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The show must go on - Bangkok, Thailandia

 

7eleven, chiuso, wow

Alberghetto-ristorantino

Torno a Bangkok dopo due anni di lontananza forzata, una versione macro del distanziamento sociale insomma. Molti mi chiedono com'è la situazione. Ecco un breve resoconto.

Innanzitutto ho visto solo Bangkok. Ho notizie di seconda mano da Pattaya, ma non so praticamente nulla delle condizioni di Chiang Mai, dell'Isan o delle isole a sud.

Il centro della capitale è abbastanza a posto. Vige ancora l'obbligo della mascherina ma se uno non la porta all'esterno non succede nulla. I centri commerciali sono aperti, gli alberghi e i ristoranti principali anche e i mezzi funzionano regolarmente. Va detto però che molti di coloro che trovavano impiego nel settore alberghiero e che sono rimasti a casa non hanno ancora ripreso a lavorare.

Per quanto riguarda la zona più turistica le vie principali sono piuttosto vivaci, almeno la sera, quando si riempiono di turisti (non ancora moltissimi) e (numerosissimi) ragazzi thailandesi alla ricerca di divertimento come se fosse ossigeno dopo un'apnea troppo lunga.

Prima del tramonto, quando sui marciapiedi non ci sono ancora i tavolini e le casse della musica, si notano delle serrande abbassate. Ma sono ogni giorno di meno.

Angeli un par di palle - Angeles, Filippine

Se vi capita di sbarcare nella città di Angeles, provincia di Pampanga, isola di Luzon, Filippine, non vi fate ingannare dal nome. Anche se potreste pensare di essere arrivati in un girone del paradiso, si tratta in realtà di un ricettacolo di puttane. L'ho intuito quando, chiedendo il prezzo delle stanze negli hotel, mi rispondevano sistematicamente: 'Per una o tre ore, Sir?'
Angeli un par di palle...

Dopo tanto miele...finalmente un po' di fango (con foto) - Birmania

Suggestiva visione d'insieme della stanza
Dopo averci versato sopra tanto miele è finalmente arrivato il momento di gettare un po' di fango anche sulla Birmania. Lo faccio sia perché sono un po' stronzo e non riesco a evitarlo, sia perché non credo che esaltare i pregi di una cosa e insabbiarne i difetti giovi alla cosa stessa, di qualunque cosa si tratti. 
Come avrete già notato se avete letto i post precedenti questo paese simpatico e affascinante ha anche le sue macchie. La Birmania innanzitutto non è un posto pulito. La spazzatura è accumulata ovunque, lungo le strade, sulle pendici delle colline e le sponde dei corsi d'acqua: se un birmano si ritrova con un sacchetto di plastica vuoto in mano lo getta, ovunque si trovi. Io comunque, dopo tutti gli anni passati a viaggiare nel S.E. asiatico, ci sono abituato. Sarò uno svitato ma un po' di sudiciume, diroccamento e colorata confusione spesso più che deprimermi mi tira su il morale. Il racket dei tassisti alle stazioni di autobus e treni o agli aeroporti è invece piuttosto fastidioso. Anche perché, dopo aver contrattato come uno strozzino per farti fregare comunque, ti accorgi che poche centinaia di metri più in là ci sono quelli più onesti a cui ovviamente non è permesso andare ad aggredire chi è appena arrivato. Soluzione: cercare appunto quelli onesti e contrattare, con decisione ma anche comprensione. Pure le possibilità di beccarsi un'intossicazione alimentare, viste le condizioni igieniche, sono abbastanza alte: bisogna stare attenti, ma senza paranoia, altrimenti non ci si diverte più. Male che vada si tratta solo di pisciare un po' di vellutata di merda col culo. Dopo un po' non ci sarà più nulla da espellere, e in breve il tutto ritornerà al buon vecchio stato solido.
Ma l'aspetto peggiore del paese per chi lo visita è, per il momento, la situazione degli alloggi.

Quel che un paese ti può dire nelle prime ore dopo il tuo arrivo - Rangoon, Birmania

Foto del mio amico IZ
Se non ti sei preparato troppo, ti lasci andare, hai la tendenza a vedere il lato divertente delle cose e magari sei in buona compagnia, quel che ti succede nelle prime ore ti può dire molto sul posto in cui sei appena arrivato. Vediamo...io non mi preparo MAI troppo, anzi a volte non mi preparo proprio, mi lascio spesso andare, mi concentro sugli aspetti divertenti di una situazione anche quando non dovrei e sono in viaggio con I, ottima compagnia direi. E infatti Rangoon (cioè Yangon), o la Birmania in genere, mi dicono molto in pochissime ore. E lo fanno subito, proprio la prima sera.
Abbiamo messo giù le valige nell'hotel che abbiamo prenotato online prima di imbarcarci a Bangkok (un'idea di I, che come viaggiatore è un po' meno cialtrone di me). Non siamo contenti: è carissimo, vecchio e pretenzioso, va bene per una notte, ne dobbiamo cercare immediatamente uno per domani. Abbiamo un nome senza indirizzo e un vago punto di riferimento. Informazioni che il tassista ci ha dato mentre ci portava dall'aeroporto all'hotel. Partiamo alla ricerca tra la rete di strade non illuminate di Rangoon.

Se lo han cargado - Phuket, Thailandia

“Certo che questa spiaggia è proprio bella.” Ha ragione Lorenzo, che con mosse da civetta scandaglia la baia da nord a sud. È quasi il tramonto a Patong. È come se una polvere d'oro si fosse adagiata sulle foglie delle piante tropicali che gonfiano la superficie delle colline alle estremità di questo arco immenso. Polvere che si impiglia tra le nuvole che anche oggi ci hanno risparmiato, sulle bolle di schiuma delle onde su cui saltellano come insetti ciccioni le moto d'acqua e tra i cavi del para-sail a cui stanno appesi i goffi turisti arabi e indiani.

A nord però, la fitta vegetazione del pendio più lontano è interrotta non solo dal groviglio tipicamente asiatico dei cavi dell'alta tensione, ma anche da un'enorme chiazza bianca: è il cemento di uno dei complessi residenziali che stanno invadendo l'area costiera compresa tra Patong e Kamala beach.

La mattina successiva noleggiamo un motorino e facciamo la barba al profilo occidentale dell'isola, dall'alto verso il basso. Dopo un bagno a Nai Han, che per me significherà per sempre “tsunami”, viriamo a est e tagliamo verso Phuket Town, dove tiriamo sera tra quartieri di respiro coloniale, frullati di mango e massaggi rilassanti con oli aromatici.