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Visualizzazione dei post da febbraio, 2026

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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

La rivincita degli umanisti


Un paio d'anni fa, quando il dibattito sull'AI divampava solo in certi ambienti e non era ancora globale, lessi un'affermazione che mi fece riflettere molto. Non ricordo dove la trovai, ma non voglio comunque proporla come se fosse mia.

Recitava più o meno così: "L'unica professione che resterà inattaccata dall'attuale rivoluzione tecnologica è quella dell'esperto di etica." Sì, avete letto bene, esperto di etica, sto parlando proprio dei filosofi morali.
Infatti l'unica cosa che dovremo continuare a fornire agli agenti AI, senza che se la smazzino da soli, sarà il perimetro morale all'interno del quale dovranno muoversi: le tavole dei comandamenti, un manifesto, il regolamento. Il resto potranno farlo da sé.

Quand'ero ragazzo si diceva: "Ma vai a studiare ingegneria, medicina, economia, giurisprudenza, per lo meno fisica o scienze politiche, che così un lavoro lo trovi. Che cazzo fai filosofia a fare? Vuoi finire disoccupato a fare conferenze per avvinazzati in osteria?"

Ed eccoci qua. Il conferenziere per ubriaconi, quello che per passione scelse la facoltà "perdente", sarà il nuovo super dirigente con buonuscita milionaria. E noi intelligentoni che abbiamo conseguito le lauree "giuste" dovremo sperare che il reddito universale non sia soltanto una mancetta da fame.


Scetticismo


È giusto lo scetticismo verso le versioni ufficiali,
a patto che sia rivolto anche alle versioni alternative.
Altrimenti si è soltanto diversamente ovini.

Diversi


Seguitemi in questo breve esperimento mentale.

Livello 1: l'evento casuale - Mettete per ipotesi che un individuo nasca con una leggera mutazione o variante genetica che come effetto ne cambi una delle cosiddette abilità "normali": l'udito, la vista, la deambulazione, la digestione, il pensiero, fate voi. Verrebbe etichettato, anche ufficialmente, come "diversamente abile".

Livello 2: la statistica - Assumete ora che di questi individui ve ne siano in media un certo numero, diciamo una frazione di punto percentuale sull'intera popolazione (per esempio: 0,00003%).

Livello 3: il cigno nero - Ora ipotizzate una catastrofe di genesi naturale o antropica: un mega asteroide, gli alieni, una guerra termonucleare globale, un virus sfuggito da un laboratorio. Decidete voi, potete essere banali e mainstream o creativi e complottisti, basta che l'esito dell'esperimento mentale non cambi: la specie umana viene spazzata via, non solo dalla Terra ma dall'intero universo.

Livello 4: la resurrezione, o quasi - Non così in fretta, señor! La parte "normale" della specie - solo quella - si estingue. Solo per modo di dire, s'intende, visto che rappresentava più del 99% della popolazione mondiale. Sopravvivono invece proprio gli individui portatori della mutazione/variante del livello 1. Tra di loro si accoppieranno e la loro prole erediterà il loro pool genetico. Inclusa la mutazione/variante responsabile della loro "diversità", nonché della loro sopravvivenza. L'altra versione dell'abilità, quella "normale", sarà soltanto un lontano ricordo. Magari l'idea per una saga di fantascienza.

Livello 5: il mito - Questi nuovi umanoidi, a loro modo degli "Übermensch" nietzschiani, potranno raccontare ai loro figli di essere i discendenti di un'antica specie di esseri "diversamente abili": era la nostra specie.

Lavoro e parole


La pedante retorica sul lavoro da "difendere ad ogni costo" ha francamente rotto le balle. Non si capisce se questi matusalemme politici non si rendano conto del mondo in cui vivono o se se ne rendano conto ma facciano finta di continuare a vivere ai tempi della loro gioventù, perché della modernità non ci capiscono nulla. O peggio ne sono atterriti.
Continuano a voler imporre il "dovere al lavoro" spacciandolo in modo subdolo per un sedicente "diritto al lavoro". "Ognuno ha DIRITTO ad AVERE un lavoro." Ripetono.
Non vi fate ingannare, le parole sono importanti, e loro le usano bene, per manipolarci.
In realtà il lavoro non va AVUTO, il lavoro va FATTO. E il diritto è semmai un diritto a un reddito, o comunque a una vita decorosa, non al lavoro fine a se stesso, a qualunque costo, anche se è un lavoro di merda, alienante, ripetitivo, noioso, macchinoso, degradante o addirittura pericoloso.

Quindi se il lavoro invece dell'uomo lo FANNO gli algoritmi e le macchine (leggi AI e robotica) va bene comunque, anzi va pure meglio, perché elimina degradazione e pericolo per le persone e aumenta la produttività e l'efficienza dei processi. Se insisti a voler far fare alla gente un lavoro che non serve più, non gli stai garantendo un diritto, gli stai imponendo un dovere. È la tua linea politica? Per me è follia, ma se ti prendi la responsabilità di chiamarla con il suo nome, senza usare espressioni ingannevoli, fai pure.

Chiarito l'inganno del DOVERE al lavoro (quello che va AVUTO piuttosto che FATTO), veniamo al diritto. Quello vero, non il dovere travestito da diritto.
Se lo stesso lavoro (di merda) che facevano gli uomini lo fa la tecnologia, gli imprenditori matureranno comunque il loro giusto profitto e il sistema potrà continuare a godere dei servizi e prodotti di cui ha bisogno (se davvero ne ha bisogno). Perché quindi gli unici a rimetterci dovrebbero essere i lavoratori in esubero? L'industria si dota di tecnologie messe a punto dallo sforzo congiunto di tutta la comunità, finanziate anche con i contributi di quelle persone in esubero. I processi sono migliori, il lavoro è fatto, e anche bene, i costi sono ridotti al minimo, il profitto è garantito, se non aumentato. Il merito è condiviso. Il taglio aggiuntivo dei costi che sarebbe ottenuto con la mancata remunerazione dei lavoratori allontanati è immorale. Le persone devono continuare a ricevere un salario (o qualcosa di analogo) sufficiente a vivere una vita dignitosa, anche se non trovano più spazio in settori dove le attività vengono portate avanti senza di loro. I profitti ci sono comunque, le tasse su quei profitti vengono riscosse, i fondi per il salario dei cittadini sostituiti dalla tecnologia ci sono, e provengono proprio dal lavoro svolto da quella tecnologia. Basta che non finiscano nelle tasche sbagliate.

I biechi fini dei discorsetti dei furbi che confondono verbi (avere e fare) o sostantivi (diritti e doveri) in maniera strumentale per fregare le masse e favorire i soliti accentratori di ricchezza sono facili da smascherare.
Tra l'altro gli imprenditori illuminati dovrebbero vedere il vantaggio di una simile soluzione: produttività aumentata, rischi contenuti, stabilità sociale e consumi garantiti.

Posto che, come suggerisce anche l'anti-storicista Karl Popper, non si può prevedere la storia proprio perché non si può prevedere la prossima invenzione — a seguito della quale politica ed economia finiranno per riorganizzarsi — la rivoluzione in atto non la fermi con i trucchetti semantici, e cercare di gestirla a sproposito per inadeguatezza politica o avidità individuale non aiuterà nessuno.

Tra l'altro negli ambienti in cui si sta attuando tale rivoluzione tecnologica questa è una cosa nota a tutti. Chi non ci è ancora arrivato è bloccato in una visione obsoleta della società.
Ed è giunta l'ora che si "disobsoletizzi".

Il dibattito farlocco sui motori


I partecipanti al dibattito sul futuro del trasporto privato si dividono per la grande maggioranza in due schieramenti: 1) chi vuole che ognuno continui a guidare la propria auto, tassativamente a idrocarburi e 2) chi vuole che ognuno continui a guidare la propria auto, purché sia elettrica. In entrambi i casi continuerebbero a lamentarsi perché non trovano parcheggio, perché ci mettono un'ora per fare pochi chilometri, per il traffico, i lavori in corso, i cantieri, gli incidenti, i pirati della strada, gli incapaci al volante, ecc.
Nessuna delle due alternative tra l'altro offre una soluzione definitiva al problema dell'inquinamento e del riscaldamento globale. La prospettiva di avere circa 10 miliardi di auto in circolazione, qualunque sia il carburante utilizzato, non può essere considerata in linea con una politica ambientale (e non solo ambientale) intelligente.

Alla gente non risulta chiaro - e ciò ha dell'incredibile - che il problema principale non è il tipo di motore, bensì il numero di automobili in circolazione. Partono tutti alla stessa ora, vanno tutti negli stessi posti, ognuno da solo a bordo della propria auto. Li guardo dal terrazzo con vista sulla circonvallazione e sinceramente mi fanno anche tenerezza. Sono tutti lì in colonna, a sbadigliare, ammazzare il tempo col telefono, bestemmiare, solitari nella loro scatola di latta, senza nemmeno qualcuno con cui poter chiacchierare. E si sorprendono se c'è traffico. Eh, ma la "passione per i motori"! Per carità, ognuno ha le proprie passioni, le mie sono indirizzate a obiettivi meno meccanici, se così si può dire. L'importante è imparare a non lamentarsi di un problema quando si sta contribuendo ad alimentarlo.
Ovviamente la colpa principale non è degli automobilisti. Loro sono come al solito pedine in mano a chi fa propaganda per qualche sinistro interesse. Se gli proponi come alternative solo le automobili private (che causano il traffico) o i mezzi pubblici (che vanno bene a molti, ma non a tutti) non puoi accusarli di fare le scelte sbagliate.

Io non sono nemmeno a favore di un controllo espresso sempre e comunque tramite obblighi e divieti. Basterebbe poter usufruire di tutte le soluzioni che la tecnologia ci mette a disposizione. In giro per il mondo funzionano già (e molto bene) sistemi di trasporto condiviso. Avete presente Uber? Beh, non è l'unica, a me è capitato di usare anche altri gestori come Grab, Bolt e Gojek. Il funzionamento è simile a quello delle consegne tramite "rider". Apri l'app, scegli la destinazione, il punto di raccolta, il tipo di mezzo e l'algoritmo ti trova dei veicoli in servizio nelle vicinanze.
Qualcuno ti viene a prendere, ti fa scendere quando sei arrivato, poi va a prendere qualcun altro. Tu puoi davvero fare il pascià: sei in grado di scegliere qualsiasi tipo di vettura - dal motorino alla limousine, ci sono persino quelle guidate da donne -, non devi fare attenzione al traffico, non devi parcheggiare, non devi possedere un'auto - con tutto ciò che ne consegue in termini di costi e perdite di tempo -, non c'è bisogno di avere alcuna patente, non hai responsabilità civile o penale per ciò che avviene in strada, puoi usare il cellulare, leggere un libro, appisolarti, puoi persino essere sbronzo! E le tariffe sono assolutamente eque, soprattutto in regime di libera concorrenza. Per non parlare dei posti di lavoro che si vengono a creare, oltre alla drastica riduzione di automobili nelle strade. E di incidenti!
Il futuro tra l'altro promette l'introduzione di altre evoluzioni: guida autonoma, coordinamento tra auto, sistemi di controllo del traffico e centri assistenza, ottimizzazioni varie. Tutto ciò, integrato con le recenti innovazioni già alla portata di tutti, può rivoluzionare il traffico cittadino e non. La politica non deve inventare nulla, basta solo agevolare l'ingresso delle nuove tecnologie.

Quindi, nessun divieto particolare. Per qualcuno sarà ancora necessario utilizzare l'auto. Okay, non bisogna proibirglielo. Ma c'è anche una marea di gente che se potesse non guiderebbe (quasi) mai, e forse manco si comprerebbe l'auto o si farebbe la patente. Non c'è bisogno di alcuna proibizione, semplicemente di alternative valide.
E meno retorica effimera.
Nonché sterili polemiche.
O interessi settari.
Non fossilizzatevi sul tipo di propulsione. La soluzione è quella di ridurre il numero di auto in circolazione.

Allo stato brado in contesto urbano


Nei cosiddetti paesi in via di sviluppo mi capita spesso di vedere dei tipi di essere umano veramente originali. I più incredibili sono quelli che vivono praticamente allo stato brado, tuttavia in contesto urbano.

Seguono codici comportamentali e sviluppano tattiche di sopravvivenza che per noi irregimentati (qualcuno leggerà "civilizzati") sono totalmente estranei. Si comportano un po' come dei nomadi preagricoli, ma sfruttano tutte le possibilità che la modernità mette loro a disposizione.

Possono apparire curiosi, buffi, misteriosi, ma di sicuro sono esseri umani a tutto tondo, autosufficienti, anzi, certamente più bravi di noi esemplari di "homo technologicus" a cavarsela nelle difficoltà.

Inoltre, nonostante vengano guardati con diffidenza dai passanti e vengano anche bersagliati dalle retate della polizia, sembrano essere aggrappati a un senso di libertà e autodeterminazione che forse è la vera motivazione alla base delle loro scelte estreme.

Mi chiedo quindi perché da noi di tipi così non se ne vedono, o quasi? Non è che sopprimiamo ad arte certi tratti propri della stessa natura umana, così che quel genere di individui non compaiano in società? Ci darebbero fastidio? Metterebbero in crisi il nostro sistema di regole e valori? Ci farebbero paura?
Io trovo il semplice quesito in sé – la sua liceità e possibilità – profondamente inquietante.

Neo-schiavismo


Sul problema dello schiavismo dei rider pensavo di non voler scrivere nulla, perché ha una soluzione talmente banale che non meriterebbe grosse attenzioni. Invece ho deciso di scriverne proprio per affrontare il motivo per cui tale soluzione non viene applicata.

Partiamo con la soluzione. Il costo totale della consegna deve includere una parte per il contributo del rider più alta di quella attuale. Molto più alta. E deve pagarla chi ordina.
Se non vuoi o non puoi farti da mangiare e preferisci il cibo del ristorante, ma al ristorante non ci vuoi andare, né per mangiarci né per ritirare il tuo pasto di persona, e ti aspetti che qualcuno ti effettui la consegna a casa, beh quel servizio devi pagarlo, perché chi lo eroga è lì per servirti, non per farti da schiavo.
L'esercente potrà farti un minimo sconto sul menù perché non occupi spazio in sala e non ti deve servire al tavolo, ma qualcuno deve pur lavorare per il confezionamento e la consegna del tuo pasto.
Il costo del rider lo paghi tu, e attualmente è troppo basso. Lo capisce anche un fesso.

Quindi perché un problema così banale non viene risolto?
Perché la causa siamo tutti noi, la responsabilità è altamente distribuita e quindi ignorata. In casi come questo è facile fare finta di nulla. Inoltre la parte lesa è minoritaria e debole, quindi la maggioranza se ne avvantaggia in maniera ignobile, facendola franca. Anche se alla fine il sacrificio sarebbe minimo, decide comunque di non farlo. Anche se a parti invertite, cioè quando è in gioco il nostro salario, accampiamo diritti e denunciamo soprusi, che siano veri o meno.

Siamo egoisti e avidi, non per cattiveria bensì per natura. A questo servono la politica e la legge: a smussare i difetti naturali dell'individuo a favore della comunità. 
Purtroppo politica e legge non sempre fanno bene il loro lavoro. E nemmeno noi cittadini. A differenza dei rider, che nonostante ciò la prendono sempre e comunque lì dove non batte il sole.

Buddhismo tecnologico: come liberarsi dall'infame trappola dei video ipnotici


Il dibattito sugli effetti degli smartphone sulla società e sulla salute mentale delle persone va avanti ormai da un bel po'. 
Negli ultimi 2-3 anni la situazione è palesemente peggiorata. Autobus e treni sono pieni di gente che sembra fissare ipnotizzata lo schermo del telefono, strisciandoci sopra il dito ogni tanto, proprio come zombie.
 

Hanno introdotto tecniche nuove, come i loop di scorrimento continuo dei video. Puntano su alcuni – ben noti – punti deboli della nostra psiche e favoriscono la produzione di certi ormoni che ci danno piacere. Se ti senti in colpa dopo aver buttato ore a guardare video cretini uno dietro l'altro, tranquillo: non è colpa tua. Ti stanno manipolando come un topo da laboratorio. Per fortuna (forse) non siamo topi, e abbiamo dei metodi per preservare la nostra indipendenza mentale, se vogliamo. Quindi se sei contento delle tue ore passate in stato di trance, puoi tranquillamente ignorare il resto di questo post. Ma se vuoi uscire da questa trappola mentale, quello che segue potrebbe esserti utile.  

La soluzione, in realtà, poggia su pilastri molto antichi. Il buon vecchio Siddharta Gautama – alias il grande Buddha – ebbe un'intuizione molto simile quando cercava una via d'uscita dalla tendenza della nostra mente a oscillare tra passato e futuro, trascurando l'unico momento che conta davvero: quello presente. Quella via d'uscita si chiama MINDFULNESS. 

Chiariamo prima il problema. Hai in mano il telefono, guardi un video che ti interessa. Il video finisce, scorre via dalla finestra e ne entra un altro al suo posto. Guardi anche quello. Poi un altro ancora, e un altro. Ti dimentichi di cosa stavi facendo della tua vita fino a un attimo prima, e ti ritrovi a guardare video del cazzo. Come uno zombie, appunto. Puoi andare avanti così per minuti, o anche per ore. Quando alla fine ti fermi, potresti sentirti depresso, umiliato, manipolato. Non è una bella sensazione, per niente. Avresti potuto fare qualsiasi altra cosa con il tempo che ti è stato sottratto. Sempre che tu sia curioso e creativo, ovviamente, altrimenti questo potrebbe essere lo strumento perfetto per ammazzare il tempo libero.  

Come tenere sotto controllo questa tendenza, se non ti piace? 
Per un po' la tua mente sarà completamente risucchiata dai video che ti vengono serviti, ma ogni tanto si distrarrà e riacquisterai il libero arbitrio. 
È la nostra natura, succede spontaneamente. Questo stato di lucidità durerà solo pochi secondi, poi verrai risucchiato nella sequenza maligna. Di solito la gente ignora questa occasione e sprofonda nuovamente nello stato ipnotico. Ma tu puoi usare quel momento per renderti conto di cosa stai facendo e di cosa preferiresti fare. Puoi dire no a quella spazzatura e chiudere l'app. È lì che deve entrare in gioco la mindfulness: per aiutarti ad aprirti uno spiraglio e uscire dalla gabbia.

Se quel momento ti sfugge e non ne hai approfittato, non preoccuparti, tornerà. Avrai a disposizione un secondo tentativo, e un terzo, e così via. Più aspetti, più video idioti ti guarderai. Devi disciplinarti e cercare di afferrare quell'occasione il prima possibile. Ci vogliono disciplina, mindfulness, meditazione, resistenza. Devi lottare per la tua indipendenza mentale. Ma ce la puoi fare. Non mollare. Fancµlo i manipolatori!

Aspettative e realtà


Se le aspettative che avevi
non si sono avverate,
esci dalla virtualità
e gestisci la realtà.

Le due prove


Secondo i sostenitori del negazionismo climatico non c'è prova definitiva (la famosa pistola fumante) che il riscaldamento globale, o per lo meno una sua porzione preponderante, sia antropogenico (cioè causato dall'essere umano). E ad essere rigorosi non hanno tutti i torti. Ci sono sicuramente molte indicazioni a supporto della tesi "apocalittica", c'è un grande consenso della comunità scientifica e gli andamenti delle grandezze misurate non sembrano rispettare quelli dei cicli climatici naturali. Ma si tratta di dinamiche che si sviluppano su scala enorme, con un insieme di variabili molte delle quali ci sono probabilmente ignote. Non sappiamo nemmeno se abbiamo sotto i nostri occhi l'immagine completa. E non è che puoi tagliare la testa al toro con un semplice esperimento in laboratorio.

TUTTAVIA non esiste nemmeno la prova contraria, cioè che la parte antropogenica del cambiamento non sia preponderante e non abbia conseguenze irreversibili.

La cosa più allucinante è che si consideri la prima delle due mancanze di prova più importante della seconda. Se il rischio di riscaldamento globale si sarà rivelato un falso allarme avremo fatto un po' di casino per nulla, ma saremo ancora qui a goderci la pacchia terrestre. Se invece si tratta di una prospettiva reale siamo potenzialmente fritti, arrostiti, saltati in padella, cotti al vapore. Scegliete pure la metafora che più vi piace, ma sempre di combustione si tratta.

Io sono sempre a favore del dubbio, dell'atteggiamento scettico, ma non ci tengo molto a fare da spiedino per gli scarafaggi (che sarebbero probabilmente tra i pochi esseri a prosperare nelle nuove condizioni). Quindi o qualcuno fornisce la prova definitiva che si tratta di una grande bufala (no speculazioni, sospetti, voci di corridoio, grazie), oppure preferisco pensare che ci sia un fuoco da spegnere, prima che vada in fumo la casa.

membrane - di William Stabile

Pubblico qui sotto una poesia dell'amico William Stabile.

 

membrane 

decifra le notti

dove abortiscono i sogni

riallaccia sintassi

cercando il senso della storia

-minima

intreccia gli anni come anelli

che attraversano raccolte

sente i segnali sfuggire

eppure ricercare

percepisce ancora membrane

vibrare

leggere sfiorano

le pareti più intime del soffio

-pur sempre brade

bimbi nel cortile di una scuola

scuotono rami d’albero

 

mi compio sotto una pioggia di fiori di pesco

 

 

 

I bei tempi inventati


Che ci siano a tutt'oggi problemi di sicurezza nelle città italiane è innegabile.
Ma il paragone con i presunti fiabeschi anni '70, '80 e '90 è un falso storico. Lo si potrebbe anche archiviare come ridicolo, se non fosse utilizzato per biechi fini propagandistici.

Le ultime decadi del secolo scorso sono state segnate da ondate di fenomeni criminali di svariati tipi. Le strade non erano per nulla sicure, le proprietà private men che meno, per non parlare dei veicoli. Piazze centralissime e parchi pubblici in mano alla mala dello spaccio, dove dopo una certa ora era folle incamminarsi. La situazione era quindi molto tesa, anche tralasciando problemi gravissimi come le organizzazioni mafiose al picco della loro potenza, racket, rapimenti, terrorismo di diversa matrice.

Personalmente ricordo quattro o cinque svaligiamenti a casa, auto rubate, non parliamo di biciclette, portafogli e documenti; mia nonna, così come molti altri anziani, trascinata a terra da due ceffi in motorino che le strapparono la borsa di mano; mia madre terrorizzata con i figli piccoli in una piazza trasformata in campo di battaglia tra celerini e manifestanti.
Parlare della criminalità al giorno d'oggi va bene, ma il revisionismo storico-nostalgico è inaccettabile. È una frottola che annoia, irrita e può anche avere conseguenze catastrofiche, come tutte le analisi errate.

Il fatto che qualche politico speculi su questi temi per tornaconto personale non giustifica la cancellazione della memoria storica da parte di chi quei tempi li ha vissuti.
E il fatto che ai "vecchi" manchi la propria gioventù non li autorizza a raccontare a chi non c'era un passato idilliaco che non è mai esistito.

Io c'ero, e quando serve sarò sempre qui per ricordarlo.