Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta vita notturna

Ritratto


Sto seduto su uno sgabello, al bancone di un locale thai, sorseggiando il Negroni che il barista mi ha appena preparato - buono il Negroni. Dopo qualche minuto lo stesso barista mi allunga un blocchetto per appunti che sa di scuole medie anni '80. Sulla pagina aperta c'è uno sketch a matita.
È un volto, di profilo.
Spalanco la bocca sorpreso, e poi gli sorrido.
Quel volto è il mio.
Non so quanto mi somigli, ma sono sicuramente io. E meno mi assomiglia, più mi piace l'idea, perché significa che osservandomi e liberando la sua creatività ha saputo immaginarmi a suo modo.
Non so nemmeno se sia un buon disegno, tecnicamente parlando. A me piace, però non me ne intendo. Posso avere un'opinione competente su un testo, un pensiero, un film, una musica, ma di disegno ci capisco poco. Per me tutti gli sforzi di GENUINA creatività sono bellissimi. I disegni della mia nipotina mi sono sempre sembrati opere d'arte, nel loro genere.
In un mondo in cui devi stare all'erta e defilarti per non finire come comparsa in una "video story" del cazzo, imbattersi in qualcuno che ti fa un ritratto, mentre tu neanche te ne accorgi, è un gradevole ritorno al passato. Un ritorno al passato che nel disorientamento del presente sa di auspicio per il futuro.
Complimenti al "bartista".

Ode alla birra piccola


Chi, come me, al bar ordina birre piccole viene spesso guardato con sospetto se non addirittura ridicolizzato da chi consuma invece birre medie. Io resto sempre un po' perplesso: non capisco se costoro hanno problemi con l'aritmetica delle scuole elementari o se sia una questione dogmatica relativa ad una qualche religione che non conosco.
Alla fine della serata, infatti, loro avranno bevuto N birre medie e io avrò bevuto N x 2 birre piccole, quindi la stessa quantità di liquido e di alcol. Forse avrò speso un po' di più, ma non necessariamente. E comunque non sembrano farne una questione di risparmio, bensì di virtù o addirittura virilità (si tratta infatti quasi sempre di uomini, raramente di donne).

A tal proposito volevo ricordare ai presuntuosi sapientoni che:
- il volume delle due birre piccole che bevo io equivale a quello della vostra birra media, quindi la vostra scelta non implica che siate bevitori più forti e non vi rende più erculei: stiamo parlando della dimensione di un bicchiere, non di quella del vostro organo sessuale;
- mentre io mi gusto la seconda piccola, appena spinata, fragrante, frizzante e fresca, voi vi state sorbendo il culo (eh già, proprio il culo) della vostra media, slavato, svampito, intiepidito e diluito con la saliva vostra e degli avventori con cui state chiacchierando (compreso me), che ci sputazzano dentro;

Legalized! - Bangkok, Thailandia

Hanno anche il menù

L'avevo accenntato qui ma avevo rimandato l'argomento ad un altro post. Ecco il post dedicato.

Il governo thailandese ha legalizzato la cannabis. Alla fine è successo prima qui che da noi. Chi l'avrebbe mai detto? Io no, visto quello che ho sentito, osservato e provato in prima persona in più di vent'anni di viaggi. Non me lo sarei mai aspettato, men che meno dalla giunta militare che da qualche anno tiene le redini del paese.

Non so quanti poveri (e ingenui) turisti ho incontrato, che hanno dovuto trascorrere qualche ora/giorno orribile, rovinandosi le vacanze, per aver ceduto alla tentazione di farsi una canna in un luogo di cui non sanno un cazzo.

Poveri ragazzini perquisiti alle stazioni degli autobus e trattenuti per essersi dimenticati di eliminare un granello di erba dallo zaino prima di partire. Altri fermati e perquisiti di notte, in vicoletti bui, lontano da occhi indiscreti, con fare intimidatorio e con la raggelante possibilità di vedersi "piantare" qualcosa in tasca. 

La perquisizione sommaria è capitata varie volte anche a me, ovviamente senza conseguenze.

Ancora pillole di decadenza - Bangkok, Thailandia

Un palloncino gonfiato con la miscela di gas e aria

Alcuni anni fa, prima della pandemia, la polizia di Bangkok aveva preso uno dei pochi provvedimenti di cui potessero andare fieri a livello internazionale. Intendo un provvedimento serio, messo in pratica, non una semplice dichiarazione d'intenti che potesse essere spazzata sotto lo zerbino allungando una mazzetta.

Da alcuni mesi era diventato estremamente popolare aspirare a pieni polmoni il contenuto di un palloncino gonfiato con una miscela d'aria e di monossido di diazoto, volgarmente detto "gas esilarante" ("laughing gas" in inglese). I baretti sistemati alla buona lungo il ciglio della strada vendevano birra, cocktail scadenti in secchiello di plastica (i famosi bucket) e appunto i palloncini di laughing gas. La gente beveva, inalava, si ubriacava e si stordiva. L'effetto di questo gas infatti non è esattamente esilarante bensì leggermente inebriante e alla lunga anche anestetizzante e dissociativo. 

Altre pillole di decadenza - Bangkok, Thailandia

E dai, ragazzi, prendete bene la mira!

Come già detto in precedenza la zona turistica di Bangkok di questi tempi si rivolge alla clientela interna per colmare il vuoto lasciato dal turismo straniero di massa.

All'ora di chiusura dei bar e dei club vedi gruppetti di thailandesi che si avviano verso le fermate dei taxi. Spesso due di loro reggono dai lati un loro amico/a completamente sbronzo/a. Una scena da commediola romantica di serie C, materializzata nel centro della capitale siamese.

Pillole di decadenza - Bangkok, Thailandia


C'è un banchetto sul ciglio della strada, sistemato sul marciapiedi, tra la filiale di una grossa banca e un bar coi tavoli all'aperto. Tra i tavoli del bar e il banchetto giace stravaccato un vagabondo, visibilmente alcolizzato, narcotizzato e addormentato. Sta sdraiato in diagonale, con la testa rivolta verso la banca e i piedi che puntano il centro della carreggiata. La strada è chiusa al traffico e quindi non rischia di essere schiacciato sotto le ruote di un veicolo pesante, però qualche pedone distratto o uno dei mezzi a due ruote che si infilano tra la folla potrebbero passarci sopra. Tra l'altro è sera, il fondo stradale è color antracite e lui, oltre ad avere la carnagione scura, non si fa un bagno dal giorno dell'esame di terza media ed è spalmato di un denso strato di smorcia scura.

The show must go on - Bangkok, Thailandia

 

7eleven, chiuso, wow

Alberghetto-ristorantino

Torno a Bangkok dopo due anni di lontananza forzata, una versione macro del distanziamento sociale insomma. Molti mi chiedono com'è la situazione. Ecco un breve resoconto.

Innanzitutto ho visto solo Bangkok. Ho notizie di seconda mano da Pattaya, ma non so praticamente nulla delle condizioni di Chiang Mai, dell'Isan o delle isole a sud.

Il centro della capitale è abbastanza a posto. Vige ancora l'obbligo della mascherina ma se uno non la porta all'esterno non succede nulla. I centri commerciali sono aperti, gli alberghi e i ristoranti principali anche e i mezzi funzionano regolarmente. Va detto però che molti di coloro che trovavano impiego nel settore alberghiero e che sono rimasti a casa non hanno ancora ripreso a lavorare.

Per quanto riguarda la zona più turistica le vie principali sono piuttosto vivaci, almeno la sera, quando si riempiono di turisti (non ancora moltissimi) e (numerosissimi) ragazzi thailandesi alla ricerca di divertimento come se fosse ossigeno dopo un'apnea troppo lunga.

Prima del tramonto, quando sui marciapiedi non ci sono ancora i tavolini e le casse della musica, si notano delle serrande abbassate. Ma sono ogni giorno di meno.

Un vero affare! - Bangkok, Thailandia

Siete stati in Thailandia almeno una volta nella vita? Ci siete andati prima del 2016? Siete usciti la sera, dopo una giornata a scarpinare sotto il sole tra templi e bancarelle? Vi siete seduti al baretto improvvisato, con i tavolini sul ciglio della strada e le seggiole sistemate sopra i tombini, tra liquame e spazzatura? Avete ordinato una birra Chang, bottiglia grande?

Riempire le piazze - Bangkok, Thailandia

Per riempire la piazza a Bangkok in una sera infrasettimanale bastano un giradischi, qualche birretta, due spiedini e soprattuto...un sindaco con la testa sulle spalle e dei residenti che invece di rompere il cazzo con pretese di silenzio da valle prealpina riescano a vedere in una città che pulsa delle opportunità di crescita e sviluppo.
Un po' come in Piazza dei Signori a Padova insomma...credo che andrò personalmente a proporre il gemellaggio, qualcuno mi spedisca un gagliardetto al seguente indirizzo: Piazza birrette, spiedini e giradischi, quartiere che pulsa, Bangkok, Thailandia

Una sorprendente ostilità nei confronti del pedone - Hong Kong

Un pescatore all'Hong Kong Harbor e sullo sfondo la skyline semicoperta dalla foschia
E' domenica notte e a Lan Kwai Fong non c'è molto da fare. Tra l'altro come area mi sta pure un po' sulle balle. Il fine settimana si riempie di stronzi vestiti di tutto punto, col macchinone di papà e sul muso da bulldog quell'espressione strafottente che sembra dire: "Tutto questo ce l'ho perché me lo sono meritato. Insomma: perché io so io e voi nun siete un cazzo!" E i buttafuori - poveracci pagati poco e trattati peggio, magari col permesso di soggiorno appeso a quel lavoro di merda - che fanno il loro gioco, a guardare se hai le scarpe lustre o la maglietta fresca di ferro da stiro e amido, se puzzi di miseria o hai lo sguardo da disadattato, segaiolo o, peggio ancora, entrambi. Nei giorni feriali invece non se lo possono permettere di andarci troppo per il sottile; allora ti invitano a entrare, e se ti presenti in ciabatte e canottiera ci provano ancora a umiliarti, ma in modo più patetico: "Ehi, questo non va bene..." sentenziano mentre ti pizzicano la maglia con disprezzo utilizzando le punte di due dita "...la prossima volta no, eh?" Certo, certo, la prossima volta sopra la divisa da villano mi ci spruzzo pure due gocce di Eau de Letam. Ma levati di torno, stronzo, tirapiedi e pure sfigato.

Sono solo regole diverse - Thailandia (con un po' di foto)

Comprano tutto...inno alla deregulation, anche se poi sembra abbiano solo guide turistiche
Uno arriva in Thailandia e comincia subito a notare le differenze. Che caldo fa…a dicembre! A Malpensa nevicava. Qui tutto costa così poco, si mangia con un euro, a casa nemmeno il caffè mi ci viene. E poi la più sorprendente di tutte: tutto quel che da noi è proibito qui sembra permesso, o almeno tollerato. Mal che vada si può comprarlo con una mazzetta.
Si possono acquistare software e DVD piratati alla luce del sole. Copie di patenti di guida, certificati di laurea e tessere varie. Jeans, maglie e borse d'imitazione. Si può esporre l'insegna di un'attività illegale e nessuno dice nulla. Si viaggia in motorino senza casco, in quattro con bambini e cani, e la polizia, a differenza di quel che faceva nei nostri filmetti degli anni settanta, non s'incazza poi troppo. Venti ragazzini nel cassone di un pick up invece che nascondersi cantano in allegria. Dopo le due i bar non possono vendere gli alcolici, se però te li versano in un bicchiere di carta o in una tazza da tè va tutto bene. I proprietari dei locali notturni fanno a gara per chi paga alla polizia la mazzetta più grossa, affinché lasci loro aprire fino a tardi e faccia invece chiudere i concorrenti. E poi puttane, orge, viagra, cialis, kamagra, donne giovani, vecchie, fantastiche, oscene, spudorate o pudiche. Sì, perché qui ci sono anche le puttane pudiche. E poi omosessuali, bisessuali, transessuali, persino asessuali.
Ehi, qui si può davvero fare qualunque cosa - pensa il nuovo arrivato inebriato da promesse di libertà e impunità - questo è il Bengodi! Evviva! E in breve la vacanza si tramuta in una serie di guai.

La strada degli artisti grotteschi - Pattaya, Thailandia

Natale a Pattaya
C'è una stradina a Pattaya: è l'ultimo tratto di Walking Street, sul lato del porto. Se Walking Street fosse un intestino, un bel budello pieno di feci e liquame (metaforici e reali), questo sarebbe il suo retto, lo sfintere, insomma...il buco del culo, ecco.
E' un luogo piuttosto buio (ciò non sorprende, considerata l'analogia anatomica), senza bar, ristoranti e discoteche. Soltanto il lungomare da un lato e degli alberghi dall'altro. La musica dei locali vi arriva smorzata e ci si può godere un relativo silenzio. Verso sera dei giovani thailandesi arrivano muniti di chitarre, si siedono sul marciapiedi e cantano delle canzoni. Non in thailandese o in inglese, come tutti si aspetterebbero, o come succedeva fino a tre o quattro anni fa. No, questi cantano in russo. Siamo vicini a un complesso di discoteche (Mixx, Lima Lima) frequentate principalmente da turisti russi, e questi busker si esibiscono proprio per loro. In russo quindi. Folti gruppi di russi più o meno brilli si fermano ad ascoltarli e i più spavaldi li accompagnano cantando. Spesso male, è vero, ma alla fine pagano, e per questo vengono sopportati e graziati.
Poco più avanti c'è una fila di ritrattisti e caricaturisti: producono dei dipinti dozzinali che si trovano un po' dappertutto. Poco prima della grande insegna luminosa, con un po' di (s)fortuna ci si può imbattere in due dei personaggi più pittoreschi della zona.

Locale sciacallo - Bangkok, Thailandia

Foto di adaptorplug (CC)
Si può dire che ogni postaccio è un postaccio a modo suo e se si tratta di postacci la gamma offerta da Bangkok è una delle più ampie al mondo. Il film The Hangover part 2 (in italiano "Una notte da leoni 2"), ambientato proprio qui, anche se farcito di situazioni poco probabili offre un panorama di locali decadenti molto verosimile, spesso reale.
Pur frequentando la città da dieci anni ho bisogno dell'aiuto di M. - un amico turista, un visitatore occasionale - per scovarne uno che ha ancora il potere di stupirmi. Non ci sono quindi solo i bar con le ragazze vestite a tema, i locali del ping-pong show, i cabaret coi ladyboy, i go-go bar, i centri di massaggi erotici, i disco-pub e gli after-hour illegali con le squillo free-lance. Non solo Patpong, Nana Plaza e Soi Cowboy quindi...no, a Bangkok c'è pure questo!
Appena entro provo quel brivido che si prova quando ci si imbatte in qualcosa che ci intriga proprio perché ci rivolta. In un certo senso potrebbe essere inserito nell'ultima delle categorie elencate sopra, dal momento che le ragazze non lavorano per il proprietario del locale, o meglio in un certo senso lo fanno, ma in maniera indiretta, senza percepire uno stipendio né ricevere ordini o istruzioni. Alcune delle caratteristiche peculiari dell'ambiente e le dinamiche delle relazioni sociali suggeriscono però di creare una categoria apposita allo scopo di classificarlo. 
Alcuni dettagli - i tavoli, i movimenti e l'aspetto austero dei camerieri - ricordano certe taverne bavaresi. Il banco del bar potrebbe essere quello di una sagra di paese o di una festa di partito, con la lista delle bevande appesa alla parete e gli addetti affannati e dall'aria vagamente improvvisata. L'uso generoso di legno, mattonelle, luci al neon e foto kitsch di luoghi famosi (la torre di Pisa, il Colosseo, l'Arco di Trionfo) riportano invece alla mente certi bar italiani degli anni '60 e '70. La componente che interrompe questo viaggio della fantasia tra paragoni con posti lontani è ovviamente la presenza di decine di donne. Alcune hanno già vissuto tutti i giorni del loro splendore ma il numero di quelle giovani e carine, a detta di M., dall'ultima volta che è stato qui sembra essere aumentato.
Pesa nell'aria un'atmosfera lievemente squallida, da mercato del bestiame in periodi di magra. "E' un posto alquanto sciacallo" commenta M. e anche se non conosci l'espressione appena metti piede qua dentro ne afferri al volo il significato.
Le donne stanno quasi tutte disposte a semicerchio, spalla contro spalla, addossate alle pareti o al mobilio della metà del salone più lontana dall'entrata. Indossano abiti da ufficio o da sera, portano acconciature ben curate e sono truccate sobriamente, niente di volgare o pornografico. Quelle più hot lo sono in maniera piuttosto discreta. Solo poche siedono ai tavoli sparsi qua e là o all'immenso banco a virgolone che si incurva al centro della sala. Qui sta invece la grande massa dei clienti, molti dei quali visibilmente annoiati, quasi disinteressati, che sorseggiano birra, chiacchierano con gli amici o si guardano attorno, non necessariamente verso le donne.
Che differenza con i locali tradizionali dell'industria del sesso thailandese! La decadenza qui è più un concetto di design che di etica. Manca l'elemento indecente, la libido, scomparsa assieme alla teatralità eccessiva, ai colori volgari, ai giochi di luce contundenti e ai suoni che stordiscono. Ogni tanto un DJ invisibile attacca un pezzo ma per lunghi minuti la colonna sonora di questo film grottesco è quella del brusio, del tintinnio dei bicchieri, dello stridere degli sgabelli, dei rumori di fondo di un locale notturno all'ora di chiusura, quando le luci si accendono e l'ultima canzone sfuma via mentre la gente si trattiene all'interno.
Le donne cercano il contatto visivo e nella maggior parte dei casi i clienti abbozzano un sorriso imbarazzato e poi distolgono lo sguardo. O distolgono lo sguardo senza nemmeno l'effetto lenitivo del sorriso. Ma probabilmente questo è qualcosa che provo solo io per loro: le ragazze sembrano infatti essere assuefatte a questo genere di reazione.
Ogni tanto qualche uomo ne chiama una, lei - e magari pure quella che le sta accanto - risponde stupita: "Chi, io?" E poi percorre i cinque o sei metri che la separano da quello che è ben più di un cliente: è un pompiere in un palazzo in fiamme, un San Bernardo sul luogo di una valanga, un bagnino in mezzo al mare mosso. Insomma, una sorta di salvatore. A questo ritmo però soltanto il 5% di loro verrà salvato, sono troppe e troppo poco sembra essere l'interesse nei loro confronti. Le altre torneranno ad aggrapparsi al misero lavoretto che fanno di giorno, se ne hanno uno. Come verremo a sapere in seguito da un amico di M., infatti, la maggior parte di queste precarie del sesso ha delle occupazioni normalissime e le più giovani sono spesso studentesse.
Tra tutti, i giapponesi sembrano sapere qualcosa che ad altri sfugge, perché quando chiamano una ragazza questa arriva e spesso attacca a parlare la loro lingua. Un approccio molto intraprendente.
Finite le birre, prima di andarcene facciamo un salto in bagno, un tugurio seminterrato in linea con lo stile del locale. Un canaletto di scolo lungo la parete piastrellata funge da orinatoio. A fianco ci sono due di quei disgustosi sgabuzzini asiatici per le signore. Cinque baht per entrata ma se ne paghi venti hai l'accesso illimitato. Chi potrà resistere qua dentro tanto a lungo da aver bisogno di andare al bagno più di quattro volte, condizione necessaria affinché l'investimento sia profiquo? Un'altra soffiata ci svelerà anche il mistero nel quale si avvolgono quelle coppiette che invece di scendere verso gli inferi del cesso immondo salgono la rampa di scale in direzione opposta: ai piani superiori c'è un infimo alberghetto ad ore dove si consumano transazioni più o meno oscene.
Usciamo e appena saliti gli scalini Bangkok ci tira un ceffone di calore, umidità, odori e frastuono riscattandoci all'istante da quello strano torpore che ci aveva ammantati. Era come se il locale sciacallo ci avesse narcotizzato. Forse eravamo soltanto sbalorditi, ma può darsi che sia stato invece l'ennesimo incantesimo di questa città dai poteri misteriosi.
Dopotutto la chiamano Città degli Angeli: l'ingrediente mistico da qualche parte dev'esserci.

Infuriato - Bangkok, Thailandia

Foto di humblenick (CC)
"Sawat-dee-krap, pai Khao-San dai mai krap?"
Il tassista annuisce e io mi siedo nel retro con una lattina ghiacciata di Leo in mano. Dal Major Cineplex al Central Mall è la solita, tranquilla corsa notturna di Bangkok, poi un'auto sbuca all'improvviso da Lat Phrao rd e ci taglia la strada. L'autista emette un suono gutturale e sbatte giù il pedale del freno. Sono sorprendentemente calmo - non so se a causa dell'effetto sedativo delle birre del sabato, per il fatalismo innato, o un po' per entrambi - mentre l'auto rallenta rapidamente, slittando appena, fino a che il nostro paraurti anteriore finisce per baciare con dolcezza quello posteriore dell'auto pirata.
Ne siamo usciti abbastanza bene - beh, io almeno - ma lo so che non è finita qui: già mi immagino lo scenario peggiore e spero che l'altro veicolo si fermi al più presto. Invano: quello se ne va a tutta birra, come se non si fosse nemmeno accorto di quel che è successo. E il mio autista, senza nemmeno una cerimonia di apertura, ha già dichiarato l'inizio del tempo dell'inseguimento.
L'alta velocità mi rende nervoso, specialmente se non conosco chi guida e questi è infuriato. Non lo dà molto a vedere ma io so che lo è. A differenza di una sua ipotetica controparte italiana - che darebbe sfogo alla sua frustrazione con una litania di carattere mistico-eretico - lui emette soltanto dei suoni monosillabici, guidando nervosamente, accelerando e sterzando a intermittenza.
A un certo punto segue il veicolo fuggitivo infilandosi in una strada che non ci condurrà sicuramente dove gli ho chiesto di portarmi, ed è in quel momento che esco dal mio stato di trance e comincio a urlare: "Fermati, fermati immediatamente!" Lo dico in thailandese, in inglese, in italiano, in cinese e in spagnolo. Alla fine lui ferma l'auto vicino al bordo della strada ma ho il sospetto che non l'abbia fatto perché i suoi antenati arrivarono nel Regno del Siam da Toledo o Madrid.
Scendo in fretta. Lui fa altrettanto, senza minimamente curarsi di me, e va direttamente a controllare i danni. Mi ha fatto passare cinque brutti minuti, me ne frego completamente di lui e quando metto gli occhi sul primo taxi libero lo fermo.
Ora che sono in salvo ripenso con più distacco a quel che è appena successo. I tassisti di Bangkok spesso non sono i proprietari delle auto che guidano: le prendono in affitto da una ditta e in casi come questo si vedono probabilmente detrarre la somma dei danni dall'incasso.
Bevo un sorso della birra che ormai è diventata calda e in silenzio gli auguro in bocca al lupo: speriamo che l'auto ne sia uscita indenne, così come abbiamo fatto noi.

Tonalità d'angelo - Kuala Lumpur, Malesia

Foto di Neil Krug (CC)
Chiudo il libro, sto per spegnere la luce, ma mi accorgo che non ho abbastanza sonno. I suoni della strada penetrano attutiti attraverso le fessure degli infissi, c'è gente che si diverte in giro: domani è festa a Kuala Lumpur, io però insegno lo stesso. 
Infilo le ciabatte ed esco dalla stanza. L'arredamento fa abbastanza schifo ma l'appartamento è grande e una volta tanto non lo devo condividere. Afferro una sedia in sala e la porto in terrazza. Ci sono almeno 25 gradi e indosso solo un paio di boxer ma le luci sono spente e sto all'ottavo piano, non mi possono vedere e se mi vedono sono soltanto un'ombra: un ombra vestita e una nuda sono uguali. 
Basta un'occhiata e mi accorgo - per l'ennesima prima volta - che una terrazza con vista in effetti è una figata. Qui sotto c'è un incrocio, un nodo raffazzonato di piccole strade non regolato da un semaforo: subisce il peso del traffico solo quando c'è vita notturna, proprio come stanotte. Auto, moto e taxi procedono alla velocità dei pedoni, alla ricerca di un parcheggio o della via verso casa. 
Non fumo quasi mai ma ora mi accendo una sigaretta. Le sigarette se non hai il vizio sono fatte per questo. Fumo, osservo e scrivo frasi nella mente, in italiano, in inglese, in spagnolo, con caratteri cuneiformi e ideogrammi, senza poterle salvare, come in modalità offline. Magari se osservo bene localizzo pure quelle ragazze russe. 
Alcune ore fa, mentre scroccavo il segnale wi-fi nella lobbie, sono uscite dall'ascensore ridendo e canticchiando, accompagnate dai loro amici modelli, delle specie di sculture in bronzo semoventi. Mi sono passate davanti e borbottavano, probabilmente erano brille, magari mi prendevano per i fondelli: me ne sto sempre in disparte, a scrivere al PC o in giro per il quartiere, non do confidenza come gli altri uomini del palazzo. Che sfigato, penseranno, magari pure stronzo: beh, sfigato va bene, magari sarò anche un po' stronzo, ma soprattutto...io sono timido! Poi quella che siede spesso vicino a me col portatile - vestita sempre con maglietta e pantaloncini corti, acqua e sapone e coda di cavallo - si è girata e quasi non la riconoscevo: abbigliamento nero e attillato, capelli sciolti che finalmente scendevano lunghi e mossi, truccata sobriamente, come si truccherebbe un angelo. Saltellando come se ballasse, anzi no, come una bambina con le amichette in giardino, mi ha sorriso e ha agitato la mano. All'improvviso sulla superficie di contatto tra corpo e sedia ho provato una sensazione di liquefazione, non come se stessi sudando o sanguinando, proprio come se la mia pelle e i muscoli si stessero sciogliendo, poi è stato un susseguirsi di cambiamenti, di temperatura, di intensità luminosa, di tonalità di colore, di percezione dello spazio, quasi come se una nuova dimensione si fosse introdotta in questo mio piccolo mondo, e alla fine ho capito: ero totalmente rincoglionito. Non ho fatto in tempo a dire nulla e temevo di esserle apparso sgarbato ma quando ho ripreso possesso delle varie parti del mio volto vi ho trovato stampato sopra un sorriso che quasi mi decapitava: se lei non l'ha notato non era soltanto ubriaca ma completamente persa in un viaggio iperspaziale. Lo sapevo bene che non era il caso di farsi illusioni per il futuro, ma il presente l'ho succhiato fin quasi a sentire il rumore di una cannuccia che aspira le ultime gocce di un frappè.
L'ingorgo si snoda, il gruppo di ragazzi alticci si scioglie, gli angeli russi non li ho visti ma ne passano degli altri: cinesi fluorescenti, indiane mimetizzate con la notte, alternate a malesi di varie qualità di cioccolato. Tirate a lucido e pettinate, alcune barcollano un po', stringono le borsette per non perderle o ci si aggrappano per non cadere: da quassù, in penombra, sembrano tutte belle. 
Scatta l'allarme di un'auto, una di quelle sirene che ogni tanto mi sabotano la siesta, questa volta però non sono a letto ma in terrazza, e per giunta in panciolle: me lo godo come se fosse una colonna sonora un po' sfasata. Poi mi scappa uno sbadiglio ed è il segnale che aspettavo, raccolgo il mozzicone e metto a posto la sedia. Sciabatto a tentoni il percorso a ritroso verso la stanza. 
Ora posso andare a dormire: una terrazza al buio e lo strascico di un sorriso hanno rimboccato la serata.

Ci sono riusciti - Guangzhou, Cina

Aeroporto di Guangzhou, di Fabio
È una di quelle notti in cui ti lasci trasportare dal profumo del vento, dagli incontri, da quel che la vita ti mette a disposizione, non per l'anno prossimo o per domani, ma sul momento, su quel marciapiedi, molte ore prima che il giorno arrivi a farti razionalizzare tutto. E la cosa, almeno per me, riesce meglio quando sto all'estero, preferibilmente in un luogo in cui non conosco nessuno, non ho alcun aggancio, alcuna boa a cui aggrapparmi quando la corrente mi trascina alla deriva. Se poi gli eventi si snodano in Asia, o meglio ancora in Cina, dove nemmeno gli appigli culturali ti danno una mano, il tutto è ancora più rischioso, succulento ed eccitante. 
Il posto giusto, almeno per questa notte, è Guangzhou, una città dove la maggior parte degli stranieri sbarca attratta da quel colosso sproporzionato che qui chiamano fiera. Per cercare fortuna, fare soldi, spremere una delle tette meridionali di questa mucca, la Cina, che sembra crescere in maniera incontrollata, vittima di qualche cellula impazzita. E dove io, non per fare l'originale ma per naturale matrice cialtrona, sono arrivato per caso, proveniente da Hong Kong e diretto a Kunming, una località del sud ovest dalla cui tranquillità mi lascio cullare da ormai più di un anno.

Stanotte finisce quando lo dice l'alba

Ieri è crollato, sopraffatto dal sonno. Ha lottato a lungo contro il peso delle palpebre, poi si è ricordato le parole degli amici. Di che ti preoccupi? C'è sempre domani. Non ne è sicuro, diffidente cromosomico. Ma alla fine hanno sempre avuto ragione. Oggi però non ci sono scuse. Ti sei riposato, niente lavoro: stanotte finisce quando lo dice l'alba. Ma che senso ha? Starete pensando. Che senso? Come...risponde lui. Domani, come dite voi, probabilmente ci sarà. Ma dopodomani...io...beh, che ne so?

Immagine "Dancing 'til dawn" di Marianne Millar, da Allposters.com

Senza fissa identità - Kuala Lumpur, Malesia

Changkat Bukit Bintang è una via secondaria appoggiata su un piano dolcemente inclinato. Sbuca dal quartiere degli hotel di lusso, tra saloni di massaggi e centri commerciali, per arrampicarsi su una scala di ristoranti e bar, verso il cucuzzolo di quella collinetta. È un'area dinamica, senza fissa identità, come un volto che ogni mese cambia occhi o naso. Sul marciapiedi i camerieri ti invitano a fermarti e se il locale ti piace è meglio che li segui: le attività da queste parti hanno la vita di un insetto, quel posto domani potrebbe non essere più lì.

Foto Bukit Bintang di Esther Lim (CC), da wikipedia.org

Lo spettacolo infinito - Bangkok, Thailandia

Solo Bangkok può proporre certi numeri ogni notte. Mentre l'alba spalma il mondo con olio e tinte grigie, gli ultimi clienti vacillano fuori dal locale, trascinando con i piedi anche la lingua e lo sguardo. Indugiano in strada schivando taxi e scocciatori. Sono gruppi dinamici, pervasi da una qualità fluida: uno perde un membro per acquistarne due, mentre un crocchio più grande, un tassello dopo l'altro, si riduce ad una coppia e poi ad un solo ubriaco, che scompare serpeggiando senza fare rumore.

La veranda di questo ristorante è un punto perfetto per dominare con lo sguardo l'intera scena. Lorenzo sorseggia un frullato ghiacciato. Sediamo senza guardarci, uno accanto all'altro e osserviamo lo spettacolo che apre il nuovo giorno. Dietro una fortezza di bottiglie di birra si nasconde una faccia dai tratti complessi. Il tocco sintetico, il tono grigio-fango, le linee distorte di bocca, occhi e naso devono essere il risultato di una notte pesante. I quattro o cinque litri di birra Singha, le cui prove stanno vuote e bagnate sul tavolo, sembrano completare una catena di eventi cominciata ore fa in una stanza d'albergo per dipanarsi in una serie di locali equivoci e bui.

L'alveare - Il Cairo, Egitto

Ramadan al Cairo è un periodo curioso. Passato il tramonto, a causa dell’Iftar, le strade e le piazze sono semi deserte. Svaniscono in un sogno il consueto frastuono e quell’atmosfera da San Siro ad un concerto di Vasco. Se attraversi una strada puoi farlo tranquillo, senza scattare come un gatto tra le auto in tangenziale.

Ma qualche ora più tardi, diciamo all’una, se scendi dall’hotel per mangiare un boccone, varcato l’uscio vieni calamitato da un vortice di suoni, luci ed odori, che osservi impalato con gli occhi strabuzzati. Fino a notte fonda i negozi sono aperti e la gente si accalca davanti alle vetrine, a caccia di scarpe, abbigliamento e dolciumi. La cosa che sorprende è la varietà dei passanti. Non ci sono soltanto uomini maturi, ma pure vecchietti dal passo trascinato e mamme con bambini che fanno la spesa.

Un intreccio di flussi ha invaso ogni spazio. Si scorrono addosso, incrociandosi, attorcigliandosi, scontrandosi e ostacolandosi come mille bisce d’acqua che fuggono all’infinito, di diametro in diametro, all’interno di una bacinella in un mercato vietnamita. Chi ha un po’ di fretta e in preda all’impazienza ha già picchiato le scarpe contro i tacchi di un passante, decide di effettuare un taglio laterale e sfidare i cordoni di veicoli ammaccati. Agli incroci maggiori i flussi si intersecano e come sullo schermo di un vecchio videogioco attraversano a scatti con sequenza alternata.

Poco prima delle due te ne torni in albergo e l’attività dell’alveare non si è ancora placata. Quando sei al buio, sotto le lenzuola, attraverso le fessure tra le ante delle finestre, filtrano ancora, tra i vapori speziati, gli acuti dei clacson, gli strilli degli ambulanti e il rombo baritonale del rumore di fondo.

Questa è Il Cairo durante il Ramadan, qui la ninnananna la cantano così.


Foto pasticceria a Il Cairo, di Fabio Pulito