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Incomprensione al punchball - Bangkok, Thailandia


La scena si apre col giovane che ha appena tirato il pugno.
Ha colpito forte e preciso, lo sa. I numeri rossi anni settanta del punteggio scorrono veloci, lui ritorna ai margini, qualcuno allunga all'addetto venti baht per prenotare un turno.
Il vecchio dà due pacche sulla spalla del giovane, come a voler dire: "hai fatto bene, figliuolo", mentre annuisce accondiscendente.
Il giovane si gira di scatto e lo fissa con gli occhi strabuzzati della bestia braccata pronta a tutto, mentre pensa: "che cazzo mi tocchi a fare, vecchio culo?"

Elogio dell'antisportività - Bangkok, Thailandia


Mi hanno chiesto dove guardare le partite della nazionale assieme ad altri italiani, qui a Bangkok. La stessa domanda si ripropone a Kuala Lumpur, a Singapore o a Saigon.
La partita di turno la guardino pure in compagnia dove vogliono, loro. Io mi diverto a vederla dove ci sono solo inglesi, francesi, spagnoli, tedeschi, olandesi o russi. Zero italiani: la responsabilità della rappresentanza patriotica grava quindi sempe e solo sulle mie spalle.
La condizione di combattente solitario non mi spaventa, anzi mi esalta. Ho delle tecniche rodate che metto in pratica a seconda dei casi. Per iniziare, durante i loro inni rutto e farfuglio. Al "Fratelli d'Italia" invece se qualcuno sgarra sparo degli "shhhhht" fulminanti. Il mio motto è: "La par condicio a te, la perculazio a me!"

La cresta del gallomat - Bangkok, Thailandia

 


È famoso, almeno in Europa, il caso degli sportelli bancomat dalle commissioni esose, normalmente appartenenti a circuiti alternativi (non quelli bancari), tipo "Euronet".

Non tutti sanno però che, in caso di utilizzo della propria carta in un paese con valuta diversa da quella del conto bancario di riferimento, anche le banche ufficiali "ci provano", proponendo la scelta di un tasso di cambio precalcolato, rifiutando il quale ci si affida a quello applicato dalla propria banca. Beh, se vi capita una proposta del genere rifiutatela sempre, perché è "indecente".

Me ne ero già accorto in Europa, uscendo dalla zona dell'Euro, quando mi furono proposti dei tassi di cambio da usura legalizzata in Polonia e Repubblica Ceca. Il trucco che permette loro di restare nei confini della legalità è proprio quello di proporre la scelta. E se accetti sei fregato. Ovviamente vengono utilizzate le solite tecniche "retorico/grafiche" che puntano su debolezze evolutive dei nostri meccanismi cognitivi, per cui davanti al messaggio visualizzato siamo inclini ad accettare, per poi pentircene quando facciamo due conti a consuntivo.

Mi è capitato di recente anche a Bangkok. Ho avuto pure il modo di scattare un paio di foto e confrontare sul posto la tariffa proposta, quella applicata dalla mia banca e quella relativa al tasso ufficiale. Ecco il resoconto.

Legalized! - Bangkok, Thailandia

Hanno anche il menù

L'avevo accenntato qui ma avevo rimandato l'argomento ad un altro post. Ecco il post dedicato.

Il governo thailandese ha legalizzato la cannabis. Alla fine è successo prima qui che da noi. Chi l'avrebbe mai detto? Io no, visto quello che ho sentito, osservato e provato in prima persona in più di vent'anni di viaggi. Non me lo sarei mai aspettato, men che meno dalla giunta militare che da qualche anno tiene le redini del paese.

Non so quanti poveri (e ingenui) turisti ho incontrato, che hanno dovuto trascorrere qualche ora/giorno orribile, rovinandosi le vacanze, per aver ceduto alla tentazione di farsi una canna in un luogo di cui non sanno un cazzo.

Poveri ragazzini perquisiti alle stazioni degli autobus e trattenuti per essersi dimenticati di eliminare un granello di erba dallo zaino prima di partire. Altri fermati e perquisiti di notte, in vicoletti bui, lontano da occhi indiscreti, con fare intimidatorio e con la raggelante possibilità di vedersi "piantare" qualcosa in tasca. 

La perquisizione sommaria è capitata varie volte anche a me, ovviamente senza conseguenze.

Ancora pillole di decadenza - Bangkok, Thailandia

Un palloncino gonfiato con la miscela di gas e aria

Alcuni anni fa, prima della pandemia, la polizia di Bangkok aveva preso uno dei pochi provvedimenti di cui potessero andare fieri a livello internazionale. Intendo un provvedimento serio, messo in pratica, non una semplice dichiarazione d'intenti che potesse essere spazzata sotto lo zerbino allungando una mazzetta.

Da alcuni mesi era diventato estremamente popolare aspirare a pieni polmoni il contenuto di un palloncino gonfiato con una miscela d'aria e di monossido di diazoto, volgarmente detto "gas esilarante" ("laughing gas" in inglese). I baretti sistemati alla buona lungo il ciglio della strada vendevano birra, cocktail scadenti in secchiello di plastica (i famosi bucket) e appunto i palloncini di laughing gas. La gente beveva, inalava, si ubriacava e si stordiva. L'effetto di questo gas infatti non è esattamente esilarante bensì leggermente inebriante e alla lunga anche anestetizzante e dissociativo. 

Altre pillole di decadenza - Bangkok, Thailandia

E dai, ragazzi, prendete bene la mira!

Come già detto in precedenza la zona turistica di Bangkok di questi tempi si rivolge alla clientela interna per colmare il vuoto lasciato dal turismo straniero di massa.

All'ora di chiusura dei bar e dei club vedi gruppetti di thailandesi che si avviano verso le fermate dei taxi. Spesso due di loro reggono dai lati un loro amico/a completamente sbronzo/a. Una scena da commediola romantica di serie C, materializzata nel centro della capitale siamese.

Misure anti-covid, Bangkok - Thailandia



Termometro

In quanto ad allentamento delle misure anti-covid la Thailandia è ancora indietro rispetto a noi. 

L'obbligo più sorprendente è quello della mascherina all'aperto, che teoricamente è ancora in vigore. Onestamente se non sono in qualche zona particolarmente a rischio non la porto mai, col caldo che fa è davvero soffocante. C'è da dire però che molti thailandesi sono ligi.

Anche all'interno di molte strutture se non la metti non succede nulla (come segnale in codice basta osservare se gli addetti la indossano o no, poi decidi di conseguenza). 

Nei supermercati, nei minimarket, nei centri commerciali e nei mezzi pubblici invece va indossata, non ci sono cazzi. Anche nei parchi pubblici è obbligatoria: all'ingresso c'è una guardia che ti invita ad indossarla e a controllare la temperatura sull'apposito dispositivo (vedi sotto).

Pillole di decadenza - Bangkok, Thailandia


C'è un banchetto sul ciglio della strada, sistemato sul marciapiedi, tra la filiale di una grossa banca e un bar coi tavoli all'aperto. Tra i tavoli del bar e il banchetto giace stravaccato un vagabondo, visibilmente alcolizzato, narcotizzato e addormentato. Sta sdraiato in diagonale, con la testa rivolta verso la banca e i piedi che puntano il centro della carreggiata. La strada è chiusa al traffico e quindi non rischia di essere schiacciato sotto le ruote di un veicolo pesante, però qualche pedone distratto o uno dei mezzi a due ruote che si infilano tra la folla potrebbero passarci sopra. Tra l'altro è sera, il fondo stradale è color antracite e lui, oltre ad avere la carnagione scura, non si fa un bagno dal giorno dell'esame di terza media ed è spalmato di un denso strato di smorcia scura.

The show must go on - Bangkok, Thailandia

 

7eleven, chiuso, wow

Alberghetto-ristorantino

Torno a Bangkok dopo due anni di lontananza forzata, una versione macro del distanziamento sociale insomma. Molti mi chiedono com'è la situazione. Ecco un breve resoconto.

Innanzitutto ho visto solo Bangkok. Ho notizie di seconda mano da Pattaya, ma non so praticamente nulla delle condizioni di Chiang Mai, dell'Isan o delle isole a sud.

Il centro della capitale è abbastanza a posto. Vige ancora l'obbligo della mascherina ma se uno non la porta all'esterno non succede nulla. I centri commerciali sono aperti, gli alberghi e i ristoranti principali anche e i mezzi funzionano regolarmente. Va detto però che molti di coloro che trovavano impiego nel settore alberghiero e che sono rimasti a casa non hanno ancora ripreso a lavorare.

Per quanto riguarda la zona più turistica le vie principali sono piuttosto vivaci, almeno la sera, quando si riempiono di turisti (non ancora moltissimi) e (numerosissimi) ragazzi thailandesi alla ricerca di divertimento come se fosse ossigeno dopo un'apnea troppo lunga.

Prima del tramonto, quando sui marciapiedi non ci sono ancora i tavolini e le casse della musica, si notano delle serrande abbassate. Ma sono ogni giorno di meno.

Come se niente fosse - Bangkok, Thailandia

Saphan Rama VIII

Attraverso la strada per imboccare l'entrata del parchetto che dà sul fiume Chao Phraya, da dove voglio scattare una foto al ponte Rama VIII, illuminato di giallo dopo il tramonto. E' uno dei simboli dei miei decenni di viaggi in oriente, e sono due anni che non lo vedo.

All'improvviso sento un botto. Mi volto e noto uno scooter adagiato a terra, un signore che cerca di sollevarlo e lì a fianco un pick-up con un paio di ragazzotti a bordo e il solito cargo di gente nel cassone posteriore. Attendono con calma che il signore alzi il motorino e sgomberi la carreggiata. Il signore maneggia con altrettanta calma lo scooter. Finalmente riesce a sollevarlo, ci sale sopra e lo riaccende. Gli operai del pick-up lo osservano senza commentare, nemmeno con qualche espressione facciale. 

E' normale - Bangkok, Thailandia

Sono urla quelle che sento? C'è molta confusione in questo angolo di strada nel centro di Bangkok. Alla mia sinistra c'è un tempio buddhista e alla mia destra la stazione della polizia della zona. Sul marciapiedi si affrettano decine di thailandesi, birmani, cambogiani, cinesi, coreani, giapponesi e occidentali. Sulla strada si è formato il solito bordello di taxi, furgoni, automobili, tuk tuk, autobus e motorini. Biciclette, quelle mai, ovviamente, sarebbe da suicidio guidarne una qui: morte assicurata, per trauma cranico o tumore ai polmoni.
Ma non ci sono dubbi, sì, si tratta proprio di urla strazianti. Sembra vengano dall'alto. Sollevo lo sguardo e al secondo piano della casermetta noto un tizio che sporge la testa da una finestra e grida come se lo stessero fustigando. I thailandesi non ci fanno molto caso e la cosa non mi sorprende: probabilmente tirerebbero dritti anche se si trattasse di un'esecuzione sommaria. Sono molto pragmatici i thailandesi: il tizio sta nella stazione della polizia, che ci possono fare loro?

Malinteso memorabile - Bangkok, Thailandia

Passeggio distratto tra il putiferio di questa zona turistica. Ad un certo punto capto una conversazione a cui la mia attenzione si aggrappa per istinto. Tre turisti cinesi stanno negoziando con un thai una corsa in tuk tuk.
"How much?" Chiede il capo dei cinesi.
"How muuuuuchhhhh???" Ribadisce uno dei suoi amici, compensando con furia pugilistica l'inutilità della domanda.
Alla foga da potenza emergente dei negoziatori inesperti il thailandese oppone la sua calma buddista, disarmante, persino irritante.
"200 baht."
"No! No!", risponde il comandante dei cinesi.
"No! Nooo! Naaaaaaaaawwwwww!", ribadiscono i suoi amici, sporgendo i menti sopra le spalle del capo, come belve che sbavano dietro le sbarre di una gabbia.
Il thailandese li osserva senza scomporsi. Ricorda Neo di Matrix che schiva i proiettili. Quando riprende a parlare sembra quasi annoiato.
"Okay, how much you give?"
E qui arriva il colpo di scena, quello che il mio intuito aveva forse prefigurato: da una conversazione tra un tizio che parla tre acche d'inglese e tre che unendo le loro forze ne capiscono due, scaturisce un malinteso memorabile.

Il prezzo da pagare - Bangkok, Thailandia

Tra i vari barboni che affollano i marciapiedi di Bangkok ce n'è uno che incrocio spesso. Passa la sua giornata in una specie di galleria, un vicoletto coperto da lamieracce che collega due strade, utilizzato, a seconda delle necessità, come mercato, scorciatoia o bivacco appunto. E' un tipo dall'aria simpatica, bassino, cicciottello, con l'occhio vispo e una barbetta nera. La notte dorme sulle panchine di un centro di massaggi. Di giorno e di sera sta invece seduto nella posizione del loto, con la schiena rivolta verso una parete che separa due negozi. Quando qualcuno gli passa davanti lui chiude gli occhi e con dei movimenti scattanti abbassa la testa e unisce le mani in preghiera, invitando la buon'anima a depositare qualche moneta nel bicchiere di plastica che sta sempre davanti a lui.
L'altro giorno, passando di lì, l'ho visto seduto nella sua usuale posizione meditativa, rivolto però non verso il centro del vicolo bensì a fissare la parete, schiena ai passanti. Tra le mani reggeva una torta alla crema, di quelle economiche, industriali, chimico-radioattive che vendono nei 7-eleven. Sono pronto a scommettere che gliel'aveva appena regalata qualcuno, come il mezzo phat thai che il mio amico coreano - non essendo riuscito a terminarlo a causa del troppo peperoncino - gli aveva donato il giorno prima.

Un vero affare! - Bangkok, Thailandia

Siete stati in Thailandia almeno una volta nella vita? Ci siete andati prima del 2016? Siete usciti la sera, dopo una giornata a scarpinare sotto il sole tra templi e bancarelle? Vi siete seduti al baretto improvvisato, con i tavolini sul ciglio della strada e le seggiole sistemate sopra i tombini, tra liquame e spazzatura? Avete ordinato una birra Chang, bottiglia grande?

(Dis)avventure da ingegneri - Bangkok, Thailandia

Sono al 7-Eleven, al frigorifero delle birre. Ci sono due ragazzi davanti a me: parlano spagnolo, dall'accento direi che sono argentini, o uruguaiani, più probabilmente argentini. Uno dei due sta accucciato e tasta varie bottiglie di birra, mentre l'altro gli tiene la porta aperta.
- Cazzo, sono tutte calde!
Si lamenta quello accucciato.
- Devi cercare tra quelle nel fondo!
Gli suggerisce l'amico.

Thailandia violenta: finalmente se n'è accorta pure la stampa

Il video del pestaggio
La stampa italiana pubblica il video di un pestaggio avvenuto nelle strade di Hua Hin, una nota località di villeggiatura thailandese, e finalmente i lettori realizzano che la Thailandia, oltre ad essere una fantastica destinazione esotica caratterizzata da "spiagge paradisiache, sorrisi contagiosi e cibo ottimo anche se speziato", è pure questo: violenza brutale, diffusa e alle volte gratuita.
Spesso su questo blog ho pubblicato le mie impressioni su qualche rissa a cui mi è capitato di assistere a Bangkok e dintorni. Chi non le avesse lette può dare un'occhiata ai post contrassegnati col tag "violenza". La scena ripresa dalla telecamera di sorveglianza nel centro di Hua Hin non mi ha quindi stupito particolarmente. La reazione spropositata a un'offesa apparentemente futile, i pugni tirati con freddezza quasi professionale, i colpi sferrati su bersagli indifesi e per giunta stesi a terra, l'indifferenza davanti ai corpi immobili sono atteggiamenti agghiaccianti a cui ho assistito numerose volte. Per fortuna rispetto a ciò che mi è capitato di vedere in passato in questo caso mancavano i dettagli splatter delle chiazze di sangue e quelli noir delle armi improvvisate. Magra consolazione.

Lo scorpione umiliato - Bangkok, Thailandia

Allevato, impalato, condito e fritto vivo,
venduto per pochi spicci ad un turista sbronzo,
assaggiato, masticato, disprezzato, sputato,
scaraventato al suolo, accanto a un mozzicone.
Cristo Santo, guardatemi! Ditemi che vedete,
un terribile scorpione o un gamberetto nero?

Jazz, monumenti e dittatura - Bangkok, Thailandia

Il Monumento alla Democrazia, pulito, decorato e illuminato con cura.
L'ironia del Monumento alla Democrazia di Bangkok. Pulito, decorato, illuminato come un'antica statuetta in una teca del museo di Shanghai. Accudito con estrema cura dall'amministrazione di una giunta militare. Nel frattempo delle enormi casse acustiche diffondono nella zona che circonda la sede del Ministero della Difesa le note di allegri motivi jazz.

Sud est asiatico: test dello schifo

Avete intenzione di partire per un viaggio avventuroso, divertente o rilassante nel sud est asiatico? Se non siete preparati a trovarvi davanti queste scene è meglio che cambiate programma e destinazione. Oh, magari l'asettica Singapore può andare, ecco, ma solo quella eh...

Le cose fatte col culo (segnali buffi al Terminal 21) - Bangkok, Thailandia

L'ultimo grande centro commerciale installato nel cuore di Bangkok si chiama Terminal 21. 21 dal nome del soi di Sukhumvit che gli sta accanto e Terminal perché il tema del complesso è quello degli scali aeroportuali: Londra, Roma, Parigi, Tokyo, San Francisco, Istanbul...
L'idea non è malvagia e la struttura deve essere costata molto. Lo si vede dai dettagli dell'arredamento, delle decorazioni e persino dai bagni, dove sono stati installati i fantastici cessi computerizzati giapponesi.
Sono rimasto quindi molto sorpreso quando al piano dedicato a Roma ho scoperto alcune cialtronate su quelle che dovrebbero rappresentare delle indicazioni stradali.
Insomma, hanno fatto una Sacher torte deliziosa...e poi hanno deciso di glassarla con la cacca.
Ecco le foto: