mercoledì 27 novembre 2013

Un giorno di ordinaria follia...sfiorato per pochi spiccioli - Kuala Lumpur, Malesia

Il maledetto pulsante oscurato
Capita a tutti almeno una volta di entrare in conflitto con le procedure automatizzare, la tecnologia, i controlli, le macchine. Anche se sei ingegnere, sai qualcosa di di elettronica, informatica e comunicazioni, non sei immune alla frustrazione indotta dalla modernità. A me è appena successo, e ho rischiato il tracollo.
Quelli dei corsi mi hanno chiesto di fermarmi a insegnare una settimana in più del previsto. Devo quindi cambiare la data del volo di ritorno. Recupero la prenotazione online e clicco il pulsante per modificarla. Trovo la soluzione che fa per me ma sono in classe e ho con me solo la carta di debito. Al momento del pagamento scopro che non può essere accettata. Devo aspettare di essere in stanza per poter usare quella di credito. 
Un'ora dopo arrivo in albergo, accendo il computer e con la carta giusta in mano mi appresto a completare la transazione. In casi come questo fino a quando non ricevo la conferma dell'avvenuto pagamento sono sempre piuttosto teso. Di solito è una sensazione ingiustificata, di cui non riesco a spiegarmi il motivo. L'esperienza che mi è toccata oggi mi chiarirà ogni dubbio.

giovedì 21 novembre 2013

Stereotipi a sproposito. (E se poi per qualcuno il Big Mac rappresentasse la cucina italiana?)

Un riccone indonesiano si è comprato una squadra della Serie A. Non vi preoccupate, non mi metterò certo a parlare di Inter, di Thohir o di calcio qui. E' soltanto una notizia che prendo come spunto per altre osservazioni.
E' il segno dei tempi, l'occidente è in crisi e gli investitori arrivano da zone del pianeta dove un tempo europei e americani andavano a spadroneggiare. Se trovate questa affermazione banale e noiosa, o semplicemente fuori luogo in questo blog, potete pure tranquillizzarvi, nemmeno questo è l'argomento del post.
Vengo allora al dunque.
Ho letto numerosi commenti ironici sulla notizia, commenti nei quali vari italiani facevano gli spiritosi attribuendo a Thohir il più classico degli stereotipi sugli emigranti cinesi: la pronuncia della L al posto della R. "FoLza InteL". "LossoneLi di quà, LossoneLi di là" e altre battutine del genere. Tra questi vi erano persino dei giornalisti, o presunti tali, suppongo.
Uno stereotipo sui cinesi, dicevo. Peccato che il personaggio in questione sia indonesiano. Certo, magari è di lontane origini cinesi, come la maggior parte dei membri dell'élite economico-finanziaria di Giacarta. Tuttavia a differenza di quel che succede negli stati limitrofi, come Malesia e Singapore, i cinesi in Indonesia non parlano le lingue e i dialetti dei loro antenati, bensì la lingua nazionale, cioè l'indonesiano, o giavanese.

lunedì 18 novembre 2013

I diritti del "business" contro quelli del pubblico - Bangkok, Thailandia

Seduta sui tavolini che sbarrano il passaggio
Per certi versi dalla semplicità, dall'umanità e dalla flessibilità del Sud-est asiatico abbiamo molto da imparare (per un esempio vedi qui o l'ultima foto in basso). O meglio da ri-imparare, dal momento che cinquanta o sessant'anni fa i nostri nonni vivevano come la gente che oggi vive lì, più o meno.
Per altri però è meglio se le nostre lezioncine le andiamo a prendere da qualche altra parte. Me ne sono reso conto mentre mangiavo un boccone e bevevo una birretta sul ciglio di una strada a Bangkok.
Il ristorante utilizzava la sezione del marciapiedi davanti all'entrata per sistemarci i tavoli. Normalmente la gente, soprattutto in quest'area e a quest'ora, cammina in mezzo alla via, trasformandola di fatto in una zona pedonale. La strada era però intasata, come spesso succede da queste parti: un taxi, un tuk-tuk, due bancarelle, gente che ordina. I passanti erano così costretti a spostarsi sul marciapiedi. Da notare che ciò è esattamente il contrario di quel che dovrebbe accadere. Questa è però una situazione normalissima in Asia, e non è su questo che volevo soffermarmi.

martedì 12 novembre 2013

Riempire le piazze - Bangkok, Thailandia

Per riempire la piazza a Bangkok in una sera infrasettimanale bastano un giradischi, qualche birretta, due spiedini e soprattuto...un sindaco con la testa sulle spalle e dei residenti che invece di rompere il cazzo con pretese di silenzio da valle prealpina riescano a vedere in una città che pulsa delle opportunità di crescita e sviluppo.
Un po' come in Piazza dei Signori a Padova insomma...credo che andrò personalmente a proporre il gemellaggio, qualcuno mi spedisca un gagliardetto al seguente indirizzo: Piazza birrette, spiedini e giradischi, quartiere che pulsa, Bangkok, Thailandia

mercoledì 23 ottobre 2013

La sicurezza della dimensione temporale discreta - Mosca, Russia

La metro di Mosca è un'opera d'arte
La scorsa settimana in una mostra d'arte contemporanea allestita al Manezh di Mosca mi sono fermato davanti a un grande schermo in cui veniva proiettato uno dei vari video a ciclo continuo. L'autore immaginava che gli utenti dell'enorme rete metropolitana cittadina non appena messo piede sulle scale mobili entrassero in una nuova dimensione, una specie di mondo parallelo in cui il tempo avanza per quantità discrete, quelle degli intervalli tra le fermate e dei tempi di scorrimento degli ingorghi all'uscita. L'unico modo per riappropriarsi dell'esperienza temporale individuale, sostiene la didascalia dell'opera, è staccarsi dal gregge, camminare in direzione opposta, fare qualcosa di inusuale, differente, controcorrente.
Sarà. A me sembra però che la massa plastica della gente che intasa i colli di bottiglia agli imbocchi delle scale mobili - un elemento per niente discreto, anzi continuo, omogeneo, quasi liquido - ti trasmetta sicurezza, fiducia, calore umano oltre che fisico, soprattutto quando stai incuneato tra la panza molle di un beone e il culo prominente di una stangona moscovita
Poi ti ricordi che anni fa un gruppo di invasati ha spruzzato del gas nervino nella metro di Tokyo, causando una strage, e che in casi come quello più folta è la massa e più alto è il numero delle vittime, e ti viene da dare ragione all'artista, non tanto per riassestare le lancette del tuo orologio personale quanto per salvare il tuo prezioso culo. 
Ma resta il fatto che abbandonare il capezzolo di quella tetta gigante, sensuale e ondulante, anche se causa di sconvolgimenti temporali, non è per niente facile.

venerdì 27 settembre 2013

Segnali buffi/9

Spesso mi imbatto in segnali, cartelloni, scritte o etichette divertenti. Quando capita mi assicuro sempre di non andarmene senza una foto. Le propongo a rate anche qui.
159765 persone hanno cliccato mi piace, solo Mark Zuckerberg ha ancora dei dubbi (Boracay, Filippine)
Cupido è passato di qua...(Firenze)
Screanzato! (Bangkok, Thailandia)

lunedì 23 settembre 2013

Celebriamo la grande impresa nazionale (hahaha) con un bel palindromo

Celebro la recente grande impresa che ha ristabilito l'onore e l'orgoglio nazionale (hahaha) riportando questa perla in tema di Marco Buratti:

"Era gennaio, vedevo il Giglio...il Giglio vede voi annegare"

E' una frase palindroma, ovvero la si legge allo stesso modo anche da destra a sinistra. Lo so, ci sono passato anch'io: non ci credete, non sembra nemmeno esserlo, non è possibile, è talmente bella che potrebbe essere una poesia. E allora fate la prova e poi restate lì con lo sguardo perso nel vuoto e il dito puntato sull'ultima (o prima) lettera, sbalorditi come me ogni volta che la rileggo, a chiedervi...ma come cazzo gli è venuta in mente???

(Marco Buratti, matematico, amico di un mio caro amico, anch'egli matematico, scrive un palindromo alla settimana per il Sole 24 Ore.)