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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

La vile scusa dell'età


Le realtà metropolitane sono fatte su misura per i giovani, soprattutto dopo una certa ora. Ed è anche giusto che sia così. Tendenzialmente però, non inesorabilmente.
Io noto un problema in tutto ciò: chi ha una certa età interpreta questa tendenza come se fosse un divieto, una proibizione a partecipare alla vita sociale cittadina, soprattutto a quella notturna.

Questo è vero anche per chi, pur non essendo più giovane, non è nemmeno troppo vecchio e ha ancora la necessità psico-emotiva — e il diritto umano — di godere di attività sociali di qualsiasi tipo. Non solo quelle tra le solite quattro coppie di amici in soggiorno o in taverna. Parlo proprio di gettarsi nella mischia, tra persone sconosciute, musica, colori.

Per giustificarsi si inventano scuse, ingannando se stessi più che l'interlocutore: sono vecchio, sono stanco, la musica non m'interessa, l'alcol non lo reggo più. Poi però rischiano l'infarto correndo o pedalando sui colli la domenica mattina, fanno fuori bocce di vino e whisky in solitaria e si abbandonano sbronzi a pensieri malinconici davanti al caminetto, ascoltando Albano, i Ricchi e Poveri e i Pooh, frignando per disperazione più che per commozione.

Io me ne sbatto. Lo so che la città è fatta per i giovani. Ma la carta d'identità, per legge, la controllano ai minorenni per non farli bere, non ai cinquantenni per spedirli a casa. Se non è vietato io mi avvalgo del diritto a partecipare. Non sempre, ma non troppo raramente. Per carità, non entro di straforo alle feste universitarie come facevo trent'anni fa. Seleziono luoghi, locali e circostanze, e se passano il test mi ci butto.

Alle volte sembra che tutto e tutti ti invitino a tornartene a casa, vecchio patetico merdoso. È una sensazione: è il nostro maledetto, disfunzionale e mal riposto senso di inadeguatezza che parla. Basta metterlo a tacere. Se poi qualcuno ti guarda veramente in quel modo: passa oltre, lo stronzo è lui.

Tieni duro, non mollare. A volte, ad un certo punto avviene qualcosa, una piccola cosa magari, che però non succedeva da tanto. Allora ti rendi conto che il ragazzo che fosti un tempo lo sei a tutt'oggi. Quando torni a casa ti riscopri estasiato: "Allora può ancora accadere!". Davanti al caminetto stappi una birra fredda, l'ultima, l'ennesima. Spari a palla Moby o i Daft Punk. E quelle che ti salano leggermente la birra sono lacrime di gioia.

Come ho già detto, io me ne sbatto e insisto. Se nessun posto mi ispira, male che vada mi faccio una bella passeggiata: le città italiane, di notte, senza turisti spaesati o residenti indaffarati, sono ancora più belle. Me ne resterò a casa quando avrò il cervello o il corpo in pappa. Quando per restare bloccato a letto o in poltrona non mi servirà più alcuna vile scusa.

P.S. A Bangkok, va detto, è più facile che a Padova.

Sentono il tempo


Mi capita ogni tanto di origliare, senza averne in realtà intenzione, le conversazioni di qualche gruppetto di giovani. Questi ragazzi adottano spesso un tono serio, o forse serioso, quasi offeso, con forti tendenze all'indignazione. Quando riesco fuggevolmente a carpire l'oggetto dei loro discorsi, mi rendo conto che si tratta di semplici chiacchiericci, quasi sempre a proposito di persone non presenti.

Certo, il pettegolezzo, altrimenti detto gossip, è sempre esistito. Questa però ne è una versione meno innocua, a mio modo di vedere. Non coinvolge vecchiette e vecchietti a cui il tempo e gli eventi hanno indurito l'anima, bensì ragazzi che dovrebbero essere travolti da sano entusiasmo giovanile.
Non può trattarsi di vittimismo generazionale: tranne poche eccezioni a ognuno di loro basterebbe salire di due o tre livelli lungo l'albero familiare per trovare individui a cui la vita ha riservato condizioni e circostanze ben peggiori.

Ma allora perché lo fanno? La prima reazione di un anziano che li osservi potrebbe essere la solita accusa: "Sono giovani viziati!". Io ho invece l'impressione che prendano a pretesto sciocche evenienze per cercare nei propri coetanei conferme, conforto, empatia.
Questa però è soltanto un'interpretazione del sintomo, che spinge quindi il problema più a monte. Quale orco interiore e intangibile squarcia la loro anima? Perché proprio in questo periodo storico? E perché proprio a questa generazione?

Forse, se mi si permette la citazione scomoda: "Sono come le bestie, sentono il tempo che cambia!" Dove il tempo ovviamente non è il clima, bensì la storia.
E il loro non è altro che naturale turbamento davanti a un futuro che, come forse mai prima d'ora, si preannuncia colmo d'incertezza.

Il vero complotto


Non ho mai capito per quale ragione chi non resiste al fascino delle teorie del complotto, invece di occuparsi di casi non verificabili - lo sbarco sulla luna, l'undici di settembre, la cupola pluto-giudaica e via dicendo - non si concentri invece sulle cospirazioni che sono sotto gli occhi di tutti, da secoli se non addirittura da millenni.

Mi riferisco ai meschini, vili, subdoli e delinquenziali lavaggi del cervello operati su bimbi e ragazzini, per fini religiosi, patriottici, militari o politici.
A chi cazzo verrebbe in mente, in età adulta, di credere a regni dei cieli e giudizi universali, a supremazie su popolazioni che vivono su territori al di là di confini tracciati arbitrariamente, a ragioni supreme per farsi ammazzare, a sistemi di governo fallaci, se tali convinzioni non fossero impiantate nella testa degli individui quando la loro mente è in fase di formazione, ancora vulnerabile e incapace di valutare cosa sia meglio per il proprio benessere?

Credo sia il crimine collettivo più squallido ed efferato che sia stato commesso e si continui a commettere a livello globale. Una schifezza contro cui tutti, avendola subita, dovremmo ribellarci. E da cui dovremmo soprattutto tenere al sicuro i nostri ragazzi.
Paradossalmente sono spesso gli stessi genitori che offrono i loro figli in sacrificio sull'altare della convenienza sociale. Gli stessi genitori che magari si indignano se i loro ragazzi prendono un'insufficienza in matematica. L'onta del voto negativo no, la circonvenzione e la manipolazione mentale sì. Pazzesco. Un obbrobrio per cui riesco a trovare poche giustificazioni accettabili, ma molte bieche motivazioni.

È arrivata l'ora del risveglio: complottisti di tutto il mondo: unitevi! Lasciate perdere le vostre inutili speculazioni su argomenti inverificabili e puntate il dito contro questo evidentissimo scempio. Lottate finalmente per avere un mondo migliore. Salvate i nostri giovani dal plagio organizzato e legalizzato, mistico o secolare che sia.
Le generazioni future ve ne saranno grate. Se vi interessa essere ricordati per aver scelto il lato giusto della storia, questo è il vostro momento.

Ribellione


La determinazione con cui la maggioranza di “matusa” si scervella per trovare falle logiche nella motivazione con cui questi studenti hanno fatto sapere ai commissari d’esame che l’esame non l’avrebbero sostenuto sa di impotenza, più che di autorevolezza, per non dire autorità.
In realtà tutte le critiche mosse hanno, nell’angolo ammuffito da cui strillano, un senso. “Tutta la vita è competizione.” “Troppo comodo non sedersi a quel tavolo e farla franca.” “Che mancanza di rispetto nei confronti di chi si sbatte per darti un’istruzione.” “Stai voltando le spalle ad una società che gratuitamente sta cercando di darti un futuro.”

Hanno senso, certo, ma dal punto di vista di chi è stato colto di sorpresa, e magari è stato messo ko da un montante inaspettato. È come cercare di trovare la quadra alle promesse di un generale che ha appena portato a termine un colpo di stato, o alle esultanze del boss dei reclusi che si sono ammutinati, per provare poi a smontarle con la logica dei burocrati.

Sarà che non sto molto in Italia, e comincio a reagire alle notizie della madre patria in maniera un po’ atipica, ma io di questa faccenda noto il gesto, più che la spiegazione. È una rivolta. Non è una critica al sistema, con solide e razionali motivazioni socio-politiche. È una ribellione all’autorità, e quindi un atto di forza. Il gesto non ha senso. Il gesto è il senso. Coglie impreparati, e quindi stende al tappeto, proprio il fatto che arrivi da dove non te l’aspetti, da una generazione che credi di aver cresciuto, ma che invece ha già sviluppato una mentalità propria, diversa dalla tua, nuova, imprevedibile, in parte sconosciuta persino a chi la incarna. E che quindi la esplora, la mette alla prova, per vedere fino a che punto può spingersi nell’usarla come ariete.

È il giovane animale, fino a ieri cucciolo, che sfida il capo branco per diventare il nuovo maschio alfa. Solo che qui non si tratta solo di maschi. Ci sono anche ragazze. Con le palle, direbbero alcuni. Ma sarebbe la solita lettura da regime, maschilista in quanto regime, come tutti i regimi tradizionali. Sono ragazze che fanno quello che fanno con quello che hanno, cioè non le palle, ed è questo che le rende forti.

Tra l’altro provengono quasi tutti dal Veneto, una regione rappresentata per anni in maniera caricaturale, serva, bigotta, sgobbona, retrograda. Derisa da regioni che si crogiolano da tempo immemore in altri stereotipi altrettanto ridicoli. Stereotipi che ad ogni generazione, in ogni città di’Italia, perdono fortunatamente qualche pezzo. Non mi sorprenderei se fra non molto li vedessimo alla guida del paese. E provate a dire che sarebbero peggio di quelli che abbiamo ora!

Egocentrici? Erano bambini goffi fino a poco tempo fa. Hanno steso questo copione nelle loro camerette, o in una saletta di un bar di quartiere, mentre noi ci preoccupavamo che non si beccassero l’influenza. Ed ora l’opinione pubblica si interroga. Ministri intervengono per cambiare le regole. Il popolo commenta scandalizzato. C’è dell’egocentrismo? Sorprenderebbe il contrario! Ma vi ricordate di voi stessi a quell’età? Gasati se due coetanei ridevano ad una vostra battuta. Il magone e il sonno perso prima dell’esame?

Uno studente prepara il colpo a sorpresa in silenzio, calcola i rischi, sfrutta i gradi di libertà offerti dalle maglie di un sistema che funziona uguale a se stesso da decenni, si presenta davanti ad adulti investiti dell’autorità di giudicarlo, li saluta, si spiega, si accomiata con una frase ad effetto e lascia tutti esterrefatti. Il piano è riuscito alla perfezione. E ci credo che c’è egocentrismo! Lo stesso egocentrismo del politico o dell’industriale quarantenne che ha messo in scacco la concorrenza con manovre sinistre. E che quando però è messo in scacco da suo figlio reagisce da moralista.

Li state accusando di scansarsi davanti alle sfide? Di rifiutare la competizione? Ma se vi hanno steso con uno sgambetto, quando non sapevate nemmeno di essere in gara con loro?