Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta bukit bintang

Intasata (con galleria fotografica, e tre tristi alberi di natale) - Kuala Lumpur, Malesia

Ricordo quando a Bukit Bintang mi piaceva farci delle lunghe passeggiate, di notte, quando la temperatura si abbassava un po' e i negozi erano già chiusi. Ci vado ancora, quando sono da queste parti, ma l'esperienza non è più quella di un tempo. 
Non importa quale marciapiedi tu scelga, quale lato della strada, quale incrocio, quale passaggio pedonale. Non importa: ti dissolvi sempre in una calca pervasiva. Io ci sono abituato a farmi strada su marciapiedi intasati, assottigliati dalle bancarelle, tra gente che avanza lentamente osservando la merce esposta o si ferma a chiacchierare. Succede ovunque in Asia. Siam, Silom, Sukhumvit e Khaosan Road a Bangkok, dove sbarcherò fra poche ore, sono solo degli esempi. C'è sempre però una via d'uscita, una vietta, un sentiero laterale. Male che vada esci in strada e cammini sul ciglio, gli automobilisti ci sono abituati, non vanno nel panico e se non fai cazzate non succede nulla.

Si sono venduti l'entrata del centro commerciale - Kuala Lumpur, Malesia

L'entrata che fu, convertita in negozio
A Bukit Bintang, in pieno centro città, c'è un noto centro commerciale. Come tutti i centri commerciali anch'esso aveva un'entrata, con le grandi porte automatiche a vetri, i giochi di luce, il pavimento in stile. Quelli che lo gestiscono se la sono venduta. Sì, si sono venduti l'entrata. Il centro è regolarmente aperto al pubblico ma l'entrata è stata sostituita da un negozio di abbigliamento che bisogna attraversare se ci si vuole recare all'interno o all'esterno. Con le porte piccole, i corridoi e una fastidiosa sensazione di essere un intruso.
Proviamo per un momento ad andare indietro nel tempo e immaginiamoci la scena seguente. Si sta tenendo il consiglio di amministrazione della società di gestione del centro commerciale. Un cliente importante ha chiesto uno spazio per l'apertura di un suo nuovo punto vendita. 
"Non abbiamo nulla da offrirgli."
"Come nulla? L'ultimo piano è mezzo vuoto!"
"Questo genere di clienti non li metti all'ultimo piano. Vogliono il piano terra, possibilmente a ridosso dell'entrata..."
"D'altra parte non abbiamo contratti d'affitto in scadenza fino al 2020."
Nella sala cala il silenzio. Nessuno ha uno straccio di un'idea da proporre. Poi un giovane assistente, un neolaureato appena assunto, piuttosto annoiato si abbassa a scrutare la mappa della struttura e ci punta un dito sopra. Quindi, tra sé e sé, bofonchia:
"Qui c'è uno spazio libero..."
Il capo butta un'occhio, scoppia in una risata arrogante e lo falcia con un commento sprezzante:

Senza fissa identità - Kuala Lumpur, Malesia

Changkat Bukit Bintang è una via secondaria appoggiata su un piano dolcemente inclinato. Sbuca dal quartiere degli hotel di lusso, tra saloni di massaggi e centri commerciali, per arrampicarsi su una scala di ristoranti e bar, verso il cucuzzolo di quella collinetta. È un'area dinamica, senza fissa identità, come un volto che ogni mese cambia occhi o naso. Sul marciapiedi i camerieri ti invitano a fermarti e se il locale ti piace è meglio che li segui: le attività da queste parti hanno la vita di un insetto, quel posto domani potrebbe non essere più lì.

Foto Bukit Bintang di Esther Lim (CC), da wikipedia.org

I "falsi" di KL - Kuala Lumpur, Malesia

C'è una donna alta e bionda che cammina in Ramlee Street. Nota le torri, le fissa con lo sguardo, rallenta il passo e...eccolo là!

Con le mani protese e un tele-sorriso, offre alla donna un talismano. Sarà il vestito, sarà il sorriso, o il fatto che lei è qui per esplorare: la donna si ferma, leggermente sorpresa, guarda il talismano e lo prende in mano. Lui china il capo e ritira braccio, la donna si rilassa e alla fine sorride. Congiunge i palmi in un Namaste, ricambia l'inchino e riprende il cammino.

Non ha ancora mosso il secondo passo che lui allunga la mano, con calma e fermezza, come a dire aspetti, non ho finito. Stende il palmo verso il petto della donna e sembra bloccarla con una forza mistica. Infila di soppiatto l'altra mano nella borsa ed estrae un biglietto che le chiede di leggere. La sinistra della donna regge il talismano mentre l'indice destro scorre lungo il testo. Gli lancia uno sguardo che sembra dire che diamine! Ma lui resta calmo, sorride e annuisce. La donna si arrende, fruga nella borsetta e allunga al furbastro un biglietto da dieci.

Quello del globo (ridotto a 2000 caratteri) - Kuala Lumpur, Malesia

Quello del globo, ecco chi era! L’avevo sniffato da qualche secondo, l’olezzo pungente sbucato come un fungo tra gli aromi di spezie nel bazar di Kuala Lumpur. La folla si apre scorrendogli attorno come flutti di fiume attorno a un isolotto, ma il globo, quello scudo che lo circonda, lo scopri col naso e non con gli occhi.

Si avvicina al tuo tavolo con l’espressione di un pazzo che per passare inosservato si finge rimbambito. Allunga la mano come per toccare un alieno. Ti accorgi che d’istinto sei entrato in apnea, mentre alzi di scatto lo sguardo dal libro, poi ignori anche lui come chi l'ha preceduto. Ma quando cerchi il segno che hai perduto, con la coda dell’occhio continui ad osservarlo mentre percorre il marciapiedi con passo strascicato.

Ti chiedi se quell’espressione da matto o deficiente gli stia incollata al muso in maniera permanente o se se la scrollerà di dosso con la stessa lentezza con cui ritira la mano che ha chiesto l’elemosina. Lo osservi ipnotizzato col dito sul libro, dimenticato su una riga che non c’entra nulla, mentre col movimento di un robot antiquato lui gira il collo e punta il pavimento. Raccoglie qualcosa con l’agilità di un vecchio, tu pari la zaffata con l’airbag delle guance e ti chiedi al contempo cosa avrà trovato; che se ne farà di una carta di caramella, di un mozzicone o di un tappo di bottiglia?

Poi l'osservi mentre scruta l’oggetto: se non sapessi già che quello sguardo allucinato è l'espressione naturale con cui compie ogni suo gesto, sospetteresti che tra le dita regga l’artiglio di un mostro. Abbassa la mano e ti fissa sbalordito, ma sai che non sei tu ciò che sta osservando. Quindi riparte con la solita flemma, trova un cestino e vi getta il rifiuto.


Ora la bocca si è aperta pure a te. Ti riprendi di scatto e ti irrigidisci sulla sedia, frughi nella tasca e gli dai qualche spicciolo.

Quello del globo puzza di brutto. Credo che una doccia non l’abbia mai fatta, ma alla pulizia della sua città sembra tenerci parecchio.

Foto Kuala Lumpur, di Fabio Pulito