Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta tv

La rottura di palle


Una delle più importanti lezioni impartiteci dai grandi del passato è quella del primato del dubbio sulle certezze.
Il culto del dubbio, però, è una rottura di palle. Ti costringe a stare sempre sul pezzo, a romperti il capo per cercare di capire, senza faziosità o superficialità, ogni argomento di discussione. Lo fai se l'attività ti appassiona. Non è un'attitudine adatta ai pigri mentali, agli eternamente indaffarati o ai fanatici monocorde.
Per questi risulta molto più semplice avere certezze granitiche a cui affidarsi, mentre dalla propria trincea sparano raffiche contro dei nemici immaginari. Ed è ancora meglio se tali certezze vengono fornite in pacchetti preconfezionati del minor numero di tipi possibile, preferibilmente due, così che chi vuole utilizzarle sa esattamente quale deve scegliere.
Anzi, non scegliere, raccogliere. La scelta è comodo farla una volta per tutte, abbandonandosi ad una o l'altra estremità di una società sempre più polarizzata. Da quel momento in poi sai sempre a chi ti devi rivolgere ogni qual volta ti serva il pacchetto adatto a te per interpretare ciò che succede.
Vedo gente molto preoccupata per come l'AI rischi di educare le persone a smettere di pensare. Ma come? Chi è appassionatamente curioso e ama il ragionamento, la ricerca e la comprensione, userà l'AI solo per le attività più meccaniche e meno interessanti. I pazienti affetti da sindrome della certezza polarizzata, invece, avevano già smesso di pensare da tempo. L'AI li aiuterà semplicemente a continuare a non ragionare, facendo anche meno fatica.

La raccolta delle ciliegie


Chiunque voglia condurre un'analisi storica, sociale o (geo)politica dovrebbe sempre partire senza preconcetti, raccogliere fonti di diversi orientamenti, valutarle, incrociarle, metterle alla prova e informarsi sull'attendibilità di chi le diffonde, per poi analizzarle, estrapolare i punti salienti e quindi arrivare ad una conclusione. La quale conclusione dovrà però sempre essere trattata "con le molle", tenendo a mente che le fonti consultate sono di seconda o terza mano e non si conoscono le vere motivazioni di chi le ha curate.
Il clima di polarizzazione che caratterizza ormai qualsiasi dibatto ha spazzato via anche le ultime tracce del metodo testé delineato.
Le nuove linee guida, utilizzate sia da profani incialtroniti con cattedra al Bar Centrale sia, purtroppo, da molti addetti ai lavori, si sono ormai consolidate così: 0) se non hai la conclusione già pronta, non inizi nemmeno la ricerca, 1) semplifica la complessità polarizzando 
il problema col più ridicolo manicheismo di cui sei capace, 2) decidi per quale polo fare il tifo in base alla conclusione di partenza, quella del punto 0, 3) cerca le fonti che corroborano la tua posizione totalmente arbitraria fottendotene con brio di approfondirne la veridicità e l'attendibilità, 3) scarta quelle che ti stanno antipatiche, per nessun altro motivo se non appunto il fatto che ti stiano antipatiche, e 4) ribadisci quindi la conclusione a cui eri d'altra parte già arrivato all'inizio, cioè al punto 0.
Potrebbe sembrare paradossale che una conclusione sia confezionata fin dall'inizio (il punto 0) e pure che serva fare tutto quel lavoro per andare dal punto di partenza al punto di partenza (di nuovo il punto 0): tu fidati, nell'ambito del paradigma polarizzato è dimostrabile empiricamente che questa tattica funziona alla grande.
Ci sono poi delle tecniche accessorie che possono tornarti utili: insulti, urla, ricatti morali, cambi di argomento mirati, paragoni tirati per le orecchie. Ce ne sono una marea, prova a chiedere a chatGPT. Anzi, se non hai tempo per il fastidioso iter proposto, puoi chiedere al tuo agente AI preferito di darti proprio la conclusione che cercavi, con tanto di fonti spazzatura allegate.