Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta samui

Italiani in Thailandia/1: i vacanzieri - Koh Samui

Il geometra toscano è un uomo di mezza età, dal sorriso cordiale e i capelli argentati. Gli dico che ho una laurea in ingegneria: lui mi diverte con una serie di aneddoti sulla rivalità tra le due categorie a Firenze e dintorni. Vorrebbe conoscere una ragazza thai ma è un po' spaesato e non sa da dove iniziare. È stato sposato per molti anni e si sente un po' imbranato nelle tecniche d'approccio. Nei bar con le working girls non è mai entrato: i locali di quel tipo lo mettono a disagio.

Un paio di giorni dopo ha qualcosa da raccontarmi: la sera precedente è andato a bere una birra ai baretti con i lettini affacciati sul mare, dove servono cocktail sotto la stellata.

Ha finalmente trovato un'occasione per buttarsi: ha scambiato dei sorrisi con una ragazza, poi l'ha salutata e quella gli ha risposto. Nessuno dei due conosce bene l'inglese, ma gli interessi coincidevano...e sono finiti nel suo bungalow.

Italiani in Thailandia/0: un burino all'estero - Koh Samui, Thailandia

Sto seduto al computer in un'agenzia di viaggi quando qualcuno entra cantando “Nel blu dipinto di blu”. Potrebbe anche essere una scena simpatica se non fosse per l'angolazione volgare e strafottente impressa dal soggetto all'esibizione. Lo ascolto mentre cammina tronfio fino al banco e senza salutare né chiedere nulla continua a cantare.

Quando ha finito una strofa dice all'impiegata di voler effettuare una chiamata internazionale. “Che paese?” gli chiede la ragazza. “Italia” risponde lui. E poi aggiunge: “Foggia!”.

Credendo che nessuno capisca l'italiano, o che chiunque lo sappia sorrida divertito, il burino inizia ad imbastire un monologo immondo, utilizzando anche espressioni in dialetto pugliese. Un miscuglio di insulti e riferimenti sessuali, con note razziste nei riguardi della ragazza. Il tutto condito con un tono da spaccone.

Una flebo di linfa vitale - Golfo del Siam, Thailandia

Non c’è rollio né moto di beccheggio, il traghetto scivola dall’isola alla costa, tagliando la calura sul golfo del Siam.

Il motore sbuffa e la barca rallenta, io scollo la schiena dal sedile in velluto. Dal ventilatore giapponese si sviluppa un cono in cui mi rifugio per sfuggire a questo forno. Nemmeno la brezza che fa solletico al ponte indebolisce la presa dell’afa snervante.

Il pilota manovra facendo percorrere allo scafo delle lente mezzelune di avvicinamento al molo. Una colonna di pneumatici riveste un pilastro. La gomma è sgualcita e ridotta a brandelli. Con gli altri passeggeri osservo dal parapetto la complessa manovra d’avvicinamento. Lo scafo arrugginito si appoggia alla struttura stiracchiando le fibre di un pneumatico malmesso. Alcuni frammenti di staccano dal pezzo e si infilano muti tra le piccole onde.

Facendo perno sulla colonna di legno il traghetto lentamente si mette in linea con il molo. Si abbassa il portellone da cui sfilano le auto. Sopra il pontile una pezza di juta sbuffa nuvolette ad ogni passaggio. Tutto attorno a me riflette il grigio del cielo.

Borse in spalla barcollo sulla passerella, attraverso il ponte che cigola e traballa e percorro il corridoio che ci collega al piazzale. Passo dopo passo, senza volare, percorro verso l'alto la penisola malese. Samui-Surat, Surat-Hua Hin, poi l’ultimo pulmino che mi porta a Bangkok, zigzagando tra caldo, palme e baracche, con l’acqua e la polvere sotto le scarpe.

Il viaggio è noia, pensieri e paragrafi, il viaggio è una flebo di linfa vitale.


Foto Koh Samui, di Fabio Pulito