Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta musei

La sicurezza della dimensione temporale discreta - Mosca, Russia

La metro di Mosca è un'opera d'arte
La scorsa settimana in una mostra d'arte contemporanea allestita al Manezh di Mosca mi sono fermato davanti a un grande schermo in cui veniva proiettato uno dei vari video a ciclo continuo. L'autore immaginava che gli utenti dell'enorme rete metropolitana cittadina non appena messo piede sulle scale mobili entrassero in una nuova dimensione, una specie di mondo parallelo in cui il tempo avanza per quantità discrete, quelle degli intervalli tra le fermate e dei tempi di scorrimento degli ingorghi all'uscita. L'unico modo per riappropriarsi dell'esperienza temporale individuale, sostiene la didascalia dell'opera, è staccarsi dal gregge, camminare in direzione opposta, fare qualcosa di inusuale, differente, controcorrente.
Sarà. A me sembra però che la massa plastica della gente che intasa i colli di bottiglia agli imbocchi delle scale mobili - un elemento per niente discreto, anzi continuo, omogeneo, quasi liquido - ti trasmetta sicurezza, fiducia, calore umano oltre che fisico, soprattutto quando stai incuneato tra la panza molle di un beone e il culo prominente di una stangona moscovita
Poi ti ricordi che anni fa un gruppo di invasati ha spruzzato del gas nervino nella metro di Tokyo, causando una strage, e che in casi come quello più folta è la massa e più alto è il numero delle vittime, e ti viene da dare ragione all'artista, non tanto per riassestare le lancette del tuo orologio personale quanto per salvare il tuo prezioso culo. 
Ma resta il fatto che abbandonare il capezzolo di quella tetta gigante, sensuale e ondulante, anche se causa di sconvolgimenti temporali, non è per niente facile.

Forse il miglior museo di guerra che abbia mai visitato - Nanjing, Cina

300000 vittime in una sola città
Sbarchiamo alla stazione centrale di Nanjing, diamo occhiata a Google Maps e prendiamo la metropolitana per Yunjinlu. Seguendo (male) le indicazioni della mappa affissa in stazione entriamo al museo (gratuito) della seta e dei broccati. Capiamo subito di aver toppato ma facciamo comunque un giro tra bachi, telai e tuniche. Poi usciamo a farci arrostire di nuovo dall'insopportabile canicola estiva della Cina centro-orientale e arriviamo quindi al museo giusto, quello del massacro di Nanchino.
La struttura si sviluppa in parte tra padiglioni climatizzati e in parte all'aperto (grande sofferenza...era meglio venirci in primavera). Centinaia di visitatori passeggiano tra sculture e installazioni commemorative, ricostruzioni, bunker, vere (e parecchio macabre) fosse comuni riportate alla luce dai recenti scavi e una stupenda esibizione fotografica, che vi consiglio di lasciare come chicca finale. 
Ovviamente per concentrarsi sul valore dell'esposizione bisogna grattare via l'inevitabile patina di retorica e ricordarsi di tralasciare per qualche ora la strumentalizzazione da parte del governo cinese degli eventi storici e del conseguente odio contro i giapponesi per biechi fini di predominio regionale. Le belle frasi del tipo "perdonare ma non dimenticare" in questo contesto suonano particolarmente vuote. Quel che penso a proposito di questo rancore pilotato l'ho già scritto qui, qui qui
Si tratta comunque di uno dei migliori musei di guerra che abbia visitato. Certo, anche quelli di Hanoi e Saigon possono vantare dei pezzi esposti di prima categoria ma le strutture che li ospitano e la cura dei dettagli sono di livello nettamente inferiore. Al museo di Nanjing la qualità tocca in maniera trasversale numerosi aspetti: architettonico, artistico, storico e documentale. Per giunta l'ingresso è completamente gratuito, per tutti. Se vi trovate di passaggio nella Cina orientale (in particolare a Shanghai e dintorni) vi consiglio vivamente di andarlo a visitare.

Un altro po' di foto:

L'idea meno artistica per promuovere l'arte (con foto) - Shanghai, Cina

L'ex centrale elettrica convertita in museo
Grazie allo strabiliante sistema ferroviario ad alta velocità che la Cina ha messo in piedi in una manciata d'anni Shanghai dista da Suzhou meno di mezzora in treno. La prima volta che coprii la tratta, nel 2005, il carro bestiame che mi ci portò ci mise quasi il doppio, e l'atmosfera era molto più pittoresca. La meta della nostra gitarella odierna è il museo d'arte contemporanea "Power Station of Art",  che fino al 28 luglio ospita la mostra "15 minutes Eternal", interamente dedicata a Andy Warhol.
La Power Station of Art, come dice il nome, è una vera e propria centrale elettrica dismessa e convertita in maniera davvero interessante in un museo d'arte contemporanea. Una struttura molto intrigante, un progetto realizzato molto bene. Una di quelle opere che ormai si mettono i piedi (in tempi brevi) solo in Cina, l'unico paese che può permettersi investimenti ingenti quasi a fondo perduto, per pure ragioni di prestigio o strategia. Potete osservare alcuni particolari nelle foto che pubblico qui sotto. Non ne troverete però delle opere: sono infatti uno dei pochi tontoloni che ha rispettato il divieto di farle.
Oltre alla sede dell'evento mi è piaciuta, ovviamente, anche l'esibizione stessa.
La cosa che più mi ha sorpreso però è il prezzo dell'ingresso: 20 RMB, equivalenti a due euro e mezzo! E sto parlando dei biglietti interi, non di quelli scontati per gli anziani o gli studenti. Sebbene la mostra sia iniziata già da un mese e mezzo e questa con tutta probabilità non sia la regione del pianeta in cui la fama dell'artista americano tocca il suo apice l'affluenza è consistente e la gente è molto interessata. In giro per l'Asia si può tranquillamente arrivare a pagare cinque volte tanto per visitare attrazioni di valore notevolmente inferiore, posto che siano di alcun valore.