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Johor Bharu - Malesia, 16 settembre 2003

Sto facendo colazione con roti canai e caffè in un ristorantino davanti alla Convent School. Autobus scolastici, taxi e auto private scaricano numerose ragazze all'entrata dell'istituto. Le studentesse cinesi e indiane indossano una uniforme celeste su una camicetta bianca, la gonna arriva al ginocchio. Quelle musulmane hanno il capo coperto da un 'tudong' bianco e il corpo fasciato da un candido camice che - dal ginocchio in giù - lascia spazio ad una lunga gonna celeste.
Mi colpisce il fatto che sia una scuola a carattere realmente misto - mi riferisco alle etnie, non ai sessi - pur con i compromessi relativi alle uniformi, che uniformi in senso stretto non sono. Assieme alla NEP era stata attuata nei primi anni '70 anche una riforma del sistema scolastico che aveva imposto il 'bahasa malaysia' come unica lingua di insegnamento nelle scuole malay, escludendo quindi l'inglese. Le scuole cinesi potevano continuare invece come prima. La riforma stabiliva inoltre un limite minimo - molto elevato - di studenti 'bumiputera' nelle università statali. Come conseguenza le famiglie della comunità cinese - ricca e urbana - mandarono i loro figli in istituti cinesi - statali per le elementari e privati per le medie e l'università. Da allora nella maggior parte dei casi i bambini dei due gruppi sono cresciuti in ambienti separati allargando così le spaccature sociali.
La Convent school è una scuola statale ed è per questo che mi stupisce il suo marcato carattere multietnico. Chow è dell'opinione che ciò è dovuto al fatto che la scuola gode di un ottima fama per quanto riguarda il livello dell'insegnamento. L'impronta cristiana e occidentale, quindi in un certo senso neutrale, ha agevolato l'integrazione. Le altre scuole in città sono essenzialmente monoetniche. Le maggiori sono tutte malay tranne un grande istituto cinese non lontano dal terminal dei traghetti e dalla spiaggia di Stulang Laut. Al di là dello stretto svettano le torri rosse e bianche della centrale termo-elettrica di Singapore.

Johor Bharu - Malesia, 15 settembre 2003

La Malesia è un paese che tiene i piedi in due staffe.
Sono seduto ad un tavolo di uno di quei caffè moderni - all'americana. Quelli in cui ordini alla cassa, scegliendo prodotto e formato, paghi (molto) in anticipo e ti porti al tavolo la tazza su un vassoio. Sembra di stare a Singapore - distante da qui due chilometri e due decenni. Vengo rispedito bruscamente in Malesia dal canto di un 'Muezzin' che invita i fedeli alla preghiera. Sono questi i simboli di un paese che ha predicato sia la dottrina dello 'sviluppismo' sia quella dell'etnicismo che per la maggioranza malay, impegnata a limitarare il potere economico dei cinesi, ha spesso fatto rima con islamismo.

La politica discriminatoria dei 'bumiputera' - i figli della terra - ha dato sì i frutti sperati ma ha anche giocato dei brutti scherzi al paese. Per non cadere nella rete della NEP (Nuova politica economica) - che imponeva alle grandi aziende di avere almeno un 30% di malay tra gli azionisti e altrettanti tra i dipendenti - i cinesi hanno limitato la dimensione delle loro aziende e i 'grandi affari' sono stati affidati, spesso tramite giochi di corruzione e favoritismo, a faccendieri i cui azzardi, finanziati dalle numerose banche, sono venuti al pettine della crisi del '97.
C'è comunque da dire che la Malesia è riuscita a venirne fuori prima e meglio delle vicine Thailandia e Indonesia. Lo stato ha acquisistato dalle banche i loro crediti inesigibili ed è riuscito a convincere gran parte dei debitori a restituirli. I numerosissimi istituti di credito esistenti prima della crisi sono stati ridotti - attraverso decise operazioni di fusione - in un più ristretto numero di conglomerati. Alcuni - ma non tutti - dei protagonisti delle attività più sporche sono stati allontanati dal sistema.

Johor Bharu - Malesia, 13 settembre 2003

Ieri Chow con la sua moto - la Harley locale - mi ha accompagnato alla ricerca di una copia della rivista Aliran che non ero riuscito a trovare il giorno precedente in alcune delle maggiori librerie del centro. Proviamo a Chinatown - un quartiere di periferia - ma niente da fare: sembra non ne conoscano nemmeno l'esistenza. Il fatto che in un paese dove la stampa è fortemente controllata dal governo ci sia una rivista indipendente di cui non si riesce a trovare nemmeno una copia - in una città di un milione di abitanti - e della cui esistenza i negozianti non sembrano nemmeno essere a conoscenza mi incuriosisce ancor di più circa i suoi contenuti.
Dopo pranzo ci rimettiamo in sella e ci spostiamo verso il vecchio quartiere del centro. È questa un'affascinante griglia di stradine a ridosso del mare sulle quali si affacciano variopinte casette coloniali.
Proviamo un paio di librerie in cui la nostra richiesta incontra la solita reazione confusa. Portiamo dei vecchi giornali ad un gruppetto di simpatiche e carine amiche indonesiane di Charles che ci offrono un paio di caffè. Poi il mio centauro mi lascia davanti all'ufficio centrale delle poste. Dopo una puntata veloce al parco del Grand Palace torno alla città vecchia e faccio un tentativo in un negozio di libri usati: il tentativo fallisce. Mi avvio quindi verso il centro moderno della città e lungo il cammino, all'altezza del coloratissimo tempio Hindu, mi imbatto in una piccola edicola circondata da negozi di fiori e e articoli religiosi in cui finalmente trovo una copia dell'Aliran: è vecchia di tre mesi ma - per quanto riguarda i temi nazionali - risulterà infinitamente più utile di qualsiasi quotidiano fresco di giornata. La panoramica sul quadro politico malesiano è soddisfacente. Molto interessante è un servizio sulla 'New politics'. La crisi finanziaria che ha investito il sud est asiatico nel '97 e la nascita del movimento 'Reformasi' in seguito all'incarcerazione, in forza del famigerato ISA, del vice primo ministro Ibrahim Anwar, reo di aver attaccato il premier Mahatir sui temi della corruzione, del favoritismo e delle spese enormi per la realizzazione di inutili mega-progetti, promossero l'entrata in scena nel '98 di una nuova coalizione - BA, coalizione alternativa. La BA si rivelò alle elezioni del '99 un sogqetto in grado di opporsi efficacemente - per la prima volta nella storia del paese - allo strapotere dell'UMNO e del suo leader Mahatir. Questi erano stati negli ultimi decenni i fautori dello "sviluppismo", una politica mirata alla crescita economica basata quasi esclusivamente sugli investimenti di capitale straniero sotto forma di stabilimenti di assemblaggio per prodotti di esportazione. Una strategia di questo tipo aveva bisogno di una grande stabilità politica che l'UMNO assicurò attraverso un forte dirigismo politico e una serie di pratiche antidemocratiche - controllo della stampa, corruzione e favoritismo, soppressione di movimenti e individui "non graditi" ricorrendo anche, se ritenuto opportuno, all'Internal Security Act.

Sono in un ristorantino in cui ho ordinato chicken rice. Il signore che lo prepara indossa un guanto in plastica usato che tocca ripetutamente con l'altra mano. Con la mano scoperta maneggia anche la carne e la verdura. Non capisco perché indossi il guanto.

Johor Bharu - Malesia, 11 settembre 2003

Oggi si celebra il secondo anniversario del tragico attacco alle torri gemelle di New York. Più i mesi passano e più risulta chiaro che quel giorno ha cambiato la storia. Ma la nobile speranza di Tiziano Terzani che una tragedia di quelle dimensioni potesse diventare l'opportunita' per un nuovo approccio alla politica internazionale sembra essere stata dolorosamente delusa.
Per quanto riguarda la ricomparsa del virus della SARS a Singapore, le analisi hanno confermato la presenza del coronavirus nel sangue del giovane medico ma, non essendosi manifestati i tipici sintomi - febbre alta e tosse secca - questo non può essere considerato un caso SARS secondo i parametri fissati dalla OMS. Siamo quindi di fronte a quello che può essere definito un portatore sano. Non mi è chiara la strategia che si vuole adottare.
L'archiviazione del recente caso come portatore sano è bastata a gettare acqua sul fuoco e a rassicurare l'opinione pubblica. Un numero relativamente limitato di casi bastava invece, fino a qualche settimana fa, ad alimentare il panico generale e a mettere in ginocchio l'economia di un considerevole numero di paesi - in gran parte paesi in via di sviluppo - anche dopo che notizie incoraggianti erano arrivate da stati in cui l'epidemia era stata prima arginata e poi debellata - primo tra tutti il Vietnam dove gran merito andava ad un coraggioso medico italiano.
Sto leggendo una copia dell'Economist dello scorso Aprile. C'è un'interessante inchiesta sulla Malesia. Gi articoli offrono una panoramica sui temi più delicati della politica, dell'economia e della società malesiane. Dalle figure del premier Mahatir e del suo vice - nonché prossimo successore - Badawi a quella di Nik Aziz, leader del PAS, il partito fondamentalista islamico che minaccia il predominio dell'UMNO, a cui ha già strappato i governi degli stati Terengganu e Kelantan. Il PAS si batte per l'applicazione della "Sharia", la legge islamica, e dello "Hudud", la relativa lista delle pene che comprende il taglio della mano per i ladri, la lapidazione per l'adulterio e le 100 frustate per rapporti sessuali tra persone non sposate.
C'e' un articolo che tratta delle applicazioni arbitrarie dell'Internal Securiti Act, spesso ai danni di scomodi oppositori come Ibrahim Anwar, l'ex vice di Mahatir, che osò accusare quest'ultimo di corruzione, di nepotismo e di sperperare denaro con gli inutili mega progetti che hanno dotato Kuala Lumpur - la capitale di un paese in via di sviluppo - delle torri Petronas, le più alte del mondo, di un modernissimo aeroporto e del futuristico "corridoio multimediale" che lo collega alla città.
Infine viene affrontato il tema delle difficoltà economiche di un paese che vede gran parte degli investimenti stranieri, su cui si fondava la grande crescita degli anni '80 e '90, prendere la via della Cina.
Il Malaysiakini web site è citato dall'Economist come uno dei pochi esempi di stampa indipendente.

Johor Bharu - Malesia, 10 settembre 2003

I quotidiani malesiani in lingua inglese non mi forniscono assolutamente una visione imparziale della situazione del paese. Il New Straits Times è leggibile solo nelle sezioni esteri (quando non entrano in gioco interessi nazionali), sport e costume.
Un amico malesiano mi conferma che i quotidiani sono controllati, più o meno direttamente, dal partito di governo: l'UMNO. Secondo lui l'unico giornale malesiano indipendente è il periodico Aliran.
Non c'e' stato nessun test nucleare e nessun lancio di missili da parte della Corea del Nord nella giornata di ieri, anniversario della fondazione della repubblica stalinista.
Ieri è stata confermata la notizia di un nuovo caso di SARS a Singapore. Spero che non scatti il panico generale.