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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

Ode alla birra piccola


Chi, come me, al bar ordina birre piccole viene spesso guardato con sospetto se non addirittura ridicolizzato da chi consuma invece birre medie. Io resto sempre un po' perplesso: non capisco se costoro hanno problemi con l'aritmetica delle scuole elementari o se sia una questione dogmatica relativa ad una qualche religione che non conosco.
Alla fine della serata, infatti, loro avranno bevuto N birre medie e io avrò bevuto N x 2 birre piccole, quindi la stessa quantità di liquido e di alcol. Forse avrò speso un po' di più, ma non necessariamente. E comunque non sembrano farne una questione di risparmio, bensì di virtù o addirittura virilità (si tratta infatti quasi sempre di uomini, raramente di donne).

A tal proposito volevo ricordare ai presuntuosi sapientoni che:
- il volume delle due birre piccole che bevo io equivale a quello della vostra birra media, quindi la vostra scelta non implica che siate bevitori più forti e non vi rende più erculei: stiamo parlando della dimensione di un bicchiere, non di quella del vostro organo sessuale;
- mentre io mi gusto la seconda piccola, appena spinata, fragrante, frizzante e fresca, voi vi state sorbendo il culo (eh già, proprio il culo) della vostra media, slavato, svampito, intiepidito e diluito con la saliva vostra e degli avventori con cui state chiacchierando (compreso me), che ci sputazzano dentro;
- se non sono soddisfatto della prima scelta, posso decidere di cambiare marca e tipo al secondo giro, voi invece dovete continuare a sorbirvela fino alla fine, o lasciarla lì sprecandola;
- se mi sono rotto le palle di consumare birra o del locale in cui sto bevendo, posso decidere di interrompere alla prima, terza, quinta, settima (ometto il resto della sequenza che comunque è lunga come la serie dei numeri dispari, quindi infinita) birra piccola, voi invece dovete... beh, vedete il finale del punto precedente;
- nel caso in cui il prezzo per litro dei due formati sia uguale o simile, non state nemmeno risparmiando (esempio birra da 30cl a 3€ e birra da 50cl a 5€, come nella foto);
- se non siete dei clienti bensì degli esercenti la propaganda pro birra media - nonostante sia completamente priva di basi concrete - va comunque a vostro vantaggio. Quindi se la sfruttate siete dei geni del commercio e mi devo complimentare con voi. Se invece siete dei clienti, beh, ci state cascando come dei polli.

Vi è in realtà un oggettivo (ma solo presunto) vantaggio nella scelta della birra media: non dovete tornare al banco a ordinare dopo averne bevuta metà, cosa che invece deve fare chi ordina due piccole. Siccome però stiamo parlando di una serata al bar, e non della fila al casello dell'autostrada, io trovo che fare due chiacchiere col barista o con la/il cliente che mi sta di fianco sia un'opportunità di svago più che una seccatura.

Riassumendo: la birra media può essere definita la "birra del taccagno", in caso il suo prezzo al litro sia significativamente inferiore a quello della piccola. Altrimenti non resta che definirla la "birra del fesso". Un fesso che inspiegabilmente prende in giro chi fa la scelta più azzeccata. In entrambi i casi, comunque, c'è poco di cui vantarsi.

P.S. Anch'io ogni tanto ordino una birra media, soprattutto in pizzeria. Sto cercando di trovare un buon motivo per cui lo faccio, ma non ci riesco. Quindi rileggendo la lista di cui sopra mi sento un po' fessacchiotto pure io.

Falce e rastrello - Asiago, Italia

 


Falce e rastrello,
senza martello è più bello,
in caso di pioggia,
ci aggiungiamo l'ombrello,
se invece c'è il sole,
mettiamo il cappello.
La sera al tramonto,
ci sta pure il vinello,
cabernet sauvignon,
merlot e rabosello,
lo bevono tutti,
ma non il vecchiarello,
a cui cresce la panza,
però cala l'🐦
I ❤️ country music 🎶🎵

Elogio dell'antisportività - Bangkok, Thailandia


Mi hanno chiesto dove guardare le partite della nazionale assieme ad altri italiani, qui a Bangkok. La stessa domanda si ripropone a Kuala Lumpur, a Singapore o a Saigon.
La partita di turno la guardino pure in compagnia dove vogliono, loro. Io mi diverto a vederla dove ci sono solo inglesi, francesi, spagnoli, tedeschi, olandesi o russi. Zero italiani: la responsabilità della rappresentanza patriotica grava quindi sempe e solo sulle mie spalle.
La condizione di combattente solitario non mi spaventa, anzi mi esalta. Ho delle tecniche rodate che metto in pratica a seconda dei casi. Per iniziare, durante i loro inni rutto e farfuglio. Al "Fratelli d'Italia" invece se qualcuno sgarra sparo degli "shhhhht" fulminanti. Il mio motto è: "La par condicio a te, la perculazio a me!"

Seguo le fasi di gioco proponendo continuamente battute impertinenti, commenti partigiani e sbeffeggiamenti vari ad ogni errore degli avversari. E lodi sperticate ad ogni azione degli azzurri. Se si vince è goduria: vederli costretti a ricacciarsi in gola insulti e stereotipi non ha prezzo. Se si mette male, per contro, prima del fischio finale alla prima occasione propizia trangugio l'ultima bottiglia di birra, vado in bagno e poi esco di soppiatto dalla porta secondaria. Quindi trovo un punto strategico e li osservo da lontano mentre, tra un'esultanza e l'altra, mi cercano con lo sguardo per rendermi pan per focaccia e umiliarmi sulla base concreta del risultato acquisito. Gli occhi puntati su quello che fino a qualche minuto prima era il mio posto, poi una veloce ricognizione sui tavoli accanto, in caso mi fossi spostato. Il sorriso beffardo che diventa sarcastico mentre comprendono di non essere riusciti a vendicarsi. E infine il knock out: la smorfia di stizza che gli stropiccia definitivamente il volto quando comprendono che la gioia della vittoria è stata macchiata dall'ennesimo smacco. Li ho fregati anche perdendo!

Do aria ai peggiori cliché sul popolo italiano e lo faccio con grande orgoglio. Li sorprendo con le solite, mitiche, soluzioni improvvisate de noialtri, che loro considerano a seconda dei casi codarde, sleali o spregevoli... insomma i classici colpi di genio della nostra cultura nazionale in tempi di crisi. 
È il modo più bello di assaporare un trionfo o assimilare ed elaborare la sconfitta quando si vive all'estero: collaudato negli anni, messo alla prova da numerose edizioni di mondiali, europei e coppe per club, dove ovviamente pur essendo interista divento all'occorrenza un membro della Fossa, dei Drughi, dei Fedayin o dei CUCS.

Come va, va: vinco sempre io. E lo faccio perché punto sul loro codice d'onore, infiltrandomi tra le loro difese fischiettando, proprio quando meno se lo aspettano.

P.S. Sono pure veneto. Non possono nemmeno darmi del terrone. Viene così ricacciato in gola anche l'ultimo loro tentativo di segnare almeno il punto della bandiera. Annientati a zero. E una vera e propria epidemia di bruxismo e reflusso gastrico si diffonde tra i meandri dell'accampamento nemico.

E lasciami bere, cazzo! (con inserti veneti debitamente tradotti in italiano)


- NO! Non lo reggere per il calice: afferralo per lo stelo, così non lo rovini col calore corporeo.
E va ben, sposta chei dei cusì ghea moea de rompare 'e bae (E va bene, sposta quelle dita così la smette di rompere le palle).
- ASPETTA! Non lo bere ancora: fai ruotare il bicchiere, infilaci dentro il naso e riconosci l'aroma.
Uffa, eora, dai, sguarata sto goto, impiraghe dentro 'a napia e daghe na snasada (Allora, dai, scuoti questo bicchiere, infilaci dentro il naso e annusa).
- CHE FAI? Non deglutire! Tienilo sulla lingua piegata a conchetta, aspira un filo d'aria e...
- ...e...e...e...e chiudi quella bocca, porca troia! Lasciami trangugiare questa broda d'uva fermentata in santa pace! Io sono un tipo da birrozza, delle tecniche di degustazione non m'importa un accidente, voglio solo divertirmi
un po' e farmi venire sonno prima di andare a letto.

Oh, fino all'altro giorno ci saremmo scolati un fiasco di metanolo senza rendercene conto, ora ci esprimiamo come dei rampolli di una dinastia vinicola della Champagne, r moscia inclusa. Nel giro di vent'anni noi veneti, da imbriagoni del tavolaccio, ci siamo evoluti in sommelier. Ma quindi cos'eravamo prima? Crisalidi del mosto pronti a far spuntare le ali da farfa-brilla? O i brutti anatrocch-enologi che avrebbero sorpreso tutti trasformandosi in candidi cigni del sorseggio?

Mah, misteri del darwinismo alcolico.


(Dis)avventure da ingegneri - Bangkok, Thailandia

Sono al 7-Eleven, al frigorifero delle birre. Ci sono due ragazzi davanti a me: parlano spagnolo, dall'accento direi che sono argentini, o uruguaiani, più probabilmente argentini. Uno dei due sta accucciato e tasta varie bottiglie di birra, mentre l'altro gli tiene la porta aperta.

- Cazzo, sono tutte calde!
Si lamenta quello accucciato.
- Devi cercare tra quelle nel fondo!
Gli suggerisce l'amico.

Evidentemente non sono stati spesso in un 7-Eleven, altrimenti si sarebbero accorti che i frigoriferi, tramite un'apertura sul retro, danno su un magazzino interno e proprio da lì vengono riforniti, non da davanti. Le bottiglie più fredde devono stare quindi all'estremità aperta ai clienti, come è giusto che sia.


Decido quindi di aiutarli dandogli qualche consiglio. Ho bevuto un paio di birre ma sono convinto di avere ancora una buona capacità di giudizio: pur essendo inesperti mi sembrano dei ragazzi svegli, non è necessario utilizzare un gergo semplificato, posso passare direttamente ai dettagli tecnici. Dopo un paio di birre mi capita spesso di sentirmi così: parte di una comunità di essere umani tutti simili, simpatici, curiosi, aperti...e possibilmente laureati in discipline tecnico-scientifiche!

- Ragazzi, è inutile che cerchiate sul fondo: se le bottiglie più vicine alla porta sono calde lo saranno necessariamente anche le altre! I frigoriferi sono riforniti con un sistema di tipo FIFO, non con uno di tipo LIFO: le birre che avete davanti non sono rimaste all'interno meno a lungo delle altre, anzi, è più probabile il contrario!

Mi osservano in silenzio. Decido dunque ti tagliare la testa al toro, sintetizzando il concetto con una spiegazione inequivocabile.
- Insomma, le file di bottiglie non sono delle stack, bensì delle queue!

Forse la mia capacità di giudizio non è poi così buona: i due ragazzi mi guardano confusi, anzi, sembrano addirittura allibiti, persino irritati! Pigliano due bottiglie a caso e se ne vanno. Oltre a non ringraziarmi mi sembra che mi mandino pure a fare in culo!

C'è una sola spiegazione per una tale reazione: non fanno parte della mia comunità di persone brille tutte simili. Non sono curiosi, né simpatici o aperti, inoltre devono essere laureati in discipline umanistiche...

Lo scorpione umiliato - Bangkok, Thailandia

Allevato, impalato, condito e fritto vivo,
venduto per pochi spicci ad un turista sbronzo,
assaggiato, masticato, disprezzato, sputato,
scaraventato al suolo, accanto a un mozzicone.
Cristo Santo, guardatemi! Ditemi che vedete,
un terribile scorpione o un gamberetto nero?


La verdura che vola - Pattaya, Thailandia

Al ristorante "La verdura volante", a Pattaya, ogni giorno broccoli, carote, cetrioli e pomodori vengono lanciati dai cuochi dalla porta della cucina. Attraversano volando l'ambiente ben illuminato della sala da pranzo e atterrano su un punto a caso del tuo tavolo, direttamente nella tua bocca se sei fortunato. Salse e sughetti si spiaccicano sulla stoffa dei tuoi vestiti, e vanno consumati leccandoli direttamente da lì. Un'esperienza esotica autentica, assolutamente da non perdere.

P.S. In realtà con l'espressione verdura volante in Thailandia ci si riferisce alla Ipomoea aquatica (morning glory in inglese), una pianta i cui steli vengono saltati nel wok con aglio, peperoncini e salse varie.

Il geniale riciclaggio dei piccioni - Padova

La reconquista

Un tempo i piccioni amavano appollaiarsi su quel capitello. Un angolino fresco, al riparo dalla luce del sole, in alto, lontano dal passaggio dei pedoni molesti. Poi qualcuno, dopo essere stato raggiunto da uno scarico di guano o un paio di piume, ha deciso che davano fastidio, e ha installato una fila di aghi. Di quelli che si vedono un po' dappertutto nei centri storici delle nostre città, sulle colonne, sui cornicioni o sulle travi dei sottotetti. 

Ma porca puttana! Devono aver pensato i piccioni. Che cazzo facevamo di male? Per caso avete installato un sistema che colpisce con scariche elettriche chi getta rifiuti a terra? O piazzato dei chiodi dove la fanno i cani? Quella è casa nostra e non avete alcun diritto a sfrattarci! Per questioni effimere di questo tipo poi...

Allora si sono coalizzati e a turni, nel corso degli anni, svolazzando a pochi millimetri dagli aculei o barcamenandocisi sopra, sprezzanti del pericolo, hanno cagato un comodo materasso di merda su quella sporgenza del capitello, fino a sotterrare completamente la trappola letale. Terminata l'opera, soddisfatti del risultato, ci si sono acquattati sopra.

Dite la verità, credevate proprio di averli fregati. Eravate convinti che fossero delle bestie stupide e che quello si sarebbe rivelato un espediente infallibile. Chi l'avrebbe mai detto che sarebbe fallito così miseramente, seppellito da uno schifosissimo strato di cacca?


Da un'altra angolatura

La prima pera

Hai voglia a dire che tu non ci cascherai mai, che non c'entri nulla con quei poveracci, i loro problemi, le loro debolezze, le loro tentazioni. Gira e rigira, ascolta e riascolta, pensa e ripensa, la curiosità ti rode il cervello e ti graffia lo stomaco, la voglia di provarci si fa irresistibile e trattenere la gamba, che sembra ormai un arto telecomandato, si fa impossibile, fino a quando, finalmente, si sposta, e tu muovi il grande, tragico passo. Eh già, ci sono cascato anch'io, alla fine mi sono sparato una pera. In realtà quelli del settore la chiamano peretta, ma si tratta di qualcosa che di diminuibile, credetemi, non ha proprio nulla. Potete vedere l'occorrente nella foto qui sotto, che ho scattato prima dell'iniezione. Comunque mi sento sollevato: ora so cosa si prova, e mi rasserena la consapevolezza che non lo farò mai più. L'esperienza, onestamente, mi ha fatto proprio cagare...



Sud est asiatico: test dello schifo

Avete intenzione di partire per un viaggio avventuroso, divertente o rilassante nel sud est asiatico? Se non siete preparati a trovarvi davanti queste scene è meglio che cambiate programma e destinazione. Oh, magari l'asettica Singapore può andare, ecco, ma solo quella eh...

Sesso alla Missionaria o atroce atto di cannibalismo? - Makati, Manila, Filippine

Blatte giganti si abbuffano col cadavere appiattito di un topolino - Makati, Manila, Filippine

Un golosone! - Bangkok, Thailandia

Stecchita e rinsecchita - Pattaya, Thailandia

Angeli un par di palle - Angeles, Filippine

Se vi capita di sbarcare nella città di Angeles, provincia di Pampanga, isola di Luzon, Filippine, non vi fate ingannare dal nome. Anche se potreste pensare di essere arrivati in un girone del paradiso, si tratta in realtà di un ricettacolo di puttane. L'ho intuito quando, chiedendo il prezzo delle stanze negli hotel, mi rispondevano sistematicamente: 'Per una o tre ore, Sir?'
Angeli un par di palle...

Iceberg - Boracay, Filippine

Ho ordinato una pizza alle verdure. Ci hanno messo sopra l'insalata, la famigerata Iceberg, quella insipida che si usa anche nel Big Mac. Non ho nemmeno potuto protestare...tecnicamente avevano ragione. Se l'avessi fatto avrebbero potuto rimuovere la mozzarella.

OOO SOOOOLEEE MIOOOO... - Boracay, Filippine

Come ogni giorno visito il sito del Corriere per un veloce aggiornamento sui fatti di casa. Tra le prime dieci notizie ci sono l'arresto dei dirigenti dell'Expo, quello di  Scaiola e per concludere (forse, in fondo era solo mattina in Italia) quello del presidente della lega basket.
Chiudo il sito, mi metto una mano sul petto, l'altra sul pacco e, tra lo sbigottimento dei filippini, mi metto a urlare verso il tramonto: OOO SOOOOLEEE MIOOOO...

Selfaioli

Non è mica solo un problema degli adolescenti di oggi.
Quando ero travolto dalle mie tempeste ormonali – e ovviamente nessuna me la dava – anch'io da ragazzino mi sparavo un sacco di selfie.
Certo che con gli smartphone di oggi è tutta un'altra cosa...ehhh coi telefononi grigi della Sip sì che era dura!

Vigili urbani che danzano - Bacolod, Filippine

Non mi è mai servito un motivo per convincermi a viaggiare. Sono in giro da anni, tanti anni, quasi ininterrottamente. Ci sono dei momenti però, momenti in cui scendo da un mezzo scassato ad un incrocio anonimo, circondato da edifici fatti di calcestruzzo macchiato, vetri offuscati, metallo arrugginito e tele plastificate stracciate, coi colori antichi sbiaditi dalle mazzate quotidiane del sole tropicale. Scendo dal mezzo dicevo, mi volto, vedo qualcosa di insolito, buffo, sorprendente e dico cazzo, ne valeva la pena portarmi sulle spalle zaini, vestiti, apparecchi elettronici, chitarre che non so nemmeno suonare per affacciarmi su questo buco del culo del mondo e godermi lo spettacolo che si dipana davanti a me. Ne valeva la pena.

Ecco, oggi sono fermo ad uno di quegli incroci, nel centro di Bacolod, una città situata nell'isola di Negros, nel cuore dell'arcipelago delle Filippine, e sto guardando a bocca aperta la prestazione di un vigile urbano che dirige il traffico alternando il moon walk di Michael Jackson, le sculettate di Tony Manero e le piroette di Nureyev. Uno spasso. Una situazione di cui solo io sembro cogliere l'angolazione surreale.

Ho girato dei video, eccoli:


Questo è un ballerino piuttosto elegante. Ad un certo punto si produce in un numero che mi fa ridere. Lo si nota dagli scossoni che do al telefono.


Questo è ancora il ballerino elegante. Verso la fine del filmato mi nota e mi lancia delle smorfie, facendo finta di essere seccato. E io rido di nuovo.


Questo invece è un negato, ma fa comunque ridere, soprattutto per quegli assurdi guanti da pagliaccio con cui cerca di farsi notare. Come se le sue mosse goffe non bastassero.

Segnali buffi/10

Spesso mi imbatto in segnali, cartelloni, scritte o etichette divertenti. Quando capita mi assicuro sempre di non andarmene senza una foto. Le propongo a rate anche qui.

Attenzione! - Koh Samui, Thailandia
Allo scopo di servirvi meglio a tutte le transazioni viene applicata una tariffa di 60 yuan.
Grazie, grazie...davvero gentili - Aeroporto Pudong a Shanghai, Cina
Perché??? - Suzhou, Cina
Qui gli unici che sputano sono i cinesi, la traduzione in inglese è superflua - Suzhou, Cina
Il vostro nome in inglese su un braccialetto. In inglese 10 minuti, in thailandese 30. Il Thailandese è più difficile, questa ne è la prova - Bangkok, Thailandia
Si direbbe che se ti cali un viagra diventi un contorsionista - Hong Kong
Anche in paradiso hanno aperto una stazione della polizia, dove andremo a finire di questo passo? - Koh Chang, Thailandia
Questo farmacista è convinto che le medicine siano inutili: sarà Gesù a guarirti! - Puerto Princesa, Filippine
Qui oltre ai massaggi danno anche una grattatina all'inferno... - Koh Samui, Thailandia
Alla sovietica! - Kazan, Russia
Potete trovare altri segnali buffi qui.

Le cose fatte col culo (segnali buffi al Terminal 21) - Bangkok, Thailandia

L'ultimo grande centro commerciale installato nel cuore di Bangkok si chiama Terminal 21. 21 dal nome del soi di Sukhumvit che gli sta accanto e Terminal perché il tema del complesso è quello degli scali aeroportuali: Londra, Roma, Parigi, Tokyo, San Francisco, Istanbul...

L'idea non è malvagia e la struttura deve essere costata molto. Lo si vede dai dettagli dell'arredamento, delle decorazioni e persino dai bagni, dove sono stati installati i fantastici cessi computerizzati giapponesi.
Sono rimasto quindi molto sorpreso quando al piano dedicato a Roma ho scoperto alcune cialtronate su quelle che dovrebbero rappresentare delle indicazioni stradali.

Insomma, hanno fatto una Sacher torte deliziosa...e poi hanno deciso di glassarla con la cacca.

Ecco le foto:


A parte che una Piazza di Roma a Roma avrebbe poco senso, c'è da notare il dettaglio in romanesco: Piazza DE Roma...AOHHH!
Eh beh, che ci vuoi fare: se la frase intera non ci sta devi per forza andare a capo...
Non Via Frattina ma Via Fratting. Sì certo, forse a Berlino, o a Londra...

Un giorno di ordinaria follia...sfiorato per pochi spiccioli - Kuala Lumpur, Malesia

Il maledetto pulsante oscurato

Capita a tutti almeno una volta di entrare in conflitto con le procedure automatizzare, la tecnologia, i controlli, le macchine. Anche se sei ingegnere, sai qualcosa di di elettronica, informatica e comunicazioni, non sei immune alla frustrazione indotta dalla modernità. A me è appena successo, e ho rischiato il tracollo.

Quelli dei corsi mi hanno chiesto di fermarmi a insegnare una settimana in più del previsto. Devo quindi cambiare la data del volo di ritorno. Recupero la prenotazione online e clicco il pulsante per modificarla. Trovo la soluzione che fa per me ma sono in classe e ho con me solo la carta di debito. Al momento del pagamento scopro che non può essere accettata. Devo aspettare di essere in stanza per poter usare quella di credito. 

Un'ora dopo arrivo in albergo, accendo il computer e con la carta giusta in mano mi appresto a completare la transazione. In casi come questo fino a quando non ricevo la conferma dell'avvenuto pagamento sono sempre piuttosto teso. Di solito è una sensazione ingiustificata, di cui non riesco a spiegarmi il motivo. L'esperienza che mi è toccata oggi mi chiarirà ogni dubbio.

Quando arrivo alla pagina della prenotazione il pulsante per cambiarla è oscurato, non più selezionabile. Accanto appare una scritta: "L'itinerario non è modificabile, per maggiori informazioni chiamare il..." Ma cazzo, se lo era fino a un'ora fa?

Chiamo quindi il call center. Per la prima di una lunga serie di volte. Procedo lungo il solito percorso tra menù e numeri da selezionare e alla fine vengo messo in attesa. Sono il quinto in coda. Devo attendere quattro minuti. Parte la musichetta, metto il vivavoce. Dopo qualche minuto mi risponde un addetto che capisce al volo di cosa ho bisogno, trova la soluzione che preferisco e quando si appresta a selezionarla...cade la linea. Bestemmie. 

Richiamo, attraverso di nuovo la sequenza del menù, e vengo messo in attesa. Sono il dodicesimo in coda. Devo attendere nove minuti, mi sembra di aver capito. Metto il vivavoce. Nel frattempo ricarico decine di volte la pagina della prenotazione online, sperando vanamente che il pulsante ritorni in chiaro. Dopo un po' una vocina del call center mi invita a inserire il numero per essere richiamato. Lo faccio e metto giù. Alcuni minuti dopo, quando calcolo che avrebbero già dovuto chiamarmi, controllo il telefono. Chiamata persa, messaggio nella casella vocale. Ma come cazzo è potuto succedere? Non mi sono mosso di qui! Mi accorgo che il telefono ha la suoneria disattivata. Eresie. Ascolto il messaggio nella casella sperando mi diano qualche informazione utile. La signorina si presenta e mi ringrazia per averli chiamati, fine. Ma porca puttana! 

Chiamo di nuovo, altra sequenza di numeri, vengo messo in attesa, sono il diciottesimo in coda, devo aspettare quindici minuti. Una vocina mi invita a inserire il mio numero per essere richiamato. Mentre lo sto digitando la vocina cambia idea e mi fa sapere che al momento non sono in grado di richiamarmi. Mi devo sorbire i quindici minuti di attesa in diretta. Metto il vivavoce. Provo a ricaricare la pagina della prenotazione. Lo stato del pulsante non cambia. La musichina e la vocina che ripete a ciclo continuo le promozioni della compagnia sono come grattate d'unghie su una lavagna. Devo trattenermi per non prendere il muro a mazzate col telefono. 

Poi mi passano un'operatrice con la voce simpatica e tranquillizzante. Purtroppo però dev'essere una neoassunta perché a differenza del suo collega non capisce nemmeno le cose più elementari, e la mia è una richiesta con un indice di difficoltà medio alto. Me la vedo brutta. Bestemmio internamente, e si sa che la blasfemia trattenuta ti alza la pressione dell'anima, facendola gonfiare col rischio che esploda. Le chiedo se può appuntarsi il mio numero così almeno in caso di caduta della linea mi può richiamare. Lo fa. E' inesperta ma molto gentile. Visto che non riesce a risolvere il mio problema mi rimette in attesa. Altra razione di musichette e promozioni. Credo che potrei tagliare di netto una sbarra di titanio con gli incisivi. 

Passano vari minuti e mi risponde di nuovo. Ha trovato la tariffa che mi interessa. Mi sembra bassa, la cosa puzza, ma le dico di procedere. Mi chiede i dati della carta e mi dice di attendere. Passano altri minuti, poi mi informa che la tariffa è di 100 ringgit più alta, cioè pari a quella che avevo letto nel sito, le dico che va bene. Mi dice di attendere, passano altri minuti. Poi finalmente mi conferma che il pagamento è avvenuto. La ringrazio, metto giù e mi sgonfio come un sacco di farina forato. 

Sul telefono arriva un messaggio del gestore, la chiamata è durata qualche migliaio di secondi e ho consumato più del 95% del credito. Se la telefonata fosse durata un po' di più la linea sarebbe caduta e io sarei partito per una missione risolutrice, come Michael Douglas in "Un giorno di ordinaria follia".

Per fortuna sono laureato in ingegneria. Cosa mi sarebbe successo se mi fossi diplomato all'accademia dell'arte?

Segnali buffi/9

Spesso mi imbatto in segnali, cartelloni, scritte o etichette divertenti. Quando capita mi assicuro sempre di non andarmene senza una foto. Le propongo a rate anche qui.

159765 persone hanno cliccato mi piace, solo Mark Zuckerberg ha ancora dei dubbi (Boracay, Filippine)
Cupido è passato di qua...(Firenze)
Screanzato! (Bangkok, Thailandia)

Segnali sbagliati, con foto - Suzhou, Cina

Le indicazioni e i segnali in Cina sono quasi sempre tradotti in inglese. Senza essermi documentato ma andando semplicemente ad intuito direi che potrebbe persino esserci una legge o una direttiva del governo dietro tutto ciò. Se si tratta di segnaletica stradale o indicazioni in luoghi pubblici le traduzioni sono spesso impeccabili. E' quando si entra nel settore privato che un cartello può acquistare improvvisamente il valore di una vignetta umoristica e venirti in aiuto quando hai una giornata storta, o anche solo un po' noiosa.

Gli strafalcioni alle volte sono talmente clamorosi da far pensare che frasi intere vengano acriticamente passate al traduttore di Google o che per un termine comune, con una ventina di traduzioni completamente diverse, l'addetto tenda cialtronescamente a pescare dal dizionario la prima della lista, senza chiedersi se abbia senso o no.

Per rendere l'idea della densità d'errore per numero di cartelli tradotti pubblico qui esclusivamente le foto di quelli che ho pescato nel complesso residenziale in cui vive l'amico che mi ha ospitato qui a Suzhou. Buon divertimento.


Centinaia di copie affisse nel complesso, tutte con lo stesso errore in "architecture"
Questo è il mio preferito: "Divieto di paraboliche d'alta quota". Imbattibile...