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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

Intasata (con galleria fotografica, e tre tristi alberi di natale) - Kuala Lumpur, Malesia


Ricordo quando a Bukit Bintang mi piaceva farci delle lunghe passeggiate, di notte, quando la temperatura si abbassava un po' e i negozi erano già chiusi. Ci vado ancora, quando sono da queste parti, ma l'esperienza non è più quella di un tempo. 

Non importa quale marciapiedi tu scelga, quale lato della strada, quale incrocio, quale passaggio pedonale. Non importa: ti dissolvi sempre in una calca pervasiva. Io ci sono abituato a farmi strada su marciapiedi intasati, assottigliati dalle bancarelle, tra gente che avanza lentamente osservando la merce esposta o si ferma a chiacchierare. Succede ovunque in Asia. Siam, Silom, Sukhumvit e Khaosan Road a Bangkok, dove sbarcherò fra poche ore, sono solo degli esempi. C'è sempre però una via d'uscita, una vietta, un sentiero laterale. Male che vada esci in strada e cammini sul ciglio, gli automobilisti ci sono abituati, non vanno nel panico e se non fai cazzate non succede nulla.

A Bukit Bintang però sono esaurite anche le vie di fuga. I centri commerciali, i negozi e i ristoranti hanno riempito ogni spazio edificabile. I lavori per la nuova metropolitana pesante (la MRT) hanno ristretto strade, incroci e marciapiedi. I venditori ambulanti, gli artisti da strada e i mendicanti intasano il poco spazio che resta. Inoltre ovunque sono state erette delle barriere che impediscono qualsiasi tipo di deviazione creativa dal percorso standard. Le migliaia di persone che convergono qui - perché le autorità e gli investitori hanno fatto di tutto affinché ci venissero - si intrufolano nei pochi metri liberi che restano e passeggiano lenti, pestandosi i piedi e urtandosi ai colli di bottiglia. 

Non si può certo dire che coloro i quali gestiscono tutto ciò non se lo aspettassero, altrimenti non avrebbero fatto costruire tutti quegli enormi centri commerciali e alberghi di lusso. 

Le auto sono ferme per la maggior parte del tempo e quando avanzano lo fanno più lentamente della gente che si accalca sui marciapiedi. La gente che si ammassa ai passaggi pedonali spazientita mette in atto delle piccole rivoluzioni anarchiche (clicca sul link per leggere un esempio, o qui per scoprirne un altro), invadendo la strada quando il semaforo è rosso e costringendo gli automobilisti a fermarsi col verde e a sfogare la frustrazione sui clacson.

Considerando che evidentemente questa zona è stata dedicata di proposito al turismo, agli acquisti e allo svago, non si capisce davvero cosa aspettino a chiuderla al traffico. Sembra un tipico esempio di decisione epocale presa solo a metà.

Il segnale dei "30 Km/h" poi, quello che trovate sotto al titolo, sembra essere stato installato come simbolo grottesco di questa situazione assurda. Più che un limite di velocità sembra quasi un'invito ad aumentare l'andatura, visto che per la maggior parte del tempo i veicoli non riescono a procedere nemmeno ai dieci all'ora.

Un po' di foto:

Casino anche alle 3 di notte
Incanalati tra transenne e KFC
Traffico
Altro traffico, ma a Jalan Alor non stupisce, lì c'è sempre stato
Ancora traffico
La situazione è talmente esasperata che le autorità si sono viste costrette a ingaggiare degli androidi
I lavori per la metropolitana e le nuove transenne lungo i marciapiedi
Vanno molto gli adesivi impronta a Bukit Bintang
E' pur sempre un post natalizio, eccovi quindi un triste alberello...
Un altro...
Lavori in corso 2
Da queste parti funziona così: si passa col rosso, e di corsa
Cubo maxi schermo
Come dicevo...vanno molto
Lima qui e lima lì, è rimasto solo un sentierino...
Altro albero finto
Altro sentierino

La strada degli artisti grotteschi - Pattaya, Thailandia

Natale a Pattaya

C'è una stradina a Pattaya: è l'ultimo tratto di Walking Street, sul lato del porto. Se Walking Street fosse un intestino, un bel budello pieno di feci e liquame (metaforici e reali), questo sarebbe il suo retto, lo sfintere, insomma...il buco del culo, ecco.

E' un luogo piuttosto buio (ciò non sorprende, considerata l'analogia anatomica), senza bar, ristoranti e discoteche. Soltanto il lungomare da un lato e degli alberghi dall'altro. La musica dei locali vi arriva smorzata e ci si può godere un relativo silenzio. Verso sera dei giovani thailandesi arrivano muniti di chitarre, si siedono sul marciapiedi e cantano delle canzoni. Non in thailandese o in inglese, come tutti si aspetterebbero, o come succedeva fino a tre o quattro anni fa. No, questi cantano in russo. Siamo vicini a un complesso di discoteche (Mixx, Lima Lima) frequentate principalmente da turisti russi, e questi busker si esibiscono proprio per loro. In russo quindi. Folti gruppi di russi più o meno brilli si fermano ad ascoltarli e i più spavaldi li accompagnano cantando. Spesso male, è vero, ma alla fine pagano, e per questo vengono sopportati e graziati.

Poco più avanti c'è una fila di ritrattisti e caricaturisti: producono dei dipinti dozzinali che si trovano un po' dappertutto. Poco prima della grande insegna luminosa, con un po' di (s)fortuna ci si può imbattere in due dei personaggi più pittoreschi della zona.

Una è una donna. Espone la foto del figlio e un cartello in cui spiega agli spettatori (se ce ne sono) di esibirsi per guadagnare il denaro necessario per mandarlo a scuola. Sale su una pedana con un tamburello in mano e tenendo un ritmo tutto suo canta delle canzoni (in thailandese) da far accapponare la pelle. Stonata, fuori tempo, gracchiante, senza alcuna melodia. Ma, se quel che dice è vero, lo fa a fin di bene. Tuttavia, considerando lo scarso successo, se vuole davvero che il figlio non finisca a guidare un tuk tuk le conviene farsi venire qualche altra idea.

Proprio alla fine della via, seduto come un bonzo tra venditori di rose e spacciatori, sta un tizio grassottello che canta a ciclo continuo la famosa canzonetta "Pattaya, Pattaya", personalizzandola con delle strofe in russo. Quando i passanti russi soprappensiero se ne accorgono scoppiano a ridere, si fermano e spesso gli lasciano una mancia. Canta male, conosce non più di dieci parole in russo ma riscuote un buon successo. La tizia del tamburello dovrebbe imparare da lui.

Questa versione pattayana di una Rue des Artistes finisce qui, proprio dove Walking street sfocia nella piazza del porto, tra puttane, puttanieri, ruffiani, venditori ambulanti, ballerine da discoteca, luci al neon, musica ad alto volume, spazzatura e la solita puzza che aleggia sopra ogni strada del sud est asiatico. 



La tizia del tamburello, se riuscite a vederla