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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

Tradizionale, un concetto relativo

Incontro vegetariani, vegani e crudisti vari che ironizzano, o addirittura spargono acredine, sulle mie abitudini alimentari, piuttosto tradizionali, onnivore e quindi (anche) carnivore. 
Sbalordito e un po' scosso rifletto, e penso che in effetti non hanno poi tutti i torti. Il concetto di “tradizionale” è infatti relativo. Ai tempi in cui mio nonno era un ragazzino, la gente nei paesini degli Appennini si svegliava quando fuori era ancora buio, partiva con l'asino o le pecore e andava in campagna. A metà giornata, quando la fame stritolava lo stomaco, i nostri avi tiravano fuori il pezzo di pane secco dalla saccoccia, sradicavano una carota da terra, la pulivano col coltello a serramanico e sgranocchiavano lentamente il loro pasto vegano e crudista, seduti con la schiena appoggiata al tronco di un albero bello frondoso. Per dessert masticavano una mela rinsecchita colta strada facendo. Essendo in gran parte frutta e verdura selvatica molto probabilmente si trattava pure di alimenti bio.

Padovani, i globalizzati de noantri

Una quindicina di anni fa, a Padova, quando dicevo di aver provato il sashimi parecchia gente cominciava a sbeffeggiarmi, mimando vomitate, attacchi di tosse e dolori di stomaco, e mi dava dell'incosciente per aver mangiato pesce crudo. Oggi gli stessi saggi si incontrano in Piazza dei Signori (ah, l'ironia del nome...) e si salutano mormorando konnichiwa e konbanwa, con le braccia aderenti ai fianchi e l'accenno di un inchino, prima di buttarsi in una conversazione stereotipata che comincia sempre con: “Guarda, ieri ho mangiato un sushi che non ti dico...”. Sono gli stessi padovani della globalizzazione de noantri, quelli in onore dei quali le osterie del centro sono state sostituite dai wine bar, i geni che hanno preferito lasciare che si chiudesse Mirco Buso per aprire una trattoria toscana DOC, fallita miseramente nel giro di qualche mese.

Dai, dai, che la prossima volta che torno magari l'argomento caldo è il cane arrosto alla vietnamita. Lo so, lo so, oggi solo il pensiero fa ribrezzo, ma domani, chissà...

E poi finalmente ci sarà qualcosa di cui vantarsi quando si va in gita a Vicenza. Vuoi mettere il cane arrosto alla vietnamita su un letto di riso al vapore con il gatto in tocio e la polenta abbrustolita? Il cane fa moooolto più società multietnica!

L'eroe che non ti aspetti, con foto - Pristina, Kosovo

Eroe nazionale

Il Kosovo non era attrezzato per diventare uno stato indipendente. Questo è quello che ti spiegano i kosovari quando ti parlano della separazione dalla Serbia. Al massimo poteva ambire all'unificazione con l'Albania. Ma alla fine è andata come è andata e nel giro di una decina d'anni, con l'aiuto (?) delle organizzazioni internazionali, il paese è riuscito a crearsi l'amministrazione, le banche, le relazioni con gli altri stati, le infrastrutture, i sistemi di sicurezza. 

E il merito di tutto ciò è attribuito a chi proprio non ti aspetti. Non il capo della resistenza, l'ideologo del movimento di indipendenza o il leader degli alleati albanesi. No, l'eroe della guerra contro i Serbi non è kosovaro, non è albanese, anzi, non è nemmeno europeo. E' un americano: Bill Clinton, quello che quasi si faceva cacciare dalla Casa Bianca per un rapido pompino nello studio ovale e un sigaro aromatizzato al succo di fregna. 

Il Kosovo è l'unico posto in Europa in cui un presidente americano non solo non è visto con sospetto, ma è addirittura idolatrato. A Clinton qui hanno dedicato un viale importante e una statua in centro città, e la sua foto appare in vari manifesti. Nella scia della gratitudine nei confronti degli USA una via è stata dedicata anche a George Bush. 

E un'altra persino a Robert Doll, che non so nemmeno chi sia, a meno che non si tratti di Bob Dole, candidato repubblicano alle presidenziali del '96, con clamoroso errore di ortografia. Mi dicono persino che ci sia una Route 66. Non l'ho trovata. Ho invece passeggiato lungo via Garibaldi, che pur non essendo americano era pur sempre un eroe dell'indipendenza.

 
Segue rassegna fotografica.

La città e il suo plastico sono la stessa cosa, con foto - Skopje, Macedonia

Nel 1963 Skopje fu quasi totalmente rasa al suolo da un forte terremoto. Col tempo il centro è stato ricostruito. Dal punto di vista architettonico-urbanistico non ci sono andati molto per il sottile. Il colpo d'occhio, specialmente dall'alto, è piuttosto deprimente. Tra i palazzoni di epoca titina si annidano capannoni, fabbrichette, cantieri e autorimesse, tutta roba che starebbe meglio in periferia, o addirittura in provincia. Ultimamente, con l'intento di abbellire la città, i macedoni stanno riproducendo alcune delle strutture che occupavano gli spazi del centro secoli fa, per lo meno nella loro immaginazione.

Queste costruzioni in stile antico, prodotte con materiali e tecnologie evidentemente moderne, ti danno l'impressione di essere stato teletrasportato in Danimarca, a Legoland, la famosa città costruita con mattoncini di plastica. L'esempio più orrendamente rilevante è la fortezza, o meglio il suo enorme modellino, installato sull'altura che domina la città, con le sue mura, le torrette e le bandierine.

La città è anche nota per le decine di statue che la ornano, da quelle dedicate ai personaggi famosi, come Alessandro Magno e Madre Teresa, a quelle ridicole di gente comune vestita spesso in modo buffo.

Ma bando alle ciance, si dia spazio alle immagini. 


Statue 

Struttura postmoderna

Struttura postmoderna 

Statue

Vista dall'alto 

Fortezza 

Fortezza 

Fortezza 

Fortezza 

Fortezza 

Fortezza 

Vista dall'alto 
Statua 

L'etichetta, con foto - Belgrado, Serbia

Il vecchio edificio della TV, distrutto dai bombardamenti 

Scherzavo, a Belgrado poi ci sono andato. E ho fatto bene. Al suo posto ho deciso di escludere il Montenegro, i cui luoghi migliori stanno sulla costa. E quella non è la mia priorità.

La differenza tra Bosnia e Serbia è marcata. Appena passato il confine spariscono le abitazioni malmesse, diminuiscono le fattorie, le strade di raddrizzano e si intensificano le attività industriali e commerciali. Sembra la pianura padana. Magari quella dei primi anni novanta.

Dal punto di vista estetico la città è carina, niente di più. Però l'atmosfera è speciale, e come al solito la differenza la fa la gente, soprattutto i giovani, molti dei quali sono

colti, attivi, curiosi. Sembra ci tengano molto a rimuovere l'etichetta del cattivo che qualche anno fa la comunità internazionale ha appiccicato addosso a questo popolo. Per quanto mi riguarda ci sono riusciti, ma non ci voleva molto. La patetica scenata dell'ubriacone che ha rotto le balle all'amico David perché non voleva vedere americani in un pub (irlandese) di Belgrado si è rivelata un'eccezione. 


Il museo di Tesla

Scassone dei tempi andati 

Carro armato italiano 

Chiesa ortodossa 

Entrata in Bosnia col treno/2: la gente

Se ne fuma due al giorno... 

Continua da qui. 

Anche l'atteggiamento delle persone è diverso. Negli altri paesi la gente si faceva i fatti suoi, in modo dignitoso e un po' freddino. Se venivi presentato o chiedevi un'informazione ti rispondevano cordialmente, in un inglese impeccabile. Qui cercano il contatto umano, ti fanno una domanda e, quando scoprono che non sai la loro lingua, se non parlano l'inglese si zittiscono educatamente, ma continuano a sorriderti se incrociano il tuo sguardo. Se invece conoscono almeno qualche parola si buttano nella conversazione, amichevolmente, senza imbarazzo, parlando del più e del meno.

Una signora mingherlina mi chiede se può fumare, anche se non siamo in un vagone fumatori (nel treno ce ne sono, vedi foto qui sotto), le dico che per me va bene e lei, quando scopre che non sono bosniaco, comincia a farmi un po' di domande. Tossisce molto, le chiedo quante ne fuma al giorno, lei risponde due. Pacchetti, ovviamente. Poi mi dice che vuole bere, le chiedo cosa, lei risponde qualunque cosa. Forse alcol. L'aria di una che trinca in effetti ce l'ha. In questo treno però non c'è un bar. Si rassegna e si accende una sigaretta. E mi fa un'altra domanda.

Nel tram che mi porta in centro un'anziana signora mi chiede se posso chiudere il finestrino. Vorrebbe parlarmi in tedesco ma, visto che non lo conosco, si adatta all'inglese. Non riesco proprio a immaginarmela una scena analoga in Italia. La vecchina col velo e le borse della magra spesa, in un tram dal numero barrato, che si rivolge ad un giovane straniero con tale disinvoltura linguistica. E questa è pure cresciuta ai tempi di Tito, un'epoca in cui in genere si pensa che il paese fosse piuttosto chiuso. 

Mi avverte quando arriviamo alla mia fermata e scende con me. Mi indica il mio alloggio e mi dice, con la schiettezza di un punkabbestia, che fa abbastanza schifo. 

Per fortuna scopro che l'ostello sta nella strada a fianco, ed è ottimo. 

Il vagone fumatori c'era... 

Entrata in Bosnia col treno/1: l'atmosfera, con foto

Convogli sgangherati

Sono entrato in Bosnia, a bordo di un convoglio sgangherato proveniente da Zagabria, stazione che nel dicembre del 1990 aveva tutta un'altra aria, il paese sull'orlo della guerra civile, sale d'aspetto ricolme di barboni in fuga dai morsi del freddo e guardie spietate che si divertivano a svegliarli a manganellate.

Bosnia, dicevo. Finalmente si vede un po' di lerciume, sgretolamento, trasandatezza. Il disordine tipico dei posti poveri o colpiti da recenti disgrazie. Si è dissipata quell'aria da paesaggio alpino austriaco che aleggiava in Croazia e ancor più in Slovenia. Non è il sud est asiatico ma siamo sulla buona strada. Finalmente non sono io il più pezzente in circolazione.

A molte case manca l'intonaco, abbondano i cavi scoperti, la ruggine si nutre indisturbata delle superfici metalliche. La gente è impegnata in attività per noi desuete: vedo un uomo sceso in un fosso che ricava legna da un arbusto rinsecchito, una scena da albero degli zoccoli. Il riciclaggio, quello antico da straccioni, non quello moderno da ambientalisti, va ancora parecchio: vecchi pneumatici vengono utilizzati come fioriere, un uomo ha ricavato un carrellino da un paio di ruote da Graziella e degli scarti da fabbro, lo ha agganciato alla bici e attende ai bordi dei binari di una piccola stazione, forse si tratta di un taxi.

Si usa il cirillico e spuntano i primi minareti, due attributi che fanno sempre paese di confine dell'impero russo.

Ovviamente abbondano i segnali di quel paradosso post moderno che caratterizza i posti così: rifiuti a cielo aperto e smartphone costosi.

Continua...


Luoghi turchizzati

Venditore di ombrelli 

Minareti 

Cirillico 

Colpi di proiettile?
Colpi di proiettile??? 

Molto più di tre lettere iniziali - Zagabria, Croazia

Via verso la Bosnia - stazione di Zagabria 

Il tempo stringe, la temperatura si abbassa, cresce la voglia di Balcani profondi. Bisogna fare delle scelte: lasciar perdere il resto della Croazia, bella sì, ma troppo Unioneuropeggiante, e Belgrado, dal sapor di capitale di impero smembrato. Si tira dritto verso Bosnia, Montenegro, Kosovo, Macedonia e Albania, posti con il piede ancora in aria, sollevato dalla melma della guerra fredda ma non ancora infilato nella pantofola sintetica della globalizzazione. 

Dimenticare in fretta i comodi convogli stile Deutsche Bahn e i caffè viennesi. Saranno salsicce oleose, catorci cigolanti e mulattiere dissestate. 

Emorroidi ed emozioni hanno in comune molto più di quelle tre semplici lettere iniziali.

PS avevo pronti un paio di post su Slovenia e Croazia, ma poi mi è presa 'sta voglia di scendere e quindi comincio da metà viaggio. Li pubblicherò in seguito. Forse. 

La cricca degli spacciatori delle piazze è davvero IR-RI-TAN-TE! - Padova

Remember dear cute Heidi? She has broken bad...
Autore anonimo, su un muro di Padova

Non me ne vogliano i membri onesti della comunità nordafricana di Padova, non ho nulla contro di loro, ma gli spacciatori magrebini che scorrazzano indisturbati tra le piazze del centro sono veramente insopportabili. 

Una volta erano pochi, una decina forse. Ora ce ne sono a dozzine. Presidiano varie zone del centro storico e hanno delle staffette che tengono i gruppi in collegamento costante. Qualcuno ha chiesto qualcosa che alla Gran Guardia non hanno: parte un ragazzino in bicicletta e va a ordinare la fornitura in Piazza Capitaniato o al Duomo. C'è qualche problema con un'altra banda o dei clienti piantagrane: un altro sbarbatello va a chiamare i rinforzi. Delle autorità, sempre mansuete nei loro confronti ma prontissime a intervenire se un ubriacone schiamazza davanti a un bar, non devono preoccuparsi troppo. 

Quando passeggiando entri nel loro raggio d'azione captano d'istinto qualche grezzo segnale e lo usano per classificarti: se rientri nella categoria dei potenziali clienti ti fanno seguire da un galoppino in bicicletta, che ti approccia con fare furtivo, se invece hai l'aria ostile, vagamente disgustata o anche un po' troppo innocua, ti squadrano strafottenti, persino minacciosi, come i membri delle bande newyorkesi del film "I guerrieri della notte". 

Sono una presenza ingombrante, imbarazzante e irritante inserita proprio nel cuore della città. Con sguardi intimidatori affrontano i cittadini per proteggere il loro territorio, come dei cani randagi. Un senso del possesso giustificato da una permanenza in città, magari pure clandestina, di qualche mese soltanto. 

Adottando tecniche di marketing aggressive cercano di circuirti se credono di poterti rifilare qualcosa: mormorano: "Va tutto bene?", sottovoce, quando ti si avvicinano da dietro, di soppiatto, in una vietta scarsamente illuminata, o ti chiamano con dei versi odiosi, "mcccc mzzzz", gli stessi che si usano per attirare l'attenzione dei gatti. 

E si danno persino delle arie da mercanti di merce rara, come se spacciassero Coca Cola in Corea del Nord o gran puttanoni in Arabia Saudita. Credono forse di essere originali? Davvero? Per aver importato in Italia...l'illegalità? Ha ha ha ha.

Si tratta di un problema che mette d'accordo praticamente tutti gli schieramenti politici, i quali trovano espedienti diversi per ottenere lo stesso obiettivo: non risolverlo.

I buonisti di sinistra strizzano l'occhio ai criminali stranieri perché...perché...boh, non lo sanno più spiegare nemmeno loro. Vogliono forse farci credere che questi sono i veri oppressi? I rifugiati da accogliere, aiutare, tollerare? E i duri di destra che, con l'atteggiamento inflessibile del più solido dei muretti a secco, invece di togliere loro il pane di bocca li servono in livrea, con caviale e champagne: nessuna apertura da parte di questi irriducibili moralisti ad ogni ipotesi di legalizzazione delle droghe leggere! Come se fosse una lotta che ha ancora senso combattere. Andiamo, è una battaglia persa, fra vent'anni saranno comunque ammesse dappertutto: legalizziamole e vendiamole sotto presentazione di tesserino sanitario in tabaccheria, al supermercato, ma anche in edicola! Tagliamo le entrate alla criminalità, deviando parte dei flussi nelle casse dell'erario. Lo so, suona cinico. Ma il cinismo è sempre meglio dell'ipocrisia moralista o della cecità sociale. Così magari, quando questi individui non avranno più fumo o erba da vendere, si ridurranno a smerciare accendini o impareranno a suonare una fisarmonica. E finalmente anche loro saranno identificati come bersagli delle retate ordinate dal sindaco leghista. Quello che, dopo aver vinto le elezioni al grido di "Stop al degrado!", ha scelto come priorità della propria azione sanatoria la pagliuzza nell'occhio di signorotti e negozianti del centro, costituita da musici, beoni e vagabondi, e non la trave della criminalità vera e propria, che si conficca nel petto della città indifesa, inesorabilmente, sempre più in fondo, per uscire infine dal culo, tutta imbrattata di quella merda. 

Se poi il sindaco è convinto, come lo sono molti dei suoi elettori, che la colpa sia delle autorità centrali, di qualche magistrato o di un movimento, se crede che chi dovrebbe assisterlo non lo fa, o peggio ancora lo ostacola, lo dica chiaramente e si alzi dal tavolo, non ci resti seduto per partecipare al banchetto, contribuendo a spolpare quel poco di decenza socio-morale che ancora resta nella carcassa della città. La tolleranza-zero all'italiana contro venditori di borsette false, artisti di strada e cittadini che bevono birra in piazza (ma davvero? Siamo diventati ipocriti come i puritani del Nord America, con la bottiglia di Bourbon infilata nel sacchetto del pane?) non servirà a camuffare la farsa a lungo. Ci vorrà ancora poco per smascherare chi schiaffeggia i ragazzini di prima media con la bocca impiastricciata di cioccolata e scappa però a nascondersi nello sgabuzzino dei bidelli non appena nell'atrio spuntano i bulli ripetenti di terza, armati di fionde e cerbottane. 

E non facciamo confusione. La colpa non è dei criminali, loro fanno solamente il proprio (sporco) dovere. Vallanzasca, Fioravanti, Maniero e le BR infrangevano la legge consapevoli del fatto che le scorrerie, la bella vita e le rivoluzioni si pagano col rischio di passare il resto della vita in carcere. O di finire ammazzati.

La colpa, oltre che delle autorità menefreghiste e vigliacche, è dei cittadini stessi che, come dice l'amico F, hanno perso il senso della comunità. Se non succede sotto casa mia preferisco lasciare che sia, così ci faccio pure la figura del benpensante tollerante e posso permettermi di sparare sentenze gratuite davanti a uno spritz, gesticolando con una vaga aria di superiorità morale. Un atteggiamento egoista, ottuso, miope, assurdo, di chi non capisce che se cadono l'Arcella, la Guizza e il centro, prima o poi capitoleranno anche Città Giardino, Albignasego e Noventa Padovana (pace all'anima dei folpi lessi). 

L'aspetto più sconcertante della faccenda è l'immunità di cui godono questi individui. Come si fa a spiegare alla gente comune che se non si emette uno scontrino, si parcheggia in divieto o si piscia su un muro si viene giustamente (?) multati, quando dei manipoli di prepotenti vendono coca ai ragazzini e spadroneggiano in piazza impuniti, per giunta sbeffeggiando e provocando i passanti?

Al Capone (un immigrato pure lui) era intoccabile perché durante l'era del proibizionismo (vedi legalizzazione delle droghe leggere) ha accumulato ricchezze con le quali ha arruolato eserciti di criminali armati e scaltri avvocati (a proposito guardatevi questa serie TV, prodotta da Martin Scorsese). Ma chi sono questi nostri delinquentelli da strapazzo per potersi arrogare il privilegio di stare al di sopra della legge? Qual è la loro forza? Chi li protegge? A chi fanno comodo? E perché?

Per il momento costituiscono un problema non ancora insormontabile, risolvibile con l'ordine di un giudice e l'intervento di qualche poliziotto. Se continuiamo ad aspettare, però, chissà...

Il geniale riciclaggio dei piccioni - Padova

La reconquista

Un tempo i piccioni amavano appollaiarsi su quel capitello. Un angolino fresco, al riparo dalla luce del sole, in alto, lontano dal passaggio dei pedoni molesti. Poi qualcuno, dopo essere stato raggiunto da uno scarico di guano o un paio di piume, ha deciso che davano fastidio, e ha installato una fila di aghi. Di quelli che si vedono un po' dappertutto nei centri storici delle nostre città, sulle colonne, sui cornicioni o sulle travi dei sottotetti. 

Ma porca puttana! Devono aver pensato i piccioni. Che cazzo facevamo di male? Per caso avete installato un sistema che colpisce con scariche elettriche chi getta rifiuti a terra? O piazzato dei chiodi dove la fanno i cani? Quella è casa nostra e non avete alcun diritto a sfrattarci! Per questioni effimere di questo tipo poi...

Allora si sono coalizzati e a turni, nel corso degli anni, svolazzando a pochi millimetri dagli aculei o barcamenandocisi sopra, sprezzanti del pericolo, hanno cagato un comodo materasso di merda su quella sporgenza del capitello, fino a sotterrare completamente la trappola letale. Terminata l'opera, soddisfatti del risultato, ci si sono acquattati sopra.

Dite la verità, credevate proprio di averli fregati. Eravate convinti che fossero delle bestie stupide e che quello si sarebbe rivelato un espediente infallibile. Chi l'avrebbe mai detto che sarebbe fallito così miseramente, seppellito da uno schifosissimo strato di cacca?


Da un'altra angolatura

Arriva il modello 7eleven - Padova

L'entrata del negozio
La Pam ha importato a Padova il modello 7eleven. Si chiama Pam local, e il primo punto vendita è stato aperto in Piazza delle Erbe, in pieno centro. E' proprio la stessa cosa, un mini-market stretto e lungo, con un'unica fila di scaffali al centro e altri lungo le pareti, alternati a dei banchi frigoriferi. Ci si trova un po' di tutto: prodotti per l'igiene personale e della casa, bevande, cibo (anche confezioni monodose), surgelati e vari oggetti di uso comune. A differenza dei punti 7eleven manca ancora l'apertura continuata, around the clock, ma d'altra parte anche la famosa catena internazionale aveva cominciato così, basta leggere il nome: dalle sette di mattina alle undici di sera. 

Apples and weed - Padova

Giovedì sera, manca poco a mezzanotte. Non c'è quasi nessuno in centro, per questo mi stupisco quando, entrando in Piazza delle Erbe, vedo un gruppo numeroso accalcato sotto i portici, davanti al centro TIM. Mi viene un sospetto, non esce in questi giorni il nuovo modello iPhone? Mi avvicino. Saranno una trentina, molti dei quali, a sorpresa, cinesi. Mi rivolgo a un italiano con la faccia simpatica, che sta poggiato pigramente a una colonna.

- Ciao, siete tutti qui per comprare l'iPhone?
- Sì!
- Scusa, ma a che ora cominciano?
- A mezzanotte, in teoria.
- Cioè, mi stai dicendo che oggi la TIM apre a mezzanotte?
- Proprio così! Io comunque mi sono fatto qualche canna e sto qui tranquillo...
Poi sorride. È proprio simpatico. Beh, il fumo aiuta sempre.
- Ma, lo vende solo la TIM?
- Oggi sì. Domani invece lo trovi dappertutto.
Poi si lancia in una contorta spiegazione delle modalità di vendita: in contanti senza impegni o rateizzato con sottoscrizione di un contratto. Non capisco se questa gente sia qui per avere il telefono dieci ore prima degli altri o per non doversi comprare una nuova SIM. Decido di non chiedere, il fumo in questi casi non sempre aiuta.
- A mezzanotte! Credevo che certe cose succedessero solo in America.
- Eh, no, anche qui, hehehe. Occhio che se lo vuoi comprare devi prendere il numero. Ce l'hai già? Lo puoi ritirare lì. 
- No, grazie, il mio aggeggio cinese funziona ancora benissimo.
- Ah, ma allora sei solo un turista!
- Ehi, forte questa. Solo un turista! Proprio simpatico. Beh, come detto il fumo aiuta sempre.
- Costa sui settecento euro, no?
- Un po' di più. Io ho coltivato un po' di piante ultimamente, quindi mi posso permettere questa pazzia...
- Hahaha...Breaking Bad!

E' mezzanotte, le porte si aprono. La mia battuta cinefila fa cilecca e viene inghiottita dal grande vuoto della piazza. Il ragazzo mi porge la mano e mi saluta, alla padovana.

- Ciao, vecchio!

Poi si avvia per effettuare il suo prezioso acquisto. 
Alla fin fine non sono tutti stronzi quelli che fanno la coda per comprarsi i nuovi gadget della Apple. Questo coltivatore diretto, per esempio, mi sta proprio simpatico. Beh, ovvio, il fumo aiuta sempre...

La prima pera

Hai voglia a dire che tu non ci cascherai mai, che non c'entri nulla con quei poveracci, i loro problemi, le loro debolezze, le loro tentazioni. Gira e rigira, ascolta e riascolta, pensa e ripensa, la curiosità ti rode il cervello e ti graffia lo stomaco, la voglia di provarci si fa irresistibile e trattenere la gamba, che sembra ormai un arto telecomandato, si fa impossibile, fino a quando, finalmente, si sposta, e tu muovi il grande, tragico passo. Eh già, ci sono cascato anch'io, alla fine mi sono sparato una pera. In realtà quelli del settore la chiamano peretta, ma si tratta di qualcosa che di diminuibile, credetemi, non ha proprio nulla. Potete vedere l'occorrente nella foto qui sotto, che ho scattato prima dell'iniezione. Comunque mi sento sollevato: ora so cosa si prova, e mi rasserena la consapevolezza che non lo farò mai più. L'esperienza, onestamente, mi ha fatto proprio cagare...



Le impronte sulla carta stampata

Sono stato intervistato. Ancora una volta. A me non sembra di avere molto di originale da rispondere quando mi chiedono informazioni sul mio stile di vita o sulle ragioni che mi hanno spinto a prendere certe (non) decisioni, ma a quanto pare le storie di disperati, spiantati e svitati che si levano dalle palle per girovagare un po' confusi tra un tropico e l'altro interessano a qualcuno. Il fascino dell'esotico, o presunto tale. 

Questa volta non si è trattato di un programma telefonico o di un sito web specializzato, ma di un quotidiano, quello della mia città, quello che ho visto milioni di volte in mano a un passante o sul tavolo di un bar. Leggere il mio nome su una pagina di giornale è qualcosa che ho desiderato spesso, solo che nei miei sogni quel nome non appariva nel titolo o nel corpo dell'articolo: lo si leggeva in coda, in grassetto, anche rappresentato dalle sole iniziali. Ma va bene lo stesso, ormai è andata così. L'evento ha attratto l'attenzione di amici, parenti e conoscenti, gente che mi ha scritto o fermato per strada chiedendomi delucidazioni o commentando la cosa. Devo ammettere che la luce di quel riflettore mi ha messo un po' in imbarazzo, normalmente preferisco adottare un basso profilo, soprattutto quando si tratta della mia vita privata. E perché allora scrivi i cazzi tuoi in questo blog, starete pensando? Bah, misteri del profilo, quello basso...

La giornalista comunque è stata molto carina, gentile e disponibile, e ciò mi ha fatto piacere. Il trafiletto lo trovate nella foto in alto, altrimenti potete leggerne la versione online qui.

La rivincita italiana parte da un cesso romagnolo - Cattolica

Istruzioni per l'uso
Tempo fa in un post illustravo una serie di dispositivi ed espedienti alternativi al nostro bidè, strumento che per vari motivi non può essere considerato espressione di superiorità tecnologica, creativa e stilistica del nostro paese, essendoci in giro soluzioni più convenienti, comode e intelligenti per il lavaggio del culo. Se volete leggere quel post cliccate qui.

Beh, durante un breve soggiorno a Cattolica, nel cuore della riviera romagnola, mi sono dovuto ricredere: anche da noi sono state ideate alternative fantasiose, poco ingombranti e convenienti. Date un'occhiata alle foto qui sotto o a quella in testa al post.

W.C. e...
... bidè!

Il costo della sicurezza - Cebu, Filippine

La teca con le armi bianche

Aeroporto internazionale di Mactan-Cebu. Qualche metro prima del controllo bagagli finale, l'ennesimo, c'è una teca in vetro. E' colma di oggetti requisiti. Ce ne sono di ogni tipo. Da quelli potenzialmente pericolosi - forchette, coltelli a serramanico, forbici, bombolette di lacca - ad altri apparentemente più innocui, come bottigliette di shampoo, collutorio, deodorante, palline da golf, spazzolini, nastro adesivo, rotelle metriche. Subito dopo la barriera a raggi X c'è un tavolo pieno di bottiglie d'acqua. Tutta roba proibita in volo per la nostra sicurezza, dicono. Persino l'acqua. Se te la porti da fuori te la strappano dalle mani come se stessi cercando di contrabbandare una tanica di kerosene. Solo quella che vendono ai gate sembra essere sicura. Sarà, io di sicuro ci vedo solo il fattore 2 o persino 3 per cui moltiplicano il prezzo.

Che spreco. E che perdita di tempo questi controlli. Un dentifricio sembra avere lo stesso potenziale distruttivo di una bomba a mano, mentre entrare nello spazio aereo dell'Ucraina orientale, dove infuria una battaglia civile e le batterie contraeree sono operate da semi incompetenti, è una normalissima pratica, utile in ottica di risparmio carburante. Per non parlare delle procedure utilizzate ai banchi dell'immigrazione. L'aeroporto di Kuala Lumpur è dotato delle tecnologie più avanzate: nei database delle autorità vengono persino salvate delle copie delle impronte digitali dei visitatori. Eppure tra i passeggeri del volo MH370, quello scomparso a marzo di quest'anno, c'erano due iraniani imbarcatisi utilizzando un passaporto italiano e uno austriaco, entrambi rubati in Thailandia ben più di un anno prima, regolarmente denunciati e inseriti nella lista nera internazionale dei documenti sospetti. Ci si aspetterebbe che, quando documenti simili vengono passati al vaglio, sullo schermo degli addetti cominci a brillare un'enorme luce rossa, accompagnata da una sirena spaccatimpani. Niente di tutto ciò...welcome aboard sir, enjoy your flight! Evidentemente i due iraniani poi il volo non se lo sono proprio goduti, ma questo è un altro discorso. 

Osservo di nuovo il contenuto della teca, mi viene in mente una vecchia canzone di Elio e le Storie Tese, e provo a pensare a quale strofa avrebbero potuto cantare se si fossero trovati qui: ha detto mio cuggino che una volta un tizio vestito da sceicco ha costruito una catapulta a palle da golf con una sofisticata struttura di spazzolini e forchette, ne ha potenziato la gittata col gas di una bomboletta di lacca, di quella per signore mature, e l'ha quindi usata per tramortire una hostess, che ha poi tentato di scoparsi. 
Mio cuggino, mio cuggino...


L'acqua, un'arma di distruzione di massa

I paladini della legge - Manila, Filippine

Sì, sì, certo, come no...

Lascio le Filippine con un volo che via Bangkok mi porta a Zurigo. Ci sono rimasto sei mesi, troppi rispetto alle intenzioni iniziali, pochi per tutti i luoghi che che mi sarebbe piaciuto visitare. 

Mi è spesso stato detto di stare attento. Occhio ai borseggiatori, ai rapinatori, ai truffatori, persino agli assassini. E io all'inizio, vittima di un po' di naturale paranoia, li ho assecondati. Poi, come spesso accade, ci si adatta alle condizioni al contorno, o almeno alla percezione e all'idea che ce ne facciamo. Dopo qualche settimana me ne sbattevo completamente, e passeggiavo allegramente in vicoli bui, di notte, da solo, a volte persino un po' brillo, di ritorno da una tarda cena o da un locale con la musica dal vivo. Camminavo lungo marciapiedi che la gente utilizza per dormire (per mancanza di un posto migliore in cui farlo), tra bambini scalzi con abiti sbrindellati, uomini alcolizzati, donne semi-distrutte da dieci gravidanze. Gente povera, alla canna del gas, a cui persino pochi centesimi di euro possono cambiare la giornata. Non mi è mai successo nulla. Niente, nothing, nada, zero totale. Spesso non mi degnavano di uno sguardo, altre volte mi osservavano curiosi. In alcune circostanze qualcuno mi ha salutato, sorriso, o magari allungato una mano per chiedere un po' di elemosina.

L'unica volta che sono finito nei pasticci chi mi ha estorto del denaro vestiva un'uniforme azzurra, profumata e stirata, portava distintivo e pistola in fondina e si muoveva a bordo di una scintillante auto giapponese. Sono stato derubato da tre poliziotti. Solo da loro. Proprio da loro: quelli che dovrebbero difendere la gente dal crimine sono gli unici che hanno personalmente contribuito a rovinare l'idea che mi ero fatto del paese e dei suoi abitanti. 

Camminavo lungo le vie di Makati, non lontano da Burgos street, una zona un po' malfamata, diretto ad un bar con lo schermo gigante in cui volevo guardare una partita dei mondiali. Mi ero appena sbafato mezzo pollo allo spiedo in un posto in cui non vendevano birra. Avevo sete e ne ho comprata una al 7eleven. Camminavo con la mia bottiglia di San Mig light in un sacchetto di carta. Mi si è avvicinata un'auto bianca e ho pensato che fosse un taxi. Quando mi sono accorto che era una volante della polizia ho tentato di nascondere la bottiglia col corpo, ma era troppo tardi. Sì, ho cercato di non farmi beccare con la birra in mano perché avevo già sentito parlare di una legge che proibiva l'uso degli alcolici in pubblico. Ma la regola mi era sempre sembrata ipocrita, assurda, idiota, in un paese in cui gli introiti derivanti dalla vendita della birra costituiscono una fetta importante del PIL, e dove la polizia dovrebbe avere cose più importanti da fare. Inoltre non l'avevo mai vista applicare. Ero già stato in numerose località, avevo bevuto birra ovunque e l'avevo visto fare a tutti. Ma quella zona di Makati è un posto particolare, dove i proprietari dei bar sono in combutta con i negozianti, le autorità e le forze dell'ordine. E che la gente compri la birra a un terzo del prezzo e la beva in strada non fa comodo a nessuno. Se lo fa impunita, ovviamente. Altrimenti il fenomeno può rivelarsi un'ottima fonte di guadagno.

Avvertiti dalla guardia del negozio o dal buttafuori di qualche locale, i poliziotti sono partiti alla ricerca del delinquente (io), mi hanno scovato, mi hanno caricato in macchina, si sono addentrati in una via non illuminata e utilizzando uno strumento noto fin dall'antichità a chi ama abusare della propria forza, autorità, potere o posizione di vantaggio - l'intimidazione - mi hanno estorto qualche euro. Gli agenti puntavano a un bottino più pingue, ovviamente. Conscio del carattere maccheronico della situazione non mi sono però fatto prendere dal panico e ho contrattato la tangente. Già, la tangente: dopo avermi sgridato come un moccioso fresco di marachella i soldi che ho consegnato se li sono infatti messi in saccoccia. Nessuna ricevuta, niente tracce, ovviamente. Tutto ciò che mi è rimasto è il sapore nauseante di sorrisi beffardi, pessime battute e viscide strette di mano.

Prima di uscire ho chiesto cosa avrei dovuto fare della bottiglia di birra. "Ah, ora che hai pagato puoi pure bertela, ma quando la finisci ricordati di gettare il vuoto in un cestino, mi raccomando!" 

Che ci volete fare, in fin dei conti sono sempre poliziotti, il senso civico ce l'hanno termosaldato al DNA.
San Mig Light, l'acqua nazionale...

Sud est asiatico: test dello schifo

Avete intenzione di partire per un viaggio avventuroso, divertente o rilassante nel sud est asiatico? Se non siete preparati a trovarvi davanti queste scene è meglio che cambiate programma e destinazione. Oh, magari l'asettica Singapore può andare, ecco, ma solo quella eh...

Sesso alla Missionaria o atroce atto di cannibalismo? - Makati, Manila, Filippine

Blatte giganti si abbuffano col cadavere appiattito di un topolino - Makati, Manila, Filippine

Un golosone! - Bangkok, Thailandia

Stecchita e rinsecchita - Pattaya, Thailandia

Angeli un par di palle - Angeles, Filippine

Se vi capita di sbarcare nella città di Angeles, provincia di Pampanga, isola di Luzon, Filippine, non vi fate ingannare dal nome. Anche se potreste pensare di essere arrivati in un girone del paradiso, si tratta in realtà di un ricettacolo di puttane. L'ho intuito quando, chiedendo il prezzo delle stanze negli hotel, mi rispondevano sistematicamente: 'Per una o tre ore, Sir?'
Angeli un par di palle...

Le prerogative di chi viaggia: vedere il proprio paese dall'esterno

Oltre a darti la possibilità di scoprire posti nuovi viaggiare ti permette anche di osservare il tuo paese da un punto di vista diverso, di elaborare riflessioni leggermente più neutrali e personali di quelle che riesci a produrre quando stai in mezzo al fracasso che rimbomba in patria, visto che a migliaia di chilometri dal raggio d'azione di RAI e Bar Sport, di Grillo, Berlusconi e Renzi non gliene frega un cazzo a nessuno. A me è successo anche di recente, dopo le ultime elezioni.

Soprattutto se osservati dall'estero, lontano da bar e TV appunto, gli italiani sembrano avere con la politica il rapporto che potrebbero avere con un passatempo qualunque, un po' come il tifo calcistico, i giochini col telefono o le partite a briscola. L'entusiasmo suscitato da un ricco imprenditore o un comico col dente avvelenato sono solo i casi più evidenti. Ma ce ne sono anche di più contorti, incomprensibili, addirittura schizofrenici. 

Gli elettori del PD, per esempio,  poco più di un anno fa hanno persino pagato per dare un sostegno di massa a Bersani, trombando di fatto Renzi, con un conseguente mezzo flop del partito alle elezioni. In pochi mesi Renzi è riuscito a purgare i vertici, è diventato segretario e alle elezioni ha trionfato col 40 per cento. Mi chiedo su che basi concrete l'elettorato, italiano in genere, non solo del PD, abbia cambiato radicalmente idea. Forse la grafica della nuova versione del giochino preferito? L'acquisto di un nuovo centravanti per la loro squadra? O l'asso di bastoni che hanno appena pescato? 
Ma, soprattutto, non potevano scegliere Renzi come guida per il prossimo ventennio già un paio d'anni fa?

Iceberg - Boracay, Filippine

Ho ordinato una pizza alle verdure. Ci hanno messo sopra l'insalata, la famigerata Iceberg, quella insipida che si usa anche nel Big Mac. Non ho nemmeno potuto protestare...tecnicamente avevano ragione. Se l'avessi fatto avrebbero potuto rimuovere la mozzarella.

OOO SOOOOLEEE MIOOOO... - Boracay, Filippine

Come ogni giorno visito il sito del Corriere per un veloce aggiornamento sui fatti di casa. Tra le prime dieci notizie ci sono l'arresto dei dirigenti dell'Expo, quello di  Scaiola e per concludere (forse, in fondo era solo mattina in Italia) quello del presidente della lega basket.
Chiudo il sito, mi metto una mano sul petto, l'altra sul pacco e, tra lo sbigottimento dei filippini, mi metto a urlare verso il tramonto: OOO SOOOOLEEE MIOOOO...