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Visualizzazione dei post con l'etichetta poesia
Il ritorno di esse
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Quando tali sciocchezze
avrai un giorno scordato,
sarà la vita sprecata
il tuo rimorso più grave.
Ora però ti preoccupi
proprio di quelle facezie,
non del tempo che invece
esse già ti han sottratto.
Venite, venite
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Venite, venite,
io sono un muro
su cui qualcuno
ha dipinto un tunnel.
Venite, venite,
tirate dritto,
cadete nel tranello,
entrate in galleria!
A chi...
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A chi non accudisce
la propria integrità,
sembrerà normale,
fors'anche virtuoso,
trasformare in falsità
una sgradita verità.
A chi invece coltiva
il seme dell'inganno,
naturale apparirà,
e magari pure scaltro,
un'opportuna falsità
tramutare in verità.
Grigia periferia, domenica sera
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Grigia periferia
Lampade al neon
Pioggia fine
Gelido vento
Pozzanghere untuose
Vetri appannati
Cartoni bagnati
Suole zuppe
Passi svelti
Cicche ciacche
Alito umido
Naso chiuso
Corvi in posa
Blatta spiaccicata
Poster slavati
Semaforo spento
Zebrate sbiadite
Aiuola scarna
Ombrello divelto
Cigolio di cardini
Zerbino liso
Lume intermittente
Impronte melmose
Scalini concavi
Corrimano lucido
Puzza di muffa
Chiavistello arrugginito
Strattone alla porta
Luce fioca
Piatti sporchi
Pantofole sfondate
Tendina strappata
Gocce sulla finestra
Mezza boccia di rosso
Avanzi di frittata
Pane raffermo
Moka annerita
Doccia che perde
Dentifricio rappreso
Letto sfatto
Libro ingiallito
Falena che sbatte
Occhi pallati
Lucida insonnia
Spunta l'alba
È già lunedì
L'acquario
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Per quanto a chi sta sguazzando dentro a un acquario
si cerchi di spiegare che sta sguazzando dentro a un acquario,
questi non capirà che sta sguazzando dentro a un acquario,
proprio perché sta sguazzando dentro a un acquario.
Riappropriazione
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Restarsene soli, isolati, lontani,
sfondare le mura della propria cultura
e in terra di nessuno piantata la tenda,
osservare, pensare e riconfigurare,
può svelare quanto, davvero tanto,
di ciò in cui crediamo e che tramandiamo
sia calcolato frutto di plagio sociale
vilmente inflitto in età infantile.
membrane - di William Stabile
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Pubblico qui sotto una poesia dell'amico William Stabile.
membrane
decifra le notti
dove abortiscono i sogni
riallaccia sintassi
cercando il senso della storia
-minima
intreccia gli anni come anelli
che attraversano raccolte
sente i segnali sfuggire
eppure ricercare
percepisce ancora membrane
vibrare
leggere sfiorano
le pareti più intime del soffio
-pur sempre brade
bimbi nel cortile di una scuola
scuotono rami d’albero
mi compio sotto una pioggia di fiori di pesco
Sostituzioni
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Identità
non nazionalismo,
appartenenza
non campanilismo,
spiritualità
non fervore,
autostima
non orgoglio,
confronto
non conflitto,
ispirazione
non invidia,
curiosità
non timore,
apertura
non ostinazione,
affetto
non ossessione,
impegno
non lamentela,
automiglioramento
non commiserazione,
diversità
non esclusione,
entusiasmo,
non rancore,
cordialità
non freddezza,
umanità
non ostilità,
rispetto
non asservimento,
cautela
non immobilismo,
audacia
non incoscienza.
Gli occhi di David Bowie sono un'installazione di Valter Adam Casotto #valteradamcasotto
Illuso è
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Illuso è
chi è convinto che
l'ingiustizia tutta sia
causa di un'oligarchia,
estirpata già la quale
si sarebbe vinto il male,
per poi in un mondo giusto
vivere con sommo gusto.
La realtà è ben più complessa,
una rete interconnessa,
grafo di mutua dipendenza
ineffabile alla scienza,
dove lo sperduto nodo
partecipa a suo modo
ed ogni stolto cittadino
è causa e croce del destino.
Espropriato qua il plutocrate,
destituito lì l'autocrate,
incarcerato l'islamista
ed estradato già il sionista,
il loro posto sarà preso
da chi si professava offeso:
perché in regime d'ingiustizia
ogni uomo se ne sfizia,
genuflettendosi al tiranno
per tornaconto o minor danno.
Sceglier di far il moralista
per ipocrisia o solo per svista
e sul torto altrui puntare il faro
accennando al proprio sol di raro,
è un segnale poco franco
di appartenenza al branco,
di certo non sincero impegno
per un futuro un po' più degno.
QUESTIGGIOVANI
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"Mannaggia a questi giovani."
"Il mondo al giorno d'oggi..."
"Dove andremo mai a finire?"
"Non ci stanno più i valori!"
Lo ripeteva vostro padre,
l'aveva detto già suo zio,
dello zio il nonno pure
e di quel nonno l'antenato.
Sta scritto in geroglifico,
in latino e cuneiforme,
su carta, pergamena,
papiro e tavolette.
Ma se nell'era antica
e poi nel medioevo,
fino all'età moderna
qualcuno s'è lagnato,
la conclusione è ovvia:
il problema non so' i tempi
e li giovani stanno bene,
siete voi che state vecchi!
PER UN PAIO DI JOULLARI (IN A-A-A-A)
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Penose sono quelle caduche
celebrità
che alla rete di cinismo su soprusi
e crudeltà
attaccano la spina della propria
vanità
per una scossa da due joul
di popolarità.
celebrità
che alla rete di cinismo su soprusi
e crudeltà
attaccano la spina della propria
vanità
per una scossa da due joul
di popolarità.
SI AZZUFFANO I PEDONI, GLI ARROCCATI IMPERANO
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"Divide et impera"
è un motto antico,
romana tattica
di plebaglia giogo.
Due millenni avanti
la tecnomassa
- dotata di tutto,
fruitrice di nulla -
si polarizza a comando
su questioni imposte,
inghiottendo slogan
di propaganda ultrà.
Guidato a distanza
dal vero nemico
il mirino dell'arma
è puntato sul pari:
lo stolto spara,
inveisce, schiuma,
si crede illuminato,
valiente, retto.
Nell'opposta trincea
si specchia un clone
che convinto, mai vinto,
risponde al fuoco.
È l'ancestrale zuffa
tra miseri pedoni,
divisi lungo linee
di altrui comodità.
Gli arroccati imperano
e soddisfatti ghignano:
il trucco funzionò,
funziona e funzionerà.
Il nuovo barbaro
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La deriva politica
con al traino la mediatica
si riflette socialmente
nel passaggio dell'umorismo
dall'epoca dell'ironia
a quella buia del sarcasmo.
Con l'ironia si ride,
il sarcasmo deride:
la preposizione "con"
è sostituita dalla "di".
Il divertimento è degradato
a intenzionale umiliazione:
dall'ilare complicità
al perfido sadismo,
da strumento di socialità
ad arma d'aggressione,
da punto d'incontro
a fronte di un conflitto.
La società italiana,
dell'ironia baluardo,
è stata invasa come Roma
dal barbaro sarcasmo.
con al traino la mediatica
si riflette socialmente
nel passaggio dell'umorismo
dall'epoca dell'ironia
a quella buia del sarcasmo.
Con l'ironia si ride,
il sarcasmo deride:
la preposizione "con"
è sostituita dalla "di".
Il divertimento è degradato
a intenzionale umiliazione:
dall'ilare complicità
al perfido sadismo,
da strumento di socialità
ad arma d'aggressione,
da punto d'incontro
a fronte di un conflitto.
La società italiana,
dell'ironia baluardo,
è stata invasa come Roma
dal barbaro sarcasmo.
Le nuove maschere
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Demagogia, dietrologia e qualunquismo
sfilano tronfi travestiti da sarcasmo:
non è di carnevale o halloween un inganno,
ma un costume indossato fieramente tutto l'anno.
Streams?
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Mainstream proclamano, che parolone.
Chi lo segue "sa bene" d'aver ragione,
chi è contrario sa scegliere "l'informazione".
Circo e stadio sono i modelli imperanti:
clown in TV e pagliacci in rete
mettono in scena spettacoli aberranti
per un pubblico di ultras armati di machete.
Si partecipa in massa ad ogni nuova diatriba:
una malattia, una guerra, l'ambiente, il petrolio!
L'originalità viene estratta da un giacimento esaurito:
il "Trito e ritrito" più che cliché è un nuovo rito.
Compromesso, ragionamento? Dei tecnicismi ignobili,
insulti e urla son qui le armi nobili.
Profani? Mai! Davanti a nulla,
esperti dell'intruglio purché sia tafferuglio.
Ci si schiera sempre, senza nutrire dubbi,
monasticamente devoti a qualche tipo di "ismo":
imperialismo, terrorismo,
fascismo, comunismo,
wokeismo, waspismo,
tradizionalismo e progressismo.
Ore ed ore trascorse ad odiare,
carburati da notizie che alimentano il rancore.
Davanti alle ineffabili questioni globali
io resto perplesso, senza posizione:
per quanto ci provi non riesco a scegliere
tra due imperi arroganti,
tra un miliziano e un soldato,
tra questa o quella vittima,
tra alternative astratte.
Programmi in TV e video in YouTube
con equanimità li ignoro entrambi,
resto nel mio angolo, in flebile penombra,
a sfogliare testi specialistici e vecchia letteratura.
Fra poesie, filosofia, scienza e romanzi,
cerco il bello, il profondo, l'ispirazione, l'arguzia.
L'esempio di un poveraccio,
troppo impegnato a campare
per permettersi di dedicare
al massimalismo il suo tempo,
che tuttavia sorride, condivide e aiuta,
resta il promemoria sgualcito e sbiadito
dell'esistenza inequivocabile seppur remota
di un'umana capacità di vivere in armonia la vita.
Dicotomia risolta
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Quando minaccia l'inverno,
se da troppo sto fermo,
mentre novobre avanza
dentro la spoglia stanza,
nel grigio cielo spento,
tra raffiche di vento,
il cuore fluttua spinto
da un magone come finto.
Mi turba solo a tratti
quest'angoscia che va a scatti,
perché quando non ci penso
tutto riacquisisce senso
e l'anima è serena,
spezzata la catena.
È una vagamente comica
esistenza dicotomica,
una realtà piegata
su cui la vita ruota.
Dopo anni lo so bene:
se la voglio raddrizzare
una cosa devo fare.
Rimettermi a viaggiare.
se da troppo sto fermo,
mentre novobre avanza
dentro la spoglia stanza,
nel grigio cielo spento,
tra raffiche di vento,
il cuore fluttua spinto
da un magone come finto.
Mi turba solo a tratti
quest'angoscia che va a scatti,
perché quando non ci penso
tutto riacquisisce senso
e l'anima è serena,
spezzata la catena.
È una vagamente comica
esistenza dicotomica,
una realtà piegata
su cui la vita ruota.
Dopo anni lo so bene:
se la voglio raddrizzare
una cosa devo fare.
Rimettermi a viaggiare.
Urbano criceto in gabbia mentale - Padova, Italia
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La psiche di un bimbo nel corpo di un vecchio,
avanza a strattoni, con passo irruento,
canuto e ingobbito curiosa e s'inquieta,
il marciapiedi solcato come sentinella in trincea.
All'improvviso si blocca, allunga il collo,
ascolta sospettoso il fruscio di uno spettro
che da sempre e per sempre, dietro la solita siepe,
spia le sue mosse e gli prepara un agguato.
Farfuglia improperi, o riti propiziatori,
fa dietrofront lanciando un urlo ancestrale,
poi col passo dell'oca fa ripartire la ruota
come urbano criceto nella sua gabbia mentale.

















