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Giustizia sommaria - Bangkok, Thailandia

Il 2013 sfumava via indifferente e io mi ritrovavo impietrito a osservare una banda di giustizieri che linciava un tizio in pubblico, dopo averlo pescato a rubare una maglietta, o qualcosa del genere. Mentre era steso a terra, privo di sensi, forse già morto, qualcuno gli si è avvicinato e gli ha pestato il cranio sull'asfalto col tallone un altro paio di volte. Alzando bene il ginocchio e mettendoci tutta la forza che aveva. La testa traballava sul suolo in maniera peculiare, come una noce di cocco presa a colpi di machete. Sono quindi arrivati due poliziotti, gli hanno controllato il polso, non ci hanno capito un granché, lo hanno ammanettato e l'hanno portato via. Sì, proprio così, lo hanno ammanettato: in fin dei conti un ladro resta pur sempre un ladro, anche se può sembrare defunto. I giustizieri invece si sono allontanati con fierezza. Ovviamente impuniti.

Sono solo regole diverse - Thailandia (con un po' di foto)

Comprano tutto...inno alla deregulation, anche se poi sembra abbiano solo guide turistiche
Uno arriva in Thailandia e comincia subito a notare le differenze. Che caldo fa…a dicembre! A Malpensa nevicava. Qui tutto costa così poco, si mangia con un euro, a casa nemmeno il caffè mi ci viene. E poi la più sorprendente di tutte: tutto quel che da noi è proibito qui sembra permesso, o almeno tollerato. Mal che vada si può comprarlo con una mazzetta.
Si possono acquistare software e DVD piratati alla luce del sole. Copie di patenti di guida, certificati di laurea e tessere varie. Jeans, maglie e borse d'imitazione. Si può esporre l'insegna di un'attività illegale e nessuno dice nulla. Si viaggia in motorino senza casco, in quattro con bambini e cani, e la polizia, a differenza di quel che faceva nei nostri filmetti degli anni settanta, non s'incazza poi troppo. Venti ragazzini nel cassone di un pick up invece che nascondersi cantano in allegria. Dopo le due i bar non possono vendere gli alcolici, se però te li versano in un bicchiere di carta o in una tazza da tè va tutto bene. I proprietari dei locali notturni fanno a gara per chi paga alla polizia la mazzetta più grossa, affinché lasci loro aprire fino a tardi e faccia invece chiudere i concorrenti. E poi puttane, orge, viagra, cialis, kamagra, donne giovani, vecchie, fantastiche, oscene, spudorate o pudiche. Sì, perché qui ci sono anche le puttane pudiche. E poi omosessuali, bisessuali, transessuali, persino asessuali.
Ehi, qui si può davvero fare qualunque cosa - pensa il nuovo arrivato inebriato da promesse di libertà e impunità - questo è il Bengodi! Evviva! E in breve la vacanza si tramuta in una serie di guai.

Italiani in Thailandia/8: il liquame umano continua a colare verso il basso

Sembra liquame, invece è un rigagnolo

E continua a colare precisamente da qui 

Storia 3) Un terzo puttaniere bighellonava con dei colleghi presso la piazzetta dei delfini con una bella telecamera in mano. Gli si è avvicinata una ragazza carina. Dopo un breve scambio di battute se ne sono andati assieme. I colleghi si sono guardati l'un l'altro in preda allo stupore. Ma come? Una figona del genere se ne va con quello sfigato? (Nota personale: non me l'aspettavo proprio, ma probabilmente anche per andare a puttane bisogna essere dei fighi.) Nessuno di loro l'ha più visto per un giorno. Dopo la seconda notte di assenza si sono ricordati della telecamera, hanno messo assieme i tasselli del puzzle e preoccupati sono andati a cercarlo. Non è stato difficile trovarlo: era stato sedato e ronfava ancora pesantemente in una delle stanze che loro stessi avevano frequentato spesso in passato, con donne della stessa risma. Per alcuni giorni (!) lo hanno accudito. Dal momento che era sempre mezzo addormentato hanno cercato di tenerlo sveglio, trascinandolo regolarmente in spalla a prendere aria. Né la vittima né alcuno di quegli altri disperati aveva (voglia di spendere) soldi per l'ospedale. Oltre alla telecamera questa doppiolavorista (puttana e anestesista, la rima è casuale ma ci sta giusta) gli ha fottuto tutto il denaro che aveva addosso. Senza nemmeno doversi sfilare le scarpe. La possiamo accusare di varie nefandezze ma non certo di essere una che vende il proprio corpo per quattro spicci.

Storia 4) Q stesso una volta (o forse più d'una) è stato narcotizzato da una puttana.

Italiani in Thailandia/7: l'escalation dello squallore

Squallore
Come vi avevo detto tempo fa, pur avendo lasciato Pattaya da un pezzo non vi ho ancora raccontato tutti gli aneddoti raccolti quando ci abitavo.

Eccovi le ultimissime storie di Q (che abbiamo conosciuto qui). Spero siano davvero quelle conclusive perché l'escalation dello squallore non accenna a placarsi.
Le ho buttate giù in fretta poco dopo averle apprese, preoccupandomi innanzitutto di non dimenticare nulla, utilizzando un tono e una terminologia di basso livello, adattandomi semplicemente a quel che avevo appena ascoltato. Pensavo di levigare il tutto in seguito, poi però ho pensato che questa spazzatura merita strumenti espressivi di pari qualità. Le "prostitute" sono quindi chiamate "puttane", i "rapporti sessuali" sono "scopate" e...eccetera eccetera, non c'è bisogno di aprire una sezione dedicata al vocabolario tecnico a questo punto. Se non digerite il pastone (contenuti e stile) mi dispiace, spero troviate altri post nel blog di vostro gradimento. Io questo qui lo dovevo scrivere così. A volte ci vuole l'anima corazzata anche solo per provarci a essere politicamente corretti, e la mia in questo momento è come una bolla di sapone, che ondeggia e si deforma mentre svolazza verso il basso, rischiando di esplodere per una semplice folata d'aria polverosa.

Storia 1)
Il signor Gallina (nome inventato, in realtà si tratta di un altro volatile, comunque è un italiano) si è sposato con una puttana e poi ha costruito una villa per andarci a vivere assieme.

Italiani in Thailandia/5: i tipi loschi

Il buon vecchio Q è ritornato a Pattaya, dove resterà per sei mesi. La sua fidanzata aspetta un bimbo e lui vuole starle vicino. Lo incontro al percorso della collina del Big Buddha, dove vado a fare una corsetta ogni sera. Ha in serbo per me un'altra delle sue vecchie, agghiaccianti bombe.
Alcuni mesi fa, sempre a Pattaya, aveva incontrato un italiano, uno di quei disperati che si arrangiano in maniera poco chiara. All'apparenza però era un tipo simpatico, alla mano, onesto. All'apparenza, appunto. Noi, che possiamo usare il senno di poi, non lo chiameremo l'onesto, bensì il losco. Un giorno il losco insiste per accompagnare Q in albergo. Q non ha motivi per dirgli di no. Una volta in stanza il losco si guarda bene attorno, poi si ricorda di non essersi portato dietro del contante e gli chiede un piccolo prestito. Q non ci trova nulla di male, in fondo si tratta di quattro spiccioli. Il losco però lo osserva con insistenza quando va a recuperare la scatoletta in cui nasconde i soldi. Per ogni evenienza, ma con un po' di leggerezza, Q ha deciso di portarsi in Thailandia una somma ingente, alcune migliaia di euro, in contanti. Il losco fa dei commenti del tipo: "Ma perché tanta segretezza?" "Ah madonna, ora capisco, guarda quanti soldi c'hai!"

Financial skills: un piagnisteo in versi

















Non pagare i propri fornitori e collaboratori (o pagarli con ritardi inaccettabili) è una pratica piuttosto consolidata, la solita lagna risulterebbe pedante...meglio affidarsi a versi e rime...

Lavori in finance e coi par tuoi ti vanti
di abilità nell'arteggiar coi conti,
ma le skills sordide e quegli sporchi trucchi
non son sfuggiti a questi lincei occhi:
anche un profano sa che sfoggi il credito
soltanto dopo che hai occultato il debito.
Quando la sera ondeggi nel vagone
non t'è il malloppo causa di magone,
"Così è il lavoro, necessità infinita",
menti svilendo un terzo della vita.
Ma non pagare chi t'ha venduto impegno
se non un crimine è certo un atto indegno.
Se mano come la tua mi fosse tesa
la lascerei sul marcio suo sospesa,
non già che la sembianza sua mi indigna:
son gli atti suoi bensì a puzzar di fogna.

Foto di bitzcelt (CC)

Ladri di motociclette (o meglio, la loro assenza) - Pattaya, Thailandia

Alcuni anni fa a Milano qualcuno rubò uno scooter che mio fratello aveva comprato pochi giorni prima. Era parcheggiato all'interno di un cortile, la porta che dà sul marciapiedi chiusa a chiave, legato a un palo con catena e lucchetto carissimi e inviolabili.
In Thailandia parcheggi il mezzo dove vuoi e a qualsiasi ora, blocchi semplicemente lo sterzo (ma potresti anche non farlo), lasci il casco nel cestello e magari un sacchetto della spesa appeso al gancetto. Torni varie ore dopo o il giorno successivo e il tutto è ancora lì.

Lettera a un ladro - Kuala Lumpur, Malesia

Foto di walkinginspace pt2 (CC)
Caro ladro,
ladro sconosciuto. Mi riferisco alla professione, non all'insulto, chiaramente. Nonostante la scoperta di essere stati derubati di sessanta euro possa spingere ad abbandonarsi al piacere orgasmico che solo gli insulti sanno infondere - insulti scagliati all'indirizzo di un bersaglio sconosciuto e per questo facile da colpire senza complicazioni di coscienza - se uno ci pensa più attentamente si accorgerà che non ne vale la pena. 
In passato sono già stato vaccinato contro la rabbia e lo shock indotti dai furti. Mi sono state rubate molte cose: denaro in valute varie, traveler's cheque, i dati della carta di credito, macchine fotografiche, un'auto (non mia), biciclette, telefoni cellulari. Puoi chiamarmi ingenuo, sbadato, vulnerabile. Magari hai ragione, io però dico che sono semplicemente uno che si espone al rischio. E' il modo in cui vivo la mia vita, una sorta di comandamento istintivo: non rinunciare a una curiosità, un'emozione, un'esperienza, un piacere solo perché potrebbe succedere qualcosa.  E se adotti questo approccio troppo spesso, o quasi sempre, prima o poi qualcosa succederà davvero.
Non sono ricco e non posso permettermi di perdere una somma del genere un giorno sì e uno no liquidando il fatto con una risata. Ma non sono nemmeno povero e mi riprenderò, anzi l'ho già fatto. Penserò a qualcosa dello stesso valore a cui dovrò rinunciare, ma sarà solo per finta, dal momento che non conduco una vita lussuosa e non c'è nulla di cui ho bisogno di fare a meno.
Ma tu, oh sì, proprio tu, hai fatto davvero una mossa sconsiderata. Decisamente abile, non c'è che dire, visto che sei riuscito a infilare due dita nella mia tasca, sfilare tutte le banconote da dieci e cinquanta ringgit che c'erano dentro, lasciandomi quelle di taglio più basso - come se volessi sfoggiare la tua maestria e sbeffeggiarmi allo stesso tempo - il tutto senza che io mi accorgessi di nulla. Certo, la folla che mi stava accalcata addosso in quel locale ha reso l'operazione più facile, ma si è trattato comunque di un notevole gioco di prestigio. 
Quanto sconsiderato tuttavia, come dicevo poco fa, visto che il karma negativo che ti sei tirato addosso ti inseguirà fino a che non ti avrà fatto pagare il conto. E avendo tu rubato sessanta euro si tratterà di sessanta cose qualsiasi che ti possono essere sottratte o affibbiate: giorni di vita - o forse mesi? - delusioni, momenti di tristezza, pene d'amore...chi lo sa, il karma è inevitabile, il suo esito scontato, ma le sue vie sono imprevedibili.
Come dici? Non sei né buddhista né indù e quindi le faccende di karma non ti riguardano? Oh ma non funziona mica così: il karma potrà non interessare a te ma tu di sicuro interessi al karma. Guarda me per esempio, nemmeno io sono un fedele di quelle religioni eppure proprio in un posto così, dove normalmente non mi si fila quasi nessuno, questa bella ragazza, alta ed elegante si sta avvicinando per consolarmi, e mi sorride, e aspetta che le dica qualcosa, qualcosa che, ovviamente, io non dico, perché spesso mi comporto così, perdo delle occasioni convinto che comunque ce ne saranno altre, anche se non c'è alcuna prova che puntelli questa labile convinzione se non il fatto che alla fine c'è sempre stata un'altra opportunità, fino ad ora, almeno, ce n'è sempre stata un'altra. 
E infatti guarda quest'altra ragazza, certo non sarà alta come l'altra - che uno sciocco amico geloso dopo essersi accorto delle sue mosse sta trascinando via - ma è graziosa, carina e minuta. Sta chiacchierando con quel giovane olandese che ho conosciuto poco fa ma appena mi vede si blocca, sta dicendo qualcosa, le leggo il labiale e sta dicendo ti conosco, ma io non l'ho mai vista prima e faccio un passo indietro e mi nascondo dietro una colonna perché oltre a essere incline a lasciarmi sfuggire le botte di fortuna sono anche succube di questo genere di comportamenti infantili, e lei si muove e continua a fissarmi e quando leggo di nuovo sulle sue labbra quella frase che mi inchioda sul posto - per curiosità o timidezza o entrambe - lei sta già camminando verso di me. Mi sta proprio davanti ora e mi dice ti chiami Fabio, che in effetti è il mio nome, non un nome comune a Kuala Lumpur, tra l'altro. Ma chi è, a che luogo, persona o evento la posso associare, scorro velocemente una lista mentale incasinata ma non vi trovo nulla, non conosco molta gente in questa città e di quelli che conosco di solito ricordo i volti. Sono thailandese, mi sta dicendo adesso, e questo ha senso perché conosco più gente a Bangkok che qui ma lei non è comunque una di loro. Dice che sono italiano, altra cosa che non dovrebbe essere lei a dire a me ma io a lei visto che è la prima volta che ci incontriamo, di questo sono sicuro, e poi elenca i posti in cui mi ha visto e sono tutti posti in cui sono stato qualche volta. Alla fine deve andarsene ma mi ripiomba addosso fuori dal locale, viene a salutarmi e a dirmi ci vediamo a Bangkok. Mi lascia interdetto, avrei dovuto dirle qualcosa di spiritoso ma se n'è già andata. Per fortuna non mi ha salutato con quell'espressione che alcune thailandesi utilizzano per farti ridere anche se non mi ha mai strappato un sorriso dalle labbra, see you when you see me, una battuta davvero priva di potenza.
Beh, giovane ladro, ti sei convinto adesso? Non credi nel karma? Ma lui crede in te, e in quello che hai fatto. Faresti meglio a cominciare a pensare alle cose che possono accaderti sessanta volte, o forse duecentocinquanta, visto che in valuta locale quella è la cifra che mi hai sottratto con tanta destrezza dalla tasca. Puoi scappare, ti puoi nascondere, puoi ignorarlo, puoi scherzarci su, ma prima o poi il karma ti trova sempre.

Buona fortuna e cordiali saluti,
la tua vittima, nonché salvadanaio occasionale.
F.P.

Presi di sorpresa - Bangkok, Thailandia

Zig-zago lentamente tra i corridoi del minimarket, fiancheggio promozioni e scaffali semivuoti: è sera, è tardi, i prodotti freschi stanno finendo. Dietro a me qualcuno grida, mi volto, un uomo corre. Le porte si aprono, gli cade qualcosa di mano, lui se ne frega, slitta, esce e fugge. I dipendenti del negozio lo rincorrono e urlano. A metà del piazzale si devono arrendere: il ladro li ha seminati e si è infilato nel marciapiedi che di sera si trasforma in un mercato affollato. Tra uno sbuffo e l'altro continuano a gridare, sperando vanamente che qualcuno lo fermi.
Questa in Thailandia, e in Asia in generale, è una scena atipica, che fa un certo scalpore. Sarà il buddhismo, il confucianesimo, la timidezza o le pene severe, l'idea di collettività che prevale sull'individuo: gli asiatici non sono particolamente propensi al crimine.
Anche per questo il ladruncolo ha sorpreso tutti, sfruttando quei due secondi che gli hanno salvato il collo. Se lo avessero beccato lo avrebbero massacrato. Ma non ce l'hanno fatta, chissà che avrà rubato.

Immagine da "Lupin III"

That's China - Kunming, Cina

Dopo giorni di ricerca abbiamo trovato casa. Tre stanze da letto, un salone enorme. Sta al quinto piano e non c'è l'ascensore ma la vista sul Green Lake è da ore di ipnosi. Non sappiamo chi ci abitasse, né da quanto sia vuota, ma i pavimenti e il mobilio sono in condizioni pietose. L'agenzia ci consiglia un'impresa di pulizie. Arrivano tre ometti, in giacchetta e mocassini, un paio di secchi, spugne, stracci. Li osserviamo ammutoliti e ognuno pensa in silenzio al mantra che continuiamo a sentire da giorni. Se qualcosa non quadra la spiegazione è...that's China...

Per un paio d'ore fanno finta di pulire: all'inizio puntualizziamo, poi lasciamo stare. Quando è l'ora di andarsene sembrano aver fretta, sorridono nervosi e rimbalzano giù dalle scale. Ci guardiamo e questa volta lo diciamo ad alta voce, la spiegazione dev'essere per forza...that's China! Giriamo su noi stessi e osserviamo il risultato. Beh, dai, non lo avranno pulito, ma almeno hanno grattato via il primo strato. 

Il giorno seguente apro un cassetto e rinvengo la borsa in cui tengo i contanti. Di tutto ciò che c'era nella casa è l'unico oggetto che hanno ripulito per bene. Non mi hanno lasciato nemmeno un renminbi.

Ma anche questa storia ha qualcosa da insegnare. L'espressione "That's China" non è una chiave universale e alla fine per certi aspetti tutto il mondo è paese.

Primavera 2006

Foto "Green Lake da una finestra", di Fabio Pulito

Un'imponente operazione di polizia - Sihanoukville, Cambogia

(Primavera 2003)
La spiaggia di Sihanoukville è un posto tranquillo. Ci sono pochi stranieri e qualche bambino del posto.


Un ragazzino mi si avvicina, sorride e si siede. A differenza dei bambini che affollano Angkor non chiede l'elemosina e non ha nulla da vendere: forse vuole soltanto praticare l'inglese.

Con un saluto e due domande provo ad innescarlo, ma lui non mi risponde e mi fissa sorridendo. Noto di sfuggita che siede vicino alla mia borsa. Sono tentato di far finta di cercare qualcosa per afferrarla e sistemarla lontano da lui. Mi trattengo e per un attimo riesco pure a disprezzarmi per il mio solito istinto diffidente e sospettoso, europeo, forse italiano o addirittura veneto.

È quasi Hua Hin - Thailandia

Apro gli occhi. Da qualche minuto il getto del condizionatore disegna un cerchietto di freddo sul velo di sudore che mi copre la fronte. L’ambiente climatizzato del taxi e il calore del corpo avvinghiato al mio sono lo Yin e lo Yang di questa notte che volge all’alba. L’abbraccio con la studentessa straniera si fonde nell’odore e nella sensazione di ruvido della miscela di fumo, vapori d’alcol e note distorte che c’è rimasta spalmata addosso nel locale in cui ci siamo incontrati alcune ora fa.

Le sue labbra hanno la consistenza della carne che circonda una puntura di insetto e mi baciano la guancia saltellando col tocco fresco e morbido delle zampe di un cucciolo. Si muove lentamente e ad occhi chiusi, come se la scena la stesse sognando. O come se la stessi sognando io.

Fuori dal finestrino sfreccia una sagoma familiare, e poi un’altra. Avverto il tassista. Quando l’auto si ferma la bacio, scendo e resto ad osservarla mentre si allontana. Ha uno sguardo deluso, o sollevato. Tanto la rivedrò, penso, ce lo siamo promessi. Mi sbagliavo, ma sembrava giusto così. Ed è il momento quello che conta, non l’analisi, né la sintesi o le conclusioni elaborate a freddo.

Pickpockets and Ladyboys - Isola di Samui, Thailandia

Il "Sound pub" è un locale all'aperto situato al centro della zona più calda di Chaweng. L'ambiente si sviluppa in lunghezza. Alle estremità vi sono due aree con bar e piste da ballo coperte da tettoie che riparano i clienti dagli agguati dei monsoni. Nell’area centrale invece gli ospiti si rinfrescano in un giardino che circonda una piscina illuminata. Osservata da una pedana rialzata offre un bel colpo d'occhio: una svirgolata di vernice celeste fluorescente nel centro della notte.

Con una birra in mano cammino verso le panchine sistemate sotto gli alberi. Mentre assorbo tutto il sapore e la freschezza del primo sorso che mi inonda la lingua, un travestito con un vestitino bianco mi si para davanti. Mi invita a ballare e mi passa delicatamente una mano sul petto. Sorrido, con un passetto scarto a sinistra e proseguo lungo il mio tragitto.

Proprio quando il travestito si appresta a sferrare il secondo attacco mi accorgo che la mano di qualcun altro tenta di intrufolarsi in una delle tasche posteriori dei miei jeans. Spingo istintivamente il bacino in avanti e con il braccio libero cerco di allontanare le dita intruse.

Un ladro astuto si sarebbe già reso conto di aver fallito e si defilerebbe in fretta confondendosi tra la gente che balla. Questo invece non molla e cerca di aggirare la mia mano per raggiungere nuovamente l’interno della tasca. Il ladyboy che mi sta davanti continua nel frattempo a toccarmi le braccia. Con un movimento più brusco mi divincolo e mi affretto verso un’area più sicura.

Mi giro e con la coda dell’occhio vedo la coppia di borseggiatori che passeggia tra la folla. Sembra che si siano completamente dimenticati di me.

Resto in piedi per alcuni istanti, senza reagire, imbambolato. Mi porto distrattamente la bottiglia alla bocca: il secondo sorso di birra non sa di niente. Non sento né lo splash del liquido ghiacciato nella gola né il formicolio dell’anidride carbonica sulla lingua.

Mi riprendo, mi concentro e penso ad una cosa che mi accadde alcuni anni fa. In un locale simile, in un’altra isola, mi vennero sfilate alcune banconote dalla tasca dei jeans e la macchina fotografica dalla custodia agganciata alla cintura. Me ne accorsi soltanto più tardi, quando al Seven/Eleven cercavo i soldi per pagare una Coca Cola. Per un po’ di tempo mi sentii arrabbiato e frustrato. Quella esperienza mi servì da lezione: da allora tengo sempre i soldi nelle tasche anteriori. Ma ogni volta che ci penso mi incazzo ancora un po’.

Torno verso la pista da ballo, salgo le scalette della pedana e osservo attentamente la gente davanti a me. Per un paio di minuti non noto niente di strano. Poi ad un tratto scorgo il ladro adescatore - la spalla - che finge di ballare con un ragazzo alto che indossa un berretto. Il ragazzo è ubriaco e non sente la mano del borseggiatore che rovista all’interno della tasca dei suoi pantaloni. Sono proprio di fronte a me. La spalla gli tiene gli occhi puntati in faccia e lo distrae, il ragazzo balla e barcolla ruotando attorno ad un asse verticale, mentre il secondo travestito gli resta appeso addosso con una mano infilata nella tasca. Faccio un paio di passi in avanti e lo colpisco con una manata. Non gli faccio male ma riesco ad attirare la sua attenzione. Lo guardo in cagnesco, lui mi si avvicina.

"Sì? Che c’è?"
Cerca di utilizzare un tono cortese.
Io non cambio espressione e continuo a fissarlo.
"Poco fa ci avevi provato anche con me..."
"Cosa?"
"Che stavi facendo con la mano nella tasca di quel ragazzo?"
"Come? Che dici?"
"Ci avevi già provato con me."
Questa volta ho scandito le parole. E lui accusa il colpo.
"Io...non so..."
"Se non la pianti immediatamente avverto la sicurezza."
"Non so...sono arrivata a Samui soltanto oggi...non so..."

A quel punto il complice gli afferra un braccio e lo trascina via.
Osservo il ragazzo col berretto che non si è accorto di nulla e continua a ballare.

Mando giù un altro sorso di birra e ascolto la musica.
Mi sono tolto un sassolino dalla scarpa.
Stava lì da un paio d’anni.

Ora mi sento un po’ meglio.

Foto Ladyboys di Axel Boldt (PD), da wikipedia.org