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La lezione di stile del papa (in politica)

Non sono esattamente quel che si può definire un credente devoto. Anzi, un lato religioso, nel senso più ortodosso del termine, forse mi manca proprio. Purtroppo l'unico aspetto del mio carattere che invade la sfera del mistico è la mia antica propensione agli sfoghi di blasfemia, con gran dispiacere di mia madre, donna piuttosto morigerata. 
C'è però un tarlo di natura teologica che da alcuni giorni mi rosicchia l'attenzione. Riguarda le recenti dimissioni del papa e le relative battute che ho letto e sentito. Non capisco come mai le migliaia di utenti di Facebook e Twitter che quotidianamente pubblicano commenti indignati a proposito di politici avidi, corrotti e immorali restii a mollare il proprio posto, invitandoli ad "andare a casa", non abbiano gioito all'unisono alla notizia delle dimissioni del pontefice, preferendo invece abbandonarsi a dell'inconcludente umorismo da osteria.

Reporter, ragazze e Facebook - Rangoon, Birmania

Un'altra foto dell'amico IZ
E' quasi ora di cena. Siamo in Birmania da pochi giorni e non siamo ancora stanchi di esplorare e facci sorprendere, magari anche soltanto da un mucchio di spazzatura sull'argine di un fiume. Vale anche per il cibo. Finora abbiamo messo alla prova le probabilità di beccarci un'intossicazione alimentare provando sempre localini diversi e per questa sera abbiamo già ristretto la scelta a un paio di ristorantini birmano-indiani. Ma abbiamo pranzato tardi e ci siamo pure fatti un dolcetto all'ora del tè: non abbiamo ancora l'appetito necessario a gustarci il pasto come si deve. Ci fermiamo per una aperitivo-birretta in un locale fighetto: nome in giapponese, menù in inglese, cibo internazionale, gente del posto coi soldi e qualche expat.
La birretta è quasi finita e stiamo pensando di andarcene quando il mio amico I e un birmano che ci siede davanti, entrambi muniti di macchina fotografica da professionisti, si guardano, si studiano, si intendono e poi cominciano a chiacchierare. All'inizio si tratta solo di tecnologia fotografica. Sto ad ascoltarli in impotente silenzio. Quando passano ad argomenti da generalisti afferro la fune che penzola dalla loro mongolfiera, mi alzo in volo e li raggiungo. Il birmano è un fotoreporter che lavora per un periodico in inglese del posto.

Essere eroi può anche non bastare

Nonostante vi trovi spazio qualche bufala di troppo Facebook può essere utilizzato per diffondere delle storie interessanti. Ma soprattutto autentiche. Questa per esempio.
Durante la seconda guerra mondiale una signora polacca, Irena Sendler, salvò 2500 bambini ebrei da morte certa per mano dei nazisti, tirandoli fuori di nascosto, a piccoli gruppi, dal ghetto di Varsavia. Alla fine fu scoperta, torturata e condannata a morte. Condanna a cui riuscì per fortuna a sottrarsi. Nel 2007 fu tra i nominati per la vittoria del Nobel per la Pace, con l'appoggio ufficiale dei governi di Polonia e Israele. Non vinse: le 2500 vite innocenti che ha salvato, i rischi che ha corso, il coraggio, le torture sofferte, la condanna a morte scampata e le sponsorizzazioni illustri non sono bastate. Per la commissione c'era infatti quell'anno un candidato più meritevole: l'ex vice presidente americano Al Gore. Sì, non ho scritto male, avete letto bene. Il Nobel per la pace nel 2007 non andò a Irena Sendler, bensì ad Al Gore. Colui che riuscì a dilapidare l'enorme vantaggio che i democratici avevano alla fine della presidenza di Bill Clinton, permettendo al mediocre George W Bush di vincere le elezioni e fare il bullo in giro per il mondo per otto anni. E che si è poi messo a girare film.
Avevo già espresso dei dubbi sulla credibilità del premio quando lo vinse Barak Obama. Per fortuna la proposta per la nomination di Silvio Berlusconi non ebbe successo, se non nel suscitare grande ironia e sonore risate (comprese le mie). Ma Al Gore al posto di Irena Sendler è inquietante. Se questo è il modo in cui la commissione sceglie i vincitori il premio è soltanto un mucchio di spazzatura.

La leggenda dei poliziotti tedeschi "buoni"

Manifestanti e polizia si sono scontrati in varie città italiane. Il paese, come al solito, si spacca su questioni del genere: chi ha ragione, chi ha torto...probabilmente la verità è che sia tra i dimostranti che tra gli agenti si annidano degli esaltati poco interessati alla questione centrale e desiderosi di far cagnara, esibirsi e menar le mani. Un po' come quei tizi che stanno allo stadio a petto nudo, megafono in mano, sciarpa in faccia e spalle sempre rivolte al campo da gioco. Ma non è su questo che volevo soffermarmi.
Molti utenti di Facebook hanno deciso di rispolverare una foto vecchia di qualche mese, scattata a Francoforte, nella cui didascalia si sostiene che gli agenti tedeschi si sarebbero tolti i caschi e avrebbero marciato a fianco dei manifestanti.
La foto, o perlomeno quel tipo di interpretazione, è un falso. Dimostrato dal quotidiano online linkiesta.it in quest'articolo pochi giorni dopo lo scatto, che risale a maggio '12. A provarlo ci sono le dichiarazioni dell'inviato del giornale, del fotografo di AP e degli stessi leader della manifestazione.
Ma a chi diffonde fesserie in Facebook questo non importa. L'importante è darsi delle arie da saputello terminando il post con un "ITALIANI SVEGLIA!!!" strillato in stampatello. Continuando nella vita reale a dormire sonni tranquilli. E allora...sogni d'oro!