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Ritratto


Sto seduto su uno sgabello, al bancone di un locale thai, sorseggiando il Negroni che il barista mi ha appena preparato - buono il Negroni. Dopo qualche minuto lo stesso barista mi allunga un blocchetto per appunti che sa di scuole medie anni '80. Sulla pagina aperta c'è uno sketch a matita.
È un volto, di profilo.
Spalanco la bocca sorpreso, e poi gli sorrido.
Quel volto è il mio.
Non so quanto mi somigli, ma sono sicuramente io. E meno mi assomiglia, più mi piace l'idea, perché significa che osservandomi e liberando la sua creatività ha saputo immaginarmi a suo modo.
Non so nemmeno se sia un buon disegno, tecnicamente parlando. A me piace, però non me ne intendo. Posso avere un'opinione competente su un testo, un pensiero, un film, una musica, ma di disegno ci capisco poco. Per me tutti gli sforzi di GENUINA creatività sono bellissimi. I disegni della mia nipotina mi sono sempre sembrati opere d'arte, nel loro genere.
In un mondo in cui devi stare all'erta e defilarti per non finire come comparsa in una "video story" del cazzo, imbattersi in qualcuno che ti fa un ritratto, mentre tu neanche te ne accorgi, è un gradevole ritorno al passato. Un ritorno al passato che nel disorientamento del presente sa di auspicio per il futuro.
Complimenti al "bartista".

Un po' di satira


Leggo di retate delle forze dell'ordine a seguito delle quali alcuni cittadini, non per essere stati beccati alla guida sotto l'effetto di cannabis, bensì per essere stati trovati in possesso di modiche quantità della sostanza, sono stati denunciati come consumatori. Ben fatto! C'era proprio bisogno di un bel giro di vite per questi DROGATI!
"Ma è una sostanza leggera..." ripetono piagnucolando 'sti cazzo di diversamente tossici! Leggera un paio di palle! Lo sanno tutti che se fai un tiro di spino sei spacciato, il tuo futuro è scritto, anzi iniettato, calato, sniffato, verso il disastro delle tossicodipendenze. È arcinoto che chi precipita nel burrone delle droghe pesanti è stato condannato dal quel tiro di canna, e non dai litri di vino, birra e spritz che si è fatto fino ad allora.
L'alcol è parte della nostra tradizione. È buono, nutriente e sano come tutto ciò che appartiene alla nostra gamma culinaria: le salsicce, il tiramisù o la pasta ai quattro formaggi, per esempio. Okay, magari queste pietanze non sono proprio sanissime, ma ci siamo capiti. Il vino e la grappa li conosciamo, sono nostri amici di vecchia data, come possono farci male? Danni al fegato? Pfui, semmai l'alcol il fegato lo fortifica! Cancro? Ma dai, è vino, mica amianto!
La marijuana invece è un intruso recente,

Ancora pillole di decadenza - Bangkok, Thailandia

Un palloncino gonfiato con la miscela di gas e aria

Alcuni anni fa, prima della pandemia, la polizia di Bangkok aveva preso uno dei pochi provvedimenti di cui potessero andare fieri a livello internazionale. Intendo un provvedimento serio, messo in pratica, non una semplice dichiarazione d'intenti che potesse essere spazzata sotto lo zerbino allungando una mazzetta.

Da alcuni mesi era diventato estremamente popolare aspirare a pieni polmoni il contenuto di un palloncino gonfiato con una miscela d'aria e di monossido di diazoto, volgarmente detto "gas esilarante" ("laughing gas" in inglese). I baretti sistemati alla buona lungo il ciglio della strada vendevano birra, cocktail scadenti in secchiello di plastica (i famosi bucket) e appunto i palloncini di laughing gas. La gente beveva, inalava, si ubriacava e si stordiva. L'effetto di questo gas infatti non è esattamente esilarante bensì leggermente inebriante e alla lunga anche anestetizzante e dissociativo. 

Altre pillole di decadenza - Bangkok, Thailandia

E dai, ragazzi, prendete bene la mira!

Come già detto in precedenza la zona turistica di Bangkok di questi tempi si rivolge alla clientela interna per colmare il vuoto lasciato dal turismo straniero di massa.

All'ora di chiusura dei bar e dei club vedi gruppetti di thailandesi che si avviano verso le fermate dei taxi. Spesso due di loro reggono dai lati un loro amico/a completamente sbronzo/a. Una scena da commediola romantica di serie C, materializzata nel centro della capitale siamese.

Pillole di decadenza - Bangkok, Thailandia


C'è un banchetto sul ciglio della strada, sistemato sul marciapiedi, tra la filiale di una grossa banca e un bar coi tavoli all'aperto. Tra i tavoli del bar e il banchetto giace stravaccato un vagabondo, visibilmente alcolizzato, narcotizzato e addormentato. Sta sdraiato in diagonale, con la testa rivolta verso la banca e i piedi che puntano il centro della carreggiata. La strada è chiusa al traffico e quindi non rischia di essere schiacciato sotto le ruote di un veicolo pesante, però qualche pedone distratto o uno dei mezzi a due ruote che si infilano tra la folla potrebbero passarci sopra. Tra l'altro è sera, il fondo stradale è color antracite e lui, oltre ad avere la carnagione scura, non si fa un bagno dal giorno dell'esame di terza media ed è spalmato di un denso strato di smorcia scura.

Un vero affare! - Bangkok, Thailandia

Siete stati in Thailandia almeno una volta nella vita? Ci siete andati prima del 2016? Siete usciti la sera, dopo una giornata a scarpinare sotto il sole tra templi e bancarelle? Vi siete seduti al baretto improvvisato, con i tavolini sul ciglio della strada e le seggiole sistemate sopra i tombini, tra liquame e spazzatura? Avete ordinato una birra Chang, bottiglia grande?

(Dis)avventure da ingegneri - Bangkok, Thailandia

Sono al 7-Eleven, al frigorifero delle birre. Ci sono due ragazzi davanti a me: parlano spagnolo, dall'accento direi che sono argentini, o uruguaiani, più probabilmente argentini. Uno dei due sta accucciato e tasta varie bottiglie di birra, mentre l'altro gli tiene la porta aperta.
- Cazzo, sono tutte calde!
Si lamenta quello accucciato.
- Devi cercare tra quelle nel fondo!
Gli suggerisce l'amico.

Sul caso "Oliviero Toscani contro il popolo veneto".

Questo è l'ennesimo esempio di un errore che si tende a commettere spesso: dare troppa importanza all'opinione di un personaggio che ha ottenuto la fama grazie al talento in una disciplina specifica (che non coincide necessariamente con quella dell'opinionista). L'errore, ovviamente, è imputabile anche al personaggio in questione, che si fida troppo della propria opinione.
In genere si tende ad ingigantire il peso delle parole dei personaggi famosi. Famosi per eccellere in un campo preciso. Diamo gran risonanza a quel che dichiara una stella del rock, uno scultore, un romanziere, uno scienziato. Persino al pensiero di un calciatore.
Cerchiamo di utilizzare il buon senso e la statistica.

I paladini della legge - Manila, Filippine

Sì, sì, certo, come no...
Lascio le Filippine con un volo che via Bangkok mi porta a Zurigo. Ci sono rimasto sei mesi, troppi rispetto alle intenzioni iniziali, pochi per tutti i luoghi che che mi sarebbe piaciuto visitare. 
Mi è spesso stato detto di stare attento. Occhio ai borseggiatori, ai rapinatori, ai truffatori, persino agli assassini. E io all'inizio, vittima di un po' di naturale paranoia, li ho assecondati. Poi, come spesso accade, ci si adatta alle condizioni al contorno, o almeno alla percezione e all'idea che ce ne facciamo. Dopo qualche settimana me ne sbattevo completamente, e passeggiavo allegramente in vicoli bui, di notte, da solo, a volte persino un po' brillo, di ritorno da una tarda cena o da un locale con la musica dal vivo. Camminavo lungo marciapiedi che la gente utilizza per dormire (per mancanza di un posto migliore in cui farlo), tra bambini scalzi con abiti sbrindellati, uomini alcolizzati, donne semi-distrutte da dieci gravidanze. Gente povera, alla canna del gas, a cui persino pochi centesimi di euro possono cambiare la giornata. Non mi è mai successo nulla. Niente, nothing, nada, zero totale. Spesso non mi degnavano di uno sguardo, altre volte mi osservavano curiosi. In alcune circostanze qualcuno mi ha salutato, sorriso, o magari allungato una mano per chiedere un po' di elemosina.
L'unica volta che sono finito nei pasticci chi mi ha estorto del denaro vestiva un'uniforme azzurra, profumata e stirata, portava distintivo e pistola in fondina e si muoveva a bordo di una scintillante auto giapponese. Sono stato derubato da tre poliziotti. Solo da loro. Proprio da loro: quelli che dovrebbero difendere la gente dal crimine sono gli unici che hanno personalmente contribuito a rovinare l'idea che mi ero fatto del paese e dei suoi abitanti. 

Una sorprendente ostilità nei confronti del pedone - Hong Kong

Un pescatore all'Hong Kong Harbor e sullo sfondo la skyline semicoperta dalla foschia
E' domenica notte e a Lan Kwai Fong non c'è molto da fare. Tra l'altro come area mi sta pure un po' sulle balle. Il fine settimana si riempie di stronzi vestiti di tutto punto, col macchinone di papà e sul muso da bulldog quell'espressione strafottente che sembra dire: "Tutto questo ce l'ho perché me lo sono meritato. Insomma: perché io so io e voi nun siete un cazzo!" E i buttafuori - poveracci pagati poco e trattati peggio, magari col permesso di soggiorno appeso a quel lavoro di merda - che fanno il loro gioco, a guardare se hai le scarpe lustre o la maglietta fresca di ferro da stiro e amido, se puzzi di miseria o hai lo sguardo da disadattato, segaiolo o, peggio ancora, entrambi. Nei giorni feriali invece non se lo possono permettere di andarci troppo per il sottile; allora ti invitano a entrare, e se ti presenti in ciabatte e canottiera ci provano ancora a umiliarti, ma in modo più patetico: "Ehi, questo non va bene..." sentenziano mentre ti pizzicano la maglia con disprezzo utilizzando le punte di due dita "...la prossima volta no, eh?" Certo, certo, la prossima volta sopra la divisa da villano mi ci spruzzo pure due gocce di Eau de Letam. Ma levati di torno, stronzo, tirapiedi e pure sfigato.

Sono solo regole diverse - Thailandia (con un po' di foto)

Comprano tutto...inno alla deregulation, anche se poi sembra abbiano solo guide turistiche
Uno arriva in Thailandia e comincia subito a notare le differenze. Che caldo fa…a dicembre! A Malpensa nevicava. Qui tutto costa così poco, si mangia con un euro, a casa nemmeno il caffè mi ci viene. E poi la più sorprendente di tutte: tutto quel che da noi è proibito qui sembra permesso, o almeno tollerato. Mal che vada si può comprarlo con una mazzetta.
Si possono acquistare software e DVD piratati alla luce del sole. Copie di patenti di guida, certificati di laurea e tessere varie. Jeans, maglie e borse d'imitazione. Si può esporre l'insegna di un'attività illegale e nessuno dice nulla. Si viaggia in motorino senza casco, in quattro con bambini e cani, e la polizia, a differenza di quel che faceva nei nostri filmetti degli anni settanta, non s'incazza poi troppo. Venti ragazzini nel cassone di un pick up invece che nascondersi cantano in allegria. Dopo le due i bar non possono vendere gli alcolici, se però te li versano in un bicchiere di carta o in una tazza da tè va tutto bene. I proprietari dei locali notturni fanno a gara per chi paga alla polizia la mazzetta più grossa, affinché lasci loro aprire fino a tardi e faccia invece chiudere i concorrenti. E poi puttane, orge, viagra, cialis, kamagra, donne giovani, vecchie, fantastiche, oscene, spudorate o pudiche. Sì, perché qui ci sono anche le puttane pudiche. E poi omosessuali, bisessuali, transessuali, persino asessuali.
Ehi, qui si può davvero fare qualunque cosa - pensa il nuovo arrivato inebriato da promesse di libertà e impunità - questo è il Bengodi! Evviva! E in breve la vacanza si tramuta in una serie di guai.

Una versione minore (e un po' grottesca) di Pattaya - Angeles, Filippine

Come a Pattaya, peggio che a Pattaya
Gli hotel squallidi in cui i clienti rientrano sbronzi aggrappati alle tette di qualche prostituta, le camere a ore che puzzano di ogni tipo di scarto del corpo, gli spacciatori di viagra e cialis di imitazione, i mendicanti mignon, bambini e nani, con la mano sempre tesa, le mamme o le mogli seminascoste che li sorvegliano e aizzano, i cannibali d'anime alla guida di taxi creativi, la Walking Street annunciata dall'insegna gigante all'ingresso, i bar-beer con le bar-ladies (quasi tutte ragazze madri), i go-go bar dove donnine nude, con le tette piatte, raggrinzite o rifatte, ballano il pole-dancing su banchi di simil-marmo, i locali indefinibili in equilibrio precario sui bordi di mille categorie, i poliziotti che fanno finta di mantenere l'ordine in mezzo al bordello generale, i puttanieri pelati, rigonfi di steroidi, vestiti di cuoio, catenacci e tatuaggi, i vecchi paralitici che utilizzano le puttane emarginate più come badanti che per ragioni di sesso. 
La stessa umanità alla deriva, schiuma d'anime putrescenti attorno al perimetro di una discarica sociale galleggiante, quella sensazione di ultima fermata prima del terminal psico-spirituale. Persino il termine "decadenza", qui, non si può usare come spiegazione ma va spiegato esso stesso.

Dagli alcolizzati/4 - Bangkok, Thailandia

L'intera serie "Dagli alcolizzati" è dedicata a Jack London, autore di "Memorie di un bevitore" (Titolo originale: "John Barleycorn").

Continua da qui.

Sono seduto dagli alcolizzati con R. Beviamo un bicchiere prima di immergerci nella notte viscosa di Bangkok. R. si alza e va a ordinare una bottiglia di soda e del ghiaccio dalla ragazza con la faccia deturpata dalle occhiaie. Di passaggio lancia anche una battuta alla donna costantemente ubriaca. Errore tattico, non tipico di un tipo accorto come R. Questa, sentendolo parlare, pur non capendo una parola si scrolla di dosso il torpore, dà un'occhiata attorno e il suo radar annebbiato, chissà perché, si ferma quando ha identificato me. La tengo sotto controllo senza fissarla, facendo finta di guardare altrove e augurandomi - come un liceale davanti alla professoressa che scorre i nomi sul registro per decidere chi interrogare - di diventare una presenza invisibile e passare inosservato. Vana speranza, ingenuo che sono a volte. Si alza con fatica, caracolla rischiando di abbattere i tavoli e le bottiglie lungo il cammino e precipita con un tonfo pesante sulla sedia di R., proprio di fianco a me. Mi guarda e mi sorride, col fascino di una sirena, una sirena vecchia e devastata dalla decadenza, dalla vita di strada e dall'alcol. Poi farfuglia qualcosa. Quando sto cercando di capire in che lingua sta parlando una zaffata carognesca mi stritola la gola. Il puzzo continua ad aleggiare anche quando chiude la bocca: non è soltanto l'alito, è un odore che ha impregnato nella pelle e negli abiti, che si porta costantemente addosso. Un po' come quello emanato da chi mangia troppo aglio.
R. si accorge di cosa sta succedendo e mi viene in aiuto. Lei sorride anche a lui trasformandolo da soccorritore in secondo prigioniero. Subito dopo arriva anche la ragazza delle occhiaie che poggiato il secchiello del ghiaccio e la bottiglia di soda le si rivolge in thailandese scandendo le parole, così che anch'io riesco a capire bene cosa dice.
"Hey, questi sono amici!" Beh, proprio amici magari no, ma come stratagemma per toglierci dall'impiccio glielo concediamo. Annuiamo accondiscendenti.
"Con loro non ci puoi provare...capito?"
L'orrore si impossessa della nostra immaginazione indifesa e impressionabile. Provare a fare cosa? Il pensiero che qualche turista stordito dal Sangsom se la possa essere portata in albergo per una manciata di baht mi avvinghia lo stomaco e lo strattona, avanti e indietro, di lato e per linee oblique. L'ammonizione però ha effetto e l'ubriacona si alza e se ne va, il suo orgoglio apparentemente intatto. Il sollievo mi rilassa la pancia. R. si siede di fianco a me e ricominciamo a chiacchierare, versandoci un altro bicchiere, mentre la brezza del ventilatore soffia il vapore del ghiaccio verso gli alberi e la strada bagnata.

Continua?

Foto di Lachlan Hardy (CC)

Dagli alcolizzati/3 - Bangkok, Thailandia

Foto di Olgierd Pstrykotwórca 
L'intera serie "Dagli alcolizzati" è dedicata a Jack London, autore di "Memorie di un bevitore" (Titolo originale: "John Barleycorn").

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S. si ostina a privarci degli spettacoli pietosi a cui ci ha abituati in passato seguitando a consumare solo bibite gassate e succhi di frutta. Deve averglielo consigliato il medico dopo avergli diagnosticato la cirrosi.

Uno dei pochi personaggi da saloon che non bevono alcolici in questo bar è un grassone con il naso rosso, l'occhio spento e l'andatura da beone, che ordina le sue bottigliette di Coca Cola e Fanta sussurrando, come se fosse un atto illegale o scandaloso. Cosa che in un posto del genere, con una faccia come la sua, a pensarci bene potrebbe anche starci. 

Finalmente, dopo quasi una settimana di bibite dolciastre per ragazzini, S. ha gettato la maschera ed è tornato a dare del tu (a volte anche letteralmente) al suo amico preferito: un signore americano dalla carnagione scura, l'abito nero ricamato di bianco, una cascata di monili di cristallo, un piccolo copricapo aderente e fragranze speziate: Mr. Jack Daniels.
Si ode un tonfo pesante, S. è sparito. Ci alziamo e lo cerchiamo. E' crollato, ora è disteso sotto il tavolo e accanto a lui c'è la sedia, capovolta. Lo invitano ad alzarsi, lui probabilmente nella sua mente ci prova ma il corpo resta immobile. Non si è fatto male: è semplicemente ubriaco fradicio. Lo aiutano a mettersi in piedi ma non è facile, sembra che stiano estraendo un autoarticolato dal fondo di un fiume con poderosi argani. Quando si accomoda nella sua seggiolina ha gli occhi a bolla, lo sguardo vuoto, perso nei misteriosi giochi di forme e luci che vede davanti a lui, e le mani tremanti poggiate sul tavolo di plastica.
Quando rientra nel globo di realtà distorta che lo circonda cerca di alzarsi, cammina come un gorilla neonato verso il centro della strada, compie un giro di 360 gradi attorno a se stesso, barcolla, sfiora un taxi che si è fermato a pochi metri da lui per non investirlo e continua a oscillare fino a quando un turista lo aiuta a ritornare al proprio posto. Alcuni minuti più tardi ripeterà l'intera procedura dall'inizio.

La donna costantemente ubriaca siede a un tavolo, si appisola, si sveglia, borbotta, grida verso qualche sconosciuto ma nessuno le dà retta, poi continua a muovere le labbra senza però emettere alcun suono, per vari minuti. Infine, sconfitta ed esausta, riprende a russare.

Continua...

La molla - Bangkok, Thailandia

E' da un pezzo che lo straniero sbronzo gira a petto nudo. La prima della serie di sciocchezze che lo cacceranno nei guai la combina in uno di quei baretti per strada dove si servono birre e cocktail in bucket (vedi foto sopra). Ha tirato un calcio a uno sgabello: il proprietario-ragazzino non ci pensa due volte, gli assesta uno schiaffo e poi uno spintone. Lo straniero è alto e robusto ma affievolito da ore di bisbocce con i compagni Bottiglia, Lattina, Bicchiere e Secchiello: cade pesantemente e quando si alza non sembra nemmeno capire cos'è successo. 
Lo vedo più tardi, alcune decine di metri più in là. Urla, si sbraccia in gesti minacciosi all'indirizzo di chissà chi. La stradina è affollata, un po' tutti lo osservano ma passivamente: nessuno sembra interagire con lui. Lo straniero continua ad agitarsi, con foga crescente, e a un certo punto sbrocca (se quel che ha fatto finora non possa già definirsi sbroccare). Piglia un tavolino al bordo della strada, lo alza come se fosse di polistirolo, ne scardina due gambe, getta il resto e utilizza i due legni come se fossero katane. Le incrocia facendole picchiare una sull'altra, le fa volteggiare nell'aria, si mette in posa, tende i muscoli di braccia e torso, assume un'espressione da guerriero incazzato: sembra il personaggio cattivo di uno di quei filmacci di arti marziali. A vederlo c'è da vergognarsi di essere stranieri. Non smetto di osservarlo, mentre lui continua ad esibirsi nel suo triste spettacolino, caricando una molla che quando rilasciata gli schizzerà addosso con una forza che, ottimista come sembra, forse non sospetta. Purtroppo per lui infatti non sono l'unico che assiste alla scenetta.
Per quel che ne so la natura dei thailandesi li guida a evitare, per quanto possibile, il confronto aperto e diretto. La rabbia e la frustrazione non vengono sfogate come da noi con urla, gesti, espressioni facciali, sarcasmo, minacce e spintarelle: ogni sentimento tossico viene semplicemente accumulato nei serbatoi di pazienza più o meno capienti di cui ognuno è dotato. Fino a quando, come un pneumatico gonfiato oltre il limite, il sistema esplode, specialmente se si ritiene di aver subito quella che da queste parti è considerata la più vile delle onte: la perdita della faccia. In questi casi le differenze culturali non si risolvono in sottili incomprensioni e scenette buffe ma vengono espresse con valori e principi totalmente diversi dai nostri.
Vediamo un po', quali sono le linee guida per combattimenti da strada utilizzate da queste parti? Compiliamo una lista sommaria:
- 10 contro 1? Vale.
- Armati contro disarmati? Ottimo fattore di vantaggio da sfruttare senza esitazioni.
- Tentare di convincere l'amico che forse non ha ragione? Non si usa, stai con lui e picchia il suo nemico senza chiederti il perché.
- Pietà per il corpo inerme dell'avversario, privo di sensi, sanguinante, spalmato al suolo con una posa innaturale? Reazione non contemplata, quasi fuori luogo: non ci si ferma per scrupoli da ragazzina di questo tipo, si molla la presa solo a un segnale proveniente dal proprio interno, che suona quando la rabbia è stata finalmente placata. 
Mentre lo sciocco straniero continua a dimenarsi con le gambe del tavolino in mano, da un angolo buio del marciapiedi partono una dozzina di ragazzini thailandesi. Brandendo spranghe, cinghie e bottiglie spingono lo straniero in un angolo, lo mettono giù a calci e poi continuano a picchiare per tanto, troppo tempo, fino a quando non lui ma loro ne hanno abbastanza. Poi tornano all'accampamento, camminando tranquilli, sorridendo, scambiandosi sciocche battute da bulletti, senza traccia di ripensamenti o preoccupazione per la sorte di quello che hanno utilizzato come sacco da boxe e che, per quanto ne sanno, potrebbe anche essere morto. A questo punto potrebbe toccare a qualcuno del posto vergognarsi di essere thailandese: il mondo è pieno di imbecilli, se si è proni all'umano ma delicato processo di immedesimazione il momento dell'imbarazzo arriva per tutti.
Ti viene da pensare che, per quanto lui se la sia cercata, ora sono loro a meritare una lezione, e sogni che arrivi un altro gruppo, più numeroso e armato meglio, a togliere dalle loro facce quelle odiose espressioni compiaciute. Ma poi ci ripensi: che fesseria, non sarebbe più finita. Meglio mandarli affanculo in silenzio e chiamare l'ambulanza.
Quello che succede ora però è interessante: un altro turista e una ragazza thailandese accudiscono lo straniero, lo fanno sedere, cercano di fermare il sangue, fino a quando arrivano gli infermieri che lo disinfettano e lo bendano. Queste due persone hanno dato a tutti, thailandesi e non, l'occasione per smettere di vergognarsi delle proprie origini. Giunge il momento per il ferito di salire in ambulanza e recarsi in ospedale (credo anche per pagare il conto), ma lui non ci pensa nemmeno, sorride sprezzante, si toglie le bende come Lawrence d'Arabia che si srotola il turbante, ringrazia sbrigativamente, saluta gli infermieri increduli e si avvia, sorprendentemente vigoroso, verso nuove, stupefacenti, ingegnosissime idiozie.

Dagli alcolizzati/2 - Bangkok, Thailandia

Foto di Adam Foster (CC)
L'intera serie "Dagli alcolizzati" è dedicata a Jack London, autore di "Memorie di un bevitore" (Titolo originale: "John Barleycorn").

Continua da qui.

Le scene che seguono sono state osservate in date diverse e sono qui riportate in sequenza casuale.

C'è un gruppo di spagnoli seduti attorno a un tavolo, non sembrano alcolizzati ma si sono conformati all'atmosfera del posto ordinando birre a ripetizione nel primo pomeriggio. Apparentemente si sono conosciuti qui e decidono di fare una foto ricordo. Si rivolgono alla donna costantemente sbronza per lo scatto. Purtroppo sarà una brutta sorpresa, per loro si intende, non per me o per chiunque altro sia già stato qui. Lei afferra la macchina, e questa per gli spagnoli sarà l'ultima notizia positiva. La osserva come se fosse il frammento pulsante di un misterioso asteroide. Un velo grigio, un'espressione confusa cala sui volti degli spagnoli, che cercano di dissipare l'imbarazzo offrendole dei consigli random. "Quel bottone lì!" "Questa angolazione qui!" "Con questo sfondo!" Lei finalmente esce dal suo stato di trance e si decide a provarci. Dopo vari tentativi falliti tra manovre goffe e barcollamenti è pronta a scattare. Come al solito sta piovendo e l'ombrellone che ripara il tavolo degli spagnoli ha un foro da cui cade un cilindro d'acqua spesso e continuo, giusto davanti all'inquadratura. Lei non lo vede, così come non vede tutti gli altri dettagli non inclusi nella scenografia del film che va in onda nella sua mente. Gli spagnoli si sbracciano, le fanno cenno di spostarsi un po', indicano l'acqua. Lei fraintende, crede ci sia qualcosa che non va con la macchina e la osserva rigirandosela tra le mani, come se non si ricordasse più come diavolo sia finita lì, buttando all'aria tutto il lavoro fatto fino a quel momento. Fortunatamente arriva un suo collega sobrio - beh, quasi - le toglie la macchina dalle mani e nel giro di trenta secondi la foto è fatta. Il lato positivo di questo stato di sbronza permanente è che risparmia al soggetto umiliazioni e risentimenti: quando il flash si accende l'alcolizzata si è infatti già accoccolata sulla sua seggiolina, dimentica di tutto.

Lo stesso tavolo a cui stavano seduti gli spagnoli di solito funge da punto di ritrovo per i più pittoreschi clienti del bar: un'accozzaglia di ubriaconi occidentali che non avrebbe per niente sfigurato in uno dei più sordidi saloon del vecchio west. Nel primo pomeriggio il tavolo è già colmo di bottiglie vuote di whisky e birra e verso sera vengono messi in scena gli spettacoli più patetici e indimenticabili.
Uno di loro è S., un nord europeo che bazzica da queste parti da una decina d'anni. S. è appena tornato a Bangkok, portando con sé un sacco pieno di vestiti e altri regali. Lo accolgono tutti con risatine, urletti e saluti. La versione sincera e disinteressata dell'entusiasmo locale (ce ne sono anche altre di più o meno subdole). Lui ricambia con dei fantastici sorrisi totalmente privi di dentatura anteriore. Quando ha finito di distribuire i suoi doni si siede e ordina una Schweppes. Una Schweppes! Questa è una novità sorprendente per chi ha osservato certe sue prestazioni con bottiglia e bicchiere, di cui avremo sicuramente modo di parlare in seguito. Probabilmente è appena sbarcato dall'aereo e non si sente troppo bene, non trovo altre spiegazioni per un comportamento così insolito.

Uno straniero con un tatuaggio grande come tutta la schiena si alza dal tavolo, solo con il corpo però, l'anima infatti non sembra volerlo seguire. Sta fermo sul posto, in piedi, barcolla, quindi afferra lo schienale della sedia di plastica che si piega pericolosamente sotto il suo peso. Poi si appoggia al corpo di un amico, un po' meno ubriaco di lui. Ci sta aggrappato per qualche minuto, apparentemente privo di sensi, quindi si riprende, lo abbraccia con slancio e finalmente lo bacia. Se ne vanno collegati come fratelli siamesi (nel senso medico-scientifico del termine, non di "thailandesi", cioè di qui).

Continua...

Dagli alcolizzati - Bangkok, Thailandia

L'intera serie "Dagli alcolizzati" è dedicata a Jack London, autore di "Memorie di un bevitore" (Titolo originale: "John Barleycorn").

C'è un localino a Bangkok, un po' ristorante e un po' bar. La cucina è aperta fino alle quattro di pomeriggio, dopodiché, fino a mezzanotte, si serve solo da bere. I tavoli sono quasi tutti disposti all'aperto, all'ombra degli alberi e di qualche ombrellone bucato. E' una di quelle tipiche attività thailandesi a gestione familiare, con due o tre persone che danno una mano. Un posto come molti altri nel Sudest asiatico, con le sedie di plastica ondeggianti, i tavolini traballanti, i menu in inglese con le foto buffe e gli errori di ortografia, il pavimento sconnesso e la fauna sgradita. Un posto ordinario, penserete voi. Beh, ordinario solo in apparenza.
Parte del personale lavora solo per il ristorante, altri invece continuano fino alla chiusura. Osservando con attenzione si potrà notare che, così come molti dei clienti fissi, anche chi si occupa della sezione-bar ha degli evidenti problemi di alcolismo. Alcuni di giorno sono sobri, ma in preda ai postumi della sbronza della sera prima. Altri invece passano da una ciucca alla successiva senza pausa, come una canzone in modalità repeat che ricomincia all'infinito. C'è una ragazza mingherlina con la faccia deturpata dalle occhiaie, una signora che striscia i piedi mentre si muove tra i tavoli, il gruppetto di clienti regular, tavolo costantemente prenotato, che bevono il primo bicchiere ben prima di mezzogiorno e continuano fino a notte, ma il caso più sconcertante è una donna sui quarantacinque anni che come molte asiatiche da lontano potrebbe sembrare una ragazzina. Di solito a mezzogiorno ha già fatto il pieno. Se ne sta seduta all'ombra, tra il frigo delle bibite e il banchetto delle bevande calde. Ogni tanto si alza per svolgere le sue mansioni, che ovviamente non includono le ordinazioni e il maneggio delle portate. Lancia i menu sui tavoli dei nuovi arrivati, raccoglie i piatti sporchi in una cesta di plastica, che preleva e risistema ai piedi di un alberello. Quando la cesta è colma la porta in cucina. Ogni tanto prende una scopa e spazza il pavimento, senza usare la paletta ma scagliando semplicemente la spazzatura sulla strada. Quando pulisce tra i tavoli, non riuscendo a controllare con precisione i movimenti della ramazza, fa il solletico ai piedi dei clienti, quasi tutti infilati in un paio di ciabatte.
Una volta mentre pranzavo si è scatenato un temporale monsonico. Alla mia destra sedeva una coppietta di fidanzatini coreani sotto un ombrellone che grondava acqua. Ho estratto il cellulare e mi sono preparato a scattare una foto, ma proprio quando ero riuscito a trovare l'angolazione giusta, che abbracciava la coppia, l'orlo dell'ombrellone e un settore di cielo plumbeo, qualcuno mi ha dato due colpetti sulla spalla. Mi sono girato perdendo la posizione e mi sono ritrovato a tu per tu con l'ubriacona che mi sorrideva - mettendo in mostra un paio di gengive sdentate che non avevo mai notato e che avrei continuato volentieri a non notare - e a gesti mi chiedeva di non perdere tempo con coreani, monsoni e paesaggio ma di scattare piuttosto una foto a lei. Sorrideva civettuola, cambiava posa inclinando la testa, stringendo le spalle e spingendo in fuori il petto piallato (sbandando a ogni movimento a causa della sbornia) e indicava il proprio volto affinché non mi sbagliassi, o forse affinché non si sbagliasse lei. Ho riso per non mandarla affanculo, anzi con una risata che l'ha proprio mandata a fare in culo, e mi sono girato di nuovo verso il mio soggetto ma, come spesso succede in questi casi, la magia del momento era già sfumata. Quando stavo quindi per sussurrare un vaffanculo vero e proprio mi sono bloccato, pentito della mia antipatica irritazione, e mentre mi accingevo a farle finalmente quel piacere che non mi costava nulla lei si era già dimenticata tutto, com'è tipico degli alcolizzati, si era andata a sedere nell'angoletto al fresco ed era sprofondata nel suo languore narcolettico. Meglio così: visto come ondula ogni volta che sta in piedi la foto sarebbe comunque venuta mossa. E poi certe scene patetiche è meglio non immortalarle.

Continua...

Confucio e le sbronze - Kunming, Cina

Lo straniero è già brillo quando entra nel locale. Gira attorno alla pista, fiancheggiando i tavoli. Dei cinesi lo chiamano, gli allungano un bicchierino. Lui sorride, lo afferra e brinda con un uomo, ma quando accenna al brindisi con il ragazzo a fianco il primo lo blocca e gli chiede di bere. Altro bicchierino, altro brindisi e così via con tutti i membri del gruppo. È whisky con te verde, un cocktail mediocre, ma dolciastro, alleggerito, che va giù fluido.
Il risveglio è un viaggio inter-dimensionale. Come spesso gli accade da quando sta in Cina, si sveglia spaesato, in un luogo sconosciuto. Questa volta però la sensazione non svanisce. Sdraiato sul divano fissa immobile il soffitto: poco fa ha sognato il vomito che ha in faccia. Gira la testa sfidando l'emicrania e vede due ragazze che dormono su un letto: una di loro era al tavolo di ieri. Alza la coperta: indossa solo dei boxer, nota imbarazzato che non sono suoi. Non è ancora riuscito a mettere assieme il mosaico quando tocca con le dita una ferita sulla fronte. 
Barcollava quando camminava all'esterno del locale. Le ragazze lo hanno aiutato a salire sul taxi ma al momento di dare le indicazioni al conducente il cervello si è spento e lui è crollato sul sedile. Con l'aiuto del tassista lo hanno trascinato a casa. Sulle scale è caduto e ha battuto la testa.
Altri stranieri in passato sono stati narcotizzati e derubati, ma i suoi soldi e le sue cose stanno su un tavolo. Le ragazze portano da bere e hanno cucinato qualcosa. Lo hanno pulito e svestito, mandato gli abiti in lavanderia. È un atteggiamento che in occidente può sembrare normale, ma in Cina certe cose non vanno date per scontate.

Come spiegato un questo blog, tenuto da un italiano che vive in Cina, se si vuole capire quel che succede in questo paese, bisognerebbe sempre ricordare la frase seguente:
<<君君、臣臣、父父、子子 (jūnjūn, chénchén, fùfù, zǐzǐ)
Wikipedia dice che una traduzione potrebbe essere
There is government, when the prince is prince, and the minister is minister; when the father is father, and the son is son.
(Confucio, Analects XII, 11)
[...]
L’ordine nella società umana nasce dal rispetto delle gerarchie
[...] e Confucio ci dice anche qual'è l'ordine di importanza:
  1. Tra governante e suddito
  2. Tra padre e figlio
  3. Marito e moglie
  4. Tra amici
  5. Tra fratelli
Come si vede non c’è traccia degli “altri”, quelli di “ama gli altri come te stesso”>> (*)

Allo straniero sbronzo quindi è andata bene. Anche in Cina, almeno alcune volte, le eccezioni intervengono a confermare le regole.

(*) Da Itariajin. Sul tema consiglio la lettura di Altruismo e di Civiltà

Primavera 2007

Ritratto di Confucio di Wu Daozi, 685-758, Dinastia Tang

Una questione di forma - Bangkok, Thailandia

Sei in un bar all'aperto, sono le due di notte, la calura del giorno ha rilassato le ganasce: siedi con gli amici e vi fate quattro chiacchiere, una Singha grande è proprio quello che ci vuole. Il cameriere dissente, è già troppo tardi e quando stai per rifilargli la tua smorfia sconsolata, aggiunge però che puoi ordinarla in bottiglie piccole. Freni i muscoli del viso prima che sia troppo tardi e li risistemi in un sorriso di quelli standard, che potresti classificare con codici alfanumerici. Questo è il DX-7, bocca aperta ma non troppo, mani a mezz'aria con i palmi verso l'alto, significa: "chi se ne frega...vanno benissimo anche quelle!" Torna con le birre, e altrettanti bicchieri, tu sventagli la mano...quelli non ci servono. Lui versa e sorride, scuote il capo e versa, poi se ne va portando via i vuoti. Ma non l'hai ancora capito? C'è una legge sugli alcolici, non si può trasgredirla così sfacciatamente. È una questione di forma: la birra va bene, ma le bottiglie sul tavolo, quelle no!

Foto di Fabio Pulito

Viagra precoce - Bangkok, Thailandia

Afferra il pacchetto, estrae cinque sigarette, ne distribuisce quattro e una se l'accende. Poi alza il bicchiere, ma qualcosa non va, ci dà un'occhiata e vede i resti del giaccio. Si concentra sulle bottiglie e si prepara un altro drink. Ride, scherza, beve, fuma. Adocchia una ragazza con cui ci proverà. Il ragazzo europeo è a Bangkok per uno stage. Ma i due mesi di tirocinio più che nella finanza, lo hanno gettato nel pantano delle notti decadenti.

Nei giorni feriali fa fuori litri di birra, mentre il fine settimana son bottiglie di whisky. Si riduce a uno straccio, dimentica che sta facendo, telefona a caso e cammina barcollando. Ma se incontra una ragazza e capisce che ci sta, non si tira indietro e si aggrappa al Viagra. Bello, alto, tirocinio all'estero: proviene da una delle regioni più ricche del mondo e un domani potrebbe essere una persona di successo. Ma si sbronza ogni giorno e usa già il Viagra. 
Ha ventiquattro anni, che farà da vecchio? Comunque vada sarà in buona compagnia: ne ho già incontrati tanti di tipi come lui.