Duemilacinquecento anni di filosofia buttati nel cesso
Come per le questioni di politica interna, per i conflitti internazionali, persino per i casi giudiziari, anche per le manifestazioni di protesta: la stessa storia.
Da una parte: "La polizia carica arbitrariamente e sistematicamente gente pacifica, che non fa niente di male. Succede sempre!"
Dall'altra: "Con le forze dell'ordine, senza se e senza ma, sempre!"
Quel sempre ubiquo, utilizzato, per l'appunto, sempre.
La maggioranza della popolazione irreparabilmente polarizzata lungo la frattura di una realtà semplificata in maniera tragicomicamente manichea. E questo a qualsiasi livello: dall'operaio al politico, dall'impiegato al dirigente, dallo studente al professore, dal lettore allo scrittore. I maestri indottrinano e gli alunni si allineano: di qua o di là della faglia.
Ci sono i buoni (noi) e i cattivi (loro). Goldrake e Vega. I cartoni animati giapponesi. Chi si ferma a pensare è perduto, emarginato, ignorato o deriso. Duemilacinquecento anni di filosofia occidentale (ma anche orientale, meridionale e settentrionale) buttati nel cesso.
Eccoli i nostri intellettuali: i profeti. Ed ecco il risultato: i loro discepoli.

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