungo da aver bisogno di andare al bagno più di quattro volte, condizione necessaria affinché l'investimento sia profiquo? Un'altra soffiata ci svelerà anche il mistero nel quale si avvolgono quelle coppiette che invece di scendere verso gli inferi del cesso immondo salgono la rampa di scale in direzione opposta: ai piani superiori c'è un infimo alberghetto ad ore dove si consumano transazioni più o meno oscene.
Usciamo e appena saliti gli scalini Bangkok ci tira un ceffone di calore, umidità, odori e frastuono riscattandoci all'istante da quello strano torpore che ci aveva ammantati. Era come se il locale sciacallo ci avesse narcotizzato. Forse eravamo soltanto sbalorditi, ma può darsi che sia stato invece l'ennesimo incantesimo di questa città dai poteri misteriosi.
Dopotutto la chiamano Città degli Angeli: l'ingrediente mistico da qualche parte dev'esserci.

Strada Purgatorio - Bangkok > Pattaya, Thailandia

C'è nel Siam un'autostrada,
lunga appena cento miglia,
che dalla città degli angeli
conduce al borgo del peccato.
Inesorabile il Caronte-bus
traghetta tra l'afa e il buio
dannate anime in contromano
lungo la strada Purgatorio.
S'odono le prime urla,
fiamme alte divampano,
con gli angeli ormai alle spalle
andiamo dritti all'INFERNO!

Foto del cielo infuocato sopra Pattaya, di Anaktaro (CC), da flickr

Viagra precoce - Bangkok, Thailandia

Afferra il pacchetto, estrae cinque sigarette, ne distribuisce quattro e una se l'accende. Poi alza il bicchiere, ma qualcosa non va, ci dà un'occhiata e vede i resti del giaccio. Si concentra sulle bottiglie e si prepara un altro drink. Ride, scherza, beve, fuma. Adocchia una ragazza con cui ci proverà. Il ragazzo europeo è a Bangkok per uno stage. Ma i due mesi di tirocinio più che nella finanza, lo hanno gettato nel pantano delle notti decadenti.

Nei giorni feriali fa fuori litri di birra, mentre il fine settimana son bottiglie di whisky. Si riduce a uno straccio, dimentica che sta facendo, telefona a caso e cammina barcollando. Ma se incontra una ragazza e capisce che ci sta, non si tira indietro e si aggrappa al Viagra. Bello, alto, tirocinio all'estero: proviene da una delle regioni più ricche del mondo e un domani potrebbe essere una persona di successo. Ma si sbronza ogni giorno e usa già il Viagra. 
Ha ventiquattro anni, che farà da vecchio? Comunque vada sarà in buona compagnia: ne ho già incontrati tanti di tipi come lui.

Italiani in Thailandia/1: i vacanzieri - Koh Samui

Il geometra toscano è un uomo di mezza età, dal sorriso cordiale e i capelli argentati. Gli dico che ho una laurea in ingegneria: lui mi diverte con una serie di aneddoti sulla rivalità tra le due categorie a Firenze e dintorni. Vorrebbe conoscere una ragazza thai ma è un po' spaesato e non sa da dove iniziare. È stato sposato per molti anni e si sente un po' imbranato nelle tecniche d'approccio. Nei bar con le working girls non è mai entrato: i locali di quel tipo lo mettono a disagio.

Un paio di giorni dopo ha qualcosa da raccontarmi: la sera precedente è andato a bere una birra ai baretti con i lettini affacciati sul mare, dove servono cocktail sotto la stellata.

Ha finalmente trovato un'occasione per buttarsi: ha scambiato dei sorrisi con una ragazza, poi l'ha salutata e quella gli ha risposto. Nessuno dei due conosce bene l'inglese, ma gli interessi coincidevano...e sono finiti nel suo bungalow.

La lucciola timida. Vang Vieng - Laos, 31 agosto 2007

Vang Vieng, come molte altre località del Laos, si è sviluppata molto dall’ultima volta che ci sono stato, nel 2001. Il numero delle guest house, dei ristoranti, delle agenzie di viaggio e dei punti internet è aumentato notevolmente.
Il tubing, ovvero la discesa lungo il fiume a cavalcioni di grandi camere d’aria, una delle attrazioni del posto, è diventato un grande business. La riva destra è tappezzata da una schiera di bar i cui gestori con i loro "arpioni" cercano di accaparrarsi il maggior numero di turisti che si vogliono bere qualche birra o tuffare dalla cima di un albero aggrappati ad una fune con maniglia. Alcuni bar mettono a disposizione dei loro clienti persino campi da pallavolo, da basket o piste per il gioco delle bocce, tutto a pochi metri da una giungla impenetrabile.
Vang Vieng è cambiata, ma la campagna che la circonda è rimasta la stessa. Le belle colline oltre la distesa smeraldo delle risaie, il groviglio in ebollizione delle piante tropicali e delle palme da cocco, i torrenti con l’acqua turchese e le grotte che custodiscono le statue buddiste: tutto è rimasto uguale. I bambini giocano ancora seminudi o si fanno il bagno nel fiume, e i polli continuano indisturbati a razzolare in mezzo alla strada.
Mentre aspettiamo l’orario di apertura di una delle grotte, facciamo la conoscenza di un gruppo di ragazzi del posto.
Sono impegnati in una partita di carte. Uno dei maschi parla l’inglese, e una ragazza sorride timidamente. Ogni volta che le rivolgiamo la parola arrossisce e abbassa lo sguardo fissando le carte da gioco. I ragazzi giocano e ogni tanto alzano la testa per farci qualche domanda. Li salutiamo quando arriva il bigliettaio.
La sera, mentre stiamo bevendo un paio di birre all’unico bar del paese, la cameriera passa per i tavoli informando la clientela che il locale chiuderà fra cinque minuti. Sono le undici e mezza. Viziati dalle opportunità della vita notturna thailandese ci prende un momento di sconforto. Poi un ragazzotto anglofono, con la faccia rossa e paffuta, ci dice che conosce un locale aperto fino a tardi, possiamo seguirlo e ce lo indicherà.
Il locale non è altro che un bungalow resort, il cui bar continua a servire alcolici anche dopo la chiusura del cancello.
Mentre il gruppo di turisti anglosassoni si raduna presso un gazebo, noi ci sediamo agli sgabelli del bar, e ordiniamo due bottiglie di Beerlao.
Al banco ci sono il proprietario – un inglese scheletrico che fuma a catena – e due ragazze laotiane. Dopo un paio di minuti mi accorgo che il volto di una delle ragazze mi è familiare. La fisso per un po’ cercando di farmi venire in mente dove l’ho già vista, e ho come l’impressione che lei faccia lo stesso. Quasi contemporaneamente ci riconosciamo. E’ la ragazza che giocava a carte all’ingresso della grotta. Parliamo un po’ in thailandese. Poi due australiani si staccano dal gruppo del gazebo e si vengono a sedere accanto a noi. Ci rivolgono un paio di parole con il chiaro intento di attirare l’attenzione della ragazza. Inizialmente lei non sembra molto interessata, mi dà perfino l'impressione di essere un po' seccata. Gli australiani dicono qualcosa all’inglese, che uno di loro già conosce, quindi la conversazione si fa più confusa quando vengono coinvolte l’altra barista e la ragazza che parlava con noi. Da quel momento lei verrà gradualmente assorbita nel loro circolo, uscendo di conseguenza dal nostro. Peccato, aveva un bel sorriso.
Noi beviamo e chiacchieriamo, ma al contempo continuiamo distrattamente ad ascoltare la conversazione del gruppo che si è formato accanto a noi.
Ad un certo punto ho l’impressione che gli australiani ci stiano sfacciatamente “provando”, e mi sorprendo a notare che lei non li ignora più. Sorride ad alcuni dei loro commenti, li ascolta attentamente e a tratti sembra persino attendere un po' ansiosamente il loro prossimo intervento. Come se sperasse che da un momento all'altro la conversazione prenda un altro corso. Per lei più interessante.
Dopo un po’, mentre i miei pensieri svolazzano su chissà quale fantasia, mi ritrovo a fissare l’attenzione su una parola pronunciata da uno degli australiani. Guardo C con gli occhi sbarrati e la mia sorpresa si specchia sul suo volto. Non possiamo esserci sbagliati entrambi: la parola che abbiamo sentito è condom: preservativo.
Tendiamo le orecchie e nei minuti seguenti i nostri sospetti vengono confermati. Si tratta di una contrattazione per un rapporto sessuale. Siamo sbigottiti. In questi anni in Asia mi è capitato centinaia di volte di assistere ad incontri tra prostitute e clienti, anche qui in Laos, nella capitale. Questo genere di cose non mi turba affatto. A stare da queste parti mi è venuta presto la corazza dura e per sorprendermi proprio ce ne vuole. Eppure qui a Vang Vieng, in questo locale, da questa ragazza, non me l’aspettavo. Ormai non ci sono più dubbi, ma noi facciamo ancora fatica a crederci e ascoltiamo attentamente la loro conversazione.
L’inglese interviene per agevolare la transazione e cinque minuti più tardi consegna alla ragazza la chiave di un bungalow, assieme alla bustina di un Durex.
La ragazza si è accorta che noi stiamo osservando la scena. Ci guarda, arrossisce, sorride imbarazzata e abbassa lo sguardo. Quindi si alza e sperando di non farsi notare fa un giro molto largo nel cortile prima di entrare nel bungalow. Un paio di minuti più tardi viene raggiunta dall’australiano che, non essendosi accorto dell’imbarazzo della ragazza, bussa energicamente e cerca di spalancare la porta. Lei invece lo fa entrare aprendo di quel tanto che basta a farlo passare. Scorgo nuovamente il suo viso prima che scompaia. Indossa ancora quel sorriso imbarazzato e lo sguardo colpevole. Ci sbircia di sfuggita e chiude in fretta la porta.
Una ventina di minuti più tardi l’australiano ritorna al bar, gonfiando il petto e lasciandosi andare a qualche commento infantile: sembra un ragazzino delle medie che ha appena strappato un bacio alla più bella della classe.
La ragazza si trattiene nel bungalow per un po’. Dopo essere uscita non alzerà più la testa fino a quando ce ne saremo andati. E dietro la tendina di capelli che le nasconde il viso è ancora possibile scorgere quel suo sorriso di vergogna.
Forse non è una professionista. Ma una principiante non si sarebbe comportata in maniera così disinvolta durante la trattativa.
Mi chiedo se quella malizia sfacciata le prostitute la acquistino con l’esperienza o se un po’ bisogna avercela nel patrimonio genetico. Questa ragazza si scrollerà mai di dosso il suo imbarazzo? Riuscirà un giorno ad agganciare un cliente senza vergognarsi di fronte a due stranieri che la osservano stupiti?
Chissà se quel sorriso da bambina birichina smetterà mai di spuntare tra i bei ciuffi di capelli dietro i quali si nasconde.