Sentono il tempo
Mi capita ogni tanto si origliare, senza averne in realtà intenzione, le conversazioni di qualche gruppetto di giovani. Questi ragazzi adottano spesso un tono serio, o forse serioso, quasi offeso, con forti tendenze all'indignazione. Quando riesco fuggevolmente a carpire l'oggetto dei loro discorsi, mi rendo conto che si tratta di semplici chiacchiericci, quasi sempre a proposito di persone non presenti.
Certo, il pettegolezzo, altrimenti detto gossip, è sempre esistito. Questa però ne è una versione meno innocua, a mio modo di vedere. Non coinvolge vecchiette e vecchietti a cui il tempo e gli eventi hanno indurito l'anima, bensì ragazzi che dovrebbero essere travolti da sano entusiasmo giovanile.
Non può trattarsi di vittimismo generazionale: tranne poche eccezioni a ognuno di loro basterebbe salire di due o tre livelli lungo l'albero familiare per trovare individui a cui la vita ha riservato condizioni e circostanze ben peggiori.
Ma allora perché lo fanno? La prima reazione di un anziano che li osservi potrebbe essere la solita accusa: "Sono giovani viziati!". Io ho invece l'impressione che prendano a pretesto sciocche evenienze per cercare nei propri coetanei conferme, conforto, empatia.
Questa però è soltanto un'interpretazione del sintomo, che spinge quindi il problema più a monte. Quale orco interiore e intangibile squarcia la loro anima? Perché proprio in questo periodo storico? E perché proprio a questa generazione?
Forse, se mi si permette la citazione scomoda: "Sono come le bestie, sentono il tempo che cambia!" Dove il tempo ovviamente non è il clima, bensì la storia.
E il loro non è altro che naturale turbamento davanti a un futuro che, forse mai prima d'ora, si preannuncia colmo d'incertezza.

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