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L'illusione dei gruppi


I gruppi politici, economici o religiosi non esistono nel mondo reale. Sono un prodotto della nostra mente.
Ovviamente, nonostante questi gruppi non esistano in qualità di vere e proprie entità fisiche, sono trattati come tali, e le persone si identificano come membri di uno o più di essi. Questi individui esistono eccome - sono reali - e dal momento che dichiarano la loro affiliazione ad un gruppo, noi siamo indotti a postulare anche la realtà del gruppo stesso.
Questo è il punto in cui inizia l'illusione, ma non quello in cui finisce. I gruppi noi li profiliamo, ottenendo così serie piuttosto precise di caratteristiche a loro associate. Di conseguenza tendiamo ad attribuire un pacchetto di caratteristiche a tutti i membri di un gruppo, come se questi non fossero esseri umani dotati della loro unicità, bensì semplici ripetizioni di un dato modello. Un procedimento che se applicato a noi stessi ci sembrerebbe inaccettabile viene allegramente utilizzato per semplificare il resto del mondo.
Ciò può anche andare bene in certe specifiche circostanze. Tuttavia dobbiamo sempre tenere a mente che quasi nessuno dei membri di quel gruppo è correttamente descritto da quella serie di tratti identificativi. Di fatto, la maggior parte di essi potrebbe non essere associabile ad alcuno di quegli attributi.
Questo distinguo non è solo importante: è fondamentale. Le conseguenze di una tale trappola mentale possono infatti risultare socialmente disastrose.
I gruppi possono essere molto utili come strumenti concettuali. Fate però sempre attenzione a non prenderli troppo seriamente.

Neo-schiavismo


Sul problema dello schiavismo dei rider pensavo di non voler scrivere nulla, perché ha una soluzione talmente banale che non meriterebbe grosse attenzioni. Invece ho deciso di scriverne proprio per affrontare il motivo per cui tale soluzione non viene applicata.
Partiamo con la soluzione. Il costo totale della consegna deve includere una parte per il contributo del rider più alta di quella attuale. Molto più alta. E deve pagarla chi ordina.
Se non vuoi o non puoi farti da mangiare e preferisci il cibo del ristorante, ma al ristorante non ci vuoi andare, né per mangiarci né per ritirare il tuo pasto di persona, e ti aspetti che qualcuno ti effettui la consegna a casa, beh quel servizio devi pagarlo, perché chi lo eroga è lì per servirti, non per farti da schiavo.
L'esercente potrà farti un minimo sconto sul menù perché non occupi spazio in sala e non ti deve servire al tavolo, ma qualcuno deve pur lavorare per il confezionamento e la consegna del tuo pasto.
Il costo del rider lo paghi tu, e attualmente è troppo basso. Lo capisce anche un fesso.
Quindi perché un problema così banale non viene risolto?

Polarizzazione come strumento di controllo


Okay, l'abbiamo già detto e ridetto, la società è sempre più polarizzata. Polarizzata su qualsiasi tema: politica, conflitti, sanità, ambiente, alimentazione, istruzione, economia. 
Ma perché succede questo? Io noto il seguente meccanismo. 
Il mondo per sua natura è complesso, molto complesso. Lo dimostra la traiettoria culturale che l'essere umano ha compiuto nel tempo per spiegare la natura stessa: animismo, religioni articolate, sistemi filosofici sofisticati, ricerca scientifica. La globalizzazione su vari livelli ha esacerbato il senso di confusione e impotenza degli individui, la maggior parte dei quali, incapace di gestire il crescente livello di articolazione, attende spiegazioni comprensibili a cui aggrapparsi. 
Qualcuno coglie in questo quadro nuove opportunità di controllo delle masse. Fornisce quindi interpretazioni semplificate, spesso al limite dell'infantilismo, comprensibili per tutti, un po' come le storie di Topolino. 
Bene, ma perché i due poli?

L'imprenditore


L'imprenditore di successo è colui che - giustamente - guadagna una barca di soldi perché fa qualcosa che in qualche modo arricchisce anche la comunità.

The show must go on - Bangkok, Thailandia

 

7eleven, chiuso, wow

Alberghetto-ristorantino

Torno a Bangkok dopo due anni di lontananza forzata, una versione macro del distanziamento sociale insomma. Molti mi chiedono com'è la situazione. Ecco un breve resoconto.

Innanzitutto ho visto solo Bangkok. Ho notizie di seconda mano da Pattaya, ma non so praticamente nulla delle condizioni di Chiang Mai, dell'Isan o delle isole a sud.

Il centro della capitale è abbastanza a posto. Vige ancora l'obbligo della mascherina ma se uno non la porta all'esterno non succede nulla. I centri commerciali sono aperti, gli alberghi e i ristoranti principali anche e i mezzi funzionano regolarmente. Va detto però che molti di coloro che trovavano impiego nel settore alberghiero e che sono rimasti a casa non hanno ancora ripreso a lavorare.

Per quanto riguarda la zona più turistica le vie principali sono piuttosto vivaci, almeno la sera, quando si riempiono di turisti (non ancora moltissimi) e (numerosissimi) ragazzi thailandesi alla ricerca di divertimento come se fosse ossigeno dopo un'apnea troppo lunga.

Prima del tramonto, quando sui marciapiedi non ci sono ancora i tavolini e le casse della musica, si notano delle serrande abbassate. Ma sono ogni giorno di meno.

Un vero affare! - Bangkok, Thailandia

Siete stati in Thailandia almeno una volta nella vita? Ci siete andati prima del 2016? Siete usciti la sera, dopo una giornata a scarpinare sotto il sole tra templi e bancarelle? Vi siete seduti al baretto improvvisato, con i tavolini sul ciglio della strada e le seggiole sistemate sopra i tombini, tra liquame e spazzatura? Avete ordinato una birra Chang, bottiglia grande?

Johor Bharu - Malesia, 15 settembre 2003

La Malesia è un paese che tiene i piedi in due staffe.
Sono seduto ad un tavolo di uno di quei caffè moderni - all'americana. Quelli in cui ordini alla cassa, scegliendo prodotto e formato, paghi (molto) in anticipo e ti porti al tavolo la tazza su un vassoio. Sembra di stare a Singapore - distante da qui due chilometri e due decenni. Vengo rispedito bruscamente in Malesia dal canto di un 'Muezzin' che invita i fedeli alla preghiera. Sono questi i simboli di un paese che ha predicato sia la dottrina dello 'sviluppismo' sia quella dell'etnicismo che per la maggioranza malay, impegnata a limitarare il potere economico dei cinesi, ha spesso fatto rima con islamismo.

La politica discriminatoria dei 'bumiputera' - i figli della terra - ha dato sì i frutti sperati ma ha anche giocato dei brutti scherzi al paese. Per non cadere nella rete della NEP (Nuova politica economica) - che imponeva alle grandi aziende di avere almeno un 30% di malay tra gli azionisti e altrettanti tra i dipendenti - i cinesi hanno limitato la dimensione delle loro aziende e i 'grandi affari' sono stati affidati, spesso tramite giochi di corruzione e favoritismo, a faccendieri i cui azzardi, finanziati dalle numerose banche, sono venuti al pettine della crisi del '97.
C'è comunque da dire che la Malesia è riuscita a venirne fuori prima e meglio delle vicine Thailandia e Indonesia. Lo stato ha acquisistato dalle banche i loro crediti inesigibili ed è riuscito a convincere gran parte dei debitori a restituirli. I numerosissimi istituti di credito esistenti prima della crisi sono stati ridotti - attraverso decise operazioni di fusione - in un più ristretto numero di conglomerati. Alcuni - ma non tutti - dei protagonisti delle attività più sporche sono stati allontanati dal sistema.