martedì 1 marzo 2011

Seminomade - Bangkok, Thailandia

 Nomade tibetano, di falsalama (CC)
Dopo due anni di affitto ho lasciato il monolocale e sono tornato alla vita seminomadica che avevo intrapreso dieci anni fa. Ho depositato da un amico i pochi elettrodomestici che possiedo, ho impacchettato libri, dischi e qualche oggetto a cui sono affezionato per spedirli in Italia, ho fatto una selezione di vestiti, biancheria e accessori che riempisse due zaini - uno grande e uno piccolo - mi sono sbarazzato del resto e sono tornato al vecchio circuito piuttosto casuale tra stanze di alberghi, guest house, appartamenti di amici, conoscenti, ospiti sconosciuti o quasi e alloggi forniti dai clienti - quando ho un corso di formazione da insegnare, si intende. Gli abiti che uso per il lavoro li tengo in una borsa separata, che lascio in un deposito a pagamento tra un contratto e l’altro.
Sono di nuovo svincolato, elemento labile, uccello in perenne migrazione, rampicante senza appiglio, umanoide preagricolo, vagone sganciato, scialuppa alla deriva.
Dopo aver consegnato le chiavi e ritirato la caparra mi sono sentito come quando, per due volte, anzi due volte e mezza in passato (*), ho dato le dimissioni da un lavoro a tempo indeterminato, con in mano non un contratto con un’altra azienda ma un biglietto per un lungo viaggio. Come se avessi buttato fuori l'aria dopo aver tenuto il respiro a lungo, il petto finalmente rilassato e il cuore che poteva galleggiarvi soave e leggero, in totale libertà. Senza sapere che pensare quando mi si diceva che dovevo essere pazzo e io non provavo nulla.
Certo il fatto di non avere una famiglia a carico conta molto. Se ce l’avessi non potrei permettermi questi colpi di scena, o di scemo. Ma il mondo è pieno di altri single come me, strozzati dal panico di restare senza lavoro, senza stabilità, senza prospettive, atterriti dallo spettro della precarietà, senza neppure una moglie o dei bimbi come pretesto. Sembra che invece io tutto ciò lo cerchi, alquanto inconsapevolmente, senza piani o strategie, non tanto per sfizio quanto per necessità. Da tempo non ho un lavoro stabile, spesso non ho proprio un lavoro, e quello con cui riesco a campare potrebbe sfuggirmi di mano da un momento all’altro. Le prospettive di pensionamento non so cosa siano. Ora per giunta non ho nemmeno un indirizzo.
Questi che ho elencato sono comunque gli unici sintomi, per il resto mi sento bene. Di quale malanno soffro?

(*) La mezza volta si riferisce a quando a Singapore mi offrirono il prolungamento di un contratto che io avevo espressamente voluto fosse a tempo determinato. Cortesemente ringraziai e rifiutai.

11 commenti:

Chiara ha detto...

Il confine tra coraggio e codardia è molto sottile. Chissà: magari segui la tua natura che ti porta a vivere in questo modo, magari hai paura di fermarti e costruire qualcosa di stabile che implichi anche altre persone.. Magari sei davvero caratterialmente così libero e nomade, magari è un carattere che ti sei costruito aspirando all'ideale dell' "uomo viaggiatore senza legami e senza confini". O magari nessuna di queste cose: certo io non posso dirlo nè voglio permettermi di ipotizzare o sentenziare. Indubbiamente ammiro le tue scelte: io non so se ne sarei capace. Ti auguro tutta la felicità che potrai trovare :)

Fabio ha detto...

"Il confine tra coraggio e codardia è molto sottile." Ottimo punto, in effetti è una questione su cui mi interrogo da tempo.
A parte quello non credo di seguire alcun ideale. Alla fine, come spesso accade, le scelte che facciamo - o almeno quelle che faccio io - dipendono in parte dalla nostra natura e in parte da reazioni a situazioni e circostanze della vita.
Grazie e ciao!

Chiara ha detto...

Come sempre. Io devo ancora capire quale parte prevale, in me o in genere: quella naturale o "artificiale"? In fondo c'è poi così tanta differenza?

Fabio ha detto...

Chiara: io non credo ci sia nulla di artificiale. La seconda delle due "parti" è un insieme di comportamenti, reazioni, modi di pensare, inclinazioni che abbiamo sviluppato (naturalmente, cioè in base alla nostra natura) in reazione agli stimoli esterni. Un'altra persona avrebbe risposto alle stesse sollecitazioni sviluppando caratteristiche diverse, credo...e per quello forse ti dà l'impressione che non si sia molta differenza: perché è tutta farina del tuo sacco.

Enzo ha detto...

Tu sei una persona coraggiosa, suppongo. Io sono un single senza famiglia a carico. Sono fortunato? Non so. Ho da poco il tanto agognato posto fisso. Sono fortunato? Non so.
Vorrei una vita sociale che non ho perchè ora avrei anche di che pagarmi qualche vizio. Sono sfortunato? Non so.
Non so di cosa soffro.

ParkaDude ha detto...

E io brindo a te amico mio! :)

Fabio ha detto...

Enzo: Grazie. Sono quesiti difficili da rispondere, dipende anche dal termine di paragone. Comunque il mio pessimismo era ironico, alla fine sto bene, e se mi servisse un appartamento ci metterei 2 o 3 giorni per trovarlo. Sono impulsi che credo vadano seguiti...

Parkadude: grazie, alla tua!

tukaramelo ha detto...

,,, vi abbraccio forte ragazzi ,,,,,

Cristina ha detto...

@Chiara: non si tratta di codardia, si tratta di capire che si è nati liberi e non come burattini di una società che vuole rinchiuderti in un recinto di luoghi comuni religiosi e politici.

@Fabio: Sento che 'qualcosa' mi sta chiamando. Non riesco ad adattarmi a questa società.

Cristina ha detto...

....sono infelice...
e non riesco a cambiare la mia vita...

scusate lo sfogo...

Fabio ha detto...

Su col morale, anche se possono essere nascosti bene...ci sono sempre dei gradi libertà!