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I paladini della legge - Manila, Filippine

Sì, sì, certo, come no...
Lascio le Filippine con un volo che via Bangkok mi porta a Zurigo. Ci sono rimasto sei mesi, troppi rispetto alle intenzioni iniziali, pochi per tutti i luoghi che che mi sarebbe piaciuto visitare. 
Mi è spesso stato detto di stare attento. Occhio ai borseggiatori, ai rapinatori, ai truffatori, persino agli assassini. E io all'inizio, vittima di un po' di naturale paranoia, li ho assecondati. Poi, come spesso accade, ci si adatta alle condizioni al contorno, o almeno alla percezione e all'idea che ce ne facciamo. Dopo qualche settimana me ne sbattevo completamente, e passeggiavo allegramente in vicoli bui, di notte, da solo, a volte persino un po' brillo, di ritorno da una tarda cena o da un locale con la musica dal vivo. Camminavo lungo marciapiedi che la gente utilizza per dormire (per mancanza di un posto migliore in cui farlo), tra bambini scalzi con abiti sbrindellati, uomini alcolizzati, donne semi-distrutte da dieci gravidanze. Gente povera, alla canna del gas, a cui persino pochi centesimi di euro possono cambiare la giornata. Non mi è mai successo nulla. Niente, nothing, nada, zero totale. Spesso non mi degnavano di uno sguardo, altre volte mi osservavano curiosi. In alcune circostanze qualcuno mi ha salutato, sorriso, o magari allungato una mano per chiedere un po' di elemosina.
L'unica volta che sono finito nei pasticci chi mi ha estorto del denaro vestiva un'uniforme azzurra, profumata e stirata, portava distintivo e pistola in fondina e si muoveva a bordo di una scintillante auto giapponese. Sono stato derubato da tre poliziotti. Solo da loro. Proprio da loro: quelli che dovrebbero difendere la gente dal crimine sono gli unici che hanno personalmente contribuito a rovinare l'idea che mi ero fatto del paese e dei suoi abitanti. 

Sud est asiatico: test dello schifo

Avete intenzione di partire per un viaggio avventuroso, divertente o rilassante nel sud est asiatico? Se non siete preparati a trovarvi davanti queste scene è meglio che cambiate programma e destinazione. Oh, magari l'asettica Singapore può andare, ecco, ma solo quella eh...

Prima ti dicono "Welcome Sir"...e poi ti perquisiscono! - Manila, Filippine

Un improbabile "iPaletto" in un centro commerciale
Attorno all'incrocio tra Makati e Ayala Avenue si sviluppa un enorme groviglio di centri commerciali, apparentemente in continua espansione come una specie di tumore benigno urbano. Ci sono gli immancabili SM mall e Parkson. Le catene Glorietta e Green Belt solo qui hanno ben cinque filiali. Stanno uno a ridosso dell'altro, formando così un'ininterrotta isola degli acquisti di svariati chilometri quadrati. Negozi, ristoranti, grandi magazzini, cinema, caffè all'aperto, discoteche: centinaia di attività e migliaia di clienti ogni giorno. Una miniera d'oro per i ricchi investitori e la solita trappola mangia-salari per classi medie asiatiche, che quando si tratta di pubblicità e richiami dell'effimero non sono dotate di meccanismi di autodifesa e ci cascano come bambini.
Questa bramosia degli esercenti entra però in conflitto con le paranoie indotte dal tasso di criminalità e dalla sensazione permanente di instabilità politica. Conflitto che si svolge prevalentemente agli ingressi, dove la clientela viene canalizzata attraverso stretti passaggi presidiati da guardie munite di metal detector.