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Thailandia violenta: finalmente se n'è accorta pure la stampa

Il video del pestaggio
La stampa italiana pubblica il video di un pestaggio avvenuto nelle strade di Hua Hin, una nota località di villeggiatura thailandese, e finalmente i lettori realizzano che la Thailandia, oltre ad essere una fantastica destinazione esotica caratterizzata da "spiagge paradisiache, sorrisi contagiosi e cibo ottimo anche se speziato", è pure questo: violenza brutale, diffusa e alle volte gratuita.
Spesso su questo blog ho pubblicato le mie impressioni su qualche rissa a cui mi è capitato di assistere a Bangkok e dintorni. Chi non le avesse lette può dare un'occhiata ai post contrassegnati col tag "violenza". La scena ripresa dalla telecamera di sorveglianza nel centro di Hua Hin non mi ha quindi stupito particolarmente. La reazione spropositata a un'offesa apparentemente futile, i pugni tirati con freddezza quasi professionale, i colpi sferrati su bersagli indifesi e per giunta stesi a terra, l'indifferenza davanti ai corpi immobili sono atteggiamenti agghiaccianti a cui ho assistito numerose volte. Per fortuna rispetto a ciò che mi è capitato di vedere in passato in questo caso mancavano i dettagli splatter delle chiazze di sangue e quelli noir delle armi improvvisate. Magra consolazione.

Lasciateci in pace: è Songkran! - Bangkok, Thailandia

Le maglie rosse si sono ritirate e i loro capi si sono consegnati alle autorità. Ma la situazione a Bangkok ieri era assurda, per alcuni versi tragicomica. Trascinata da quella della sua capitale, la storia del paese scorreva su due trame completamente diverse. E forse, paradossalmente, questo dimostra sia a chi si azzuffa che a chi osserva e commenta quale sia il vero stato d'animo della popolazione.

È lunedì 13 aprile, primo pomeriggio. Alcuni dei più importanti incroci sono stati chiusi dalle forze dell'ordine e nella zona di Yommarat i dimostranti (o rivoluzionari?) si confrontano ancora con esercito e polizia. Gli abitanti del quartiere osservano dalle finestre il gran dispiego di armi, i blindati dell'esercito, i mezzi pubblici sequestrati dai rossi per bloccare le strade e le cisterne di gas sistemate per formare barricate.

Contemporaneamente, in barba a chi sta facendo a gavettoni nelle isole del sud o a Chiang Mai rammaricandosi per la sorte dei Bangkokians, costretti a celebrare il Songkran barricati in casa, gli abitanti della capitale hanno infranto le regole dello stato di emergenza e sono accorsi a migliaia verso l'area di Silom Road, nel pieno cuore del centro, dando luogo ad una delle feste più folli che si siano viste negli ultimi anni.

Songkran con sassi e lacrimogeni - Bangkok, Thailandia

Nella notte le maglie rosse avevano ancora in mano alcuni punti nevralgici del centro e della periferia.

Dopo aver contenuto la situazione per più di mezza giornata, qualche ora prima dell'alba la polizia e l'esercito hanno dato il via all'offensiva. La battaglia più violenta ha avuto luogo all'incrocio di Din Daeng, non lontano dallo snodo del Monumento alla Vittoria. Le forze dell'ordine hanno usato gas lacrimogeni e hanno sparato in ara. Ci sono stati dei feriti da ambo le parti.

I rossi accusano gli agenti e i soldati di aver utilizzato armi da fuoco contro i manifestanti ma il governo ha negato categoricamente. Dagli ospedali non sono giunte notizie relative a decessi.

È pomeriggio ed io esco a vedere che succede, anche se Olivier, un amico francese, mi ha appena fatto sapere che l'accesso alle zone calde è sbarrato, i tassisti si rifiutano di varcare alcuni limiti probabilmente resi noti dalle autorità e molti servizi di trasporto pubblico sono stati sospesi, così come quasi tutti gli eventi organizzati in occasione del Songkran.

Nel resto del paese si fa a gavettoni, qui a Bangkok volano sassi e i proiettili dei lacrimogeni.

Gavettoni e blindati - Bangkok, Thailandia

La Thailandia è un paese spaccato per colori. Da una parte le maglie gialle che tra novembre e dicembre occuparono gli aeroporti e con l'aiuto di una sentenza della Corte Suprema costrinsero alla resa il governo degli “amici” di Thaksin. Dall'altra le maglie rosse che a Pattaya hanno fatto saltare il Summit dell'ASEAN. E poi le maglie blu, che senza l'appoggio (ufficiale) del governo hanno cercato nel fine settimana di opporsi alle azioni dei rossi. Qualcuno ha parlato addirittura di maglie verdi, sebbene chi siano, che cosa facciano e da quale parte stiano non è ben chiaro, così come se siano effettivamente scese in campo.

Le divise verdi e marroni dell'esercito hanno invece fatto il loro ingresso con i mezzi blindati nelle strade del centro della capitale, proprio quando la città si preparava per il gran finale del Songkran, il capodanno thailandese, con eventi, iniziative commerciali e la classica guerra dell'acqua, la gavettonata generale con cui i siamesi si augurano buon anno.