Il silenzio non è una necessità assoluta
Stai cenando in un bel ristorantino, il vapore che sale dalla bottiglia di birra ghiacciata sfiora le tue guance arrossate mescolandosi all'aroma delle spezie che impregnano i frutti di mare sistemati davanti a te. La brezza di un ventilatore in lontananza si affanna a intermittenza per deviare il corso delle gocce di sudore che scivolano sulla tua fronte. Fa un caldo asfissiante, il caldo di una stagione che terminerà in fretta, spazzata via dalla violenza dei monsoni, ma tu hai imparato a respingere queste ondate di calore e a tenerle fuori dal bozzolo pacifico e fresco in cui ti piace rintanarti. Forse è il tuo atavico spirito di adattamento o forse alcune delle capacità nirvaniche dei monaci buddhisti sono state finalmente assorbite da un non identificato elemento spirituale nascosto da qualche parte dentro di te. Potresti addirittura goderti il momento. Perché in effetti dovrebbe essere un momento piacevole. Potresti, come dicevo, se non fosse per le vibrazioni di una chitarra elettrica e le urla feline di un cantante che colpiscono i tuoi timpani da distanza ravvicinata. Capisci che questo posto ti sta davvero cambiando quando scopri che invece di imprecare e insultarli canticchi il ritornello tra un boccone e l'altro, mentre la tua suola destra tiene il tempo sotto il tavolo scacciando al contempo uno scarafaggio o un topo venuto a banchettare tra gli avanzi.
