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Turista cronista, Corriere della Sera - Viaggi

Little India, Kuala Lumpur, di Fabio
Questo post è diverso dai soliti, mi scuso subito per il cambio di stile e per il sordido intento auto-pubblicitario.
Ho partecipato a un'iniziativa del Corriere della Sera Viaggi dal titolo "Turista cronista", inviando un diario. Ci sono foto e brani tratti perlopiù da questo blog. È impaginato un po' male ma si legge lo stesso. Se vi va dateci un'occhiata e se vi piace cliccate sulle stelline in alto, sopra le foto, grazie. Lo trovate qui.

Come una mosca nella tela - Penang, Malesia

Georgetown, il cuore di Penang. Minareti alti e decorati, statue vagamente psichedeliche aggrappate alle colonne dei templi indù, pagode avvolte in nuvole di incenso e case delle corporazioni con facciate dai tenui toni pastello. E poi ristoranti, alloggi, botteghe di artigiani e magazzini di commercianti. Il tutto avvolto da un pallido velo di coloniale e d'antico.

È tardi, le 23. Ho fatto appena in tempo a mettere giù i bagagli che sono già in strada a passeggiare, ad annusare, ad assaggiare e ad osservare per cercare, a volte inutilmente, di afferrare e conservare, se non proprio di ricordare.
Oltrepasso una moschea davanti alla quale un gruppo di signori con vestaglie e copricapi ricamati stanno seduti a chiacchierare. Vengo attratto dalle note di una canzone familiare. Rallento il passo. Come un ragno che si avventa su una mosca intrappolata nella tela, mi viene incontro un signore con la pelle scura e i baffetti sottili.

“Solo un’occhiata...Indonesia!”
“Come?”
Fa un cenno in direzione dell’orchestra e riprende il ritornello.
“Entra...un’occhiata...non piace...andare via.”
Il suo inglese non è buono, ma si vede che il numero è stato provato e riprovato.
“Eh, magari più tardi.”
“No...adesso. Dai!”

Ha un sorriso delizioso, che mi attrae come un cobra davanti al piffero dell’incantatore. Lo seguo all’interno di un cortile.
Conosco la canzone. “È cinese!”
“No, Indonesia!” insiste lui.
In effetti il cantante potrebbe essere indonesiano.
“Sì, ma sta cantando in cinese.”
“Indonesia...anche Cina, Malesia...lingua inglese.”

Ma di che sta parlando? Ci saranno altri complessi?
Poi lo osservo meglio e mi accorgo di un disallineamento tra i nostri sguardi. Mentre il mio fino ad ora stava fisso sul cantante, il suo scorre lungo lo spazio che mi separa da un gruppo di spettatori, anzi spettatrici. La mia confusione dura poco. Faccio le somme tra i vari fattori. Indonesia, Cina, lingua inglese, donne e quel...se non ti piace vai via.
Ma è un magnaccia!

“Ah, no grazie!”

Questo racconto è stato pubblicato nell'e-book "Italians: una giornata nel mondo", un'iniziativa di Beppe Severgnini del Corriere della Sera, editrice Rizzoli Libri ('Ore 23', pag.309)