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Immigrazione incontrollata: le teorie


Ho letto una vignetta provocatoria. Recitava più o meno così: <<Chi vorrebbe l'immigrazione incontrollata secondo i populisti? I "progressisti-buonisti". Ma chi la vuole davvero? Gli "industriali-capitalisti" (ovvero chiunque abbia bisogno di un bacino di manodopera a buon mercato).>>
Non sono mai stato un gran che come complottista, però la seconda tesi mi convince più della prima. Innanzitutto perché ha più senso. Per quale motivo infatti della gente qualunque, sulla base delle proprie idee politiche, dovrebbe augurarsi l'immigrazione incontrollata, con tutti i problemi di ordine pubblico che questa comporta? Gli altri, quelli del secondo scenario, hanno invece degli interessi molto concreti ad importare lavoratori a basso costo. E poi, come dicono gli americani, se vuoi sbrogliare una matassa, "follow the money", segui i soldi. Ed è abbastanza chiaro dove conduca la traccia del denaro.
Attenzione però, questo smonta totalmente l'altra tesi cospiratoria a riguardo. Quella della sostituzione etnica, che secondo gli amanti delle ipotesi più fantasiose sarebbe perseguita dalla solita cupola pluto-giudaico-fascio-marxista-supercazzolosa-con-scappellamento-a-destra-come-se-fosse-antani.
Chi vuole manodopera a basso costo è interessato, come dice la stessa espressione, al costo di tale manodopera, non alla sua etnia. La sostituzione etnica sarebbe semmai una conseguenza e non il fine del meccanismo.
Per assurdo, a sostituzione avvenuta, gli "industriali capitalisti", o chi per essi, per risparmiare sui costi del lavoro andrebbero in cerca di cristianissimi bianchi emarginati, mettendo in moto dunque un processo di sostituzione etnica a parti invertite.
Un circolo vizioso insomma. Il solito vicolo cieco in cui si ficca chi crede a teorie fantasiose solo perché hanno il fascino, appunto, delle teorie fantasiose.

Figli


Ogni tanto capita di leggere di genitori che si suicidano e portano con sé, all'aldilà, anche i figli. Si tratta evidentemente di estremizzazioni, allucinazioni, follie.
Queste patologie però camuffano una tendenza che è invece molto diffusa, talmente diffusa da apparire normale, quando invece normale non lo è per nulla: la genitorialità vissuta come senso del possesso. Anzi, della proprietà.
Dal momento in cui nascono, i tuoi figli sono e rimarranno per sempre i tuoi figli. Nel senso che sono figli tuoi piuttosto che di qualcun altro, non nel senso che ti appartengono. "Tuoi" in questo caso è aggettivo, non pronome, per chi fa ancora riferimento alla grammatica.
Nessuno appartiene a nessuno. Questo diritto fondamentale dell'individuo si applica anche al rapporto genitori-figli. I tuoi figli appartengono dunque solo a se stessi, tu sei lì per accompagnarli nella maniera migliore alla maggior età. La maniera migliore per loro, non per te.
Si nota da parte di vari genitori un continuo interferire nella vita istintiva dei figli, quella che dovrebbe portarli a realizzarsi come individui, come umane unicità. Non parlo di interferenze in ambito di sicurezza o educazione civica, dove va anche bene, anzi è auspicabile, bensì su vere e proprie questioni di PREFERENZA. E questa è un'ingerenza inaccettabile. Tra l'altro una volta diventati adulti i figli queste prepotenze le rinfacceranno ai genitori. E ovviamente avranno ragione.
In alcune famiglie funziona addirittura alla rovescia: fai quello che vuoi, vai dove vuoi, torna quando vuoi, usa il web come vuoi, frequenta chi vuoi, non mi rompere i coglioni, ma mi raccomando, fai il classico e giurisprudenza, perché l'artistico e filosofia sono robe da perdigiorno, e io voglio avere il figlio col lavoro "rispettabile", altrimenti che racconto in giro? Rispettati lo saranno anche, magari, ma in contesti un po' diversi da quelli previsti, del tipo "bacio le mani..." o "bro, spacchiamogli le ossa..."
Mio fratello ed io siamo cresciuti in un ambiente umile e sano, origini rurali e artigiane, tradizioni pre-industriali adattate alla modernità. Siamo stati seguiti con regole ragionevoli, presenza, discrezione. Fermezza e flessibilità venivano dosate con un occhio alla sicurezza ed un altro al rispetto. Per le decisioni essenziali non ci sono stati dati ordini tassativi: è bastato passarci del DNA di buona qualità e linee guida essenziali (se vi va chiamatele pure "valori").
I gradi di libertà messimi a disposizione mi hanno a volte offerto l'opportunità di fare qualche cazzata, le linee guida di base mi hanno tuttavia aiutato a comprendere e raddrizzare la rotta.
A qualcuno il mio stile di vita può anche sembrare un pastrocchio, ma è il MIO e mi ci trovo assolutamente a mio agio: me lo sono modellato grazie al rispetto che i miei genitori hanno avuto delle mie scelte, anche quando non erano in linea con le loro visioni o aspettative. Questo proprio perché hanno sempre pensato a me come il loro figlio, non come una loro proprietà.
Sarò sempre loro grato per questo: mi rendo conto che molta gente non ha avuto la stessa fortuna.

I bei tempi inventati


Che ci siano a tutt'oggi problemi di sicurezza nelle città italiane è innegabile.
Ma il paragone con i presunti fiabeschi anni '70, '80 e '90 è un falso storico. Lo si potrebbe anche archiviare come ridicolo, se non fosse utilizzato per biechi fini propagandistici.
Le ultime decadi del secolo scorso sono state segnate da ondate di fenomeni criminali di svariati tipi. Le strade non erano per nulla sicure, le proprietà private men che meno, per non parlare dei veicoli. Piazze centralissime e parchi pubblici in mano alla mala dello spaccio, dove dopo una certa ora era folle incamminarsi.
La situazione era quindi molto tesa, anche tralasciando problemi gravissimi come le organizzazioni mafiose al picco della loro potenza, racket, rapimenti, terrorismo di diversa matrice.
Personalmente ricordo quattro o cinque svaligiamenti a casa, auto rubate, non parliamo di biciclette, portafogli e documenti; mia nonna, così come molti altri anziani, trascinata a terra da due ceffi in motorino che le strapparono la borsa di mano; mia madre terrorizzata con i figli piccoli in una piazza trasformata in campo di battaglia tra celerini e manifestanti.

Italia vs Germania, la speciale normalità

Ed ecco che ci tocca ascoltarla di nuovo. L'incensazione lagnosa, patetica, tardiva e tendenziosa dell'esempio tedesco. Ma piantatela!
La Merkel non è un genio, il popolo tedesco non è sempre e comunque un modello inimitabile di organizzazione ed efficenza. Semplicemente da quelle parti fanno collettivamente quello che ogni individuo, anche italiano, preso singolarmente, fa nel suo piccolo ogni giorno. C'è un problema di ordine pratico: lo analizzi, lo scomponi per capirlo, lo osservi da varie angolazioni e cerchi quindi di farti venire in mente una buona soluzione. Quando credi di averla trovata, la applichi.
Noi italiani non manchiamo certo di intelligenza, creatività e astuzia. Siamo semplicemente ostacolati dal nostro atavico impulso alla caciara, alla vanità, all'orgoglio, all'immobilismo, allo scontro verbale, all'arrocco su posizioni pseudo-ideologiche totalmente fuori luogo. Dal presidente del consiglio di turno all'ubriacone d'osteria, tutti adepti e vittime del passatempo nazionale: la divisione in fazioni, il ridurre ogni questione, politica, economica o umanitaria che sia, a una sorta di Palio di Siena o di derby della Madonnina.

La cricca degli spacciatori delle piazze è davvero IR-RI-TAN-TE! - Padova

Remember dear cute Heidi? She has broken bad...
Autore anonimo, su un muro di Padova
Non me ne vogliano i membri onesti della comunità nordafricana di Padova, non ho nulla contro di loro, ma gli spacciatori magrebini che scorrazzano indisturbati tra le piazze del centro sono veramente insopportabili. 
Una volta erano pochi, una decina forse. Ora ce ne sono a dozzine. Presidiano varie zone del centro storico e hanno delle staffette che tengono i gruppi in collegamento costante. Qualcuno ha chiesto qualcosa che alla Gran Guardia non hanno: parte un ragazzino in bicicletta e va a ordinare la fornitura in Piazza Capitaniato o al Duomo. C'è qualche problema con un'altra banda o dei clienti piantagrane: un altro sbarbatello va a chiamare i rinforzi. Delle autorità, sempre mansuete nei loro confronti ma prontissime a intervenire se un ubriacone schiamazza davanti a un bar, non devono preoccuparsi troppo. 
Quando passeggiando entri nel loro raggio d'azione captano d'istinto qualche grezzo segnale e lo usano per classificarti: se rientri nella categoria dei potenziali clienti ti fanno seguire da un galoppino in bicicletta, che ti approccia con fare furtivo, se invece hai l'aria ostile, vagamente disgustata o anche un po' troppo innocua, ti squadrano strafottenti, persino minacciosi, come i membri delle bande newyorkesi del film "I guerrieri della notte". 
Sono una presenza ingombrante, imbarazzante e irritante inserita proprio nel cuore della città. Con sguardi intimidatori affrontano i cittadini per proteggere il loro territorio, come dei cani randagi. Un senso del possesso giustificato da una permanenza in città, magari pure clandestina, di qualche mese soltanto. 
Adottando tecniche di marketing aggressive cercano di circuirti se credono di poterti rifilare qualcosa: mormorano: "Va tutto bene?", sottovoce, quando ti si avvicinano da dietro, di soppiatto, in una vietta scarsamente illuminata, o ti chiamano con dei versi odiosi, "mcccc mzzzz", gli stessi che si usano per attirare l'attenzione dei gatti. 
E si danno persino delle arie da mercanti di merce rara, come se spacciassero Coca Cola in Corea del Nord o gran puttanoni in Arabia Saudita. Credono forse di essere originali? Davvero? Per aver importato in Italia...l'illegalità? Ha ha ha ha.
Si tratta di un problema che mette d'accordo praticamente tutti gli schieramenti politici, i quali trovano espedienti diversi per ottenere lo stesso obiettivo: non risolverlo.